17/05/2026
Oggi, 17 maggio, si celebra la giornata internazionale contro l’omolesbobitransinterafobia ( ).
Questa ricorrenza arriva in un 2026 in linea con gli scorsi anni, segnati dall’inasprimento dei conflitti armati, dalla corsa globale al riarmo, dalla minimizzazione di politiche genocidiche e da una crisi economica che, ancora una volta, sta colpendo le persone più vulnerabili: persone senza fissa dimora, persone razzializzate, persone rifugiate, persone con lavoro precario, sottopagato o senza lavoro. Come spesso è accaduto nella storia, i governi occidentali stanno scegliendo di investire nell’industria bellica e fossile mentre welfare, sanità, diritti sociali e servizi pubblici vengono progressivamente calpestati: niente di nuovo sotto il sole.
In questo clima di paura, precarietà e tensione sociale, il dibattito pubblico e politico si è radicalizzato sempre di più, normalizzando linguaggi d’odio e legittimando posizioni razziste, misogine e q***rfobiche.
Le persone LGBTQIA+ continuano a essere tra le più esposte alla violenza, alla marginalizzazione e alla discriminazione. Le aggressioni documentate contro le persone q***r superano ogni anno le centinaia — e ricordiamo sempre che il sommerso resta enorme — così come le microaggressioni quotidiane e i comportamenti abusanti culturalmente ancora banalizzati.
In questo contesto di crescente polarizzazione, quello che possiamo fare è continuare a resistere.
Resistiamo costruendo comunità e reti di solidarietà.
Resistiamo difendendo i nostri spazi, i nostri corpi e le nostre esistenze.
Resistiamo perché la nostra dignità non dipende dal consenso politico del momento.
E soprattutto resistiamo perché non siamo persone legittimate dai voti utili, ma dalla nostra stessa esistenza.