14/07/2026
C’è un momento preciso in cui una famiglia capisce che il tempo dell’infanzia sta per scadere. Per Alberto Brunetti quel momento è arrivato quando suo figlio e altri ragazzi con autismo hanno iniziato ad avvicinarsi ai quindici anni. La scuola stava per finire, il mondo adulto incombeva e oltre il cancello sembrava non esserci nulla. “Il problema”, racconta Brunetti, presidente e fondatore di Luna Blu, “era che, finito il percorso scolastico, non c’era niente. O tornavano a casa oppure il vuoto. Oggi sembra assurdo, ma allora era davvero così”. È da quel vuoto che nasce Luna Blu. Non da un progetto teorico, non da un piano scritto a tavolino, ma da una necessità concreta e quasi urgente: immaginare un futuro possibile per ragazzi che la società sembrava non sapere dove collocare. L’idea prende forma nel 2014 e Luna Blu nasce ufficialmente il 3 maggio 2019. In mezzo ci sono anni di tentativi, esperienze e intuizioni. Brunetti parte praticamente da solo, poi coinvolge altre famiglie. “Abbiamo iniziato cercando semplicemente attività per accompagnarli fuori dal mondo della scuola”, spiega. “Cinema, tempo libero, qualche uscita. Ma non bastava più. Serviva qualcosa che desse senso alle loro giornate e soprattutto al loro futuro”. La svolta arriva quasi per caso, osservando i ragazzi. Il cibo, l’ordine, i gesti ripetuti della cucina sembrano parlare la loro lingua. Alcuni iniziano piccole esperienze in un supermercato e in una trattoria a La Spezia. Lì Brunetti capisce che la ristorazione può diventare molto più di un laboratorio occupazionale. “Ci siamo accorti che non era una cosa adatta solo a uno o due ragazzi. Funzionava davvero. Era qualcosa di potente”. Nasce così il primo nucleo di quella che diventerà una rete articolata di attività: ristoranti, bar, laboratori di pasta fresca e pasta secca, strutture ricettive, percorsi di autonomia e residenzialità. Un sistema costruito attorno a un’idea semplice ma rivoluzionaria: non proteggere i ragazzi dal mondo, ma accompagnarli dentro il mondo. I primi mesi di attività sono una corsa contro il tempo. Luna Blu apre e pochi mesi dopo arriva la pandemia. Per molti sarebbe stato il colpo definitivo. Per loro, paradossalmente, diventa una prova superata. “Il Covid ci ha dato una mano”, racconta Brunetti. “Se avevamo superato quello, allora potevamo fare davvero tanto”. E infatti Luna Blu non si ferma. Anzi accelera. Aprono nuovi locali a La Spezia, poi il forno, poi il ristorante all’Outlet di Brugnato, poi le esperienze fuori regione, fino alla Lombardia. Oggi il progetto coinvolge circa 400 famiglie (circa 170 bambini, 65 adolescenti e 160 adulti) con decine di percorsi lavorativi attivi. A La Spezia, Luna Blu gestisce un’attività ricettiva con ristorante e dieci camere, laboratori di produzione di pasta fresca e secca, un forno, un bar all’interno del polo riabilitativo Don Gnocchi, oltre al ristorante e alla friggitoria nell’Outlet Village di Brugnato. A Sarzana c’è un altro locale con palestra inclusiva. In Lombardia sono nati il Bar Motta by Luna Blu a Cinisello Balsamo e il ristorante “Il Quanto Basta” a Cologno Monzese. Uno dei progetti simbolo resta proprio la pasta. Una produzione artigianale che oggi arriva anche nei supermercati Coop liguri, dove in venti mesi sono stati venduti oltre 18 mila pacchetti. Ma Luna Blu non è solo lavoro. È anche autonomia abitativa, vita adulta, relazioni. Esistono già due case con sei appartamenti dedicati ai percorsi del “Dopo di noi”, il tema che più di ogni altro accompagna le famiglie con figli con autismo. “Il nostro obiettivo”, spiega Brunetti, “è creare luoghi e persone che possano custodirli anche quando noi non ci saremo più”. Nel frattempo, il progetto è diventato nazionale. Gli incontri istituzionali, le esperienze all’ONU, al G7 e a Parigi hanno fatto conoscere Luna Blu ben oltre la Liguria. Ma Brunetti continua a riportare tutto all’essenziale. La sua battaglia più grande oggi è un’altra: convincere le famiglie ad accettare subito la diagnosi e intervenire precocemente. “Tra i due e i sei anni si può fare la differenza”, dice con fermezza. “Il problema è che molti genitori non accettano quello che viene detto loro. Pensano che crescendo il bambino cambierà da solo. Ma i bambini da soli non fanno nessun salto di qualità. Vanno aiutati”.