26/08/2026
Cambiare il "modo" in cui lavora il Comune è il primo passo per cambiare davvero la città.
Una macchina comunale più organizzata, capace di far dialogare competenze e uffici e di ridurre tempi morti e inefficienze può fare la differenza.
Condividiamo questa scelta e soprattutto un principio: le proposte e le decisioni devono tradursi in risultati concreti, misurabili e verificabili dai cittadini, con la capacità di correggere ciò che non funziona.
Perché il vero metro del cambiamento è uno solo: la qualità dei servizi e la cura e difesa dei beni comuni.
IL PRIMO PASSO PER CAMBIARE LA MACCHINA COMUNALE
Quando in campagna elettorale parlavo di innovazione, rimodellamento ed efficienza della struttura comunale, non pensavo soltanto a cambiare qualche casella dell’organigramma: pensavo soprattutto a cambiare il modo in cui il Comune lavora.
Da qui nasce il Modello Organizzativo per la Gestione Integrata dei Procedimenti Complessi, con l’istituzione di un Gruppo Istruttorio Intersettoriale Permanente.
Il nome è tecnico, ma l’obiettivo è molto semplice: fare in modo che, quando una pratica importante coinvolge più uffici, il Comune non proceda più per compartimenti separati.
Oggi una pratica complessa può interessare contemporaneamente Urbanistica, SUAP, Lavori Pubblici, Ambiente, Patrimonio, Polizia Locale e altri settori.
Il problema, molto spesso, non è il tempo necessario per fare i controlli. I controlli servono e devono restare rigorosi.
Il problema sono i tempi morti: il passaggio da un ufficio all’altro, il parere che arriva dopo, la documentazione che viene richiesta in un secondo momento, la criticità che emerge quando un altro settore ha già concluso il proprio lavoro. Sono giorni, e qualche volta settimane, che non producono maggiore tutela dell’interesse pubblico. Producono soltanto rallentamenti.
Noi vogliamo intervenire proprio qui.
Con il nuovo modello, gli uffici interessati da una pratica complessa vengono coinvolti insieme fin dall’inizio.
Ognuno continuerà naturalmente a svolgere le proprie verifiche e ad assumersi le proprie responsabilità, ma lavorando contemporaneamente sulla stessa pratica e all’interno di un percorso coordinato.
Ci saranno un coordinamento individuato, un fascicolo digitale unico, uno scadenziario comune, referenti per ciascun settore e tempi interni precisi.
Entro un giorno lavorativo la pratica dovrà essere organizzata e assegnata agli uffici interessati.
Entro tre giorni dovranno emergere eventuali carenze della documentazione.
I contributi istruttori dovranno arrivare entro tempi prestabiliti.
Se ci sono valutazioni differenti tra uffici, il problema dovrà essere affrontato subito, non quando il procedimento è ormai arrivato alla fine, ed il Comune dovrà arrivare alla scadenza con una posizione unica, completa e motivata.
Voglio essere molto chiaro su un punto: non stiamo creando un altro ostacolo burocratico.
Non nasce un nuovo ufficio, non aggiungiamo una nuova autorizzazione, non introduciamo un altro parere e non aumentiamo i costi di gestione del Comune: utilizziamo meglio le professionalità e le competenze che già esistono all’interno dell’Ente, mettendole nelle condizioni di lavorare insieme invece di procedere separatamente.
Per questo considero questa scelta importante. Perché innovare non significa necessariamente spendere di più bensì organizzarsi meglio.
Questo nuovo metodo riguarderà i procedimenti più complessi e strategici per Frattamaggiore: trasformazioni urbanistiche rilevanti, rigenerazione urbana, infrastrutture, opere finanziate con fondi europei, statali o regionali, interventi con particolare impatto sulla mobilità e, naturalmente, anche i procedimenti ZES. Su questi ultimi, in questi primi mesi, abbiamo ascoltato critiche e preoccupazioni. Qualcuno ci accusa di essere inermi, come se il Comune potesse decidere liberamente di bloccare o autorizzare un intervento.
Non è così: le leggi stabiliscono competenze precise e il Comune non può attribuirsi poteri che non possiede, ma questo non vuole dire stare a guardare ma fare fino in fondo, e nei tempi giusti, tutto ciò che compete al Comune.
Tutto ciò assume un significato ancora più importante in una città come Frattamaggiore, che negli ultimi anni ha conosciuto trasformazioni edilizie molto rilevanti.
Non possiamo cambiare con una delibera le norme nazionali o regionali, possiamo però fare in modo che ogni grande intervento venga esaminato subito sotto tutti i profili di competenza comunale: urbanistico, edilizio, ambientale, infrastrutturale, patrimoniale, della mobilità e della sicurezza. Possiamo far emergere tempestivamente eventuali criticità, motivarle tecnicamente, rappresentarle nelle sedi competenti quando siamo ancora nei tempi per farlo e possiamo evitare che un problema venga scoperto quando ormai è troppo tardi per affrontarlo efficacemente.
Sarebbe però un errore leggere questa riforma soltanto attraverso la ZES, in quanto il suo obiettivo è molto più ampio: cambiare il modo in cui il Comune affronta tutte le decisioni complesse e strategiche per la città.
Questo è il primo dei processi di innovazione organizzativa che intendiamo portare avanti. Altri dovranno seguirne perché rendere più efficiente la macchina amministrativa sta anche nel rivedere procedure, utilizzare meglio le tecnologie, chiarire responsabilità, far dialogare maggiormente gli uffici e usare meglio le risorse che già abbiamo.
Non considero questa delibera un risultato ma uno strumento.
Il risultato saranno pratiche gestite meglio, tempi morti ridotti, criticità individuate prima e risposte più rapide e più chiare, per questo il nuovo modello prevede anche il monitoraggio dei tempi e delle cause degli eventuali ritardi.
Tra qualche mese saremo nelle condizioni di verificare se questo metodo avrà funzionato davvero.
È così che voglio misurare il cambiamento: non dagli annunci, ma dai risultati.
Per governare meglio Frattamaggiore dobbiamo prima mettere il Comune nelle condizioni di funzionare meglio.
Abbiamo cominciato da qui.