12/05/2026
Settant’anni fa veniva inaugurato l’Archivio di Stato di Ferrara. La volontà di far nascere anche nella nostra città quella che allora era denominata “sezione di Archivio di Stato”, di cui più volte, già dalla fine Ottocento, era stata ipotizzata e tentata una apertura, era stata formalizzata con un Decreto del Ministero dell’Interno del 15 novembre 1955, «considerato che l'Amministrazione provinciale di Ferrara – si legge nell’articolo 1 - ha approntato i locali e le attrezzature necessarie per il funzionamento della sezione di Archivio di Stato e che ha stanziato in bilancio una congrua somma per le spese occorrenti».
Il principale ostacolo per la nascita anche a Ferrara di un Archivio di Stato fu, da sempre, l’individuazione di una sede: a cavallo tra Otto e Novecento, Carlo Malagola, archivista che allora dirigeva l’istituto veneziano, incaricato dal Ministero di censire i fondi archivistici che sarebbero entrati a far parte del patrimonio e di individuare una possibile sede per l’archivio ferrarese, dopo una attenta valutazione di quegli edifici che avrebbero potuto ospitare le carte, scelse l’ex convento delle Sagramentine di S. Giovanni della Croce o di S. Monica di via Montebello 44, inserendo nella propria relazione finale una copia della pianta dell’edificio sulla quale dispose, ambiente per ambiente, ogni fondo archivistico. L’acquisizione dell’immobile dal Demanio non venne però mai formalizzata.
Un nuovo tentativo venne fatto nel 1939 sulla base della legge n. 2006 di quello stesso anno, ma l’entrata in guerra dell’Italia e l’ennesima indecisione su quella che avrebbe dovuto essere la sede, ovvero Casa di Stella dei Tolomei, fecero nuovamente arenare l’iniziativa.
Si arrivò quindi al 1956 quando poche carte entrarono inizialmente in palazzo Trotti-Borghi di Corso della Giovecca 146, seguite negli anni dal versamento di decine di preziosi fondi archivistici (notarile, periti agrimensori, Luogo Pio degli Esposti, Prefettura, Questura) e dall’acquisto di altri (famiglia Bentivoglio D'Aragona, collezione Sautto, raccolta Pocaterra).