05/09/2026
Quando una attività storica chiude, c'è sempre un pizzico di amarezza ma contemporaneamente mi associo anche io agli auguri di una buona e serena Pensione a Domenico e Christine . Spero che qualche giovane possa rilevare questa attività storica di Isola di Fano. La "Sigere" quanti bei ricordi e quante merende... Una istituzione! Grazie di cuore ❤️
ISOLA DI FANO: ADDIO ALLA BOTTEGA DELLA SIGERE
Il 30 settembre chiude l'ultimo negozio a conduzione familiare che era rimasto in paese
Isola di Fano - La bottega della Sigere. Il prossimo 30 settembre l’unico alimentari a conduzione familiare che era rimasto a Isola di Fano tira giù la serranda. Per i titolari, Christine Foureaux, francese di Nancy, arrivata da turista e rimasta per amore, e suo marito Domenico Orci, non è solo una questione di pensione (per Domenico già raggiunta da un pezzo), ma soprattutto di raggiunto limite di resistenza.
«Fosse per me, io andrei anche avanti - spiega Domenico - ma mia moglie non ce la fa più e la mia salute non è più quella di una volta: questo è un lavoro pressoché a tempo pieno, a un certo punto uno deve anche fare basta e quindi il 30 di settembre chiudiamo».
Prospettive di riapertura con altra conduzione?
«Al momento non c’è niente di definito, solo voci. Si vedrà».
Qual è la storia di questa bottega?
«Tutto inizia negli anni Cinquanta - racconta Domenico - con un primo negozio praticamente all’ingresso del paese. Poi negli anni Sessanta i miei hanno tirato su questa casa dove ci troviamo ora, portandosi dietro il negozio. Sono 76 anni di storia e di questi una cinquantina riguardano me e mia moglie, che siamo subentrati a mia mamma adottiva, la Sigere, che rimase dietro al bancone fino al 1980».
Sigere, che nome è?
«Non s’è mai saputo da dove venisse, ma per tutti qui a Isola il nostro negozio era “la bottega della Sigere” e per i clienti più attempati il nome è ancora quello».
Settantasei anni: ne è passata di acqua…
«Eh sì, siamo passati dalla povertà al boom. Da dietro questo bancone abbiamo visto darsi il cambio almeno tre o quattro generazioni. Quando abbiamo iniziato noi, c’era ancora un mobile con infiniti cassetti che contenevano la pasta secca: la Sigere, come tutti allora, la vendeva a peso tirandola fuori con la “sessola”. E abbiamo anche fatto in tempo a vedere i libretti in cui si “segnava” la spesa di quelli che non potevano pagare subito, abbiamo ancora i registri. La Sigere non faceva solo credito, faceva del bene. Altri tempi».
Poi?
«Poi, come dappertutto, c’è stato lo spopolamento. I vecchi uno a uno se ne sono andati e non sono stati rimpiazzati. Col tempo il paese praticamente è diventato un dormitorio, la vita della gente ormai si svolge altrove. Di tre alimentari che c’erano a Isola ci siamo rimasti solo noi. Troppa concorrenza dai supermercati. Quando per andare avanti devi toccare la pensione, è ora di dire basta…».
Una storia dolce-amara?
«Tutto sommato più dolce che amara. Sono stati anni belli, duri, intensi: questo negozio ci ha permesso di tirar grandi tre figli, quindi non rimpiangiamo niente».
Adriano Biagioli