19/07/2026
👷🏼♀️👷🏻 Le Pillole di Protezione Civile: la Val di Stava fu insipienza dei sapiens -a cura di Edoardo Berionne
Il 19 luglio 1985, la tragedia di Val di Stava colpì l'omonima vallata del Trentino, provocando la morte di 268 persone. A cedere furono gli argini dei bacini di decantazione dell'impianto di trattamento della miniera di Prestavel, liberando una massa impressionante di fango e detriti.
La Misericordia di Badia a Ripoli partì nel silenzio di quella estate fiorentina, quando molti erano già in villeggiatura. Ma i Fratelli e le Sorelle c'erano.
Le operazioni tecniche di soccorso furono atroci. Ci occupammo del recupero delle vittime e del loro trasferimento all'obitorio. Molti di noi erano appena maggiorenni; oggi, la maggior parte continua ancora a fare servizio.
Due episodi raccontano più di ogni altro quel tragico evento.
Il primo è il silenzio della vallata durante il recupero dei cadaveri: un silenzio irreale, che molti di noi ricordano ancora come il momento più basso della vita umana.
Il secondo avvenne sulla via del ritorno. Un'ambulanza della nostra Misericordia, rientrando da un servizio fuori zona, captò via radio la comunicazione del ritorno della squadra da Val di Stava. Si fermò allora in un'area di sosta dell'autostrada e attese il nostro arrivo, per scortarci fino a casa, quasi a rendere omaggio al lavoro svolto e al peso che ognuno di noi portava dentro.
In sede, il Governatore Vannoni bruciava l'ennesima sigaretta. Erano anni senza telefoni cellulari, GPS o sistemi di localizzazione: c'era soltanto un'ora presunta di arrivo e, insieme a essa, l'attesa che aveva un valore: era rispetto, sacrificio e servizio.
Quella nostra Protezione Civile, da poco costituita, trovò spazio con uno scatto sulle pagine del settimanale Epoca, che ne raccontò il disastro con immagini suggestive.
Una nota finale merita Luciano Fusini, allora capo missione. Oggi, a distanza di tanti anni, proprio in queste ore è impegnato in una missione umanitaria in Ucraina. Segno che certi uomini non smettono mai di servire: cambiano i luoghi, passano i decenni, ma resta immutato il senso del dovere.
A quarantuno anni da Val di Stava, il ricordo di quei giorni continua a vivere nei volti, nelle mani e nella memoria di Gianluca, Luciano, Luca e tanti altri.
Il servizio si conclude quando si rientra in sede ma ciò che si è visto e vissuto ci accompagna per tutta la vita.
Dipartimento Protezione Civile
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