01/09/2026
Terza Repubblica?
Qualche sera fa, al termine di una simpatica rimpatriata conviviale, la nostra amica Guja è scesa in cantina e ha recuperato manifesti e locandine di oltre trent’anni fa, quando eravamo ancora attivi militanti di un PCI che stava cambiando pelle e stavamo più o meno consapevolmente transitando dalla Prima alla Seconda Repubblica. Lo scenario internazionale era in evoluzione. Il muro di Berlino
era crollato col suo divisivo significato simbolico; l’Unione Sovietica, sconfitta nella guerra fredda, si era dissolta ed era stata annunciata trionfalmente la “fine della storia” che tentava di certificare il passaggio da un equilibrio internazionale bipolare all’egemonia di un unico modello di società, l’occidente capitalistico a egemonia americana.
L’Italia non era da meno. Con la scomparsa dell’Unione Sovietica era iniziato anche il lungo travaglio che aveva portato il PCI a interrogarsi, anche aspramente, sulle sue prospettive attraverso un estenuante congresso in cui, anche “a livello di base”, si confrontarono tre articolate mozioni; ed era sorto un partito inedito, il PDS, Partito democratico della Sinistra, che poi, nel giro di poco più di un decennio avrebbe mutato più volte nome e natura. Da PCI era diventato PDS, perdendo per strada “comunista”; da PDS era diventato DS, Democratici di Sinistra, perdendo per strada “partito”; da DS era diventato PD, l’attuale Partito Democratico, perdendo per strada “di sinistra”.
“Mani pulite” d’altro canto aveva completato il quadro, spazzando via la Prima repubblica e i suoi partiti nati dalla Resistenza e aprendo la strada ad altri, nuovi, danarosi e populisti, personalistici e gestiti come aziende private, che sdoganarono definitivamente il fascismo, con Berlusconi che portò al governo il MSI e la Lega.
Un’ubriacatura generale che cambiò le stesse regole del gioco, non tanto riscrivendo la Costituzione, che anzi venne come imbalsamata e nei fatti quotidianamente disattesa, ma abbandonando più semplicemente la legge elettorale proporzionale propria della Prima repubblica, l’unica che assicurava una corretta rappresentanza parlamentare delle varie opinioni politiche dell’elettorato. Così da allora la Seconda repubblica si è fondata, e tutt’ora si fonda, su leggi elettorali che un tempo si sarebbero definite “truffa”, fondate sostanzialmente su sistemi maggioritari e premi di maggioranza sempre più elevati ed escludenti. Anche di qui trae origine l’attuale disaffezione politica ed elettorale.
Di questo passaggio parlavano i manifesti e le locandine riesumate quella sera, che si pronunciavano anche su una delle tante crisi di allora in Medio Oriente, sul popolo palestinese di Arafat, sulla guerra del Golfo e sulla guerra in generale come mezzo per risolvere le controversie internazionali.
Di qui la conseguente considerazione e la domanda d’obbligo che ci siamo posti: quante analogie, ma cosa è cambiato in trent’anni e più? E se ci sono stati cambiamenti, sono stati in positivo o in negativo?
Anche non considerando per il momento un contesto mondiale drammatico, significativamente battezzato autorevolmente “terza guerra mondiale a pezzi”, anche da noi, nella nostra Italietta meloniana, arrivati al 2026 credo si possa affermare in modo difficilmente confutabile come il progetto della cosiddetta Seconda repubblica sia definitivamente fallito, al punto che diversi analisti politici parlano ormai esplicitamente di Terza repubblica. Ne riassumo sinteticamente gli indicatori, confezionando un piccolo decalogo che spero non stucchevole.
1. L’inverno demografico, con le nascite sempre in calo e la crescita esponenziale della popolazione anziana; con conseguenze inevitabili quali il progressivo stato di arretratezza della produttività del lavoro e soprattutto gli immani problemi che comporta l’invecchiamento di una società.
2. L’evasione e l’iniquità fiscale con il relativo aumento delle disuguaglianze economiche e sociali. Problema cronico, mai affrontato con determinazione, anzi aggravato abolendo un po’ alla volta il criterio della progressività fiscale.
3. La conseguente riduzione della spesa pubblica per i settori più sensibili della sanità e dell’istruzione, sottoposti a scelte cervellotiche e demagogiche. Per non citare il bavaglio a cui si sta sottoponendo la cultura.
4. L’altro conseguente processo di continue privatizzazioni pubbliche, non solo nella sanità e nella scuola, ma anche la relativa dismissione di asset strategici come l’IRI, la Telecom, le autostrade. E private, basti pensare alla Fiat, sostenute per decenni con interventi pubblici e di fatto svendute a multinazionali fuori controllo.
5. La legalizzazione delle più diverse forme di flessibilità del lavoro e la tolleranza verso il lavoro nero, degenerato in ampie sacche non più appetibili alla nostra mano d’opera sottoposte a vere e proprie forme di schiavismo.
6. L’erosione del potere d’acquisto dei salari e degli stipendi, consumatasi in decenni e ormai prima in Europa, dovuta a un’inflazione sottaciuta o minimizzata.
7. Lo smantellamento del principio costituzionale della separazione dei poteri, con l’esecutivo che di fatto ha assorbito le funzioni del legislativo e il giudiziario costantemente sotto attacco.
8. Il sempre più invasivo controllo dell’informazione televisiva e della stampa, ormai prevalentemente ridotte a teatrini mediatici eterodiretti e a procacciatori pubblicitari.
9. Il clima di insicurezza alimentato dalla destra al potere, un clima di femminicidi, rapine, delitti, più presunto che reale, cui si propone una terapia d’ordine orchestrata da uomini o donne forti.
10. Il tema dell’emigrazione, posto come centrale ed esasperato per creare un artificioso bisogno appunto di sicurezza di fronte a un presunto pericolo di sostituzione etnica. Una paura che genera intolleranza e ghettizza generando sempre più frequenti episodi razzismo.
Sono i primi dieci punti che mi vengono in mente, magari altri ugualmente importanti non li ho presi in considerazione. Tutti comunque da inserire in una realtà attuale che sembra segnare i connotati di una inedita Terza repubblica.
Neo connotati quali la mutazione climatica, il ritorno sempre più frequente alla guerra, lo smantellamento del diritto internazionale a vantaggio della legge del più forte. Infine la funzione dell’intelligenza artificiale dalle conseguenze inedite ma gravide di minacce, tema quest’ultimo affrontato con la semplicistica ricetta che l’IA è un’opportunità inedita, spetta a noi saperla guidarla e non esserne guidati. Come fosse una cosa facile.
Un futuro quindi quanto mai problematico, cui manca la chiaroveggenza di una classe politica all’altezza delle necessità e imprigionata viceversa nei propri fantasmi di un passato da cui non vuole o non può smarcarsi.
Ennio Melandri
Settembre 2026