23/04/2020
Oggi 23 Aprile si festeggia San Giorgio. Il giorno di San Giorgio ricade vicino all’equinozio di Primavera, periodo in cui i due elementi fuoco e acqua si equivalgono, cosi come la luce e l’ombra. San Giorgio è chiamato Il Verde e nella tradizione popolare contadina a lui sono legati tanti rituali propiziatori nel mondo agricolo. Il fuoco del drago, la sua forza vitale Solare si fa domare dalla forza vitale Lunare dell’acqua per dare un nuovo impulso di rinascita alla Terra.
A questo punto vorrei parlare del rapporto che esiste tra San Giorgio e le tradizioni legate a questa festività, soffermandomi sull’uso delle piante.
In Italia ci sono molte regioni in cui si festeggia questa ricorrenza, in particolar modo in Sardegna, in Molise e a Venezia. Venezia infatti la città che nasce sull’acqua non può tener conto del mito dei draghi, che si pensava nascessero dall’acqua, dalle sorgenti dai laghi e dalle paludi; infatti San Giorgio è il suo protettore insieme a San marco.
Una delle regioni italiane, che si dedica molto a festeggiare questa giornata con rituali contadini è la Lombardia.
Nel “Liber Notitiae Sanctorum Mediolanii” si racconta che San Giorgio visse in Brianza La gente della zona era solita offrire da mangiare al mostro i giovani dei villaggi, che venivano estratti a sorte. Tra le vittime designate c’era anche la principessa Cleodolinda di Morchiuso, che fu legata ad una pianta di sambuco, pronta al sacrificio.
San Giorgio riuscì ad ammansire la bestia dandogli da mangiare dei petali di fiori di Sambuco. Il drago fu decapitato e la testa rotolò nel lago di Pusiano. La tradizione vuole che ancora oggi il giorno di San Giorgio, in Brianza si preparano i “Pan meitt de San Giorg”, il Pan de Mej il pane dolce di farina gialla e bianca, latte, b***o e fiori essiccati di sambuco. Questo dolce veniva fatto con farina di Miglio.
La ricetta:
Ingredienti:
250 gr di farina di miglio
125 gr di zucchero
100 gr di b***o
1 uovo
10 gr di lievito di birra
Latte q.b
Un cucchiaio di fiori di Sambuco essiccati
Procedimento
Impastare lievito e farina con poca acqua o con un po' di latte. Aggiungere lo zucchero, i fiori di sambuco, l'uovo e il b***o sciolto a bagnomaria. Formare un panetto e lasciarlo lievitare coperto da un telo per 2 ore. A lievitazione ultimata formare dei panini leggermente schiacciati. Infornare in forno preriscaldato a 180 gradi per 15/20 minuti: verificare la cottura con uno stecchino prima di sfornare.
Due piante, quindi usate in questo giorno: il miglio e il sambuco.
Il Miglio: Il miglio nell’antica Cina era il simbolo della fecondità terrestre e dell’Ordine naturale, era chiamato il Principe Miglio, dispensatore della pioggia. Veniva considerata una pianta che collegava il cielo con gli inferi, un Asse del Mondo. Si diceva che le libagioni a base di miglio penetrassero fin negli inferi per riportarne l’anima p’o (yin) che doveva riunirsi all’anima huen (yang); si ripeteva cosi simbolicamente la nascita dell’Antenato.
Ritorna la simbologia presente nell’equinozio di Primavera due elementi yin e yang che devono trovare un equilibrio per generare la Vita.
Il Sambuco: Panacea era ed è considerato il sambuco nella medicina tradizionale. In quella tirolese lo si è chiamato “farmacia degli dei”. Sette volte il contadino s’inchinava davanti all’albero perché sette sono i doni che si ricavano dai germogli, dai fiori, dalle foglie, dalle bacche, dal midollo, dalla corteccia e dalle radici del sambuco. Dai germogli si ottiene un decotto che calma le nevralgie; gli impacchi di foglie curano le malattie della pelle; con i fiori si fa un tè depurativo e dalle bacche si ottiene uno sciroppo contro le infiammazioni dei bronchi e dei polmoni. Quanto alla corteccia, è emetica o lassativa a seconda della quantità usata: fresca cura il glaucoma ponendola sugli occhi. La radice, pestata e bollita, è un ottimo decotto e impacco contro la gotta e le malattie del ricambio. Infine dal midollo si ricava una pappa usata, con farina e miele, per lenire il dolore delle lussazioni.
Florario, Alfredo Cattabiani
I popoli germanici lo chiamavano”albero di Holda” (Holunder), perché Holda, una fata benigna dai lunghi capelli d’oro, abitava nei sambuchi che crescevano vicino a fiumi e laghi […] Era talmente viva la sacralità di questa pianta che i contadini quando ci si trovavano davanti si levavano il cappello e, prima di tagliarne un ramo, pregavano inginocchiati la fata della pianta: “Frau Holda, dammi un poco del tuo legno e io, quando crescerà, ti darò qualcosa di mio”. Nel caso non si fosse rispettato questo rituale l’ira della divinità avrebbe perseguitato il malcapitato per tutta la vita.
Le erbe delle streghe nel Medioevo, Rossella Omicciolo Valentini
Il Sambuco si colloca nella casa di Venere, poiché stimola i reni senza influire sulla funzione cardiaca; è utile nei casi di ritenzione dei liquidi e nelle nefriti. Combatte i reumatismi e per la Signoria di Venere in Toro è efficace nei mal di gola e nelle bronchiti.
Queste due piante si legano a questo giorno, attraverso tradizioni e rituali popolari ma che hanno in sé una grande valenza simbolica ancestrale. Il Miglio con la sua simbologia legata all’equilibrio degli opposti, l’equinozio di Primavera che San Giorgio il Verde impersona catturando il Drago. Il Sambuco, che è la forza di Venere, colei che Crea il Mondo (I Reni dove nasce la vita); l’albero a cui la Principessa è legata prima di essere liberata da San Giorgio. La Principessa che possiede la forza di Venere, in quanto rappresentante dell’Archetipo femminile e generativo della Luna cattura il Drago e non lo uccide ma con un laccio d’amore lo domina e ne utilizza la Forza.
Le Piante possono rivelarci molte Cose.
Felice San Giorgio.
Sitografia: www.Timiaedizioni.it
www.ricerchenaturopatiche.it