Dove Finiscono Le Dita

Dove Finiscono Le Dita Pensavo è bello che dove finiscono le mie dita debba in qualche modo incominciare un libro

Ho sempre amato sperimentare nella lettura, ma ho sempre trovato una grande difficoltà con i romanzi e racconti brevi. A...
09/06/2025

Ho sempre amato sperimentare nella lettura, ma ho sempre trovato una grande difficoltà con i romanzi e racconti brevi. Amo tutto ciò che va oltre le 500 pagine, interpreto fin da subito la lettura come una sfida personale e la fine del libro crea in me quasi sempre un senso di vuoto che mi impedisce di iniziare per qualche giorno una nuova lettura.
Quest’anno però ho già avuto il piacere di leggere due romanzi brevi che hanno convinto anche me: Una giuria di sole donne di Susan Glaspell e Q***r, romanzo di Burroughs da cui Guadagnino ha preso ispirazione per l’ultimo film.
Q***r mi ha convinto per il suo saper tratteggiare benissimo in poche pagine la disperazione dell’astinenza e le difficoltà del mondo omosessuale, fra riscatti al banco dei pegni e viaggi allucinanti alla ricerca di una radice magica.

E quindi succede che entra a far parte della tua vita un nuovo essere umano, che ieri non esisteva ed oggi è lì con te, ...
03/02/2025

E quindi succede che entra a far parte della tua vita un nuovo essere umano, che ieri non esisteva ed oggi è lì con te, pretende le tue attenzioni ad ogni ora del giorno e della notte e la vita all’improvviso gravita non più intorno a te stessa, ma a lui.
Questo ti costringe ad abbandonare parte del tempo che prima dedicavi alle tue passioni, o a rimodularle: ed ecco che da purista dell’analogico (almeno nella lettura) mi ritrovo catapultata nel mondo dei libri in digitale, così da poter leggere anche con le mani spesso occupate, nel buio della notte, durante le giornate fatte di coccole.
Tutto cambia, si trasforma, diventa più complesso e allo stesso tempo più ricco. La felicità prende una nuova forma, e tutto va bene.

“He hated excessive displays of emotion, tall women wearing heels or being too loud. So basically everything that made u...
10/01/2024

“He hated excessive displays of emotion, tall women wearing heels or being too loud. So basically everything that made up my personality at the time.”

Un post per dichiarare che sono ufficialmente nel tunnel Dolly Alderton. E che ho strappato per errore la copertina del libro.

“Mentre proseguivano e incontravano altre persone che conosceva e non conosceva, si ritrovò a domandarsi che senso aveva...
25/11/2023

“Mentre proseguivano e incontravano altre persone che conosceva e non conosceva, si ritrovò a domandarsi che senso aveva essere vivi se non ci si aiutava l’uno con l’altro. Era possibile ti**re avanti per anni, decenni, una vita intera senza avere per una volta il coraggio di andare contro le cose com’erano e continuare a dirsi cristiani, a guardarsi allo specchio?”

Un racconto breve, seppure intenso, sulla realtà e la contraddizione delle Magdalene Laundries, istituti di redenzione gestiti dalla Chiesa dove l’abuso delle donne e la privazione del diritto di essere madri sono state quotidianità fino al 1996.
Un testo necessario nella sua semplicità in un giorno come questo.

Era un ottobre di 11 anni fa la prima volta in cui mi sono seduta in un’aula con le lavagne piene di scritte in cirillic...
20/09/2023

Era un ottobre di 11 anni fa la prima volta in cui mi sono seduta in un’aula con le lavagne piene di scritte in cirillico, e da quel giorno una ferita si è aperta e, come direbbe Paolo Nori, “sanguina ancora”. L’incontro con la lingua russa e la sua letteratura tende a stravolgere la vita delle persone che le sperimentano, e lo racconta bene Nori in questo romanzo, dove la vita di Dostoevskij si intreccia con la sua. Nori offre non solo un ritratto di Dostoevskij, ma un bellissimo panorama sulla storia della letteratura russa, sulle influenze che Dostoevskij subisce, sull’impronta che Dostoevskij lascerà.
E poi lui, Fëdor Michajlovič, lo scrittore che diventa anti-eroe: a tratti squattrinato, di salute cagionevole, appassionato di donne ma soprattutto del gioco d’azzardo, scrittore unico nel saper sia raccontare l’innamoramento attraverso i gesti e le voci degli ubriachi che dormono in piazza.
Il tutto, circondato dalla fatiscente Pietroburgo, dove il sole che non tramonta mai fa impazzire personaggi, dove non si trova mai riparo, la città che tanto toglie quanto offre.
Caro Paolo, grazie per aver riaperto la mia ferita per la letteratura russa. Anche quella, per fortuna, sanguina ancora.

Negli anni penso di aver fortemente affinato il mio ruolo di lettrice: la passione si è fatta più forte, e con lei è cam...
12/08/2022

Negli anni penso di aver fortemente affinato il mio ruolo di lettrice: la passione si è fatta più forte, e con lei è cambiato anche il modo di percepire e scegliere le proprie letture. Uscendo dai titoli da classifica, ho imparato a conoscere meglio le piccole case editrici indipendenti, le collane più curate dei grandi nomi, i generi più disparati al di fuori del solo mondo della narrativa. E poi, ho capito una cosa: una volta percepita la vastità del mondo editoriale, spesso i titoli che trovano gran consenso nella massa non accontentano più le proprie necessità. Quindi non voglio dire che Il racconto dell’Ancella sia un romanzo non valido, o poco affascinante: semplicemente, ho fatto fatica a trovarci l’audacia vista da molti.

L’Educazione di Tara Westover è una meravigliosa riflessione su un tema a me molto caro: il determinismo geografico. Imm...
10/08/2022

L’Educazione di Tara Westover è una meravigliosa riflessione su un tema a me molto caro: il determinismo geografico.
Immaginate come sarebbe la vostra vita se foste cresciuti in un ambiente totalmente diverso da quello che attualmente vi circonda: genitori che rifiutano ogni tipo di supporto tradizionale, dalle medicine agli aiuti statali, dall’abbigliamento alla più banale cintura della macchina.
Conoscere il mondo oltre la propria realtà può realmente permettere ad una persona di cambiare? E una volta lontana dal proprio nido, riuscirà mai a lasciare alle spalle il proprio passato? Tara Westover spalanca una finestra sul proprio passato, ammettendo al mondo di essere riuscita a cambiare, ma non troppo.
Commovente ed irrazionale cronaca di una famiglia americana forse non troppo eccezionale.

Capita che nel 2022 la libera scelta non si annoveri più fra i diritti delle donne. Ancora prima dell’episodio che ha la...
23/07/2022

Capita che nel 2022 la libera scelta non si annoveri più fra i diritti delle donne. Ancora prima dell’episodio che ha lasciato perplessi non solo gli Stati Uniti ma buona parte del mondo occidentale, Sophie Mackintosh immagina una realtà nella quale ad ogni donna viene affidato fin dalla pubertà un biglietto rappresentante il proprio destino: sesso occasionale, carriera ed alcool nel caso di biglietto blu; famiglia, matrimonio, figli nel caso di biglietto bianco. Un destino forzato ed irreversibile, la cui mancata capacità di scelta porterà alcune donne a cercare di capire come sarebbe la loro vita se non fosse stata imposta.
Bellissima ed attuale riflessione sulla condizione delle donne e della maternità, terribilmente meno inventata di quanto sperato.

07/09/2021

Più volte ho avuto il percepito per cui se vuoi scrivere un gran libro o film, è obbligatorio lasciarne aperto il finale: trame sospese, astratte, che lasciano al pubblico pagante la libertà di continuare la storia.
Franzen scardina completamente questo concetto, donando al suo romanzo un inizio ed una fine, ed il risultato non è un libro buono o mediocre - è un libro eccezionale. A dimostrazione del fatto del fatto che una buona lettura non si basa su virtuosismi o acrobazie, ma su uno stile di scrittura impareggiabile, che non teme l’idea di mettere la parola fine con la propria penna.

Toni distesi e rilassati
31/05/2021

Toni distesi e rilassati

Ogni giorno aprendo un giornale, sito web e social media ogni donna si trova davanti all’ennesimo caso di misoginia, di femminicidio, di violenza psicologica nei confronti di una donna, sia essa una persona che ricopre una carica ad alti livelli, sia invece la ragazza della porta accanto.
Davanti ad ogni episodio, ognuna di noi sceglie se schierarsi, se indignarsi, se dire la sua, mettendo sempre al centro il ruolo di essere donna.
Forse però, quello che non facciamo spesso, è quello di metterci nella prospettiva uomo. Il che significa non colpevolizzare né vittimizzare le due parti, ma anzi, percepire quanto culturalmente poco profondo possa essere crescere uomini rispetto al crescere donna.
Piccolo mette luce su una società più cazzocentrica che maschiocentrica, dove tutto ruota intorno all’uomo che cerca di abbandonare determinati stereotipi, ma che poi finisce sempre inevitabilmente per sentirsi, davanti ad una donna, “stocazzo”.
Dove l’uomo si sveglia dopo un momento di incertezza, e la prima cosa che controlla sia sempre che il proprio pene sia lì, a regolare feroci spiriti animaleschi.
Non c’è ironia nel libro di Piccolo, non c’è una richiesta di pietà e nemmeno di comprensione. Ci sono passaggi che fanno arrabbiare, riflettere ed anche scoraggiare, che forse saranno di lezione a qualcuno e completamente futili per altri.
Piccolo però ci ha provato, e lo ha fatto senza veli. Anche se mi fatto incazzare per 200 pagine, perché alla fine la colpa di tutto ciò non potrà certo essere ne La tigre di Mompracem.

Ogni giorno aprendo un giornale, sito web e social media ogni donna si trova davanti all’ennesimo caso di misoginia, di ...
31/05/2021

Ogni giorno aprendo un giornale, sito web e social media ogni donna si trova davanti all’ennesimo caso di misoginia, di femminicidio, di violenza psicologica nei confronti di una donna, sia essa una persona che ricopre una carica ad alti livelli, sia invece la ragazza della porta accanto.
Davanti ad ogni episodio, ognuna di noi sceglie se schierarsi, se indignarsi, se dire la sua, mettendo sempre al centro il ruolo di essere donna.
Forse però, quello che non facciamo spesso, è quello di metterci nella prospettiva uomo. Il che significa non colpevolizzare né vittimizzare le due parti, ma anzi, percepire quanto culturalmente poco profondo possa essere crescere uomini rispetto al crescere donna.
Piccolo mette luce su una società più cazzocentrica che maschiocentrica, dove tutto ruota intorno all’uomo che cerca di abbandonare determinati stereotipi, ma che poi finisce sempre inevitabilmente per sentirsi, davanti ad una donna, “stocazzo”.
Dove l’uomo si sveglia dopo un momento di incertezza, e la prima cosa che controlla sia sempre che il proprio pene sia lì, a regolare feroci spiriti animaleschi.
Non c’è ironia nel libro di Piccolo, non c’è una richiesta di pietà e nemmeno di comprensione. Ci sono passaggi che fanno arrabbiare, riflettere ed anche scoraggiare, che forse saranno di lezione a qualcuno e completamente futili per altri.
Piccolo però ci ha provato, e lo ha fatto senza veli. Anche se mi fatto incazzare per 200 pagine, perché alla fine la colpa di tutto ciò non potrà certo essere ne La tigre di Mompracem.

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