24/02/2021
[Ricevuto e pubblicato]
"Sono attonito. Tralasciando il discorso della cittadina che esprime una legittima opinione sull’operato di un sindaco che risponde con atteggiamento da "bullo", vorrei porre l’attenzione sulle parole usate: “La moglie di”.
Nessuno dovrebbe essere descritto così. Quale uomo accetterebbe di essere definito “Il marito di...”? È un messaggio altamente misogino, sessista e discriminatorio. Un linguaggio contro cui il primo cittadino dovrebbe lottare e non incentivare con discorsi di questo “calibro”. Questa è mera discriminazione. In questi giorni si sta parlando tanto di “Gender Equality”, anche grazie alla petizione lanciata dal Giusto Mezzo. Ma non avremo equità finché non cambierà il nostro modo di porci all’interno della società stessa. L’affermazione “la moglie di” non è altro che il segno di un patriarcato divenuto sempre più implicito, sempre più radicato. Perché le parole hanno un peso, sempre. Le parole sono armi. Le parole possono distruggere. E vanno usate nel modo corretto. Io scrivo per un giornale e ho più volte mostrato il mio sdegno nei confronti del finto femminismo, che non è altro che una forma di patriarcato implicito. Ad esempio “Trump e Melania”, “Obama e Michelle”, “Clinton e Hillary”. Il cognome è ciò che ci identifica nella società, chi è Michelle? Tua sorella? O titoloni del calibro di “Una donna è diventata rettrice”. Anche questa è una forma sbagliata di comunicare un messaggio, perché la notizia è il nome, non il fatto che sia donna. Ovviamente è importante il sesso, ma se questo diventa l’unica informazione, si parla di sessismo. Quella donna ha un nome e un cognome, non è solo la moglie di qualcuno.
È inaccettabile che si utilizzino toni e linguaggi del genere tra le mura del nostro Comune."