21/08/2026
Suhaib Abu al-Kebash aveva 29 anni e faceva il pastore a Khirbet Humsa quando, all'una di notte del 13 marzo, si è svegliato al suono di cani che abbaiavano e voci che gridavano. Fuori dalla tenda ha contato tra gli 80 e i 100 coloni mascherati che scendevano verso il campo da più direzioni. "Mi hanno preso e ammanettato con delle fascette di plastica, anche alle gambe. Mi hanno abbassato i pantaloni e messo i genitali dentro una fascetta, poi mi hanno steso a terra tra otto e dieci di loro”.
Prima di congedarsi, gli aggressori hanno lanciato una minaccia: "Se rimanete qui, rapiremo vostra moglie e vostre figlie, le picchieremo, faremo qualsiasi cosa. Se siete ancora qui domani, torneremo e vi bruceremo, con le vostre tende”. Quando la famiglia ha chiamato i soccorsi, l'ambulanza della Mezzaluna Rossa palestinese è stata bloccata per due ore a un posto di blocco a tre chilometri di distanza, all'ingresso dell'insediamento di Ro'i.
Il rapporto di Human Rights Watch, basato su venti testimonianze raccolte tra aprile e maggio in sette comunità della Cisgiordania, documenta un pattern che si ripete. Oltre alle testimonianze, i numeri ricostruiscono la scala del fenomeno. Secondo l'Ocha, nei primi quattro mesi del 2026 più palestinesi sono stati sfollati con la forza da attacchi, demolizioni e sgomberi che in tutto il 2025, con una media di 6,6 attacchi al giorno con vittime o danni materiali: è il dato più alto mai registrato. Almeno 15 palestinesi, tra cui due bambini, sono stati uccisi da coloni fino al 24 luglio, un ritmo che porterebbe il 2026 a superare il record del 2023.
Centosette comunità, quasi seimila persone, risultano sfollate in tutto o in parte dal gennaio 2023. A queste si aggiungono i 32mila rifugiati espulsi dai campi di Jenin, Tulkarem e Nur Shams nel gennaio 2025, e le almeno diciotto comunità beduine minacciate dal progetto di insediamento E1 a est di Gerusalemme, per cui il governo ha aperto un nuovo bando di costruzione il 18 agosto. Non si può solo dire che questa violenzia sia tollerata passivamente dallo Stato: è finanziata dallo stesso governo di Netanyahu. Secondo il Times of Israel, Tel Aviv ha approvato circa 50 milioni di shekel (16 milioni di dollari) per gli avamposti illegali.
L'articolo di Gabriele Ragnini continua sul sito de L'Espresso