10/07/2026
LETTERA APERTA AL GOVERNO ITALIANO E ALLA REGIONE SARDEGNA: SULLA PELLE DEI CITTADINI E DEI GIOVANI ITALIANI, ADESSO BASTA
La firma del protocollo Italia-India per l’importazione di 10.000 infermieri stranieri rappresenta il fallimento politico, economico e sociale di una classe dirigente incapace di guardare al futuro della propria terra. Questo provvedimento non è una soluzione: è una capitolazione che svilisce la professioni sanitarie, calpesta il diritto allo studio dei nostri giovani e mette a rischio la qualità dell’assistenza pubblica.
Ci rivolgiamo direttamente al Governo Nazionale guidato da Giorgia Meloni e alla Giunta Regionale della Sardegna presieduta da Alessandra Todde: vergognatevi. È tempo di rispondere ai cittadini contribuenti che mantengono questo Stato e che oggi si vedono defraudati dei loro diritti fondamentali.
Il paradosso inaccettabile: respinti a casa nostra, sostituiti dall'estero
La situazione della Sardegna è l'emblema di un cortocircuito intollerabile. Mentre la sanità sarda soffre una carenza cronica di oltre 3.000 infermieri, le università di Cagliari e Sassari sbattono la porta in faccia a centinaia di ragazzi sardi attraverso il meccanismo del numero chiuso.
Infermieristica: 800 giovani pronti a studiare, ma solo 330 posti disponibili.
Tecnici di Radiologia (TSRM): 300 candidati per appena 58 posti.
Tecnici di Laboratorio (TSLB): 102 aspiranti per soli 53 posti.
Come si può spiegare ai cittadini che un governo che si definisce sovranista e nazionale, insieme a una giunta regionale di segno opposto, convergano sulla stessa identica, scellerata strategia? Si respingono i giovani italiani che vogliono formarsi, lavorare e vivere in Italia, costringendoli all'emigrazione forzata all'estero, per poi importare "soluzioni d'oltremare". Questo non è un caso, è una precisa scelta politica volta a non investire sul nostro capitale umano.
Salari al ribasso e nuova sottomissione: la logica del massimo profitto
Siamo di fronte a un sistema profondamente distorto, guidato da logiche globaliste che mirano unicamente al risparmio sulla spesa pubblica e al profitto. Invece di adeguare gli stipendi degli infermieri italiani agli standard europei — riconoscendone i sacrifici, i turni massacranti e le pesantissime responsabilità legali — la politica sceglie la via della pezza d'importazione.
L'obiettivo reale, purtroppo evidente, è quello di manovrare il mercato del lavoro per mantenere le retribuzioni al ribasso, costringendo i professionisti in una condizione di perenne ricattabilità e subizione. Si preferisce attingere a bacini esteri, dove le aspettative economiche iniziali sono inevitabilmente inferiori a causa dei diversi contesti di provenienza, piuttosto che garantire salari dignitosi e attrattivi ai lavoratori italiani. Questa non è gestione della sanità, è lo smantellamento programmato del welfare state a danno di chi paga le tasse.
Il rischio sulla qualità del servizio: la lezione (ignorata) del modello inglese
La sanità non è una fabbrica dove basta sostituire un pezzo di ricambio. Il settore medico e infermieristico si basa sulla comunicazione, sull'allineamento a protocolli clinici rigidissimi e sulla profonda comprensione del contesto socio-culturale del paziente.
I dubbi sulla sostenibilità di questa operazione sono enormi e fondati sui fatti. L'esperienza del sistema sanitario britannico (NHS), che negli anni scorsi ha aperto a reclutamenti di massa tramite "voli charter" di personale proveniente dal subcontinente indiano, ha dimostrato un deterioramento qualitativo dei servizi quasi irrimediabile. Le enormi barriere linguistiche, le discrepanze strutturali nei percorsi formativi di partenza e i tempi insufficienti per l'assimilazione dei protocolli igienico-sanitari occidentali hanno creato disallineamenti procedurali gravissimi nei reparti d'oltremanica.
Il cittadino italiano che finanzia il Servizio Sanitario Nazionale ha il diritto sacrosanto di ricevere prestazioni di altissimo livello, erogate da personale che padroneggi perfettamente la lingua, la cultura e le procedure mediche locali. Ignorare questi rischi significa fare cassa sulla pelle e sulla salute dei malati.
Le nostre richieste: fermate i charter, pagate gli italiani
Questa non è una questione di schieramenti politici, di destre, di sinistre o di derive ideologiche. È una questione di pura ragionevolezza, di giustizia sociale e di dignità nazionale.
Chiediamo con forza e immediatezza:
L'abolizione immediata del numero chiuso per le professioni sanitarie nelle università sarde e italiane, adeguando i posti alle reali necessità degli ospedali.
Lo sblocco di investimenti strutturali sul fondo sanitario per aumentare gli stipendi base del personale medico e infermieristico, bloccando la fuga di cervelli verso l'estero.
Il blocco dei protocolli di importazione di manodopera sanitaria a basso costo, che servono solo a rimandare un collasso strutturale imminente.
I soldi dei contribuenti devono rimanere nelle casse dello Stato per essere reinvestiti in servizi di qualità per i cittadini e nel futuro dei nostri giovani. È tempo che la politica la smetta di farsi scudo con l'emergenza e cominci a governare con serietà. Mandiamo a casa i progetti di sfruttamento e restituiamo la sanità a chi la sostiene ogni giorno con il proprio lavoro e le proprie tasse.
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