FGCI Genova

FGCI Genova Unisciti alla Federazione Giovanile Comunista Italiana! La gioventù è la fiamma più viva della rivoluzione! Pagina ufficiale della Fgci di Genova.

12/05/2026
12/05/2026
01/05/2026
01/05/2026

𝗣𝗥𝗜𝗠𝗢 𝗠𝗔𝗚𝗚𝗜𝗢: 𝗻𝗲𝗹𝗹'𝘂𝗻𝗶𝘁𝗮' 𝗱𝗲𝗶 𝗹𝗮𝘃𝗼𝗿𝗮𝘁𝗼𝗿𝗶 𝗹𝗮 𝗴𝗮𝗿𝗮𝗻𝘇𝗶𝗮 𝗱𝗶 𝘃𝗶𝘁𝘁𝗼𝗿𝗶𝗮 𝗻𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗹𝗼𝘁𝘁𝗮

Il primo di Maggio non si festeggia, come viene chiamata oggi, la “Festa del Lavoro”: la festa è soltanto dei lavoratori!

Sono i lavoratori che producono tutte le nostre ricchezze, sono i lavoratori che mandano avanti il mondo e che ne subiscono le ingiustizie, molto spesso morendo alla catena di montaggio, nei magazzini, nei porti, nei cantieri, sul proprio scooter o sulla propria bicicletta di lavoro, nei campi.

La festa di oggi non vuole solo commemorare un qualcosa di passato, le grandi lotte otto e novecentesche del movimento operaio e contadino; al contrario, è necessario riprendere quelle lotte perché i diritti conquistati sono stati progressivamente persi in nome del profitto dei grandi capitalisti, affinché il Primo Maggio torni a essere un giorno di riscatto e non di mera nostalgia della grande forza dei lavoratori che fu.

𝗔𝗹 𝗹𝗮𝘃𝗼𝗿𝗼 𝗲 𝗮𝗹𝗹𝗮 𝗹𝗼𝘁𝘁𝗮!
𝗩𝗶𝘃𝗮 𝗶 𝗹𝗮𝘃𝗼𝗿𝗮𝘁𝗼𝗿𝗶 𝗶𝘁𝗮𝗹𝗶𝗮𝗻𝗶 𝗲 𝗱𝗶 𝘁𝘂𝘁𝘁𝗼 𝗶𝗹 𝗺𝗼𝗻𝗱𝗼!
𝗕𝘂𝗼𝗻 𝗣𝗿𝗶𝗺𝗼 𝗠𝗮𝗴𝗴𝗶𝗼!

PCI - Partito Comunista Italiano

01/05/2026

🚩 𝗥𝗜𝗙𝗟𝗘𝗦𝗦𝗜𝗢𝗡𝗜 𝗦𝗨𝗟 𝗣𝗥𝗜𝗠𝗢 𝗠𝗔𝗚𝗚𝗜𝗢 𝗔 𝗦𝗔𝗩𝗢𝗡𝗔 ⚒️

La Festa dei Lavoratori è per tradizione una giornata particolarmente sentita dalla cittadinanza savonese. Per noi comunisti il consueto corteo per le vie cittadine - così come le manifestazioni in tutta la provincia - rappresenta un momento non solo per celebrare il valore storico di questa giornata e ricordare le battaglie per le conquiste sociali e civili, ma anche per denunciare, ancora una volta, la grave situazione in cui versa il mondo del lavoro oggi. A Savona in particolare.

Due i temi scottanti: sicurezza e precariato.
I freddi numeri evidenziano ancora una volta una situazione di costante regressione che prosegue implacabile da decenni in provincia di Savona.

In tema di sicurezza, i dati nazionali sono indegni di un paese civile: 𝟭𝟬𝟵𝟯 𝗺𝗼𝗿𝘁𝗶 𝗲 𝗶 𝟱𝟵𝟳 𝗺𝗶𝗹𝗮 𝗶𝗻𝗳𝗼𝗿𝘁𝘂𝗻𝗶 denunciati nel 2025.

In questo drammatico contesto nazionale, la provincia di Savona risulta ai vertici nazionali per gravità: in un anno 𝟭𝟬 𝘃𝗶𝘁𝘁𝗶𝗺𝗲, 𝟯 𝗺𝗶𝗹𝗮 𝗱𝗲𝗻𝘂𝗻𝗰𝗲 𝗱𝗶 𝗶𝗻𝗳𝗼𝗿𝘁𝘂𝗻𝗶𝗼, 𝘂𝗻 𝗮𝘂𝗺𝗲𝗻𝘁𝗼 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗲 𝗺𝗮𝗹𝗮𝘁𝘁𝗶𝗲 𝗽𝗿𝗼𝗳𝗲𝘀𝘀𝗶𝗼𝗻𝗮𝗹𝗶 𝗱𝗲𝗹 𝟮𝟱%.

Una strage continua, dimenticata, taciuta, che noi comunisti non finiremo mai di denunciare.

Senza dimenticare un sistema basato su appalti selvaggi, gare al ribasso, carenze nell'utilizzo dei dispositivi di sicurezza, turni di lavoro massacranti, contratti di lavoro penalizzanti. Basti pensare che secondo o dati diffusi da CGIL Savona, il 𝟵𝟬% 𝗱𝗲𝗴𝗹𝗶 𝗶𝗻𝗳𝗼𝗿𝘁𝘂𝗻𝗶 𝗱𝗲𝗻𝘂𝗻𝗰𝗶𝗮𝘁𝗶 avviene nella filiera degli appalti pubblici e privati: le vittime sono spesso dipendenti di microimprese, nelle quali il rispetto delle normative in materia di sicurezza e le tutele per chi lavora sono carenti se non del tutto assenti.

L'altro tema di riflessione in questo Primo Maggio riguarda il precariato e i bassi salari. Anche su questo fronte la situazione in provincia di Savona è disarmante. C'è un dato su tutti che rivela la cronica crisi strutturale nella quale è sprofondata l'economia del nostro territorio: secondo i dati CGIL, il 𝟵𝟬% 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗲 𝗮𝘀𝘀𝘂𝗻𝘇𝗶𝗼𝗻𝗶 𝗮 𝗦𝗮𝘃𝗼𝗻𝗮 𝗲 𝗽𝗿𝗼𝘃𝗶𝗻𝗰𝗶𝗮 𝗲' 𝗽𝗿𝗲𝗰𝗮𝗿𝗶𝗼 𝗲 𝗺𝗮𝗹 𝗿𝗲𝘁𝗿𝗶𝗯𝘂𝗶𝘁𝗼.

In questo modo, la stabilità economica diventa un chimera, l'incertezza provoca gravi ripercussioni sulla qualità della vita delle lavoratrici e dei lavoratori, sempre più impossibilitati a programmare il futuro per sé e per le proprie famiglie.

Come il PCI savonese ha denunciato da tempo, il nostro territorio è oramai diventato terra di emigrazione per i giovani: gli oltre 𝟴𝟬𝟬𝟬 ragazzi fra i 18 e i 29 anni che negli ultimi 10 anni hanno lasciato la nostra provincia rivelano una verità sconcertante. Se a ciò aggiungiamo che il tasso di disoccupazione giovanile ha raggiunto il 𝟮𝟴% (𝟰𝟬% fra le giovani donne!), il futuro del nostro territorio sembra senza speranza.

Occorre voltare pagina, mettere i lavoratori e non le imprese al centro delle politiche economiche!

La vita, la salute, il futuro di chi lavora sono più importanti dei profitti!

Rilancio dell'industria, lotta al precariato, lavoro stabile, ben retribuito e in sicurezza: è l'unica ricetta per uscire dalla crisi, l'unica via per garantire un futuro alle lavoratrici e ai lavoratori savonesi.

È il significato di questo Primo Maggio a Savona. Noi comunisti saremo come sempre in prima fila, per sostenere le battaglie a difesa dei diritti, contro ogni logica affaristica, contro ogni speculazione sulla pelle di chi lavora.

🚩𝗔𝗹 𝗹𝗮𝘃𝗼𝗿𝗼 𝗲 𝗮𝗹𝗹𝗮 𝗹𝗼𝘁𝘁𝗮!⚒️

Federazione PCI Savona

22/03/2026

Chiudere le sedi e gli spazi dei movimenti neofascisti a Genova

26/02/2026

𝗥𝗘𝗙𝗘𝗥𝗘𝗡𝗗𝗨𝗠 𝗦𝗨𝗟𝗟𝗔 𝗚𝗜𝗨𝗦𝗧𝗜𝗭𝗜𝗔: 𝗜𝗟 𝗣𝗖𝗜 𝗣𝗘𝗥 𝗜𝗟 𝗡𝗢 ✍🏼

Il Partito Comunista Italiano invita cittadine e cittadini a votare NO al referendum sulla riforma della giustizia promossa dal Governo. Una riforma costituzionale che rappresenta un grave attacco all’equilibrio tra i poteri dello Stato e all’autonomia e indipendenza della magistratura, pilastri fondamentali dello Stato di diritto.

Il 22 e 23 marzo saremo chiamati a esprimerci sulla cosiddetta “riforma Nordio”, che modifica ben sette articoli della Costituzione relativi all’ordinamento giudiziario. Ancora una volta, invece di attuare la Costituzione a beneficio dei cittadini, si interviene per modificarla nell’interesse del Governo, alterando profondamente l’equilibrio tra i poteri disegnato dalla Carta costituzionale.

La riforma non affronta i problemi reali e strutturali della giustizia italiana: la cronica carenza di personale, l’insufficienza delle risorse e degli strumenti, l’inadeguatezza delle strutture, né le cause dei lunghi tempi dei processi, che producono disagi e danni concreti ai cittadini sia nel settore penale che in quello civile. Al contrario, introduce nuovi organismi, moltiplica le procedure, disperde risorse e aumenta i costi, complicando ulteriormente il funzionamento del sistema giudiziario.

La riforma interviene invece su profili costituzionali delicatissimi, minando l’autonomia e l’autodeterminazione della magistratura e incidendo direttamente sulle libertà dei cittadini. In particolare, la separazione del Pubblico Ministero dalla magistratura giudicante rompe l’unità della cultura giuridica fondata su imparzialità e autonomia, che oggi garantisce equilibrio e indipendenza in tutte le fasi dell’azione giudiziaria, comprese quelle istruttorie.

Sottoporre, anche indirettamente, la magistratura inquirente all’influenza del potere esecutivo significa mettere a rischio il principio dell’obbligatorietà dell’azione penale e aprire la strada a una giustizia condizionata dal potere politico. Una prospettiva incompatibile con lo Stato di diritto e con i principi fondamentali della Costituzione repubblicana.

alcuni buoni motivi per dire NO alla riforma:
1. Minaccia l’autonomia e l’indipendenza della magistratura
2. Non risolve i problemi della giustizia che colpiscono i cittadini
3. La separazione delle carriere espone la magistratura a condizionamenti del potere esecutivo
4. Una riforma imposta senza un’ampia condivisione parlamentare che modifica la costituzione
5. creare due CSM e una Alta Corte al posto dell’attuale CSM triplica solo i costi conferma i rischi per l’indipendenza della magistratura.

Per queste ragioni il Partito Comunista Italiano si oppone con fermezza a una riforma che mortifica la magistratura, impoverisce la Costituzione e determina un arretramento dei diritti e delle garanzie democratiche.

𝗜𝗻 𝗾𝘂𝗲𝘀𝘁𝗶 𝗮𝗻𝗻𝗶 𝗹𝗮 𝗖𝗼𝘀𝘁𝗶𝘁𝘂𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲𝗵𝗮 𝗱𝗶𝗳𝗲𝘀𝗼 𝗹𝗲 𝗹𝗶𝗯𝗲𝗿𝘁𝗮' 𝗱𝗲𝗶 𝗰𝗶𝘁𝘁𝗮𝗱𝗶𝗻𝗶, 𝗼𝗴𝗴𝗶 𝗶 𝗰𝗶𝘁𝘁𝗮𝗱𝗶𝗻𝗶 𝗱𝗲𝘃𝗼𝗻𝗼 𝗱𝗶𝗳𝗲𝗻𝗱𝗲𝗿𝗲 𝗹𝗮 𝗖𝗼𝘀𝘁𝗶𝘁𝘂𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝘃𝗼𝘁𝗮𝗻𝗱𝗼 𝗰𝗼𝗻𝘃𝗶𝗻𝘁𝗮𝗺𝗲𝗻𝘁𝗲 𝗡𝗢!

26/02/2026

𝗣𝗖𝗜: 𝗚𝗜𝗨' 𝗟𝗘 𝗠𝗔𝗡𝗜 𝗗𝗔𝗟𝗟'𝗘𝗫 𝗜𝗟𝗩𝗔! 🛠️

La notizia della riaccensione dell'altoforno 2 dell'acciaieria di Taranto, spento da circa due anni, segue di alcuni giorni le polemiche suscitate dalla pubblicazione di un documento, redatto dalle sedi di Genova e Alessandria di Confindustria, contenente una serie di insensate proposte riguardanti il futuro degli impianti siderurgici ex-Ilva.

Questo "paper position" rappresenta il culmine di in una campagna mediatica attuata dall'associazione padronale nel tentativo di orientare l'opinione pubblica e influenzare le Istituzioni, con un particolare interesse nei confronti dei siti di Cornigliano e Novi Ligure.

La prima proposta degli industriali riguarda la presunta necessità di separare il destino dei siti produttivi di Genova e Novi da quello di Taranto. Torna l'ipotesi dello "spezzatino", un'idea che, come più volte ribadito, comprometterebbe le sinergie produttive fra gli stabilimenti, mettendo a repentaglio l'esistenza di un polo siderurgico che conta complessivamente circa 20 mila posti di lavoro.

Una proposta da sempre rispedita al mittente da tutte le organizzazioni sindacali, ma che in questi giorni è stata contestata anche dalla stessa Confindustria Taranto.

Fra le altre proposte, spicca la volontà di destinare le aree di Cornigliano ad altre attività, fra cui ovviamente quelle legate al porto e alla logistica.

Evidentemente per Confindustria l'Accordo di Programma del 1999, che prevedeva la ristrutturazione e il rilancio del sito produttivo genovese, è carta straccia: un voltafaccia sulla pelle di migliaia di lavoratori.

Gli industriali gettano la maschera. Da un lato, un milione di metri quadri fa gola a molti imprenditori che vorrebbero accaparrarsi banchine e piazzali per piazzare gru e container. Dall'altro, affossare ciò che resta della siderurgia pubblica italiana è l'obiettivo primario degli industriali privati dell'acciaio.

Ovviamente nel suo paper, Confindustria Genova glissa sugli aspetti riguardanti il rilancio delle attività siderurgiche e su possibili nuovi investimenti infrastrutturali.

In particolare, viene cancellata qualsiasi ipotesi di nazionalizzazione del settore siderurgico, che rappresenta l’unica condizione in grado di garantire un rilancio competitivo anche dell'impianto di Cornigliano. Rilancio competitivo che non può essere lasciato in mano, in toto o in parte, a qualche speculatore finanziario targato USA o a qualche imprenditore privato, che dallo spezzatino pensa di ricavare profitti privati a scapito dell’interesse del paese che è quello di mantenere questo asset strategico in mano pubblica.

La realizzazione stessa di nuovi impianti produttivi ambientalmente compatibili, può essere garantita solo dalla mano pubblica che per sua natura e funzione non ha come obiettivo il profitto immediato, ma quello di rendere compatibili una pluralità di obiettivi, tra cui: il mantenimento dei livelli occupazionali, la sicurezza dei lavoratori e quella dei cittadini, una programmazione di medio periodo che consenta di produrre l’energia necessaria agli impianti passando progressivamente da gas a fonti rinnovabili come l’idrogeno.

Il ritorno da protagonista della siderurgia pubblica nella produzione dell’acciaio, toglierebbe ai privati e ai loro strenui difensori politici, quelle rendite di posizione che li mostrano come eroici detentori di “modernissimi” forni elettrici e che, una industria pubblica funzionante, potrebbe evidenziare come i loro impianti, "dotati delle migliori tecnologie”, al contrario di quello che affermano non sono tali, togliendo loro quella rendita di posizione che, sull’inefficienza dell’industria pubblica, perseguita in questi decenni dall’ideologia neoliberista, ha fatto a lor signori molto comodo.

La domanda vera per noi comunisti è la seguente: la discussione forno elettrico sì o no, se ridotta ad un semplice scontro tra opposte tifoserie, rischia solo di sviare l’attenzione sulla questione che per noi comunisti è la vera discriminante, il vero punto di snodo, che è la nazionalizzazione di tutti gli impianti siderurgici.
Sola condizione credibile per rendere davvero possibile e realizzabile, una trasformazione industriale tecnologicamente avanzata, socialmente accettata, ambientalmente compatibile e controllata da lavoratori e cittadini.

Sulla possibile destinazione di aree ritenute "pregiate", Confindustria Genova ha candidamente dichiarato di aver raccolto in pochi mesi "17 richieste di insediamento all'interno delle aree di Cornigliano". Dichiarazioni gravissime: con quale diritto un'associazione privata si permette di dare vita ad una specie di "lottizzazione" di aree demaniali e quindi di interesse pubblico?

Tra l'altro, nel corso degli ultimi 20 anni non abbiamo mai visto Confindustria adoperarsi per cercare di trovare nuovi investitori in grado di risollevare le sorti degli impianti di Cornigliano.

Il Partito comunista italiano concorda con le organizzazioni sindacali nel definire una palese operazione di "sciacallaggio" la proposta di Confindustria.

Dopo anni di inerzia e di assoluta indifferenza nei confronti del destino degli impianti ex-Ilva, l'associazione degli industriali fiuta la grande opportunità di prendere possesso di aree strategiche, rivelando una assoluta mancanza di visione industriale e soprattutto una cinica indifferenza nei confronti del futuro di migliaia di lavoratori.

Per noi comunisti è necessario un nuovo piano industriale, capace di rilanciare l'intero comparto siderurgico italiano, che altrimenti resterebbe completamente in mano all'imprenditoria privata.

In questo senso, la nazionalizzazione degli stabilimenti di Cornigliano, Novi Ligure e Taranto, unito ad un serio piano di investimenti infrastrutturali, resta l'unica via per garantire nuovo slancio e nuove certezze in termini occupazionali. Un cambio di rotta deciso rispetto ad un passato fatto di privatizzazioni selvagge: non a caso diversi paesi europei - Francia in testa - stanno già ragionando su un maggiore coinvolgimento statale nella gestione di un comparto strategico come quello siderurgico.

Auspichiamo che il Governo e le Istituzioni Locali non facciano proprie le indecenti proposte di Confindustria Genova e Alessandria, ma si attivino finalmente per dare vita ad un piano di rilancio serio e rispettoso delle istanze dei lavoratori e degli interessi nazionali.

Il Partito comunista italiano sarà al fianco di tutte le mobilitazioni dei lavoratori ex-Ilva, contro ogni speculazione, per il diritto ad un lavoro stabile, sicuro e ben retribuito!

Contro le ingerenze di Confindustria, per un rilancio dell'industria e dell'occupazione: nazionalizzazione dell'acciaio!

"Pacta sunt servanda"

Federazione PCI Liguria

Indirizzo

Via Garello 17R
Genova
16159

Orario di apertura

Lunedì 09:00 - 17:00
Martedì 09:00 - 17:00
Mercoledì 09:00 - 17:00
Giovedì 09:00 - 17:00
Venerdì 09:00 - 17:00
Sabato 09:00 - 12:00

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