01/05/2026
Oggi è un’occasione per tornare a guardare il lavoro dentro le condizioni in cui lo viviamo.
Lavoriamo sempre di più e abbiamo sempre meno margini di scelta. I ritmi aumentano, mentre salari e tutele restano fermi. Non lavoriamo secondo i nostri tempi o le nostre aspirazioni, ma dentro standard che si alzano continuamente. Per restare dentro quei confini, spesso l’unica possibilità è adattarci.
Il lavoro finisce così per diventare una condizione di sopravvivenza, un equilibrio instabile tra ciò che serve per vivere e ciò che viene richiesto per poterlo fare. E quando questo equilibrio si sposta sempre più da una parte sola, lo spazio di esistenza si riduce.
Anche il profitto segue questa logica. Non sta “fuori” dal lavoro, ma si regge su di esso. Si costruisce su squilibri sempre più evidenti: da una parte chi lavora, dall’altra chi accumula. E dentro questa distanza lo sfruttamento è una conseguenza.
Ripudiamo un’idea di profitto che si regge sulle industrie delle armi e sulle guerre, su un modello fossile insostenibile e su rapporti di forza che continuano a produrre disuguaglianze tra popoli e territori.
Dentro tutto questo non esiste una condizione uguale per tuttə. Non tuttə hanno la stessa possibilità, né lo stesso privilegio, di rifiutare o sottrarsi. Questa differenza attraversa il lavoro in modo profondo.
Le persone q***r, così come le persone migranti, si trovano dentro condizioni più fragili: lavori precari, meno tutele, più ricatto. Non è solo una questione di difficoltà in più, ma di come le discriminazioni si sommano.
Il capitalismo contemporaneo si regge tanto sulla forza quanto sull’abitudine. Riempie il tempo, lo frammenta, lo consuma, fino a renderlo difficile da riconoscere come proprio. E quando il tempo si restringe, si restringono anche le energie per opporsi.
Il Primo Maggio può servirci anche a questo: a riconoscere queste condizioni senza normalizzarle e a non farle passare come inevitabili, ma come qualcosa su cui organizzare comunità di resistenza.
In questi giorni, ad esempio, è emersa la notizia che Eni sponsorizzerà il concerto di Roma.
Ecco, a partire da queste dinamiche apriamo uno spazio di riflessione.
Buon 1 maggio