08/07/2026
La Nostra Città: "La Festa Artusiana ha bisogno di una nuova visione"
La Festa Artusiana rischia sempre più di perdere quella specificità che per trent'anni l'ha
resa un appuntamento unico nel panorama delle manifestazioni dedicate all'enogastronomia. L'edizione del trentennale, che avrebbe dovuto rappresentare un momento di rilancio, ha invece lasciato più di una delusione e soltanto il fine settimana conclusivo ha consentito di recuperare, almeno in parte, il bilancio delle presenze.
Le criticità emerse non arrivano all'improvviso. Erano già evidenti nelle ultime edizioni e meritano una riflessione seria, senza autocelebrazioni. Celebrare Pellegrino Artusi significa valorizzare il padre della cucina italiana in un'epoca dominata dalla velocità, dal consumo "usa e getta" e da eventi sempre più simili tra loro. Proprio per questo la Festa Artusiana non può limitarsi a nove giorni di appuntamenti, ma dovrebbe rappresentare il
punto di arrivo di un progetto costruito durante tutto l'anno, con il coinvolgimento di Casa
Artusi, delle associazioni, degli operatori economici e dei cittadini. Invece, ancora una volta, si è arrivati all'inaugurazione con il fiato corto, tra difficoltà organizzative e una promozione avviata troppo tardi.
Anche il tema dei costi richiede un ripensamento. Partecipare alla Festa è diventato sempre più oneroso per gli operatori e, di conseguenza, sempre meno accessibile per molte famiglie. Tra costi di gestione dei rifiuti, utenze, personale, occupazione del suolo e altri oneri organizzativi, basta qualche serata sottotono per compromettere il bilancio degli espositori. È un modello che va rivisto, alleggerendo gli adempimenti burocratici e
accompagnando gli operatori con un'organizzazione stabile, capace di lavorare durante tutto l'anno e non soltanto nelle settimane che precedono l'evento. Anche il programma degli intrattenimenti ha mostrato diversi limiti. In alcuni casi sono stati gli stessi gestori a organizzare autonomamente concerti e musica dal vivo, spesso con risultati poco coerenti con lo spirito della manifestazione e senza un coordinamento
complessivo. Parallelamente, gli appuntamenti culturali dedicati alla gastronomia, pur di
qualità, continuano a coinvolgere prevalentemente gli addetti ai lavori e faticano a diventare un elemento realmente attrattivo per il grande pubblico. Emblematica, in questo senso, è stata la "Via del Gusto" di via Costa, presentata come
uno dei progetti qualificanti della Festa e apparsa invece, in molte serate, priva della vitalità che ci si sarebbe aspettati. Un'immagine che rappresenta bene la necessità di restituire alla manifestazione una progettualità più coraggiosa e una visione più chiara. Il trentennale ha inoltre dimostrato come la Festa non possa diventare una parentesi capace di far dimenticare i problemi della città. La composta protesta dei residenti di via Savadori e via Paganello, che hanno richiamato l'attenzione sulle mancate risposte riguardo alla viabilità di San Leonardo, è stata un segnale che merita rispetto e ascolto. Per questo sorprende che l'Amministrazione continui a descrivere l'edizione appena conclusa come un successo. Al contrario, il trentennale avrebbe dovuto rappresentare un
nuovo punto di partenza e ha invece evidenziato la necessità di ripensare profondamente il futuro della Festa Artusiana.
Le idee da cui partire non mancano. Innanzitutto serve una direzione generale autorevole,
affidata a una figura di riconosciuta competenza, capace di costruire una programmazione
pluriennale e di definire, per ogni edizione, un tema ispirato all'opera di Pellegrino Artusi: la frutta, i formaggi, il pane, la pasta, le conserve, i dolci o altri aspetti della cultura gastronomica italiana. Un filo conduttore che orienti incontri, laboratori, spettacoli, ospiti, menù e iniziative culturali, coinvolgendo ogni anno produttori, chef, studiosi e realtà specializzate. Accanto a questo è indispensabile rafforzare il ruolo di Casa Artusi, che oggi appare troppo spesso limitato rispetto alle sue potenzialità. La Festa dovrebbe nascere
proprio dal lavoro svolto durante tutto l'anno dalla principale istituzione culturale dedicata
ad Artusi, trasformandola nel vero motore del progetto. Occorre inoltre istituire un ufficio permanente dedicato alla Festa Artusiana, capace di seguire con continuità gli aspetti organizzativi, promozionali e amministrativi, alleggerendo
il carico burocratico che oggi grava sugli operatori e consentendo una pianificazione molto
più efficace. Anche l'offerta gastronomica potrebbe rafforzare la propria identità prevedendo uno spazio interamente dedicato alla cucina artusiana, magari gestito con il coinvolgimento dell'Istituto Alberghiero "Pellegrino Artusi", dove proporre le ricette originali tratte da La scienza in
cucina e l'arte di mangiar bene, preparate nel pieno rispetto delle indicazioni dell'autore. Sul fronte dell'intrattenimento è necessario costruire un calendario coordinato con largo anticipo, affidandone la regia a una figura esperta del settore, capace di armonizzare gli eventi ufficiali con le iniziative dei singoli operatori e di proporre un'offerta equilibrata per bambini, famiglie, giovani e adulti. Infine, la Festa deve ritrovare il suo carattere popolare e cittadino. Occorre restituire
centralità ai forlimpopolesi, sostenendo il tessuto associativo e favorendo la nascita di iniziative diffuse che rendano protagonista l'intera comunità. I ristoratori rappresentano una risorsa fondamentale della manifestazione, ma devono essere parte di un progetto più ampio, nel quale cultura, convivialità e partecipazione tornino ad essere gli elementi distintivi della Festa Artusiana.
Come gruppo consiliare La Nostra Città riteniamo che sia arrivato il momento di aprire, già
dal prossimo autunno, un tavolo di confronto con Casa Artusi, associazioni, operatori economici, professionisti e cittadini per costruire insieme il futuro della manifestazione.
La Festa Artusiana è il patrimonio culturale più importante di Forlimpopoli. Proprio per questo merita meno autocelebrazione e più capacità di mettersi in discussione, meno improvvisazione e più progettazione. Il trentennale era un'occasione speciale che non è stata valorizzata come meritava. Adesso è il momento di costruire una nuova visione, all'altezza della storia di Pellegrino Artusi e delle aspettative della città.
Lista Civica
LA NOSTRA CITTA