La Comune di Ferrara

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L’attività di Anna Zonari consigliera comunale del gruppo   è continuata anche in estate: queste sono le istanze present...
19/08/2026

L’attività di Anna Zonari consigliera comunale del gruppo è continuata anche in estate: queste sono le istanze presentate nel solo mese di agosto! 🏖️⛰️

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https://www.lacomunediferrara.it/machiavelli-pasolini-ferrara-un-caffe-per-tre/       Machiavelli, Pasolini, Ferrara: un...
16/08/2026

https://www.lacomunediferrara.it/machiavelli-pasolini-ferrara-un-caffe-per-tre/ Machiavelli, Pasolini, Ferrara: un caffè per tre.

A volte un ragionamento politico comincia da un’associazione casuale. Una mattina ti trovi a mettere accanto ad un caffé due nomi che sembrano non avere molto in comune: Machiavelli e Pasolini. Poi inizi a chiederti che cosa accadrebbe se li facessi parlare. E, quasi senza accorgertene, al tavolo si siede un terzo interlocutore: Ferrara.
È nato così questo “caffè per tre”.

Ci sono pensatori che sembrano appartenere a epoche così diverse da non poter dialogare tra loro. Niccolò Machiavelli e Pier Paolo Pasolini sono certamente uno di questi casi.

Il primo osserva la politica dal cuore del potere, dei conflitti, delle istituzioni e dei rapporti di forza. Il secondo osserva la società dalla parte delle sue trasformazioni, dei suoi corpi, dei suoi linguaggi e dei suoi desideri.
Eppure, messi uno accanto all’altro, possono suggerire una domanda sorprendentemente attuale: che cosa significa davvero governare una società?

Machiavelli ci insegna a non confondere la politica con ciò che vorremmo che fosse.
Occorre guardare alla “verità effettuale”: agli interessi, ai conflitti, alle ambizioni, alle paure, ai rapporti di forza.

Pasolini ci mette davanti a un’altra realtà, forse ancora più inquietante: il potere non si limita a governare le persone.
Può trasformarle.
Può modificare i loro desideri, il loro linguaggio, il loro modo di consumare, di abitare e persino di percepire se stesse.

Il primo ci parla dunque del potere come rapporto di forze. Il secondo del potere come rapporto di trasformazione.

E insieme ci pongono davanti a una domanda ulteriore: che cosa accade all’ambiente sociale nel quale questi rapporti di forza e queste trasformazioni si producono?
È qui che il concetto di ecosistema può diventare una vera categoria politica.

LA CITTÀ NON È UNA SOMMA DI SERVIZI

Siamo abituati a pensare il Comune come una struttura amministrativa: urbanistica, mobilità, servizi sociali, sicurezza, cultura, scuola, ambiente, commercio.

Settori diversi, assessorati diversi, bilanci diversi. Ma la vita delle persone non è organizzata per assessorati.

Una famiglia che cerca casa incontra contemporaneamente il problema del reddito, della mobilità, dei servizi educativi, degli spazi pubblici e della qualità urbana.

Un anziano che vive solo incontra contemporaneamente il problema della salute, della sicurezza, dei trasporti, del commercio di vicinato e delle relazioni sociali.

Un giovane incontra contemporaneamente il problema dell’abitazione, del lavoro, della formazione, della cultura e della possibilità di costruire relazioni.

Il pendolare vive contemporaneamente dentro il sistema della mobilità, del lavoro, dell’ambiente e dell’organizzazione urbana.

La città, quindi, non è la somma delle sue politiche. È l’insieme delle relazioni tra esse.
Questa è precisamente la logica di un ecosistema.

Un ecosistema non è un insieme di elementi semplicemente collocati nello stesso spazio. È un insieme nel quale ogni elemento influenza gli altri e nel quale il cambiamento di una parte produce conseguenze sull’intero sistema.

Applicato alla politica, questo significa una cosa semplice e, allo stesso tempo, radicale: non possiamo più governare problemi isolati se i problemi delle persone non sono isolati.

IL GRATTACIELO: QUANDO L’ECOSISTEMA NON VIENE VISTO

Non è necessario cercare un esempio lontano per capire cosa significhi tutto questo. A Ferrara abbiamo avuto un esempio drammatico: il Grattacielo.

Il problema non era soltanto un edificio da evacuare.

C’erano contemporaneamente persone costrette a lasciare la propria abitazione, famiglie in difficoltà, beni e alimenti da recuperare o che rischiavano di andare perduti, anziani e persone fragili, problemi economici e abitativi, questioni di sicurezza, rapporti con i proprietari, servizi sociali, Protezione Civile e tutte le altre dimensioni che una situazione di questo tipo inevitabilmente coinvolge.

Ma soprattutto c’erano persone la cui vita era stata improvvisamente sconvolta.
Quelle persone non vivevano dieci problemi diversi. Vivevano un’unica emergenza.

Ed è proprio qui che il concetto di ecosistema smette di essere una metafora e diventa una questione concreta di governo.

La domanda non dovrebbe essere soltanto:quale assessorato deve occuparsi di ciascun problema?
Dovrebbe essere: qual’è la condizione complessiva di queste persone e quali soggetti devono essere messi immediatamente in relazione per riportarle alla normalità?

La differenza è sostanziale.

Un’amministrazione può anche prevedere che ogni ufficio faccia correttamente la propria parte. Ma se le parti non vengono messe in relazione, il sistema può comunque fallire.

Il Grattacielo ci mostra, in negativo, cosa accade quando un problema sistemico viene affrontato come una successione di problemi settoriali.
E questo vale ben oltre quella specifica emergenza.

Una politica ecosistemica non dovrebbe aspettare che un problema diventi emergenza per mettere in relazione ciò che è già interdipendente. Dovrebbe essere capace di vedere prima quell’assieme.
Non è soltanto una questione di efficienza amministrativa.
È una diversa concezione del governo.

Da qui può nascere anche l’idea di una Regia Pubblica Permanente: non semplicemente una struttura da attivare quando arriva un’emergenza, ma una capacità stabile del Comune di mettere in relazione servizi, competenze e soggetti diversi quando un problema attraversa più dimensioni della vita della città.

Il Grattacielo ci insegna, quindi, qualcosa che va oltre il Grattacielo stesso:
l’ecosistema non è una teoria con cui interpretare la città dopo averla governata. È un modo diverso di governarla prima che le emergenze diventino drammi.

DAGLI INSIEMI INVISIBILI ALLE COMUNITÀ ESPERIENZIALI

Se la città è un ecosistema, allora dobbiamo anche cambiare il modo in cui guardiamo alle persone che la abitano.

Una città è attraversata da moltissimi insiemi di persone che raramente vengono percepiti come comunità politiche: caregiver, anziani, studenti, pendolari, famiglie con bambini, commercianti, lavoratori, persone che abitano determinati quartieri.

Persone che magari non condividono un’identità politica, ma condividono un’esperienza. Sono spesso insiemi invisibili.
Non hanno necessariamente un’organizzazione, un portavoce o una rappresentanza politica, ma possiedono una conoscenza della città che nasce dall’esperienza quotidiana.

Il caregiver conosce una città diversa da quella conosciuta dall’urbanista. L’anziano conosce una città diversa da quella conosciuta dal progettista della mobilità. Il pendolare conosce una città diversa da quella rappresentata nelle mappe amministrative.

Queste conoscenze non devono essere semplicemente ascoltate. Devono poter entrare nel processo attraverso il quale la città prende decisioni.

Ecco allora il passaggio:dagli insiemi invisibili alle comunità esperienziali, dalle comunità alle reti, dalle reti alla capacità collettiva.

È una diversa idea della partecipazione.

DAL GOVERNO DEI PROBLEMI AL GOVERNO DELLE RELAZIONI

Se prendiamo sul serio questa prospettiva, anche il ruolo del Comune deve cambiare. La politica tradizionale tende a rappresentare il rapporto tra istituzioni e cittadini secondo uno schema verticale: il governo decide, l’amministrazione realizza, il cittadino riceve.

Anche quando introduce la partecipazione, spesso questa rimane confinata alla consultazione: si chiede alle persone che cosa pensano, poi l’istituzione decide.

Un modello ecosistemico può partire da una domanda diversa: come possiamo creare le condizioni perché la città sviluppi una propria capacità di affrontare i problemi?

Il Comune non perde il proprio ruolo. Al contrario, ne assume uno più complesso e diventa infrastruttura relazionale.

Non deve fare tutto. Deve mettere in relazione ciò che esiste, far emergere ciò che non viene visto, creare connessioni, sostenere capacità, rendere possibile la collaborazione e, quando necessario, assumere direttamente la responsabilità delle decisioni.

Non significa sostituire la politica con una generica idea di comunità.
Significa fare politica riconoscendo che la città possiede conoscenze, energie e capacità distribuite che nessuna amministrazione può possedere da sola.

ANCHE LA SICUREZZA DIVENTA UN ECOSISTEMA

La sicurezza è forse l’esempio più evidente.

Possiamo considerarla esclusivamente come una questione di controllo, repressione e presenza delle forze dell’ordine.

Oppure possiamo porci una domanda più ampia: quali condizioni rendono una città sicura?

La risposta non può essere soltanto la sicurezza istituzionale.

Contano l’illuminazione, la qualità dello spazio pubblico, la presenza del commercio di vicinato, la possibilità di incontrarsi, la mobilità, la condizione abitativa, la presenza degli anziani, le opportunità per i giovani, la cultura, i servizi sociali, la capacità delle persone di riconoscersi come parte di una comunità.

La sicurezza, in questa prospettiva, non è un singolo servizio. È una proprietà emergente dell’ecosistema urbano.

Non significa negare il conflitto, la criminalità o il ruolo fondamentale delle forze dell’ordine. Significa riconoscere che la repressione può intervenire sul fenomeno, ma non è sufficiente a costruire le condizioni che rendono una città stabilmente più sicura.

Da qui deriva una concezione diversa della sicurezza: una città sicura non è una città rinchiusa dietro le sbarre, ma una città dove le porte possono restare aperte.

DALLA POLITICA DELLA RAPPRESENTANZA ALLA POLITICA GENERATIVA

A questo punto emerge una conseguenza ancora più importante.

Se la città è un ecosistema, governarla non può significare semplicemente rappresentare gruppi separati. Significa generare connessioni tra soggetti che spesso non sanno nemmeno di avere interessi comuni.

È qui che una nuova politica può diventare generativa. Non perché produca consenso, ma perché produce capacità: di comprendere, di cooperare, di affrontare un problema, di costruire una soluzione.

Capacità, soprattutto, di non dipendere continuamente da qualcuno che decida dall’alto.

È questo il senso più profondo che può assumere l’idea di democrazia ecogenerativa. Non una nuova ideologia o un’etichetta.ma un modo diverso di concepire il governo della città.

MACHIAVELLI, PASOLINI E UNA POLITICA OLTRE LORO

Forse allora Machiavelli e Pasolini non rappresentano due visioni incompatibili. Rappresentano due punti di osservazione necessari.

Machiavelli ci ricorda che la politica non può ignorare il potere. Pasolini ci ricorda che il potere non si limita a governare: trasforma.

Una politica contemporanea deve tenere insieme entrambe le consapevolezze. Deve saper leggere i rapporti di forza senza diventare cinica. Deve saper riconoscere le trasformazioni sociali senza diventare fatalista. E deve soprattutto trovare il modo di trasformare quella conoscenza in una capacità collettiva di agire.

È qui che può collocarsi una nuova idea di governo: il governo delle condizioni che rendono possibile la vita di una comunità, non il governo di una popolazione, ma la città come ecosistema, non la città come macchina amministrativa, cittadini messi nelle condizioni di contribuire alla capacità della città di governarsi, non cittadini semplicemente chiamati a scegliere chi governerà.

Forse è questa la sfida politica del nostro tempo. E forse è proprio qui che possiamo provare a sperimentare qualcosa che vada oltre la tradizionale alternativa tra destra e sinistra.

Non una politica che promette di avere tutte le risposte, ma una politica che costruisce l’ecosistema nel quale le risposte possono essere generate insieme.

Probabilmente è questa la cosa più interessante di quel caffè per tre: che da due pensatori lontanissimi e da una domanda apparentemente casuale possa nascere un’idea molto concreta di politica.

Perché governare una città, in fondo, potrebbe significare esattamente questo: non governare le persone, ma prenderci cura delle relazioni che rendono possibile la loro libertà.

https://www.lacomunediferrara.it/infrastrutture-nel-ferrarese-idrovia-autostrade-il-treno-no       Infrastrutture nel fe...
10/08/2026

https://www.lacomunediferrara.it/infrastrutture-nel-ferrarese-idrovia-autostrade-il-treno-no Infrastrutture nel ferrarese: idrovia, autostrade. Il treno no.

Il Po è in secca. Oltre 100 comuni tra Piemonte e Lombardia sono già in emergenza idrica, alcuni riforniti con le autobotti. Il cuneo salino risale, ormai a 25 chilometri dalla foce. Non c’è abbastanza acqua per gli acquedotti, figuriamoci per farci passare una nave. E noi investiamo 170 milioni di euro nell’Idrovia ferrarese: una via d’acqua che dovrebbe collegare il Po Grande, attraverso il Boicelli e il Po di Volano, a Porto Garibaldi. Settanta chilometri, per farci passare — secondo i politici, non i tecnici — natanti fino a 110 metri di lunghezza e 11 di larghezza. Navi di queste dimensioni, su un fiume in secca.

Chi ci crede? Un’idrovia in scala più “contenuta” potrebbe avere un senso: magari per piccoli trasporti commerciali locali, per valorizzare il territorio dal punto di vista turistico. Ma qui si parla d’altro. Nel frattempo, altri 280 milioni per la terza corsia dell’autostrada Bologna-Ferrara. Più asfalto, più traffico. Lo sappiamo da decenni: ogni corsia in più attira nuovo traffico e in pochi anni la congestione torna quella di prima. Anche stavolta, però, con qualche centinaio di milioni spesi in più.

Diranno che sono fondi vincolati, non spostabili sul ferro. Vero — ma quei finanziamenti sono arrivati insistendo, per vent’anni, come per l’Idrovia e l’autostrada. Sul treno, quell’insistenza è mancata. Per arrivare con i mezzi pubblici al più importante polo turistico della provincia — i Lidi di Comacchio — servono da 1 a 2 ore di corriera dalla stazione di Ferrara. E se ti vuoi portare la bici sulla costa e sul Delta? Lasciala a casa. Turismo lento? Noleggiala lì. Non è un caso isolato: alcuni tra i maggiori comuni della provincia — Cento, Comacchio e Copparo — così come importanti siti produttivi e aree manifatturiere, non hanno alcun collegamento ferroviario con il capoluogo. Per raggiungerli servono l’auto, o una corriera — e le merci viaggiano su camion, con costi più alti, più traffico pesante e più inquinamento. Che il treno sia la scelta più conveniente — ambientalmente ed economicamente — lo sanno tutti, o quasi. Tranne, a quanto pare, chi decide le priorità. E infatti continuiamo a investire in strade e autostrade, con il plauso di quasi tutte le forze politiche, delle associazioni di categoria, della Camera di Commercio locale.

C’è anche la Cispadana, da sempre citata come priorità, ferma da anni per problemi amministrativi. Le eccezioni ci sono. Nei territori della provincia, a Cento come a Comacchio, c’è già chi chiede le tratte ferroviarie. In Romagna, non lontano da noi, Confindustria Romagna, Legacoop e altre associazioni di categoria, insieme ai sindacati, hanno firmato un appello congiunto per portare l’alta velocità ferroviaria nel loro territorio. Bastano questi esempi o ne servono altri?

“Forse” è necessario rivedere le priorità infrastrutturali nel ferrarese.

Il Po è in secca. Oltre 100 comuni tra Piemonte e Lombardia sono già in emergenza idrica, alcuni riforniti con le autobotti. Il cuneo salino risale, ormai a

08/08/2026

Via Fiume 3/B: diciassette posti auto in vendita su un cortile verde, nessun titolo edilizio agli atti. Depositata interpellanza in Comune

Ferrara, 7 agosto 2026 — Un'area verde di quasi 500 metri quadrati, storicamente cortile comune del Condominio Garibaldi in via Fiume 3 e venduta da ACER a 28.000 euro, rischia di trasformarsi in un parcheggio privato di diciassette posti auto, messi in vendita a 37.000 euro l'uno. Ma degli interventi necessari a realizzarli non risulta, agli atti del Comune, alcun titolo edilizio.

È quanto emerge dalla ricostruzione contenuta nell'interpellanza depositata dalla consigliera Anna Zonari (La Comune di Ferrara) e dal consigliere Matteo Proto (PD), che ripercorre una vicenda avviata nel 2024, quando ACER Ferrara ha ceduto l'area alla società Patruno Group Srls.

Per quell'area era stata presentata una CILA relativa unicamente a recinzione e cancelli. Nel febbraio 2025, tuttavia, una variazione catastale (DOCFA) ha frazionato il cortile in diciassette unità autonome, tutte classificate C/6, la categoria delle autorimesse e oggi pubblicizzate per la vendita separata.
Una risposta del Comune a una richiesta di accesso agli atti presentata dalla stessa Zonari ha confermato che questa variazione catastale non risulta collegata ad alcun titolo edilizio.

Nel mezzo, una vicenda che desta ulteriori interrogativi: nell'aprile 2025 gli uffici comunali avevano bloccato i lavori per contrasto con le norme sul verde e sulla permeabilità del suolo, per poi revocare il provvedimento due mesi dopo, limitatamente al rilievo sulla pavimentazione, che il tecnico incaricato dalla proprietà aveva nel frattempo dichiarato mai prevista né realizzata.

Il 30 giugno 2026, infine, il Comitato "Per un giardino verde", costituito dai residenti, ha segnalato un presunto abbattimento di alberature sulla stessa area. Il sopralluogo della Polizia Locale ha accertato la rimozione di siepi e l'abbattimento di un oleandro e di un acero giapponese; l'Ufficio Verde ha diffidato la proprietà a sospendere ogni intervento, non risultando agli atti alcuna autorizzazione.

Con l'interpellanza, i due consiglieri chiedono al Sindaco e agli assessori competenti se la realizzazione dei posti auto risulti autorizzata da qualche titolo edilizio, se l'amministrazione confermi che la sola costituzione catastale non consente la loro realizzazione e utilizzo, e se il Comune intenda effettuare con urgenza un sopralluogo sull'area, comunicando alla proprietà che, allo stato attuale, l'operazione non può proseguire.

"Il verde urbano non è un ornamento, ma un presidio di salute pubblica" conclude Zonari. C'è unanimità ormai nel riconoscere i benefici ecosistemici degli alberi: qualità dell'aria, regolazione termica, benessere dei residenti. Difendere questo cortile significa difendere un diritto alla salute, non solo un pezzo di prato."

🕊️ LA COMUNE DI FERRARA SOSTIENE LA DIFESA CIVILE NONVIOLENTA!La sicurezza e la pace si costruiscono ogni giorno con la ...
28/07/2026

🕊️ LA COMUNE DI FERRARA SOSTIENE LA DIFESA CIVILE NONVIOLENTA!

La sicurezza e la pace si costruiscono ogni giorno con la prevenzione, la diplomazia dal basso e la solidarietà.

La Comune di Ferrara promuove la campagna per l’istituzione di un Dipartimento dedicato alla Difesa Civile non armata e Nonviolenta: un modo concreto per difendere la comunità, i diritti e il futuro di tutti. 

📆 C’è tempo fino al 15 settembre per raggiungere 50.000 firme!
 
✍️ Firma la proposta di legge online (con SPID o CIE):
👉 firmereferendum.giustizia.it/.../6100008

📖 Scopri tutti i dettagli del progetto su:
👉 www.difesacivilenonviolenta.org

CHIUDERE LA CHIMICA SIGNIFICA DISTRUGGERE IL FUTURO: IL CASO COPERION SMONTA L'ILLUSIONE DEL DEGRADO "PULITO"80 licenzia...
25/07/2026

CHIUDERE LA CHIMICA SIGNIFICA DISTRUGGERE IL FUTURO: IL CASO COPERION SMONTA L'ILLUSIONE DEL DEGRADO "PULITO"
80 licenziamenti a Ferrara in un'azienda in attivo e ad altissima specializzazione: la dimostrazione immediata che smantellare la chimica di base trascina con sé l'intera filiera tecnologica e ingegneristica.
Per anni ci è stata raccontata una favola consolatoria: l'Europa e Ferrara potevano fare a meno della chimica di base, considerata "vecchia e inquinante", per concentrarsi su un'economia verde o di soli servizi, mantenendo al più le "teste pensanti" e i centri di ricerca.
La decisione shock della multinazionale Coperion di chiudere lo stabilimento di Ferrara — 80 lavoratori qualificati pronti al licenziamento nonostante bilanci in attivo e commesse piene — dimostra il contrario. Se si spegne la chimica di base, l'indotto ad alta tecnologia la segue a ruota.
La realtà della delocalizzazione globale
Come tecnici e come militanti de La Comune di Ferrara poniamo una domanda chiave a istituzioni e politica:
Se i nuovi impianti di trasformazione e compounding si realizzano ormai solo in Cina, India e Paesi Arabi, perché un’azienda dovrebbe mantenere la progettazione e l'ingegneria in Italia?
L'ingegneria e la tecnologia non vivono nel vuoto: seguono gli impianti e la produzione fisica. Quando si permette la delocalizzazione della produzione dove energia e materie prime costano meno, anche i centri di eccellenza ingegneristica perdono il loro baricentro.
Cosa ci rimane se perdiamo la tecnologia?
• Non basta l'eccellenza: Coperion dimostra che la sola alta qualificazione non salva i posti di lavoro se manca una visione industriale strategica nazionale ed europea.
• Il rischio svuotamento: Ferrara sta perdendo non solo i volumi del Petrolchimico, ma la sua identità storica di capitale dell'innovazione e della tecnologia delle materie plastiche.
• Nessun alibi per la politica: Serve subito un piano industriale che leghi le filiere produttive all'ingegneria avanzata, difendendo le competenze locali con strumenti concreti, non con promesse di riconversione fantasma.
NON RISCHIAMO DI DIVENTARE UN MUSEO A CIELO APERTO SENZA LAVORO E SENZA FUTURO!

80 licenziamenti a Ferrara in un'azienda in attivo e ad altissima specializzazione: la dimostrazione immediata che smantellare la chimica di base trascina con

I temporali che in questi giorni stanno colpendo Ferrara non sono soltanto un episodio di maltempo.In poche ore la città...
21/07/2026

I temporali che in questi giorni stanno colpendo Ferrara non sono soltanto un episodio di maltempo.

In poche ore la città ha mostrato tutta la sua fragilità: alberi sradicati, rami spezzati, strade impraticabili, allagamenti e danni diffusi.

La domanda che molti si sono posti è stata inevitabile: perché sono caduti così tanti alberi?
Le risposte, come spesso accade, si sono divise in due schieramenti opposti.

Riflessioni sugli alberi e non solo…

Leggi l’articolo completo del nostro attivista Andrea Pieragnoli sul blog della Comune di Ferrara: https://www.lacomunediferrara.it/la-forma-degli-alberi-la-resilienza-urbana/

https://www.lacomunediferrara.it/oroverde-prima-si-autorizza-poi-si-vede/  Il 20 luglio il Consiglio comunale di Ferrara...
21/07/2026

https://www.lacomunediferrara.it/oroverde-prima-si-autorizza-poi-si-vede/ Il 20 luglio il Consiglio comunale di Ferrara ha autorizzato in deroga il nuovo impianto di
essiccazione dei foraggi di Oroverde in via Palmirano. Un intervento fuori dai limiti
previsti dalle stesse norme urbanistiche che il Comune si è dato. 19 sì, 4 no, 5 astenuti.
I numeri parlano chiaro: 1.486 mq richiesti 156 mq consentiti dalle norme ➡️ ➡️ Quasi 10
volte il limite.
Un camino alto 14 metri. Un impianto alimentato a GPL, da circa 10 megawatt.
Funzionamento previsto fino a 16 ore al giorno.
Il parere sulle acque reflue non era favorevole. Approvato comunque, con condizioni da
rispettare dopo.
Di notte i limiti acustici non sono rispettati. Si interverrà “in seguito”. E se non fossero
sanabili?
E non si tratta di un impianto isolato. In quella zona ci sono già il Valgas, in arrivo la
centrale a biometano di Gaibanella, e diversi impianti fotovoltaici. Come ha fatto notare
in Consiglio la consigliera Anna Zonari, chi vive lì “gli impatti li somma” — tanto che
qualcuno, in quella via, l’ha definita “terra di nessuno”.
I residenti vogliono solo vivere tranquilli. Le compensazioni non possono essere una
merce di scambio. Basterebbe ascoltarli prima. Difficile da capire, evidentemente, per i
nostri amministratori.
Questo non è amministrare. È imporre — decidendo prima, e verificando dopo se le
norme sono rispettate. Nella società civile è il contrario: si progetta, si verifica se
funziona e se rispetta le regole, e solo allora si realizza. Così dovrebbe fare anche un
Ente pubblico. Non in deroga, sia pure sanata a posteriori.
E il precedente è pericoloso: se la deroga la si concede a un’impresa, perché non
concederla a tutte?
È troppo pensare che le regole vadano rispettate? O che i residenti debbano essere
ascoltati? Sembra solo a me che debba essere così?

Il 20 luglio il Consiglio comunale di Ferrara ha autorizzato in deroga il nuovo impianto di essiccazione dei foraggi di Oroverde in via Palmirano. Un

Questi bellissimi alberi, che in primavera coloravano il parco urbano “G. Bassani”  di rosa, sono stati spazzati (e spez...
16/07/2026

Questi bellissimi alberi, che in primavera coloravano il parco urbano “G. Bassani” di rosa, sono stati spazzati (e spezzati) dal violento temporale del 15 luglio.
E purtroppo, non solo loro.
Nelle foto alcuni danni.

Dice “ci abitueremo al clima caraibico, non vuol dire che moriremo” (cit. La Russa, presidente del Senato).Beh, se stase...
15/07/2026

Dice “ci abitueremo al clima caraibico, non vuol dire che moriremo” (cit. La Russa, presidente del Senato).

Beh, se stasera non è morto nessuno, probabilmente sarà un miracolo.

(Alberi in viale Belvedere a Ferrara travolti dal violento temporale)

💦

Indirizzo

Sede Gruppo Consiliare, Palazzo Municipale, Piazza Municipio 21, Secondo Piano
Ferrara
44121

Orario di apertura

10:00 - 13:00

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