03/09/2024
Il Caso di Palermo
Quattro giorni dopo la ricorrenza della morte di Basaglia e otto giorni prima della giornata mondiale della prevenzione del suicidio, due infermieri di Palermo si sono tolti la vita. Non è un caso. Il sistema sanitario nazionale nell’età neoliberista è un inferno lavorativo per un personale sempre più sovramansionato.
Personale che vive disperazione e burnout, minacce fisiche e legali da pazienti e dalle famiglie, in ambienti ospedalieri in cui si praticano contenzioni meccaniche o farmacologiche. E poi carenze d’organico, orari di lavoro interminabili, responsabilità etiche, umane, legali e penali. Tutto ciò porta questa professione ad essere una corsa ad ostacoli terrificante.
Se da un lato il dovere morale spinge chi opera a fare di più, empatizzare con 13 pazient3 e fornire un servizio puntuale ed efficace, dall’altro tutto questo ne “brucia” le forze, mandando, dunque, in esaurimento il personale. La disparità e l’inefficienza prodotte sono quindi i pesanti effetti dell’Austerity e di cui oggi vediamo il concreto risultato: la morte.
È stato ben sottolineato da Alessandro Magno, sindacalista CISL Palermo per la categoria, che questi due episodi sono interconnessi al mondo del lavoro sociosanitario. Lo stress, riporta alla stampa, “amplifica i problemi personali di chiunque. Servirebbe un supporto psicologico costante per chi lavora e non solo su base volontaria.”
La vita personale, le condizioni di lavoro esasperanti, la violenza nelle corsie e il senso del dovere per 13 pazient3 non devono più essere le cause di gesti simili.