Leggiana di Foligno

Leggiana di Foligno "la Ligghiana", piccolo paese di collina della valle del Menotre Tale variazione è dovuta alla diversa maniera di pronuncia o di stesura dei testi.

Leggenda vuole che LEGGIANA abbia avuto, in un passato non ben definito, una certa importanza, come punto di riferimento o zona doganale. Infatti in epoca romana vi passava una strada importante, la via Plestina, chiamata così dalla città di Plestia (l'attuale Pischia, nei pressi di Colfiorito, dove peraltro si trovano numerosissimi reperti romani) a cui perveniva. La medesima strada venne poi chi

amata Lauretana, in quanto portava alla città di Loreto, celebre per il Santuario della Vergine. Quindi, chi era di passaggio, se aveva intenzione di proseguire, doveva pagare un pedaggio, dovuto al regnante del luogo, una leggendaria principessa Diana. Le leggi emanate da questa presunta Diana avrebbero dato origine alla attuale parola LEGGIANA (ovvero LEGGE DI DIANA). Tuttavia nel corso dei secoli ha assunto nomi diversi ma simili, come testimoniano numerosi documenti dell'epoca, per lo più appartenenti all'archivio dell'Abbazia di Sassovivo, dalla quale il paese dipendeva. Il più antico documento che ci parla di Leggiana risale al Gennaio 1085 ed è un atto di vendita in cui tal Azzo di Lupo vende ad un prete di nome Bernardo, dei terreni, ricevendone come contropartita altri in località LANDIZANO (Leggiana). Altri documenti, oltre a mostrare l'evoluzione del toponimo, ci offrono un breve stralcio della vita dell'epoca:
Nei secoli XI e XIII, troviamo citato il paese di LEGGIANA con altro nome: LANIANO, LANDIANO, LAGNANO, LANCIANO. In un documento datato 28 Febbraio 1217, inviato dalla Santa Sede, da parte del Papa Onorio III a Nicolò, abate del Monastero di Sassovivo e ai suoi monaci, viene riconfermata la protezione del papato sul monastero e sulle sue dipendenze, mantenendo anche gli antichi privilegi già concessi dai suoi predecessori. Il documento è importante perchè riporta l'elenco delle varie proprietà del monastero, fra le quali LANDIANO. Il paese, essendo, come del resto tutti gli altri della valle, sotto la protezione dell'Abbazia di Sassovivo, godeva di alcuni privilegi, come risulta da un documento del 1226, in cui un certo Filippo di Rodolfo, podestà di Foligno, promette al monastero di Sassovivo, in persona del priore Ventura, di esentare dai tributi gli "homines" (le persone) del Monastero abitanti nel distretto di Foligno, e fra questi anche quelli di villa (villaggio) di LANDIANO. Alcuni atti notarili del 1228 ci consegnano nomi di abitanti di LEGGIANA dell'epoca: Benincaca, Diotaiuti di Omodeo, Rubeo di Adenulfo. Come risulta dal libro delle decime dell'Abbazia di Sassovivo del XIII secolo, la consistenza del patrimonio del paese non era cospicua, ammontava infatti a 95 libre e 18 soldi, in terreni posti lungo la valle del Guesia (l'attuale Menotre). In un documento del 1498, relativo a un lascito testamentario, LEGGIANA viene chiamata LAUDIGIANA. Tale nome sembra essere il termine di passaggio tra quelli dei documenti di Sassovivo e quello attuale di LEGGIANA. Nelle Riformanze del Comune di Foligno del 1541, troviamo sindaco di LIGGIANA un certo Marsilio di Cola. Nel Discorso della città di Foligno dello Jacobilli (1646), troviamo la parola LEGGIANA identica al nome attuale. In tale opera risulta che il paese era formato da 15 fuochi (famiglie) e 62 anime (più o meno come la popolazione attuale!). Secondo lo studioso tedesco Bofinger, LEGGIANA deriverebbe da LEVIUS o LAEVIUS, nomi romani, per altri non si escluderebbe la derivazione da ALLEDIUS o ALLEIUS o anche LIDIUS. Tuttavia a noi piace pensare a una misteriosa principessa Diana, signora della valle, come ci raccontavano i nostri nonni vicino al focolare nelle sere d'inverno. http://www.leggiana.it/Master.htm

26/04/2017

Cari leggianesi residenti e vacanzieri, se avete voglia di camminare e pedalare, è stata pubblicata una nuova carta dei sentieri "Itinerari tra Umbria e Marche" che ricomprende anche la Valle del Menotre. I sentieri tracciati in mappa sono tabellati e georeferenziati... quindi dovrebbe essere impossibile perdersi!!!
Di seguito il link alla pagina del Parco di Colfiorito dove trovate i principali percorsi e il link al sentiero "Valle Menotre-Colfiorito!"
http://www.parks.it/parco.colfiorito/iti_dettaglio.php?id_iti=3847
https://www.google.com/maps/d/viewer?mid=1ZpTIyCyqgjiOb2I9tAvxXuVpqdQ&ll=42.9896763861548%2C12.787944350000089&z=11
Buone esplorazioni!! se occorrono altre informazioni siamo a disposizione!!

Bacino idrografico del Fiume MenotreIl Fiume Menotre appartiene alla parte sud-orientale del Bacino del Fiume Tevere, in...
15/09/2016

Bacino idrografico del Fiume Menotre
Il Fiume Menotre appartiene alla parte sud-orientale del Bacino del Fiume Tevere, in Provincia di Perugia. Nasce nel territorio del comune di Sellano, alle pendici del Monte Mareggia, ad una quota di 1100 m s.l.m., dove affiorano delle sorgenti che sgorgano poco a nord di Pettino, nei pressi di San Paterniano. Termina presso Foligno dove confluisce con il Fiume Topino in sponda sinistra.
Il bacino idrografico del Fiume Menotre comprende una superficie complessiva di 120 Km2, delimitato dai rilievi appenninici che fungono da spartiacque, con il Monte Serano (1470 m s.l.m.) e Monte Brunette (1400 m s.l.m.) che costituiscono le cime più alte. L’asta fluviale ha una lunghezza di 30 Km ed una pendenza media del 28,33‰. Nella parte alta del suo corso appare come un piccolo torrente soggetto a irregolarità di regime. Scendendo a valle, superati gli abitati di Orsano e Cammoro, confluisce con il fosso di “Piè di Cammoro” che raccoglie tutte le acque del bacino orientale. Nei pressi dell’abitato di Rasiglia diventa un vero e proprio fiume, arricchendosi di circa 700 l/s, provenienti dalle numerose sorgenti poste l’una a breve distanza dall’altra, raddoppiando così la sua portata. Le caratteristiche di queste sorgenti sono legate alla presenza nella stratigrafia del sottosuolo delle Marne a Fucoidi e Rosso Ammonitico che, essendo composte di una buona percentuale di argilla, risultano impermeabili e raccolgono le acque di infiltrazione (Cattuto, 1998).
Da Rasiglia, passando per Serrone, Casenove e Ponte Santa Lucia, il fiume raggiunge Pale. All’altezza di Pale, dopo essere stato smembrato artificialmente in tre bracci, si raccorda con la vallata sottostante con un brusco salto di circa 200 metri, salto suddiviso in tre gradini, originati da tre faglie dirette e che formano numerose cascate.
Dopo il salto le acque si riuniscono e, attraversata la conca di Belfiore, continuano ancora il loro percorso prima di confluire nel Fiume Topino.
L’andamento del Fiume Menotre è stato condizionato dal complesso assetto tettonico del territorio. Nel tratto iniziale il corso d’acqua scorre in direzione Sud-Nord in accordo con la direzione delle strutture geologiche. Nei pressi di Casenove Leggiana devia il suo corso compiendo una brusca curva a gomito. La nuova direzione di scorrimento procede da Est a Ovest e viene mantenuta fino alla confluenza con il Topino. Tale configurazione è imposta dalla presenza di faglie e fratture che rappresentano linee di debolezza sulle quali il fiume erode maggiormente.
Il Menotre ha contribuito, con la sua intensa attività erosiva, insieme agli altri agenti esogeni, al modellamento del territorio creando una valle a V, con i fianchi più o meno ripidi a seconda del tipo litologico attraversato.
Ma accanto a questa azione disgregatrice il fiume svolge anche quella di deposito: dove la corrente è meno forte vengono abbandonati gradualmente ciottoli, ghiaie, sabbie ed argille in base alla loro granulometria, formando i depositi alluvionali.

Durante il suo tragitto il Menotre, dopo l’apporto delle sorgenti di Rasiglia, si arricchisce di bicarbonato di calcio, dovuto alla erosione chimica delle rocce calcaree, tipiche del suo bacino, che precipita in particolari condizioni di temperatura e di pressione, come carbonato, formando una roccia detta travertino. Le acque del fiume e quelle di infiltrazione hanno inoltre dato origine ad un interessante fenomeno carsico ipogeo: le grotte di Pale (Cattuto, 1998). Qui, in epoche passate, si raccoglievano le acque del Menotre durante le piene.
Dallo studio dei diversi tipi di travertini, dai fossili e dal loro spessore si può dedurre che un tempo queste sorgenti dovevano essere calde. In questa area sono stati riconosciuti 4 tipi diversi di depositi travertinosi, quelli che si sono formati in passato racchiudono fossili di vari organismi animali e vegetali: molluschi, foglie di felci, denti di pesci, rari ostracodi che sono rimasti intrappolati dalla incrostazione del carbonato durante la sua precipitazione .

Questo fenomeno si può osservare ancora oggi nella zona delle cascate, sui bordi delle vasche e dei laghetti, dove le gocce degli schizzi di acqua incrostano la vegetazione di mu**hi, di alghe e licheni circostanti.

Tracce di questa erosione regressiva che ha fatto arretrare la linea delle cascate si possono trovare in tutta la valle, tra Vescia e Belfiore, osservando la simmetrica disposizione della valle a V che si allunga in corrispondenza delle zone marnoso-argillose. Formazioni legate a questa azione di intensa erosione sono gli orridi (profonde gole create in parte da movimenti tettonici e in parte incise dal fiume) e le marmitte dei giganti che si possono osservare ai piedi delle cascate.

Gran parte del sentiero e delle cascate è formata da travertino.
Le acque del fiume e quelle di infiltrazione hanno inoltre dato origine ad un interessante fenomeno carsico ipogeo : le grotte di Pale.
Le grotte erano chiamate nel XII secolo “grotte dell’Abbadessa”, in passato ebbero illustri visitatori, come Caterina di Svezia e Cosimo III di Toscana.
Sono divise in varie cavità e forse ne facevano parte alcune sventrate, tuttora esistenti subito fuori del paese, vicino alle cascate del Menotre. La prima cavità, considerata un vero gioiello di architettura, è detta “Camera del laghetto”, ha una forma circolare ed un’altezza di 8 – 9 metri: dalla volta a forma di cupola pendono grandi stalattiti, alcune delle quali ancora in formazione; altre, al centro, saldandosi con i relativi pilastri stalagmitici, formano 4 – 5 colonne di forma perfetta. Qui, in epoche passate, si raccoglievano le acque del Menotre durante le piene.
Attraverso un cunicolo si arriva alla “Camera delle colonne a terra”, dove si nota una stalagmite a forma di leone, numerose stalattiti che sembrano drappi e delle imponenti colonne centrali.

Il Fiume Menotre appartiene alla parte sud-orientale del Bacino del Fiume Tevere, in Provincia di Perugia. Nasce nel ter...
15/09/2016

Il Fiume Menotre appartiene alla parte sud-orientale del Bacino del Fiume Tevere, in Provincia di Perugia.
Nasce nel territorio del comune di Sellano, alle pendici del Monte Mareggia, ad una quota di 1100 m s.l.m., dove affiorano delle sorgenti che sgorgano poco a nord di Pettino, nei pressi di San Paterniano.
Termina presso Foligno dove confluisce con il Fiume Topino in sponda sinistra.
Il bacino idrografico del Menotre comprende una superficie complessiva di 120 Km2, delimitato dai rilievi appenninici che fungono da spartiacque, con il Monte Serano (1470 m s.l.m.) e Monte Brunette (1400 m s.l.m.) che costituiscono le cime più alte. L’asta fluviale ha una lunghezza di 30 Km ed una pendenza media del 28,33‰.
Nella parte alta del suo corso appare come un piccolo torrente soggetto a irregolarità di regime. Scendendo a valle, superati gli abitati di Orsano e Cammoro, confluisce con il fosso di “Piè di Cammoro” che raccoglie tutte le acque del bacino orientale.
Nei pressi dell’abitato di Rasiglia diventa un vero e proprio fiume, arricchendosi di circa 700 l/s, provenienti dalle numerose sorgenti poste l’una a breve distanza dall’altra, raddoppiando così la sua portata.
Le caratteristiche di queste sorgenti sono legate alla presenza nella stratigrafia del sottosuolo delle Marne a Fucoidi e Rosso Ammonitico che, essendo composte di una buona percentuale di argilla, risultano impermeabili e raccolgono le acque di infiltrazione (Cattuto, 1998).
Da Rasiglia, passando per Serrone, Casenove e Ponte Santa Lucia, il fiume raggiunge Pale. All’altezza di Pale, dopo essere stato smembrato artificialmente in tre bracci, si raccorda con la vallata sottostante con un brusco salto di circa 200 metri, salto suddiviso in tre gradini, originati da tre faglie dirette e che formano numerose cascate.
Dopo il salto le acque si riuniscono e, attraversata la conca di Belfiore, continuano ancora il loro percorso prima di confluire nel Topino.
L’andamento del Menotre è stato condizionato dal complesso assetto tettonico del territorio. Nel tratto iniziale il corso d’acqua scorre in direzione Sud-Nord in accordo con la direzione delle strutture geologiche. Nei pressi di Casenove Leggiana devia il suo corso compiendo una brusca curva a gomito. La nuova direzione di scorrimento procede da Est a Ovest e viene mantenuta fino alla confluenza con il Topino.
Tale configurazione è imposta dalla presenza di faglie e fratture che rappresentano linee di debolezza sulle quali il fiume erode maggiormente.
Il Menotre ha contribuito, con la sua intensa attività erosiva, insieme agli altri agenti esogeni, al modellamento del territorio creando una valle a V, con i fianchi più o meno ripidi a seconda del tipo litologico attraversato.
Ma accanto a questa azione disgregatrice il fiume svolge anche quella di deposito: dove la corrente è meno forte vengono abbandonati gradualmente ciottoli, ghiaie, sabbie ed argille in base alla loro granulometria, formando i depositi alluvionali.
Durante il suo tragitto il Menotre, dopo l’apporto delle sorgenti di Rasiglia, si arricchisce di bicarbonato di calcio, dovuto alla erosione chimica delle rocce calcaree, tipiche del suo bacino, che precipita in particolari condizioni di temperatura e di pressione, come carbonato, formando una roccia detta travertino.
Dallo studio dei diversi tipi di travertini, dai fossili e dal loro spessore si può dedurre che un tempo queste sorgenti dovevano essere calde. In questa area sono stati riconosciuti 4 tipi diversi di depositi travertinosi, quelli che si sono formati in passato racchiudono fossili di vari organismi animali e vegetali: molluschi, foglie di felci, denti di pesci, rari ostracodi che sono rimasti intrappolati dalla incrostazione del carbonato durante la sua precipitazione .
Questo fenomeno si può osservare ancora oggi nella zona delle cascate, sui bordi delle vasche e dei laghetti, dove le gocce degli schizzi di acqua incrostano la vegetazione di mu**hi, di alghe e licheni circostanti.
Tracce di questa erosione regressiva che ha fatto arretrare la linea delle cascate si possono trovare in tutta la valle, tra Vescia e Belfiore, osservando la simmetrica disposizione della valle a V che si allunga in corrispondenza delle zone marnoso-argillose. Formazioni legate a questa azione di intensa erosione sono gli orridi (profonde gole create in parte da movimenti tettonici e in parte incise dal fiume) e le marmitte dei giganti che si possono osservare ai piedi delle cascate.
Gran parte del sentiero e delle cascate è formata da travertino.
Le acque del fiume e quelle di infiltrazione hanno inoltre dato origine ad un interessante fenomeno carsico ipogeo: le grotte di Pale (Cattuto, 1998).
Le grotte erano chiamate nel XII secolo “grotte dell’Abbadessa”, in passato ebbero illustri visitatori, come Caterina di Svezia e Cosimo III di Toscana.
Sono divise in varie cavità e forse ne facevano parte alcune sventrate, tuttora esistenti subito fuori del paese, vicino alle cascate del Menotre. La prima cavità, considerata un vero gioiello di architettura, è detta “Camera del laghetto”, ha una forma circolare ed un’altezza di 8 – 9 metri: dalla volta a forma di cupola pendono grandi stalattiti, alcune delle quali ancora in formazione; altre, al centro, saldandosi con i relativi pilastri stalagmitici, formano 4 – 5 colonne di forma perfetta.
Qui, in epoche passate, si raccoglievano le acque del Menotre durante le piene.
Attraverso un cunicolo si arriva alla “Camera delle colonne a terra”, dove si nota una stalagmite a forma di leone, numerose stalattiti che sembrano drappi e delle imponenti colonne centrali.

Poco lontano dal confine di Scopoli con Leggiana, lungo il fiume Menotre, si erge, ben visibile, un’edicola in posizione...
13/09/2016

Poco lontano dal confine di Scopoli con Leggiana, lungo il fiume Menotre, si erge, ben visibile, un’edicola in posizione sopraelevata rispetto alla strada (ss. 77 Val di Chienti).
Per raggiungerla è necessario attraversare il fiume, quindi purificarsi.
Non si conosce la data della sua costruzione, ma se ne parla (chiamandola Madonna di Sasso Morino) in un documento che racconta di una visita apostolica nel 1573. Altri documenti riportano la data della costruzione anteriore al 1490.
E’ una meta di pellegrinaggio nel lunedì di Pasqua delle due collettività confinanti che poi si dirigono al cimitero che risiede sulla parte opposta alla strada principale.
Probabilmente l’edicola posta a confine doveva avere, all’epoca della costruzione, una funzione rappacificatrice tra i due paesi.
Accanto all’edicola venne costruita una piccola ca****la intorno al XVIII secolo.

Posto poco al di fuori del paese il Palazzo o Palazzaccio (così chiamato forse per meglio rendere la sensazione di miste...
13/09/2016

Posto poco al di fuori del paese il Palazzo o Palazzaccio (così chiamato forse per meglio rendere la sensazione di mistero che circonda l'edificio, di cui poco si è riusciti a conoscere) attualmente è abbandonato e sta subendo i guasti del tempo e dell'incuria degli uomini. Mentre l'intonaco esterno va sfaldandosi, sempre più evidenti appaiono i segni della sua antichità nei muri fatti di pietra lavorata. Tuttavia, seppur in rovina, chi ci passa vicino non può non rimanere colpito dalla severa maestosità dell'insieme, dall'imponente struttura simile a un castello (con all'interno un cortile simile a quello di un convento e un gran numero di stanze), dall'eleganza del signorile ingresso preceduto da un bel viale di ippocastani.
Di tanto in tanto gente curiosa si avvicina all'edificio, attratta da storie intrise di leggende, come quella della principessa Diana, che viveva nel Palazzo. Ricca e potente, ma anche molto esosa e crudele, esigeva, da chiunque attraversasse il suo feudo, il pagamento di una congrua gabella. Chi si rifiutava terminava il suo viaggio tra le lame taglienti di un trabocchetto posto nei pressi della strada.
C'è poi chi narra di aver visto con i propri occhi l'ingresso di una galleria sotterranea, che partendo dal Palazzo, conduce alla "Torraccia", vecchio rudere di una torre (posta sopra il vicino paese di Casenove), anche questo abbandonato e in disfacimento.
A chi dunque appartenne questa bella e severa costruzione? Fu un ospedale o un covo di briganti? Molteplici sono le ipotesi a proposito. Per quanto riguarda l'anno di costruzione, questo è sicuramente anteriore al 1446, in quanto in un documento di quell'anno, risulta che l'edificio fu oggetto di una trattativa commerciale (ceduto dai proprietari, la famiglia Trinci, per saldare un debito nei confronti di un tal Giovanni Salvato, capitano di ventura). Successivamente divenne dimora degli uomini del "valoroso capitano", definiti dalle cronache del tempo come "sgherri e banditi" (da qui forse l'origine del dispregiativo "Palazzaccio").
In tempi più recenti l'edificio divenne dimora di alcune famiglie di contadini alle dipendenze di una azienda agricola del luogo.

Proprio di fronte al "museo" si trova anche un piccolo "zoo" (sempre opera di Nazareno Barbetti), popolato da animali no...
13/09/2016

Proprio di fronte al "museo" si trova anche un piccolo "zoo" (sempre opera di Nazareno Barbetti), popolato da animali non proprio autoctoni...

Creato nelle immediate vicinanze della piazza del paese dal leggianese Nazereno Barbetti, vi si possono trovare alcuni s...
13/09/2016

Creato nelle immediate vicinanze della piazza del paese dal leggianese Nazereno Barbetti, vi si possono trovare alcuni strumenti utilizzati, in un passato più o meno recente, per le attività lavorative contadine.

Nella via interna del paese, sul lato destro, dirigendosi verso la chiesa, si può osservare, dipinto in alto sul muro di...
13/09/2016

Nella via interna del paese, sul lato destro, dirigendosi verso la chiesa, si può osservare, dipinto in alto sul muro di una abitazione, un orologio azionato a forza idraulica.
L'acqua, proveniente dalla casa di fronte (nel cui giardino si trovava una sorgente), tramite una conduttura posta sotto la strada, raggiungeva, risalendo il muro con la sola spinta naturale, il meccanismo dell'orologio azionandolo (purtroppo di tale meccanismo è giunta a noi solo una corona dentata).
L'orologio stato restaurato, nell'ambito degli interventi di ricostruzione post sisma, nel 2002.
Un orologio dal funzionamento simile si trova a Roma, a villa Borghese, vicino la terrazza del Pincio.

Sopra l'orologio c'è scritto in caratteri ben chiari:


TU CHE L'OROLOGIO GUARDI ATTENTO E FORTE
NON VEDI CHE FAI IL CONTO CON LA MORTE

e sotto, con gli stessi caratteri:

UN FIL LA FORZA D'ACQUA A ME MI GIRA
PER DAR PIACER AL PASSEGGER CHE MIRA
MAGGIO
1741

Leggiana, ridente frazione del comune di Foligno, provincia di Perugia, sorge sull'appennino Umbro-Marchigiano, lungo la...
13/09/2016

Leggiana, ridente frazione del comune di Foligno, provincia di Perugia, sorge sull'appennino Umbro-Marchigiano, lungo la valle del Menotre, al Km 14 della S.S. 77 Val di Chienti.

Latitudine
42° 58' 57" Nord
Longitudine
12° 49' 45" Est
Altitudine
546 s.l.m.

Abitanti
1970: 105
1990: 65
2000: 52
2010: 70

13/09/2016
San MartinoSituata all'interno del paese, risale orientativamente ai primi anni del XVIII secolo. Infatti, da documenti ...
13/09/2016

San Martino

Situata all'interno del paese, risale orientativamente ai primi anni del XVIII secolo. Infatti, da documenti dell'epoca risulta che intorno al 1743 l'edificio venne ampliato aggiungendovi una nuova e più grande sala. I due ambienti, uniti tra loro a formare una L, con l'altare posto all'intersezione delle due sale, non differiscono molto per stile architettonico, ciò fa pensare che non siano distanti nel tempo in quanto a costruzione.
Sicuramente, precedentemente alla costruzione della chiesa attuale ve ne era un'altra risalente almeno al XIII secolo, come si può dedurre da scritti dell'epoca, tuttavia di questo edificio non si hanno tracce.
Come succedeva spesso nelle chiese antiche, uomini e donne ascoltano la messa in due sale separate, i primi nella parte vecchia (più piccola e spoglia), le seconde nella parte più recente che costituisce il corpo principale dell'edificio.
E' da ricordare inoltre, che, sotto il pavimento della parte vecchia, venivano sepolti i defunti (pratica abituale nei secoli passati).

In onore dei caduti di tutte le guerre, fu voluto e fatto realizzare dall'ormai sciolta Associazione Sportiva e Cultural...
13/09/2016

In onore dei caduti di tutte le guerre, fu voluto e fatto realizzare dall'ormai sciolta Associazione Sportiva e Culturale Leggiana (A.S.C.L.).
Creato dallo scultore folignate Ferdinando Fileni nel 1992, è posto all'interno del giardino pubblico attiguo alla piazza del paese.
Vi si può riscontrare la seguente simbologia (come spiegato dallo stesso autore):
La Pietra: scalpellata, per trarne un elemento di utilizzo, non ancora ultimata, sintetizza la cessazione di realizzo dell'opera.
L'uccello morto: simboleggia lo spirito della libertà stroncata, anelito della vita spento.
L'uccello vivo: si identifica con il (progetto, volontà, desiderio) ricordo che aspira a mantenere in vita.
Il fiore: una presenza, un segno di continuità.

Indirizzo

Leggiana Di Foligno (PG)
Foligno
06030

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