25/04/2026
🇮🇹 25 Aprile – Festa della Liberazione
Questa mattina, la comunità filigherese si è riunita presso il Monumento ai Caduti per la commemorazione del 25 aprile.
Un momento semplice ma significativo, dedicato alla memoria e al ricordo di chi ha sacrificato la propria vita per la libertà.
Di seguito, il discorso del Sindaco:
Oggi, 25 aprile 2026, siamo ancora qui, davanti a questo monumento, un luogo semplice, ma carico di significato. Un luogo che, ogni anno, ci richiama al dovere della memoria.
Sono passati 81 anni dalla Liberazione dell’Italia dal nazifascismo. Ottantuno anni che, per molti di noi, possono sembrare una distanza enorme, quasi difficile da afferrare fino in fondo. Eppure, allo stesso tempo, ciò che ricordiamo oggi non è affatto lontano.
Perché il 25 aprile non è soltanto una data. È una scelta. Una scelta collettiva che ha segnato il destino del nostro Paese. Per chi ha vissuto quegli anni, è stata una realtà fatta di paura, sacrifici, decisioni difficili. Per chi è venuto dopo, come la maggior parte di noi, è diventata memoria: una memoria che abbiamo ricevuto dai libri, dai racconti, e anche dai silenzi di chi c’era. E oggi quella memoria passa a noi. E da noi dipende il fatto che continui ad avere un senso.
I nomi incisi su questo monumento non sono numeri, non sono parole astratte. Sono persone. Sono uomini partiti da Filighera, dalle loro case, dalle loro famiglie, e che non hanno fatto ritorno. Avevano progetti, affetti, una vita davanti. E quella vita si è fermata lontano da qui, in luoghi che forse non avevano mai nemmeno immaginato di vedere. Ricordarli oggi significa prima di tutto questo: restituire loro un volto, una dignità, un posto nella nostra comunità. Ma ricordare non basta, se resta un gesto formale.
Il 25 aprile ci chiede qualcosa di più. Ci chiede di interrogarci su cosa voglia dire, oggi, libertà. Su cosa voglia dire pace. Perché, ancora una volta, la guerra non è qualcosa che appartiene solo ai libri di storia. Continuiamo a vedere, anche vicino a noi, conflitti che portano distruzione, morte, sofferenza. Continuiamo a vedere persone costrette a lasciare le proprie case, famiglie divise, vite spezzate. E allora diventa ancora più chiaro il valore di ciò che celebriamo oggi.
La pace non è una condizione scontata. È una conquista fragile, che va difesa ogni giorno. La libertà non è garantita per sempre. È un equilibrio che si regge su responsabilità, rispetto, partecipazione.
La nostra Repubblica nasce da queste consapevolezze. Nasce dalla Resistenza, dal rifiuto della dittatura, dalla volontà di costruire uno Stato fondato su diritti e doveri. Trova la sua sintesi nella nostra Costituzione, che non è soltanto un testo giuridico, ma una guida. Un punto di riferimento che ci ricorda, tra le altre cose, che l’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa e come mezzo di risoluzione delle controversie.
Non sono parole lontane. Sono parole attuali. E ci riguardano. In un tempo in cui è facile dividersi, alzare i toni, dimenticare ciò che unisce, il 25 aprile ci richiama invece all’essenziale. Alla dignità delle persone. Al rispetto reciproco. Alla responsabilità di ciascuno. Ci ricorda che la libertà non è mai un fatto individuale soltanto, ma sempre collettivo.
Per questo oggi non celebriamo solo un evento storico. Celebriamo un impegno. L’impegno a custodire la memoria, a difendere la pace e a trasmettere il senso profondo di questa giornata, con semplicità, senza retorica, ma con convinzione.
Perché se smettiamo di ricordare davvero, rischiamo anche di smarrire ciò che siamo.
E allora oggi, qui, davanti a questo monumento, ricordare significa soprattutto questo: non dimenticare il prezzo pagato da questi nostri fratelli per ciò che noi oggi possiamo essere. E fare in modo che quel sacrificio continui ad avere un senso, nelle nostre scelte di ogni giorno.
Viva l’Italia. Viva la pace. Viva il 25 aprile.