21/11/2024
Pochi giorni fa ci ha lasciati la compagna Rosa A Marca , persona squisita e militante di grandissima dedizione, tutta l'associazione fiorentina desidera esprimere il proprio cordoglio e vicinanza alla famiglia e a tutti coloro che hanno avuto il piacere di conoscerla.
Di seguito un dolce saluto da parte del compagno Alessandro Bertini
Carissima Rosa,
scrivo qui qualcosa di getto perché mi sembra doveroso lasciare un ricordo in tua memoria.
La tua conoscenza risale a molti anni or sono; mi pare fosse l’inverno del 1984. Io, timidamente, quasi in “punta di piedi”, così com’è da sempre il mio carattere, mi iscrissi per la prima volta al Partito Radicale dopo il congresso di Rimini del 1983. Cercai, quindi, la sede fiorentina dell’associazione dei radicali, la mitica “Ernesto Rossi”, che allora si trovava in via Cavour n. 75, al primo piano. Quando mi feci coraggio a suonare quel campanello, tu fosti la prima radicale che incontrai e conobbi in quella angusta e disordinata sede e, fin da subito, mi irretì il tuo carattere dolce e accogliente, nonché il tuo sorriso; così tutto fu più facile in quel primo impatto con la militanza politica. Rammento che mi regalasti diverse copie di numeri arretrati del giornale Notizie Radicali così da potermi meglio informare sul partito e la sua storia. Ancora non esistevano internet e tutte le “diavolerie” digitali di oggi. Sempre in quel periodo, dato che la mia sede di lavoro era vicina a quella dell’associazione, ogni tanto, nella pausa per il caffè, venivo a trovarti o ti telefonavo per aggiornamenti sulle iniziative in corso. In quel momento c’era la battaglia contro lo sterminio per fame nel mondo a tener banco.
Durante la militanza degli anni successivi ci siamo incrociati spesso ai tavoli sulle proposte di legge, sui referendum, ecc. Poche volte, invece, alla riunione serale, settimanale, del martedì, né tantomeno ai congressi romani del partito. Probabilmente, i tuoi impegni familiari non ti consentivano di andare oltre nella militanza in quel periodo. Anche tuo marito, il buon Costante Vannini, se non rammento male, aveva un atteggiamento scettico e non proprio di simpatia verso i radicali che, successivamente, con il passare del tempo mutò. Mi torna adesso in mente anche un tuo intervento (un ricordo), al congresso dei radicali fiorentini presso il Circolo Pescetti, dopo la tragica morte di Olinto Valzocher (un matto-letteralmente-radicale) che si candidò anche come segretario del partito, non rammento in quale congresso, fra lo stupore e l’irrisione dei più. Anche quella volta eri, come giustamente sono sempre stati i radicali, dalla parte degli ultimi. Negli anni novanta e primi del duemila i miei impegni familiari, nonché il lavoro, mi hanno sottratto sempre più tempo alla militanza politica; però, periodicamente, mi sollecitavi, via telefono, un’iscrizione, un contributo o mi rammentavi le varie iniziative/assemblee a cui mi invitavi a partecipare. Sempre con quel tono dolce e pacato che ti contraddistingueva. E, a volte, io approfittavo del tuo tempo e della tua pazienza per chiederti o parlare di altre cose o della situazione politica generale. Ed ero felice nel ricevere quelle tue chiamate.
Venendo, rapidamente, agli anni più recenti mi rimangono pochi e frammentati ricordi ma, sicuramente, ti ho ammirato nelle tante iniziative a cui partecipavi e che comparivano sui social, per esempio:
-legalizzazione cannabis ed eutanasia, davanti al carcere di Sollicciano e tante altre; in particolare, rammento la tua presenza nel giorno della commemorazione di Andrea Tamburi (27 febbraio 2019), presso la libreria di Ennio Bazzoni, al complesso delle Murate. Lì è una delle ultime volte che ci siamo visti, oltre all’inizio della campagna di raccolta firme per il referendum sulla legalizzazione dell’eutanasia (mi pare giugno 2021), alla presenza di Marco Cappato, sempre presso il caffè letterario delle Murate. Poi, forse, delle telefonate che non rammento bene e le tante mie promesse di ve**re a trovarti a casa, in via del Casone, dove ero stato qualche volta negli anni precedenti, ancora con Costante in vita. Infatti questo rimarrà il mio rammarico più grande, ossia non aver fatto in tempo a rivederti e/o telefonarti per un’ultima volta. Ma, probabilmente, la br**ta malattia che hai dovuto affrontare, con annessi disagi ed una, comprensibile, discrezione e riservatezza, esigeva questo sacrificio.
Concludo, dicendo che voglio ricordarti per sempre come una persona solare, accogliente e sorridente, come oggigiorno difficilmente s’incontrano. Questo è stato il mio privilegio nel conoscerti che, senz’altro, condivideranno anche parenti, amici e compagni di militanza politica. Ti mando, di cuore, un grande abbraccio ovunque adesso tu sia.