01/05/2026
Non è una festa finché non è un diritto per tutte e tutti.
Il Primo Maggio non può essere solamente una ricorrenza dove ci ricordiamo dei diritti ottenuti dai lavoratori.
Non potremo considerarla una vera festa finché nel mondo esisterà anche un solo lavoratore senza tutele, finché il profitto di pochi continuerà a essere estratto dallo sfruttamento di molti.
Parlare di Festa dei lavoratori oggi significa guardare in faccia una realtà che è fatta di disuguaglianze profonde e profitti folli che non vengono redistribuiti, ma accumulati sulle spalle di chi produce valore.
Nel nostro paese la strada è ancora molto lunga.
Mentre celebriamo i diritti acquisiti, i numeri ci ricordano che il lavoro nel nostro Paese è spesso povero, precario e pericoloso.
Nel 2025, i dati hanno registrato 1.093 morti sul lavoro. Significa che ogni giorno 3 persone escono di casa per portare il pane a casa e non vi fanno ritorno. Non sono fatalità, sono fallimenti di un sistema che mette la vita delle persone davanti al mero profitto economico.
Lavorare non basta più per non essere poveri: in Italia ci sono oltre 3,6 milioni di lavoratori che percepiscono un salario inferiore alla soglia dei 9 euro lordi l’ora.
Persone che, pur avendo un impiego a tempo pieno, non riescono a raggiungere una vita dignitosa.
Mentre i salari reali in Italia sono rimasti stagnanti negli ultimi 30 anni, i profitti dei padroni hanno continuato a essere sempre maggiori.
Lo sfruttamento dei lavoratori dobbiamo vederlo in una dinamica globale.
Non c’è dignità se i diritti conquistati qui vengono aggirati delocalizzando lo sfruttamento altrove. La lotta per uno stipendio giusto, per il salario minimo legale e per la fine dell’estrazione selvaggia di profitto dai corpi dei lavoratori deve essere universale.
Oggi non festeggiamo un traguardo, ma rinnoviamo la lotta, rilanciamo che c’è ancora tantissimo da fare e che non possiamo sentirci soddisfatti.
Per chi ha perso la vita, per chi guadagna troppo poco per vivere, per chi non ha diritti.
Finché la dignità non sarà di tutti, non sarà festa per nessuno.