22/07/2020
Sembra passato un giorno
Sembra passato un giorno da quando il governo gialloverde doveva durare fino a fine mandato.
Sembra ieri che pure ad agosto ci entravano ministri in costume dal televisore, contro il nostro volere.
Come dimenticarsi di quando davanti a 60 milioni di italiani colui che voleva pieni poteri ricevette la più clamorosa tirata d’orecchie da quello che fino al giorno prima sembrava contare poco o nulla?
Poi arrivarono i tempi duri e cominciò la rappresaglia. Prima l’invasione dei social, poi i sondaggi e il disagio sociale su cui soffiare e da cui trarre nuova linfa.
E mentre il governo non decollava mai, cadeva l’Umbria, conquistata a suon di false promesse ai pensionati in fila all’INPS, regalando all’Italia l’ennesima politica donna che rinnega l’aborto e la protezione sanitaria delle donne.
Infine il tappeto rosso steso dai media per la cavalcata trionfale in Emilia Romagna e Calabria. L’epilogo era già scritto, ma qualcosa si è inceppato.
Così una macchina comunicativa da mezzo milione di euro non è stata capace di reagire davanti a una macchina sociale da mezzo milione di corpi, fisici, veri, che chiedevano pietà per le proprie orecchie, rispetto per le istituzioni e umanità per gli ultimi.
Un’insperata alleanza tra politica e cittadinanza attiva che nella sua semplicità ha ingolfato un motore lanciato a mille. Con la prima sconfitta dopo nove vittorie consecutive è arrivato il declino di Salvini, con il Covid è arrivata la coesione di una paese storicamente frammentato, con la trattativa in Europa è arrivata la rivincita della politica sul populismo.
La propaganda perenne si è rivelata per quello che è, e tutti ormai sono arrivati a capire che con le promesse non si mangia, non si lavora, non ci si cura, non si salva l’ecosistema. Ve lo aveva detto Renzi in Parlamento, che presto o tardi sarebbe arrivato anche per voi il momento dell’oblio. E chi meglio di lui poteva prevederlo.
Avevamo provato a dirlo anche noi ai giornalisti che andavano al Paladozza invece di ve**re in Piazza Maggiore, ma nessuno ci ascoltò.
Sembra passato un secolo invece è trascorso meno di un anno.
E ancora fatichiamo ad abituarci ad una politica che porta casa risultati pazientemente, senza gridare né offendere. Troppo berlusconismo, troppo renzismo, troppo salvinismo. Ci stiamo ancora disintossicando. Servirà tempo.
Ma oggi celebriamo la politica, festeggiamo il sacrificio e la coerenza, ringraziamo chi nel proprio piccolo ha permesso di portare l’Italia dal Papeete in Europa. Ogni media manager dirà che è merito del suo cliente, ma mente, perché è stato un gioco di squadra. Iniziato quando abbiamo smesso di insultarci sui social, consolidatosi ogni volta che un cittadino ha detto “io ci sono” e che un Ministro gli ha aperto le porte dei suoi uffici.
Ogni volta che ciascuno di noi non ha lesinato la critica al governo senza però intaccare la fiducia e la delega che ogni popolo dovrebbe rispettivamente alle proprie istituzioni e ai propri politici democraticamente eletti.
Sembra passata un’eternità, ma noi un anno fa manco ci conoscevamo e oggi ci apprestiamo a partire alla scoperta di un’Italia diversa.
Non ci montiamo la testa, non siamo i tipi.
Ci basta conoscere, scoprire e farci domande.
Nessun selfie, nessuna abbuffata, nessun pregiudizio.
Solo tanta voglia di ripartire e di continuare a mettersi in gioco e al servizio della POLITICA.
Noi ci siamo. E voi?
https://www.ideaginger.it/progetti/selfie-politica.html