25/11/2025
📣 Cara e caro collega,
ti chiediamo di prestare la massima attenzione alla vicenda che riguarda la Legge di Bilancio 2026 e l’Emendamento 108.0.11, perché ciò che sta accadendo è di una gravità assoluta e le conseguenze della sua approvazione potrebbero essere estremamente dannose per la tutela del patrimonio archeologico e per l'intera categoria professionale.
📆Il 19 novembre 2025 la CIA, così come numerose altre associazioni di categoria italiane, hanno scritto al Governo, al Ministro della Cultura e alla 5ª Commissione permanente del Senato (Programmazione economica, bilancio), esprimendo forte preoccupazione in merito all’Emendamento 108.0.11 (art. 108-bis), che rischia di azzerare il sistema dell’archeologia preventiva così come esiste oggi.
Se inserito nella prossima Legge di Bilancio questo emendamento – eliminando le attuali procedure di valutazione preventiva a carico dei committenti delle opere pubbliche e riducendo drasticamente gli strumenti di tutela – avrebbe effetti devastanti e porterebbe a:
⬆️aumentare costi e rallentamenti nei cantieri in caso di rinvenimenti fortuiti;
🏛 compromettere l’intero sistema della tutela archeologica;
🔙tornare indietro di decenni, vanificando conquiste normative e tecnico-scientifiche;
❎lasciare il patrimonio senza adeguata protezione;
🚫 disattendere la Convenzione europea per la protezione del patrimonio archeologico.
Dal punto di vista delle ditte e dei professionisti del settore, tutto ciò significherebbe mettere a rischio le attività progettazione, sorveglianza, saggi archeologici e tutto ciò che costituisce la nostra professione: in una parola, infliggere un colpo gravissimo alla stabilità del nostro lavoro.
Se oggi la Legge 110/2014 e il DM 244/2019 riconoscono la figura professionale dell’archeologo è grazie a chi ha lottato per costruire il presente in cui operiamo.
Oggi quel presente è sotto attacco, in modo diretto e potenzialmente irreversibile.
Se non facciamo sentire ora la nostra voce, domani rischiamo di non avere più un futuro professionale e un sistema di tutela funzionante.
Nel 2004 Facebook era appena nato, ma non era ancora arrivato in Italia, oggi, tramite i tanti social, abbiamo un megafono potente che può renderci visibili, uniti, ascoltati.
È il momento di usarli.
È il momento di farci sentire.
È il momento di difendere il lavoro, la dignità professionale e il patrimonio culturale del Paese.
Non permettiamo che più di vent’anni di progressi vengano cancellati.
Non permettiamo che la nostra professione venga svuotata.
Adesso è il momento di agire.
🫵 Nel primo commento la CALL FOR ACTION