Forlì&Dintorni una volta

Forlì&Dintorni una volta Pagina dedicata alla divulgazione storica attraverso fotografie inerenti principalmente la città di Forlì e i suoi dintorni .

Ultimi giorni al termine dei lavori di collegamento - Nuova stazione di Forlì.Anno: fine estate 1927 (Fotorestauro a col...
05/06/2026

Ultimi giorni al termine dei lavori di collegamento - Nuova stazione di Forlì.
Anno: fine estate 1927 (Fotorestauro a colori)

Estati Torride di inizio secolo.Nei primi anni del Novecento, Forlì e la Romagna attraversarono una serie di annate agra...
02/06/2026

Estati Torride di inizio secolo.

Nei primi anni del Novecento, Forlì e la Romagna attraversarono una serie di annate agrarie complesse, segnate dall'alternanza tra siccità estive e inverni rigidi, che ebbero un forte impatto economico e sociale sul territorio. Nello specifico, la cronaca dell'epoca evidenziò tali andamenti: Il 1901 è l'anno più critico di questo primissimo scorcio di secolo, dopo una primavera relativamente instabile, la Romagna fu colpita da una lunga e severa siccità estiva accompagnata da temperature molto elevate, l'impatto sui raccolti e la scarsità di piogge distrusse gran parte della produzione di mais (allora fondamentale per l'alimentazione contadina) e compromise il foraggio per il bestiame.
La miseria causata dal cattivo raccolto del 1901 accelerò il malcontento nelle campagne forlivesi e proprio nel Dicembre di quell'anno, per rispondere alla crisi e difendere i diritti dei braccianti, venne fondata la storica Camera del Lavoro di Forlì.
Non andò meglio nel 1903 quando si registrò una nuova ondata di secco precoce, la mancanza di precipitazioni in primavera penalizzò fortemente la mietitura del grano nella pianura forlivese, riducendo le riserve di cereali per l'inverno successivo.
Tuttavia se parliamo di grandi siccità di inizio secolo allora è doveroso fare un salto nel futuro (passato) precisamente negli anni 20; Il biennio 1921 - 1922 rappresenta la crisi idrica più acuta del primo Novecento per Forlì. La siccità cominciò ad inizi del 1921 e si protrasse fino alla primavera del 1922 e causò il prosciugamento di fiumi e canali artificiali, mettendo in ginocchio la produzione agricola della pianura forlivese.
Il periodo 1927 - 1928 è ricordato per un'altra forte ondata di caldo e scarsità di precipitazioni che colpì la regione, questo evento spinse le autorità dell'epoca a progettare e accelerare le prime grandi opere di captazione idrica e centrali idroelettriche nell'Appennino forlivese.
E andiamo a concludere con l'annata 1941 che, pur collocandosi verso la metà del secolo, fu un anno caratterizzato da un forte deficit idrico invernale e primaverile che si inserì nel difficile contesto bellico.
P.S. badate bene, con questo non significa che il primo mezzo secolo del Novecento abbia avuto solo 8 estati calde, infatti si parla di anni particolarmente critici dal punto di vista climatico.
Foto: Borgo Schiavonia con tanto di Fiume Montone in secca nel 1903.

Panoramiche dal Campanile di S.Mercuriale - anni 50ancora Via dei Filergiti era strada chiusa.magari replichiamo un arti...
01/06/2026

Panoramiche dal Campanile di S.Mercuriale - anni 50
ancora Via dei Filergiti era strada chiusa.
magari replichiamo un articolo anche su questo.

Lavori Postumi.Il Palazzo di Giustizia di Forlì nasce da una progettazione maturata durante gli anni Trenta del '900, qu...
29/05/2026

Lavori Postumi.

Il Palazzo di Giustizia di Forlì nasce da una progettazione maturata durante gli anni Trenta del '900, quando il Razionalismo Italiano tendeva spesso a fondere rigore geometrico e monumentalità celebrativa.
Se fosse stato completato entro la fine degli anni Trenta o nei primi anni Quaranta, probabilmente avrebbe mostrato caratteristiche simili a molti edifici pubblici dell'epoca:
rivestimenti più ricchi in travertino e marmo; bassorilievi allegorici dedicati alla Giustizia e allo Stato; iscrizioni monumentali sulle facciate; gruppi scultorei e simboli littori; atri più scenografici con mosaici, affreschi e decorazioni celebrative; una maggiore enfasi sugli assi prospettici urbani previsti dal piano di trasformazione del centro di Forlì.
Paradossalmente, il lungo blocco dovuto alla guerra e le difficoltà economiche del dopoguerra finirono per "spogliare" il progetto di quasi tutto l'apparato simbolico e decorativo previsto in origine. Quando l'edificio venne completato nel 1969, prevalsero criteri di funzionalità, economia e sobrietà, lasciando emergere soprattutto la struttura razionalista essenziale nella sua base.
Per questo motivo il tribunale forlivese appare oggi come una sorta di "fossile architettonico": concepito nel clima del Ventennio, ma completato in un'epoca ormai completamente diversa, che ne eliminò gran parte della componente celebrativa originaria. Il risultato è un edificio molto più austero e puro ma molto semplificato, rispetto a come probabilmente sarebbe apparso nel progetto pienamente realizzato degli anni Trenta dall'Architetto romano Francesco Leoni.
Foto: Anni '50 la prima dove si nota bene lo stato di abbandono del cantiere.
Al primo commento una foto quando ancora si stava preparando l'area dell'edificio nel 1936.

Il fulcro della vita cittadina nell'Ottocento - Corso Mazzini/Piazza Vittorie Emanuele Palazzo PantoliDurante tutto il X...
27/05/2026

Il fulcro della vita cittadina nell'Ottocento - Corso Mazzini/Piazza Vittorie Emanuele Palazzo Pantoli

Durante tutto il XIX secolo, Palazzo Pantoli non fu solo una residenza privata d'élite, ma una struttura polifunzionale integrata nella vita economica e sociale di Forlì. Edificato verso la fine del XVIII secolo, l'edificio presentava uno stile marcatamente tardo-settecentesco e neoclassico, con elementi sobri, tipici delle dimore signorili nate in Romagna tra la fine del Settecento e i primi dell'Ottocento.
Il piano terra, affacciato direttamente sulla piazza, ospitava una f***a serie di storiche botteghe artigianali e caffetterie con ampie tende per riparare i clienti dal sole.
Per quanto riguarda gli ambienti interni, l'elemento di massimo pregio storico-artistico del palazzo era custodito al piano nobile, le sale erano decorate da cicli di affreschi neoclassici eseguiti da uno dei più importanti pittori e decoratori d'interni del Neoclassicismo italiano, un artista che aveva lasciato una firma indelebile in molti palazzi della Romagna (tra cui il vicino Palazzo Comunale di Forlì) Felice Giani.
Nei soffitti e nelle pareti di Palazzo Pantoli, Giani aveva impresso i suoi tipici motivi geometrici e scene mitologiche greche e romane a tempera, caratterizzate da un'incredibile velocità del tratto e colori vibranti.
L'abbattimento di Palazzo Pantoli nei primi anni '30 non servì solo a fare spazio al nuovo mattone, ma cambiò la pianta stessa di Forlì. Il noto Architetto Cesare Bazzani scelse volutamente di edificare il nuovo Palazzo delle Poste arretrato di parecchi metri rispetto al filo originario della facciata di Palazzo Pantoli; questo arretramento servì ad allargare l'invaso di Piazza Saffi e, soprattutto, a regalare una nuova e totale visibilità prospettica alla celebre e adiacente Abbazia di San Mercuriale e al Palazzo Paulucci-De Calboli.
Foto: anni '20 e '30

Regie Poste e Telegrafi in due immagini degli anni '20 L'ufficio delle Regie Poste di via Stallacce a Forlì fu aperto al...
25/05/2026

Regie Poste e Telegrafi in due immagini degli anni '20

L'ufficio delle Regie Poste di via Stallacce a Forlì fu aperto al pubblico il 15 settembre 1909, dopo tre anni di lavori di costruzione. L'edificio sorse a ridosso del complesso monumentale della Basilica di San Mercuriale ed è stato per oltre vent'anni il fulcro delle comunicazioni per i cittadini forlivesi.
L'attività in questa sede fu poi interrotta nel 1932, quando venne inaugurato il nuovo e monumentale Palazzo delle Poste e Telegrafi in Piazza Saffi progettato dall'architetto Cesare Bazzani.
Il nome originario dell'arteria, via Stallacce, richiamava in modo molto esplicito le vecchie scuderie e gli stalli per cavalli che un tempo occupavano la zona. Successivamente la via è stata rinominata via Allegretti e, in epoca moderna, ha preso la denominazione ufficiale di via Jacopo Allegretti, dedicata al celebre medico, astrologo e poeta forlivese del XIV secolo.

Barriera Mazzini "Il varco cancellato: l’elegante porta di Forlì che non c’è più" Oggi chi imbocca via Ravegnana per ent...
22/05/2026

Barriera Mazzini

"Il varco cancellato: l’elegante porta di Forlì che non c’è più"

Oggi chi imbocca via Ravegnana per entrare nel cuore di Forlì si trova davanti a uno snodo stradale moderno, aperto e trafficato. Eppure, fino a ottant'anni fa, varcare quel limite significava attraversare una delle architetture più eleganti e vive della città: la Barriera Mazzini. Cancellata in pochi istanti sotto le bombe della Seconda Guerra Mondiale, questa porta daziaria ha segnato per quasi un secolo la vita economica e sociale dei Forlivesi.
La storia di questo angolo di Forlì affonda le radici nel Medioevo. Per secoli, l'accesso da Ravenna fu presidiato dalla massiccia Porta San Pietro, un sistema difensivo fortificato ricavato dal mastio della vecchia cinta muraria risalente al Quattrocento.
Nella seconda metà dell'Ottocento, però, l'Italia Unita respirava aria di cambiamento e le vecchie mura, simbolo di difesa e scontro, non servivano più.
Nel 1862 la storica porta venne abbattuta per fare spazio a un concetto tutto nuovo di urbanistica: non più fortificazioni per respingere i nemici, ma varchi eleganti per accogliere i cittadini e gestire il commercio.
Nel 1864 nacque così la Barriera Mazzini, un elegante architettura che si presentava con una struttura imponente e simmetrica, formata da due palazzine speculari in stile neoclassico (molto simile alla più fortunata barriera Cavour della vicina Cesena, guarda caso anche questa edificata nel 1864) che stringevano la carreggiata.
La loro funzione principale era quella di barriera daziaria: qui si controllavano le merci in entrata e si riscuotevano le tasse comunali.
In breve tempo, l'area si trasformò nel fulcro della mobilità Forlivese. La Barriera non era solo un posto di blocco, ma un luogo di transito e di attesa. Diventò la stazione di fermata della celebre tranvia a vapore che collegava Ravenna a Forlì Centrale e Meldola, e dal 1901 ospitò uno strategico ufficio postale. Fuori dal varco, il "Sobborgo Mazzini" crebbe come un quartiere dinamico, popolato da artigiani, carrettieri e commercianti che animavano l'asse di via Ravegnana.
Il destino della Barriera Mazzini si compì drammaticamente durante il secondo conflitto mondiale per la precisione Il 19 maggio 1944, Forlì subì uno dei più devastanti bombardamenti aerei della sua storia.
Le bombe "alleate", dirette a colpire le infrastrutture strategiche, centrarono in pieno la zona di Corso Mazzini e i due caselli daziari furono ridotti in parte a macerie, i danni strutturali erano gravi ma non impossibili da risistemare, tuttavia ciò che restava della Barriera fu definitivamente demolito nel corso dello stesso anno, lasciando un vuoto architettonico che non sarebbe mai più stato colmato con così tanto fascino.

L'evento del Gelato I Forlivesi conobbero il gelato grazie a Battista De Fanti, detto "Gio Batta" originario del Veneto,...
20/05/2026

L'evento del Gelato

I Forlivesi conobbero il gelato grazie a Battista De Fanti, detto "Gio Batta" originario del Veneto, che nel 1903 propose le sue specialità (limone, cioccolato, crema e vaniglia).
Durante i primi anni, apriva la produzione e vendita il 19 Marzo (S.Giuseppe), per chiuderla ad Ottobre, quando se ne tornava al suo paese d'origine per poi tornare di nuovo in città la primavera successiva.
I Forlivesi prima della sua venuta conoscevano solo le granite, dolci freddi al cucchiaio di origini ben più remote nel tempo.
Tuttavia essi dovettero apprezzare molto il suo gelato, tanto da spingerlo, dopo qualche anno, a trasferirsi definitivamente a Forlì con la moglie e i fratelli.
Tutte le mattine aiutato dalla famiglia preparava il suo dolce prodotto con sorbetteria manuale, usando le uova che quotidianamente i contadini gli portavano dalla campagna.
Per le vendite, i tre fratelli usavano ciascuno un carretto spinto a mano con il quale percorrevano a piedi tutta la città, raggiungendo anche le vicine località (Castrocaro, Dovadola, Predappio, Forlimpopoli, Roncadello, Ospedaletto) vendendo sulla strada le loro piccole "mattonelle" di gelato.
Era antica tradizione sicché ancora non esistevano i congelatori, conservare il ghiaccio invernale nelle grotte e nelle cantine più fredde dette ghiacciaie, e spesso in alcuni punti dei fosssati attorno alle antiche mura della città, che avendo ormai perduto la funzione di difesa, rispondevano a diverse esigenze dei Forlivesi: d'inverno si trasformavano in piste di pattinaggio, e durante la buona stagione, in luogo di incontro dove i giovani si esibivano in ardite gare di corsa a piedi o in bicicletta.
Terminata l'era pionieristica dei Fratelli De Fanti, qualche decennio più tardi, esordirono altri artigiani come nel caso di Bruno Perotto, figure destinate a rimanere impresse nella storia del gelato che contribuirono a deliziare la merenda di tanti Forlivesi.
Foto: Anni 1900-920 e Anni 50 l'ultima.

Casa Del Balilla Originariamente nato come Casa del Balilla "Arnaldo Mussolini" (Dovia di Predappio, 11 gennaio 1885 – M...
18/05/2026

Casa Del Balilla

Originariamente nato come Casa del Balilla "Arnaldo Mussolini" (Dovia di Predappio, 11 gennaio 1885 – Milano, 21 dicembre 1931) è uno tra gli edifici più significativi dell'architettura razionalista Italiana.
Il complesso fu progettato dall'architetto romano Cesare Valle, i lavori di costruzione iniziarono nel 1933 e si conclusero nel 1935 quando venne inaugurato sotto la direzione dell'Opera Nazionale Balilla.
Cesare Valle concepì il blocco dividendo nettamente le funzioni educative e fisiche in due macro-aree con ingressi indipendenti:
ospitava una grande palestra, una piscina coperta, spogliatoi e un campo sportivo esterno attrezzato, componeva un cinema-teatro da 700 posti e una grande sala convegni con sala di lettura.
L'elemento visivo dominante è la torre Littoria alta circa 30 metri situata nel punto di snodo del complesso, un simbolo di verticalità e potenza/ambizione tipico del periodo.
Con lo scioglimento dell'Opera Nazionale Balilla e la nascita della Gioventù Italiana del Littorio nel 1937, l'edificio prese il nome definitivo di Casa della GIL.
Foto: anni 30, le ultime due mostrano la sezione femminile e un giovane Balilla che riceve una spilla come premio durante la cerimonia premiazione della festa della ginnastica Forlì e sempre giovani Balilla con giovane maestra nel cortile esterno posti in fila durante l'arrivo di personalità politiche dell'epoca 1935.

Anni 1899-1900 Costruzione dello Zuccherificio Eridania.Lo zuccherificio Eridania di Forlì fu inaugurato il 20 agosto 19...
16/05/2026

Anni 1899-1900 Costruzione dello Zuccherificio Eridania.

Lo zuccherificio Eridania di Forlì fu inaugurato il 20 agosto 1900 per iniziativa del finanziere genovese Giovanni Battista Figari, diventando rapidamente uno dei fulcri della produzione saccarifera in Italia. La sua apertura modificò radicalmente l'economia agraria della Romagna, spingendo le campagne locali a sostituire la tradizionale coltivazione della canapa con quella della barbabietola da zucchero.
Per oltre mezzo secolo ha garantito lavoro stagionale e fisso a centinaia di operai forlivesi durante le campagne saccarifere estivo-autunnali.
La crisi del settore e le ristrutturazioni societarie della Eridania portarono alla cessazione delle attività. L'ultima campagna produttiva si concluse definitivamente alla fine di ottobre del 1972, siglando la chiusura dello stabilimento dopo 72 anni di esercizio.

Indirizzo

Forlì
47122

Sito Web

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