PCI Genova

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PCI Genova Pagina ufficiale della Federazione di Genova del Partito Comunista Italiano

13/10/2026
12/10/2026

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Il Partito Comunista Italiano rilancia la proposta di una nazionalizzazione integrale dellโ€™ex ILVA e chiedono al Governo di abbandonare ogni ipotesi di privatizzazione o cessione dellโ€™azienda.

Per il PCI, la crisi dello stabilimento di Taranto dimostra il fallimento delle privatizzazioni e di un modello che ha lasciato le decisioni strategiche ai privati, mentre i costi economici, sociali, sanitari e ambientali sono ricaduti sui lavoratori e sulla popolazione. La contrapposizione tra occupazione e tutela della salute non รจ inevitabile: รจ il risultato di scelte politiche che possono e devono essere superate.

La nazionalizzazione deve diventare il punto di partenza di una trasformazione industriale e sociale. Per questo il PCI propone:

๐Ÿ”ด Controllo pubblico integrale dellโ€™ex ILVA, degli impianti e delle infrastrutture connesse;
๐Ÿ”ด Fermata delle fonti inquinanti dellโ€™area a caldo fino alla loro sostituzione con tecnologie non inquinanti, basate sul ciclo elettrico e sul preridotto, insieme a un piano straordinario di bonifica e risanamento;
๐Ÿ”ด Politica industriale pubblica, con un piano nazionale della siderurgia che programmi produzione, investimenti, innovazione ed energia nellโ€™interesse collettivo;
๐Ÿ”ด Salvaguardia di tutti i posti di lavoro, dei salari e dei diritti, senza licenziamenti nรฉ scarico dei costi della transizione sui lavoratori, assicurando continuitร  del reddito, formazione retribuita e coinvolgimento sindacale;
๐Ÿ”ด Investimenti pubblici per diversificare lโ€™economia di Taranto, sviluppando nuove filiere, ricerca, tecnologie ambientali, energie rinnovabili, cantieristica, logistica sostenibile ed economia del mare.

La bonifica del territorio, sottolinea il PCI, puรฒ diventare un investimento capace di creare occupazione e nuove attivitร  produttive, per superare la dipendenza di Taranto da unโ€™unica fabbrica e costruire unโ€™economia piรน solida e diversificata. Il Partito si impegna a sostenere queste proposte nelle sedi politiche e istituzionali e a promuovere la mobilitazione unitaria di lavoratori, organizzazioni sindacali e cittadini.

Taranto non ha bisogno di un nuovo proprietario, di un altro rinvio o dellโ€™ennesima promessa: ha bisogno di uno Stato che torni a decidere, pianificare e investire. Non si tratta di scegliere tra lavoro e salute, ma di governare lโ€™economia nellโ€™interesse della collettivitร .

PARTITO COMUNISTA ITALIANO

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10/10/2026

๐— ๐—˜๐—Ÿ๐—ข๐—ก๐—˜๐—Ÿ๐—Ÿ๐—จ๐— , ๐—Ÿ๐—˜ ๐—ข๐— ๐—•๐—ฅ๐—˜ ๐——๐—˜๐—Ÿ๐—Ÿ๐—” ๐—Ÿ๐—˜๐—š๐—š๐—˜ ๐—”๐—–๐—˜๐—ฅ๐—•๐—ข ๐—˜ ๐—œ ๐—ฅ๐—œ๐—ฆ๐—–๐—›๐—œ ๐—ฃ๐—˜๐—ฅ ๐—Ÿ๐—” ๐——๐—˜๐— ๐—ข๐—–๐—ฅ๐—”๐—ญ๐—œ๐—”.
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I profili di incostituzionalitร  di questa legge elettorale non sono cavilli tecnici, ma riguardano la libertร  e lโ€™uguaglianza del voto, la rappresentanza politica, la paritร  di genere, il pluralismo e lโ€™equilibrio tra i poteri dello Stato.

Dallโ€™indicazione preventiva del Presidente del Consiglio al premio di maggioranza sproporzionato, dalle liste bloccate alla disparitร  di genere, fino agli ostacoli imposti alle forze politiche per raccogliere le firme, emerge un impianto che rischia di comprimere la sovranitร  popolare. A ciรฒ si aggiunge il tentativo di modificare sostanzialmente lโ€™assetto istituzionale attraverso una legge ordinaria, aggirando le garanzie previste dallโ€™articolo 138 della Costituzione.

รˆ inaccettabile che il diritto di presentarsi alle elezioni rischi di trasformarsi in una corsa a ostacoli accessibile soprattutto a chi dispone di grandi apparati organizzativi e risorse economiche.

La raccolta delle firme non puรฒ diventare uno strumento per decidere quali forze abbiano il diritto di partecipare alla competizione elettorale. Procedure complesse, scadenze stringenti e adempimenti onerosi penalizzano soprattutto le organizzazioni prive di strutture capillari e mezzi paragonabili a quelli dei grandi partiti.

Il problema รจ ancora piรน grave quando regole ed esenzioni producono disparitร  tra soggetti politici, favorendo chi รจ giร  presente nelle istituzioni e ostacolando chi cerca di conquistare spazio attraverso il consenso popolare.

Si proclama che il popolo รจ sovrano, ma si rende sempre piรน difficile persino chiedere il suo voto.

Le elezioni devono essere il terreno del confronto tra idee, non una competizione nella quale apparati e risorse economiche contano piรน della volontร  dei cittadini. Per il PCI, il diritto delle classi popolari a organizzarsi e a intervenire nella vita pubblica non puรฒ essere subordinato alla forza dei poteri economici.

Chi รจ convinto delle proprie idee dovrebbe misurarsi con il consenso, non con regole che rendano piรน difficile la presenza degli avversari sulla scheda elettorale. La raccolta delle firme deve garantire serietร  e trasparenza, non diventare unโ€™arma di esclusione politica.

Chiediamo requisiti proporzionati, ragionevoli e applicati senza discriminazioni, eliminando le barriere ingiustificate alla presentazione delle liste.

Le similitudini con la legge Acerbo del 1923 non possono essere liquidate come un semplice richiamo storico. Quella legge assegnava i due terzi dei seggi alla lista piรน votata che avesse superato il 25% dei voti validi, contribuendo a consegnare al fascismo una maggioranza parlamentare schiacciante dopo le elezioni del 1924.

Con il cosiddetto Melonellum ritroviamo una logica che ci preoccupa: un meccanismo capace di alterare la rappresentanza reale del voto, liste bloccate che limitano la scelta degli elettori e una concezione della stabilitร  di Governo destinata a prevalere sul pluralismo.

Non si puรฒ non denunciamo una pericolosa analogia politica tra le due leggi: usare le regole elettorali per trasformare un consenso parziale in un potere parlamentare sproporzionato, riducendo il peso delle opposizioni.

Il nodo principale รจ lโ€™entitร  del premio, che puรฒ attribuire a una forza un potere eccessivo rispetto ai voti ottenuti, incidendo sugli equilibri istituzionali e sullโ€™elezione degli organi di garanzia. Una maggioranza numerica costruita artificialmente non equivale alla maggioranza del Paese e non puรฒ diventare un mandato illimitato a modificare gli assetti della Repubblica. La Costituzione non si aggira con una legge ordinaria.

Lโ€™indicazione preventiva del candidato alla Presidenza del Consiglio solleva seri interrogativi sul ruolo del Presidente della Repubblica. Si rischia una trasformazione in senso presidenziale dellโ€™assetto istituzionale perseguita non attraverso una revisione costituzionale, ma mediante una legge ordinaria.

A ciรฒ si aggiungono altri possibili profili di illegittimitร : la disparitร  di genere nelle candidature, la disciplina della circoscrizione Estero, il premio nazionale per lโ€™elezione del Senato e il rischio che liste bloccate e meccanismi di assegnazione dei seggi compromettano il diritto a un voto consapevole.

Questi aspetti richiedono un esame giuridico rigoroso, anche alla luce delle precedenti pronunce della Corte costituzionale in materia elettorale. Le criticitร  giร  emerse non possono essere ignorate nรฉ riproposte sotto nuove forme.

Il PCI respinge questa logica con fermezza. La Costituzione non รจ un ostacolo da aggirare, il Parlamento non รจ un notaio del Governo e il voto dei cittadini non รจ una cambiale in bianco per chi vince le elezioni.

Dobbiamo contrastare questa legge sul piano politico e giuridico, sostenendo ogni iniziativa utile a verificarne la conformitร  costituzionale e valutando gli strumenti previsti dallโ€™ordinamento per contestare le disposizioni illegittime.

La qualitร  di una Repubblica si misura dalla possibilitร  concreta dei cittadini di scegliere, delle forze politiche di presentarsi e delle opposizioni di svolgere il proprio ruolo senza essere schiacciate da regole sbilanciate.

La Costituzione nata dalla Resistenza non รจ un ostacolo da aggirare per consolidare il potere di chi governa: รจ una conquista che abbiamo il dovere di difendere.

Il PCI non accetterร  che il pluralismo venga sacrificato sullโ€™altare della governabilitร  o che la sovranitร  popolare venga svuotata da regole costruite a vantaggio di chi detiene giร  il potere.

La democrazia appartiene al popolo, non ai partiti che pretendono di blindare il proprio potere. Il PCI non farร  passi indietro: difendere la Costituzione significa difendere il diritto di ogni cittadino e di ogni forza politica a concorrere liberamente alla vita del Paese.

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PCI - Partito Comunista Italiano

10/10/2026
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06/10/2026

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Ci sono libri che raccontano storie. E poi ci sono libri che, attraverso le storie, ci interrogano sul mondo in cui viviamo.

Venerdรฌ 30 ottobre alle 18:30, al CAP di via Albertazzi 3, la federazione PCI Genova e lโ€™associazione Italia-Cuba Circolo "Foresti - De Vena" di Genova" presentano il nuovo libro di Roberto Vallepiano.

โ€œL'Incantesimo del Fuocoโ€ ci porta dentro storie di amore e di ribellione attraversando luoghi e popoli diversi. Ma dietro quelle storie cโ€™รจ anche una domanda profondamente politica: da dove nasce la volontร  di ribellarsi, di non accettare lโ€™ingiustizia come qualcosa di inevitabile, di continuare a immaginare un mondo diverso?

In un tempo segnato dalle guerre, dal riarmo, dalle disuguaglianze e dalla crisi di grandi idee collettive, parlare di ribellione, solidarietร  internazionalista e passione politica significa anche riflettere sulla necessitร  di non rassegnarsi.

La cultura puรฒ essere uno spazio di resistenza alla rassegnazione. La memoria puรฒ diventare strumento per comprendere il presente. E le storie di chi, in ogni angolo del mondo, ha scelto di non piegarsi possono ancora parlare a noi.

Ne parleremo con Roberto Vallepiano, autore del libro, Bice Parodi dellโ€™Associazione nazionale di amicizia Italia Cuba (circolo di Genova), e Renato Toscano, del Dipartimento Esteri del PCI - Partito Comunista Italiano.

Lโ€™incontro sarร  introdotto da Antonio Li Puma, Segretario provinciale del PCI genovese.

Durante la serata, Martina Capuano leggerร  alcuni brani del libro.

โœŠ Vi invitiamo a partecipare numerosi.

Non sarร  soltanto la presentazione di un libro, ma unโ€™occasione per incontrarsi, discutere, confrontarsi e parlare di politica attraverso la letteratura e le storie di chi ha scelto di ribellarsi.

๐Ÿ“… Venerdรฌ 30 ottobre
๐Ÿ•ก Ore 18:30
๐Ÿ“ Circolo CAP โ€“ Via Albertazzi 3, Genova

Partecipate e passate parola. Vi aspettiamo. ๐Ÿ˜‰

04/10/2026

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C'รจ una parola che la politica sanitaria ligure dovrebbe smettere di usare con tanta leggerezza: ๐—ฟ๐—ถ๐—ผ๐—ฟ๐—ด๐—ฎ๐—ป๐—ถ๐˜‡๐˜‡๐—ฎ๐˜‡๐—ถ๐—ผ๐—ป๐—ฒ.

Perchรฉ dietro una riorganizzazione possono esserci efficienza e integrazione, ma possono anche nascondersi accorpamenti, perdita di strutture complesse, trasferimento di competenze e, alla fine, un progressivo impoverimento della sanitร  pubblica sul territorio.

รˆ quello che sta accadendo nel Savonese,
anche se la Regione e ATS Liguria dicono di no. Sostengono che i servizi continueranno a essere garantiti e che non ci sarร  una riduzione dell'offerta assistenziale.

Ma allora perchรฉ medici, ex primari, amministratori locali e rappresentanti istituzionali stanno lanciando l'allarme?

La domanda รจ tutt'altro che retorica.
Il nuovo assetto organizzativo prevede, secondo quanto riportato in un documento recentemente pubblicato ATS Liguria, l'accorpamento di alcune strutture dell'area savonese con quelle dell'estremo Ponente. Tra le strutture interessate sono state indicate Malattie infettive, Anatomia patologica, Radioterapia, Centro trasfusionale e Laboratorio analisi.

E qui il PCI pone una questione precisa:
si puรฒ sostenere che un servizio resta formalmente aperto, ma contemporaneamente indebolirne la struttura, le competenze, la direzione e la capacitร  di attrarre personale?

Per noi la risposta รจ evidente: il livello di efficienza della sanitร  non si misura soltanto in base al numero di strutture disponibili (spesso con servizi minimi o assai limitati, come le tanto sbandierate Case di Comunitร ). Si misura anche dalla capacitร  reale di fornire prestazioni e curare le persone vicino a casa loro.

Il rischio รจ che il Ponente venga trasformato in una periferia sanitaria. Savona, il suo territorio e l'estremo Ponente non possono diventare semplicemente territori dai quali spostare competenze verso altri poli.

Il cittadino non รจ una pratica amministrativa da trasferire da una casella all'altra. Un anziano, un malato oncologico, una persona con una patologia complessa, un paziente che necessita di diagnostica o di cure specialistiche non vive dentro una tabella organizzativa. Vive in un territorio.

E quando si indeboliscono progressivamente i presidi territoriali di primaria importanza, prima o poi qualcuno dovrร  percorrere chilometri in piรน per ricevere una prestazione, attendere piรน a lungo o rivolgersi a un'altra struttura. Un rischio che la politica ha il dovere di scongiurare.

Il PCI savonese non intende aspettare che questo problema diventi evidente, con le gravi ricadute sociali e sulla salute pubblica ad esso tragicamente legate.

La Regione parla di "rete", "integrazione", "efficienza". Allora mostri i numeri e dica alla cittadinanza:
โœ”๏ธ quali servizi resteranno fisicamente sul territorio savonese;
โœ”๏ธ quanti medici e infermieri saranno operativi;
โœ”๏ธ quali competenze verranno trasferite;
โœ”๏ธ quali tempi di risposta sono previsti;
โœ”๏ธ quali saranno i percorsi per i pazienti;
โœ”๏ธ come verranno garantite le emergenze, anche alla luce della prossima chiusura della centrale del 118 di Savona;
โœ”๏ธ quali investimenti verranno fatti negli ospedali del Ponente.
Non bastano le rassicurazioni e le promesse: vogliamo garanzie!

Proprio sul tema delle competenze i dubbi espressi dal mondo medico sono pesanti: alcuni ex primari hanno contestato il rischio di perdere strutture complesse e hanno sottolineato il ruolo delle direzioni nel mantenere e sviluppare servizi e nell'attrarre nuovo personale.

Il PCI non vuole ospedali di serie B! La nostra posizione รจ semplice e non guarda in faccia nessuno.
โ—๏ธNon vogliamo che il Ponente diventi una periferia della sanitร  ligure.
โ—๏ธNon vogliamo che Savona perda progressivamente funzioni e servizi per concentrare altrove competenze e professionalitร .
โ—๏ธNon vogliamo ulteriori tagli ai posti letto nei reparti, accorpamenti e condivisione di primari.
โ—๏ธVogliamo la riapertura del punto nascite di Pietra Ligure e il potenziamento di quello di Savona.
โ—๏ธVogliamo reparti pienamente operativi, e non a mezzo servizio.
โ—๏ธVogliamo una sanitร  pubblica realmente efficiente in tutto il territorio ligure.

La Regione promette che nessun servizio sarร  ridotto. Noi comunisti chiediamo con fermezza che queste rassicurazioni vengano trasformate in impegni precisi, pubblici e verificabili.

La tenuta del sistema sanitario a Savona e nella Riviera di Ponente รจ a grave rischio. La Federazione di Savona del PCI continuerร  a vigilare e a denunciare ogni scelta che possa determinare un impoverimento dei servizi sanitari del nostro territorio.

Il Ponente ligure non รจ costituito da cittadine e cittadini di serie B: non permettiamo che la nostra sanitร  la diventi!

Franco Cirillo - Dipartimento Stato Sociale e Sanitร  PCI Liguria
Federazione PCI Savona

04/10/2026

๐—ฃ๐—ฅ๐—œ๐— ๐—œ ๐Ÿต ๐— ๐—˜๐—ฆ๐—œ ๐——๐—˜๐—Ÿ๐—Ÿโ€™๐—”๐—ก๐—ก๐—ข: ๐Ÿด๐Ÿฒ๐Ÿฑ ๐— ๐—ข๐—ฅ๐—ง๐—œ ๐—ฆ๐—จ๐—Ÿ ๐—Ÿ๐—”๐—ฉ๐—ข๐—ฅ๐—ข, ๐Ÿญ๐Ÿฌ๐Ÿณ๐Ÿฐ ๐—–๐—ข๐— ๐—ฃ๐—Ÿ๐—˜๐—ฆ๐—ฆ๐—œ๐—ฉ๐—œ ๐——๐—œ ๐—œ๐—ง๐—œ๐—ก๐—˜๐—ฅ๐—˜!

Altri dieci morti sul lavoro negli ultimi giorni di settembre e, cosรฌ, al 30 settembre sono 865 i morti per infortunio nei luoghi di lavoro e 1074 quelli complessivi di itinere. Come scrive Carlo Soricelli sull'Osservatorio nazionale morti sul lavoro: โ€œLa tragedia di Daniele Gremes, uno dei tre morti sui luoghi di lavoro di ieri ucciso nel Trevigiano, รจ il 30esimo morto sui luoghi di lavoro in questa provincia, che รจ anche la provincia dove รจ morto Mattia Battistetti e dove la "mamma combattente" Monica Michielin lotta da anni per avere giustizia per suo figlio. Treviso รจ la provincia con piรน morti sui luoghi di lavoro in Italia. Daniele รจ rimasto ucciso dall'esplosione improvvisa di un tubo in pressione mentre lavorava e porta il bilancio delle vittime in Veneto a un livello drammatico e scandaloso. Con questo ennesimo infortunio mortale si raggiunge la quota reale di 101 lavoratori deceduti direttamente sui posti di lavoro dall'inizio dell'anno, a cui si sommano i lavoratori rimasti uccisi in itinere lungo le strade e le arterie autostradali del territorio. Un totale tragico di 123 vite spezzate, tutte registrate e documentate dall'Osservatorio. Il confronto con le altre regioni รจ impietoso e mostra tutta la gravitร  della situazione: Il Veneto registra quasi il doppio dei morti dell'Emilia-Romagna. Mantiene un numero di vittime vicinissimo a quello della Lombardia, che perรฒ ha piรน del doppio dei suoi abitanti e lavoratori. Supera abbondantemente regioni come la Campania e la Sicilia. Una regione che ama definirsi tra le piรน civili, progredite ed efficienti d'Italia non puรฒ accettare e tollerare.โ€

Ha ragione, Carlo Soricelli, a rimarcare come in una delle regioni piรน ricche d'Italia, che veniva definita la locomotiva dell'economia nazionale, la mortalitร  nel lavoro รจ indice di un degrado anche culturale che ritiene la sicurezza nel lavoro e la salute di chi lavora cose che possono non avere la massima prioritร . Da troppi decenni il lavoro non รจ โ€œil primo diritto costituzionaleโ€ ma qualcosa di diverso. Le lavoratrici e i lavoratori non sono piรน il motore del paese ma degli strumenti in mano a padroni che hanno come unico fine la crescita della propria ricchezza. โ€œEl far scheiโ€ come diciamo in Veneto.

Anche le guerre servono a โ€œlorsignoriโ€ per arricchirsi. Lo fanno con il riarmo. Lo fanno uccidendo i popoli, assoggettandoli alla loro aviditร , rubando le loro ricchezze.

Forse รจ venuta l'ora di ribellarci contro chi comanda e non vuole investire nel lavoro nรฉ avere un piano di sviluppo industriale che non sia il ti**re a campare e considerare i diritti di chi lavora un costo che si deve tagliare.

Dipartimento Lavoro PCI

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01/10/2026

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Sabato 10 ottobre 2026, a Terni, si terrร  la Conferenza di PCI e FGCI, promossa in occasione della presentazione della Cellula del PCI della Arvedi AST.

Un momento di confronto e discussione che vedrร  protagonisti lavoratrici e lavoratori, associazioni, organizzazioni politiche e sindacali, per affrontare una questione centrale: quale futuro stiamo costruendo per le nuove generazioni?

Sarร  lโ€™occasione per discutere di una reale politica giovanile, partendo dal tema che piรน di ogni altro condiziona il futuro di una ragazza o di un ragazzo: il lavoro.

Un lavoro sempre piรน instabile, precario e spesso incapace di garantire autonomia, sicurezza e possibilitร  di costruire il proprio futuro.

Parleremo quindi di lavoro, diritti, precarietร , pace e prospettive per le nuove generazioni, mettendo al centro la necessitร  di tornare a costruire una politica che non si limiti a parlare dei giovani, ma che sappia dare loro strumenti, diritti e un futuro.

A introdurre i lavori sarร  Elisa De Felice, Segretaria nazionale della FGCI; presiederร  Domenico Pascarella, Responsabile nazionale del Dipartimento Lavoro del PCI mentre le conclusioni saranno affidate a Mauro Alboresi, Segretario nazionale del PCI.

๐Ÿ“… Sabato 10 ottobre 2026
๐Ÿ•™ Ore 10.00
๐Ÿ“ Hotel Michelangelo โ€“ Viale della Stazione 63, Terni

Il futuro non si aspetta. Si costruisce.

PCI - Partito Comunista Italiano
FGCI - Federazione Giovanile Comunista Italiana

01/10/2026

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A Reggio Calabria il centrodestra vince le elezioni supplettive; il centrosinistra arriva secondo. Futuro Nazionale di Vannacci discute se considerare il 10,94% un successo o una delusione.

Tutto secondo copione.

Quello che invece sembra non interessare quasi nessuno รจ il dato piรน importante: ha votato appena il 22,34% degli aventi diritto.

Su 345.486 elettori, soltanto 77.165 sono andati alle urne. I voti validi sono stati appena il 21,7% degli aventi diritto.

Quasi otto cittadini su dieci sono rimasti a casa.

E la politica cosa fa? Discute di chi ha vinto, di chi ha perso e delle percentuali dei singoli partiti poi liquida lโ€™astensione dicendo che ยซnelle suppletive succedeยป.

No, non รจ normale; รจ un problema politico enorme perchรฉ quando unโ€™elezione presentata come importante test nazionale porta alle urne poco piรน di un cittadino su cinque, la prima domanda da porsi non รจ chi abbia vinto ma perchรฉ la stragrande maggioranza delle persone non ritiene piรน il voto uno strumento utile per cambiare la propria condizione?

La risposta dovrebbe interrogare soprattutto chi governa e chi, da decenni, si alterna nelle istituzioni.

Salari, precarietร , sanitร , casa, servizi, pensioni, disuguaglianze: mentre la vita concreta delle persone peggiora, la politica appare sempre piรน distante, autoreferenziale e incapace di offrire una prospettiva.

Si pretende persino di chiamare ยซstabilitร ยป un sistema elettorale che rischia di rendere ancora piรน difficile lโ€™accesso alle elezioni per le forze non giร  presenti in Parlamento attraverso la raccolta di centinaia di migliaia di firme in tempi strettissimi.

Questa non รจ stabilitร : รจ il rischio di blindare lโ€™esistente mentre cresce il distacco dal popolo.

Il dato di Reggio Calabria dovrebbe far suonare un allarme invece i ยซlorsignoriยป preferiscono festeggiare il proprio 51%, discutere del 36% degli avversari e interpretare il 10% di Vannacci.

Peccato che quel 51% rappresenti appena lโ€™11,10% degli aventi diritto.

Il problema, dunque, non รจ soltanto chi abbia vinto, รจ che quasi lโ€™80% non ha votato.

Continuare a far finta di niente significa non voler vedere una realtร  precisa: la crisi della partecipazione รจ anche il risultato del fallimento di una politica che non riesce piรน a rappresentare, nรฉ tantomeno a dare speranza, alle classi popolari.

Quando il popolo smette di votare la politica dovrebbe fermarsi e interrogarsi. Non festeggiare!

Partito Comunista Italiano

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