04/10/2025
Il “Modello Emila” è morto. E chi dovrebbe assumersi la responsabilità della cosa se ne lava le mani.
Altrochè eccellenza emiliana. La sanità in Emilia-Romagna è un castello di cartapesta che sta crollando sotto il peso dei suoi stessi slogan. Mentre Bonaccini si pavoneggia nei salotti televisivi con la solita favoletta del “modello migliore del mondo”, la verità, quella vera, si misura in bare. 572 morti in un solo anno. Gente che ha chiamato il 118, si è sentita dire che non era grave, e poi è finita all’obitorio: un sistema che gioca alla roulette con la vita delle persone.
E se l’ambulanza sbaglia strada e arriva tardi, non stupitevi: non ha il GPS. In Emilia-Romagna infatti nel 2025, i soccorritori usano le app di localizzazione dai loro telefonini. Come pony express con la divisa d’emergenza. E se sbagliano indirizzo? Affari loro. L’azienda sanitaria deve risparmiare sui navigatori. Si perché il bilancio sanitario regionale presenta un buco da 645 milioni, che in realtà sarebbe vicino al miliardo se non fosse stato “truccato” con un fondo di emergenza.
La giunta De Pascale, però, invece di tagliare sprechi veri e clientele, ha pensato bene di massacrare i cittadini: 450 milioni spillati agli utenti con ticket più alti, cure più care, prestazioni ridotte. Il risultato è semplice: gli emiliani si curano meno. E muoiono di più.
Altra genialata per risparmiare? Chiudiamo le sale operatorie! Il Rizzoli di Bologna infatti, eccellenza internazionale, sospende le operazioni chirurgiche dal 12 dicembre al 7 gennaio. Questo Era successo solo durante due guerre mondiali e il Covid.. Magnifico, no? Intanto 27.000 persone aspettano anni e anni una chiamata per essere operate.. sempre se non succede altro nel frattempo.
Delle Liste d’attesa interminabili ne vogliamo parlare? Parliamone. Le liste di attesa vengono truccate con il giochino delle “pre-liste”, ovvero ti inseriscono in una sorta di limbo burocratico, così non risulti nei numeri ufficiali. Ma resti lì, a marcire. A Bologna, su 1.550 richieste per esami agli occhi, ne hanno evase 5. Cinque.
E i fondi del PNRR? Una pioggia di soldi finita nel pantano. Su 84 progetti per le Case di Comunità, solo 8 sono stati completati, mentre decine sono rimaste scheletri edilizi: mattoni grezzi, impianti mancanti, promesse spezzate. Il nostro ospedale di finale? Depauperato, declassato e abbandonato a sè stesso.
E mentre tutto va in rovina, il PD alza il ditino e accusa il governo di non tappare le falle. Peccato che il Fondo Sanitario Nazionale sia aumentato. In Emilia sono arrivati 435 milioni in più, che però si sono evaporati nel nulla. Nessuna tracciabilità, nessun miglioramento. Solo debiti, tagli, e morte.
E la nostra amministrazione? Fa spallucce e manifesta per Gaza. Per ca**tà, giusto, ma quantomeno ipocrita. Troppa paura di sconfessare il capo? Troppo attaccamento al manuale del perfetto amministratore progressista? Probabilmente entrambi.
Ora il centrodestra chiederà una Commissione d’inchiesta regionale. Non per fare passerelle, ma per scoperchiare questa cloaca. Per dire ai cittadini la verità. Per costringere chi ha amministrato a rendere conto. Perché la pazienza è finita. E con essa, la favola del “Modello Emilia”.
̀pubblica