Comitato Libertà Toscana - CLT

Indicazioni

Comitato Libertà Toscana - CLT il Comitato Libertà Toscana promuove l’autonomismo come risposta necessaria al fallimento ormai evidente della inefficiente politica centralista romana.

Per una Toscana protagonista, fondata sul rispetto delle autonomie e delle sovranità locali. Da una consolidata presenza di autonomisti e indipendentisti toscani, nasce nel 12 Aprile 2014 il movimento Toscana Stato, che si prefigge di ottenere l'Indipendenza della Toscana. Nel corso del 2016 gli attivisti di Toscana Stato si impegnano insieme al comitato Toscani per il NO contro la minaccia centralista della riforma Boschi-Renzi-Verdini. Dopo la vittoria del NO nel referendum del 4 dicembre 2016, si decide di convocare un congresso toscanista di apertura e riorganizzazione. Il congresso si è tenuto a Firenze, presso il Circolo Lavoratori di Porta al Prato, il 4 marzo 2017. Il congresso ha deciso di avviare la costituzione di un nuovo movimento allargato ad autonomisti, liste e movimenti civici, attivisti dei beni comuni, sostenitori del controllo popolare e locale sui servizi pubblici universali, promotori di nuove forme di democrazia diretta locale basata sull'autogoverno dei territori toscani. Il movimento rifondato e allargato è stato registrato a Firenze il 14 luglio 2017, con il nome di "Comitato Libertà Toscana". Per maggiori informazioni sul CLT, visitate il nostro sito:
http://www.comitatolibertatoscana.eu

A PROPOSITO DI SPRECHI DI STATOPONTE SULLO STRETTO: UNO SPRECO SENZA FINE?La società Stretto di Messina, costituita nel ...
24/10/2026

A PROPOSITO DI SPRECHI DI STATO

PONTE SULLO STRETTO: UNO SPRECO SENZA FINE?

La società Stretto di Messina, costituita nel 1986 per realizzare il ponte sullo Stretto, avrebbe accumulato costi stimati in circa 1,2 miliardi di euro.

Una vicenda che solleva enormi interrogativi sull'utilizzo delle risorse pubbliche.

Secondo i dati riportati, la società conta 114 dipendenti: 21 dirigenti e 93 funzionari. Il costo annuo del personale sarebbe passato dai 2,5 milioni del 2023 ai 9 milioni del 2024, fino a circa 11,5-11,8 milioni nel 2025-2026.

Sei dirigenti supererebbero i 200.000 euro annui, con retribuzioni ai vertici comprese tra 260.000 e 360.000 euro.

Tutto questo per un progetto che, a quarant'anni dalla fondazione della società, non è ancora stato realizzato e sul cui futuro pesano tuttora numerose incognite.

A questo punto, una domanda sorge spontanea e la rivolgiamo direttamente ai vertici della società:

Ma, di preciso, con 21 dirigenti e 93 funzionari, dalla mattina alla sera, tutti i giorni dell'anno, icché vù fate?

E soprattutto, un altra domanda la poniamo ai detrattori dell'autonomia:

è davvero egoismo pretendere che il residuo fiscale prodotto in Toscana rimanga sul nostro territorio, anziché finire nelle continue idrovore di denaro pubblico che alimentano progetti e strutture di dubbia utilità?

Perché per noi l'autonomia fiscale non è egoismo: è chiedere che le risorse dei toscani siano utilizzate prima di tutto per rispondere alle esigenze della Toscana e dei suoi cittadini.

GLI ITALIANI HANNO LA GIORGIA, NOI TOSCANI LA GORGIA!La nostra identità passa anche dalla lingua, dalle parole e da quel...
22/10/2026

GLI ITALIANI HANNO LA GIORGIA, NOI TOSCANI LA GORGIA!

La nostra identità passa anche dalla lingua, dalle parole e da quel modo tutto toscano di pronunciare le consonanti che ci rende riconoscibili: la Gorgia toscana.

Un fenomeno linguistico caratteristico, sviluppatosi nel corso della storia e studiato anche per le possibili influenze dell’antico sostrato etrusco, sebbene non esistano prove sufficienti per confermarne l’origine etrusca.

Non è un difetto di pronuncia, ma una peculiarità della nostra lingua!

Perché essere toscani significa anche custodire un patrimonio linguistico e culturale che ci distingue, ci racconta e ci unisce.

La Toscana non è soltanto un territorio: è un’identità, una storia e una voce inconfondibile.

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CENTRI STORICI VIVI, COMUNITÀ PIÙ FORTI!7.000 NEGOZI CHIUSI NEGLI ULTIMI DIECI ANNI, SOLO IN TOSCANA e la desertificazio...
18/10/2026

CENTRI STORICI VIVI, COMUNITÀ PIÙ FORTI!

7.000 NEGOZI CHIUSI NEGLI ULTIMI DIECI ANNI, SOLO IN TOSCANA e la desertificazione commerciale continua ad avanzare.
Sono numeri che fanno impressione, ma lo è ancora di più passeggiare per le nostre città e vedere con i propri occhi le conseguenze: saracinesche abbassate, fondi sfitti, strade che perdono vitalità e centri storici sempre più vuoti.
Acquisti online, costi di gestione sempre più elevati e concorrenza della grande distribuzione sono tra le principali cause di questa crisi.

La proposta del Comitato Libertà Toscana: una moneta complementare comunale per sostenere negozi e artigiani.

Un progetto concreto per contrastare la chiusura dei negozi, sostenere le attività locali e restituire vita ai centri storici delle nostre comunità.

Le serrande si abbassano, le botteghe chiudono, i laboratori artigiani scompaiono. I nostri centri storici rischiano di trasformarsi in strade vuote, mentre il commercio si concentra sempre più nei grandi centri commerciali.

Eppure, quando chiude un negozio, non perdiamo soltanto un'attività economica: perdiamo un servizio, un luogo d'incontro, un pezzo della nostra identità.

Una città che vive attraverso le sue attività economiche è anche una città che contrasta il degrado urbano. Dove ci sono negozi aperti, artigiani al lavoro e persone che frequentano le strade, il centro continua a vivere. Dove le serrande restano abbassate, il rischio è quello dell'abbandono e dello svuotamento sociale.

Mentre la malapolitica della partitocrazia romana si limita troppo spesso a constatare il problema, senza sperimentare strumenti economici nuovi, noi dal 2018 proponiamo come possibile soluzione al problema, la MONETA COMPLEMENTARE COMUNALE.

Il Comitato Libertà Toscana propone di studiare e sperimentare un circuito di moneta complementare locale, capace di favorire gli scambi tra cittadini, commercianti, artigiani e piccole imprese del territorio.

Un sistema pensato per incentivare gli acquisti nei negozi di vicinato, favorendo il commercio locale.
Sostenere artigiani e piccole imprese, creando nuove opportunità di scambio.
Favorire la riapertura dei fondi sfitti, accompagnando il progetto con incentivi mirati.
Trattenere una maggiore quota degli scambi economici sul territorio, rafforzando le relazioni tra cittadini e attività locali.
Restituire vitalità ai centri storici, perché una comunità viva ha bisogno di luoghi in cui incontrarsi, lavorare e fare acquisti.

Non parliamo di sostituire l'euro, né di distribuire denaro senza coperture. Parliamo di studiare uno strumento complementare, con regole trasparenti, adesione volontaria e un modello economicamente sostenibile, nel rispetto della normativa vigente.

Perché non studiare anche in Toscana un modello adatto ai nostri Comuni, partendo da una sperimentazione concreta e verificandone i risultati?

Ma tutto questo non basta. Serve che anche i Comuni facciano la loro parte, incentivando i proprietari a proporre affitti calmierati per i fondi commerciali. Perché è meglio incassare un affitto più basso piuttosto che tenere un fondo sfitto.

MENO ABBANDONO, PIÙ ECONOMIA LOCALE!

Per il Comitato Libertà Toscana, Autonomia significa anche dare ai territori la possibilità di sperimentare soluzioni innovative per rispondere ai problemi reali delle comunità.

La vitalità di un centro non si misura soltanto dal numero dei turisti che lo attraversano, ma anche dalla possibilità per chi ci vive di lavorare, fare acquisti e costruire relazioni.

COMITATO LIBERTÀ TOSCANA PER L'AUTONOMIA

NAZIONE...quando c'è una lingua, una storia, una cultura e un territorio proprio, solo per questo la Toscana dovrebbe  e...
08/10/2026

NAZIONE...quando c'è una lingua, una storia, una cultura e un territorio proprio, solo per questo la Toscana dovrebbe essere
AUTONOMA!

TOSCANA, UNA LEGGE ELETTORALE CHE BLINDA IL PALAZZO DEL PEGASOIn Toscana, per una forza politica che non è già rappresen...
05/10/2026

TOSCANA, UNA LEGGE ELETTORALE CHE BLINDA IL PALAZZO DEL PEGASO

In Toscana, per una forza politica che non è già rappresentata nelle istituzioni, entrare nella competizione elettorale è una vera e propria corsa a ostacoli.

Nelle 13 circoscrizioni elettorali della regione, una lista non presente nel Consiglio Regionale deve raccogliere complessivamente circa 10.000 firme su scala regionale per poter presentare la propria candidatura.

E qui emerge una disparità che non può essere ignorata.

Per chi è già dentro il Palazzo, invece, le porte sono molto più facili da aprire: le liste e i gruppi che possono contare su una rappresentanza istituzionale beneficiano di esenzioni o di una drastica riduzione delle sottoscrizioni richieste, fino a un terzo del numero ordinario.

Il risultato è paradossale: chi è già rappresentato parte con un vantaggio; chi vuole portare una voce nuova deve affrontare una montagna burocratica.

Questa non è una condizione che favorisce il pluralismo. È un meccanismo che trasforma il Palazzo del Pegaso in un luogo sempre più difficile da raggiungere per chi sta fuori.

Per questo proponiamo una profonda modifica della legge elettorale toscana, fondata su tre principi chiari:

1. MENO FIRME, PIÙ PARTECIPAZIONE

Ridurre in modo significativo il numero di firme necessarie per presentare una lista, fissando una soglia uniforme, proporzionata e sostenibile per tutte le forze politiche non rappresentate.

La raccolta delle sottoscrizioni dovrà inoltre poter avvenire attraverso strumenti digitali certificati, garantendo sicurezza, trasparenza e maggiore partecipazione.

2. ABBASSARE LA SOGLIA DI SBARRAMENTO

Il 5% è una soglia troppo alta se l'obiettivo è garantire pluralismo e una rappresentanza il più possibile fedele alla volontà degli elettori.

Vogliamo abbassare la soglia, per evitare che migliaia di voti vengano esclusi dalla rappresentanza istituzionale.

3. NO AL LISTINO BLOCCATO

Chi siede in Consiglio deve essere scelto dagli elettori, non deciso a tavolino dai vertici dei partiti. Il potere di scegliere i rappresentanti deve tornare ai cittadini.

Una democrazia sana dovrebbe facilitare l'accesso alla competizione elettorale, non costruire ostacoli sempre più alti proprio davanti a chi non è già rappresentato.

E finiamola con il luogo comune del «basta con i nuovi partitini».

A rimetterci non sono i soliti noti partiti: è la democrazia e siamo noi Cittadini a pagarne il prezzo.

OBIETTIVO

UNITI IN DIFESA DELLA DEMOCRAZIAA ROMA LA PARTITOCRAZIA SI BLINDA CON UNA LEGGE ELETTORALE ANTIDEMOCRATICA.COSÌ IL POTER...
29/09/2026

UNITI IN DIFESA DELLA DEMOCRAZIA

A ROMA LA PARTITOCRAZIA SI BLINDA CON UNA LEGGE ELETTORALE ANTIDEMOCRATICA.

COSÌ IL POTERE SI ALLONTANA SEMPRE PIÙ DAI CITTADINI, E LA POLITICA DEI POCHI SI CHIUDE DENTRO IL PALAZZO.

IL FRONTE IDENTITARIO E AUTONOMISTA AL QUIRINALE:
«IL PARLAMENTO NON PUÒ DIVENTARE UN CLUB A NUMERO CHIUSO.»

Istanza al Presidente della Repubblica
Richiesta di rinvio alle Camere del Disegno di legge A.C. 2822-B
PEC AL QUIRINALE - 29 settembre 2026
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Illustrissimo Signor Presidente della Repubblica,
Ci rivolgiamo a Lei affinché, nell'esercizio dei poteri che la Costituzione Le attribuisce, voglia scongiurare un grave vulnus arrecato all'etica pubblica, alla democrazia e al dettato costituzionale.
Il riferimento è al disegno di legge A.C. 2822-B, recante Disposizioni in materia di elezioni della Camera dei Deputati e del Senato della Repubblica, che introduce un ulteriore, ennesimo, sistema elettorale per l'elezione del Parlamento.
In virtù dell'articolo 18-bis del medesimo testo, la raccolta delle firme necessarie alla presentazione delle liste elettorali risulta quadruplicata. Come prevedibile, tale disposizione non trova applicazione nei confronti dei Partiti che fanno riferimento a gruppi parlamentari già costituiti presso la Camera dei Deputati e il Senato della Repubblica.
Se l'esigenza della raccolta delle firme è pienamente comprensibile, in quanto attesta l'esistenza di una base popolare a sostegno della lista che intende concorrere, il quadruplicamento del relativo onere appare del tutto strumentale alla conservazione degli equilibri esistenti: il Palazzo si chiude in se stesso. Ne deriva il paradosso di formazioni politiche prive di effettivo consenso nel Paese che, attraverso tale previsione, ostacolano l'accesso di nuove rappresentanze capaci di apportare nuovo impulso al panorama politico nazionale. Questa scelta assume particolare rilievo in un Paese nel quale gli elettori si recano sempre meno alle urne. In tale contesto innalzare gli ostacoli per le nuove proposte politiche rischia di restringere le possibilità di scelta e di ricambio che possono indurre i cittadini alla partecipazione elettorale.
Risulta in particolare penalizzata la rappresentanza delle liste identitarie, territoriali e regionali, portatrici di istanze autonomiste.
Tale impostazione appare, ictu oculi, non soltanto contraria ai principî democratici, ma altresì in contrasto con il dettato costituzionale, in particolare con gli articoli 3, 49 e 51 della Costituzione, che garantiscono la partecipazione alla vita democratica del Paese.
Ci rivolgiamo a Lei pertanto affinché, nella Sua qualità di supremo Garante della Costituzione, voglia negare la promulgazione del testo in questione con messaggio motivato ai sensi dell’art. 74 della Costituzione, formulando al contempo le osservazioni che riterrà opportune, al fine di ristabilire un adeguato status democratico della vita della Repubblica.
Con ogni ossequio.
29 settembre 2026

Albertini Simone - BOLOGNA CITTA' E PROVINCIA AUTONOMA
Bertolutti Claudio - PATRIE FURLANE
Castelli Roberto - PARTITO POPOLARE DEL NORD – AUTONOMIA E LIBERTÀ
Comencini Vito - POPOLO VENETO
De Marinis Guglielmo – MOVIMENTO AUTONOMISTA TOSCANO
Favero Michele - INDIPENDENZA VENETA
Grimoldi Paolo - PATTO PER IL NORD
Iaretti Massimo - MOVIMENTO PROGETTO PIEMONTE
Lovat Davide - GRUPPO CONSILIARE REGIONALE: SZUMSKI RESISTERE VENETO
Montagnani Simone - COMITATO LIBERTA' TOSCANA
Padovani Gabriele - AREA LIBERALE
Signorato Alessandro – A DIFESA DEL TERRITORIO
Szumski Riccardo - RESISTERE VENETO

🇨🇭 Oggi, 27 settembre 2026, il popolo svizzero è chiamato a votare sull’«Iniziativa sulla neutralità», che propone di re...
27/09/2026

🇨🇭 Oggi, 27 settembre 2026, il popolo svizzero è chiamato a votare sull’«Iniziativa sulla neutralità», che propone di rendere la neutralità della Confederazione, introducendo limiti più stringenti alla partecipazione ad alleanze militari, ai conflitti tra Stati terzi e all’adozione di sanzioni.

In estrema sintesi: si vota per rafforzare e rendere più vincolante la neutralità svizzera.

Una questione tutt’altro che marginale.

L’iniziativa è sostenuta dall'Unione Democrati di Centro-UDC e dai sovranisti di Pro Svizzera, mentre il Consiglio federale, il Parlamento e persino Amnesty International ne raccomandano il respingimento, sostenendo che restringerebbe il margine di manovra della Svizzera in politica estera e di sicurezza.

Ed è proprio questo che rende il referendum interessante: quando una questione mette in discussione l’impostazione dominante della politica internazionale, vale la pena interrogarsi sulle ragioni, sugli interessi e sulle conseguenze delle diverse posizioni, senza dare nulla per scontato.

Ma c’è un punto che per noi viene prima di tutto: 𝗶𝗻 𝗦𝘃𝗶𝘇𝘇𝗲𝗿𝗮 𝗱𝗲𝗰𝗶𝗱𝗲 𝗱𝗶𝗿𝗲𝘁𝘁𝗮𝗺𝗲𝗻𝘁𝗲 𝗶𝗹 𝗽𝗼𝗽𝗼𝗹𝗼.

In Italia, troppo spesso, il problema sembra essere un altro: fare in modo che il popolo sappia il meno possibile di ciò su cui dovrebbe poter decidere.

Guarderemo quindi con interesse allo svolgimento di questo referendum e agli eventuali sviluppi che potrebbe innescare. Perché quando una scelta passa direttamente dalle mani dei cittadini, merita di essere osservata con attenzione.

E voi, vorreste poter votare per inserire il principio della neutralità nella nostra Costituzione?

Info sull'iniziativa 👇
https://www.eda.admin.ch/it/neutralita

Mentre la partitocrazia romana ingrassa con i nostri quattrini, la classe media, sempre più in difficoltà, affonda.Privi...
26/09/2026

Mentre la partitocrazia romana ingrassa con i nostri quattrini, la classe media, sempre più in difficoltà, affonda.

Privilegi, clientele, sprechi. E il conto lo pagano i cittadini.

La classe media è la grande vittima delle politiche centraliste: lavora, paga e resiste, mentre altri decidono e spendono. È tempo di restituirle risorse, voce e futuro.

Per questo oggi l’autonomia non è uno slogan, è una necessità.

Il Trentino-Alto Adige dimostra che l’autogoverno può diventare uno strumento concreto di crescita: un territorio segnato dall’emigrazione e dalla povertà ha costruito, attraverso decenni di autonomia e maggiori competenze, un modello di sviluppo e di benessere diffuso. La stessa Provincia autonoma di Trento riconosce nell’autonomia uno strumento per sostenere la crescita della comunità.

Più risorse e competenze alla Toscana significa poter costruire politiche industriali vicine alle esigenze del territorio: incentivi mirati, sostegno all’innovazione, formazione professionale, accesso al credito e valorizzazione delle filiere locali.

Il centralismo concentra risorse e decisioni lontano dai territori.
L’autonomia restituisce responsabilità, risorse e futuro alle comunità.

Noi alle vuote promesse dei soliti partiti scegliamo un'altra strada, proponiamo l'unica alternativa concreta:

AUTONOMIA = meno Roma, meno Bruxelles, più Toscana, più futuro.

La Toscana può farcela, ma deve poter decidere.

IL BOLLO AUTO È STATO ABOLITO!Anzi, NO.Facciamo i toscani: chiamiamo le cose con il loro nome.La notizia fresca è che il...
17/09/2026

IL BOLLO AUTO È STATO ABOLITO!
Anzi, NO.
Facciamo i toscani: chiamiamo le cose con il loro nome.

La notizia fresca è che il Governo, attraverso i suoi esponenti, annuncia trionfalmente di aver “abolito il bollo auto”.

E qui, noi toscani, abbiamo un piccolo problema con le parole. Perché nella "nostra lingua", quella vera, abolire significa abolire.

Infatti, leggendo i dettagli, scopriamo che il bollo "non viene abolito".

Viene "sospeso per il 2027", e soltanto per determinate categorie.

Per le automobili, l'esenzione riguarda quelle fino a 80 kW, circa 109 cavalli. Per tutti gli altri veicoli il bollo resta. E l'agevolazione vale per un solo veicolo per persona.

Quindi chiamiamola con il suo nome: non è l'abolizione del bollo. È una sospensione temporanea e selettiva per un anno.

E guarda caso, il 2027 è anche l'anno delle prossime elezioni politiche.

Ma c'è un'altra questione, ancora più importante per noi toscani.

IL BOLLO AUTO È UN TRIBUTO REGIONALE.

Il bollo auto è una tassa che nessuno vorrebbe pagare. È una tassa di proprietà, ma la proprietà dell’auto l’abbiamo già pagata al momento dell’acquisto.

Il suo gettito è però destinato alle Regioni. In Toscana, secondo le prime stime pubblicate oggi, si parla di circa 536 milioni di euro di gettito.

E allora la domanda è semplice:
chi decide di togliere una risorsa alle Regioni?

Roma.

E chi poi deve fare i conti con quella risorsa in meno?

Le Regioni.

Il Governo sostiene che il mancato gettito del 2027 sarà compensato con trasferimenti statali, per circa 2,3 miliardi di euro complessivi che "se" diviso equamente per le 20 regioni, fa 115 milioni.
Alla Toscana arriveranno solo le briciole. Quattrini in meno per sanità,trasporti e welfare.

Oltre i numeri, c'è il punto politico.

Ancora una volta è lo Stato centrale che decide, mentre i territori diventano spettatori di decisioni prese altrove. Il sistema centralista ne esce ancora più rafforzato.

Prima si prende il gettito.
Poi si decide quanto restituire.
Poi si presenta la restituzione come una concessione (irrisoria) di Roma ai territori.

È questa la logica del centralismo.

E mentre qualcuno festeggia l'ennesima “tassa cancellata”, noi dovremmo porci una domanda molto più seria:
perché una Regione non dovrebbe essere libera di decidere direttamente sulle proprie entrate e sulla propria fiscalità?

Perché deve essere Roma a stabilire cosa togliere, cosa lasciare e cosa eventualmente compensare?

Il problema non è soltanto il bollo.

Il problema è chi comanda.

Perché l'autonomia non significa semplicemente chiedere meno tasse.
Significa avere le risorse, le competenze e la responsabilità per decidere in Toscana come utilizzare ciò che viene prodotto in Toscana.

Il resto è propaganda.

E mentre Roma fa propaganda, le regioni sono messe in difficoltà.

Noi autonomisti ci opponiamo a questo ulteriore rafforzamento del centralismo.
Fate voi le vostre conclusioni.

La nostra conclusione l'abbiamo già messa a sul tavolo:

Meno Roma. Più Toscana.

Indirizzo

Florence

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