13/07/2020
La torretta. Crocevia di mille storie
Tutti i liguri, e i savonesi in particolare, sanno cosa si intende per “Torretta”. Il nome preciso è in realtà Torre di Leon Pancaldo e ancora più anticamente Torre della Quarda.
La torre nasce grande ed ampia, assieme alle mura di difesa della città di Savona e viene citata nei documenti dal 1392. Durante la sua lunga vita ne ha viste parecchie di storie, ma tante che neanche un film potrebbe raccontarle.
Racconto due o tre aneddoti per far capire quante cose ha visto e sicuramente vedrà in futuro.
La prima storia che la riguarda purtroppo non è bella: racconta la distruzione delle mura che la circondavano e che i Genovesi, ai tempi conquistatori di Savona, buttarono giù. Arrivati alla Torretta però, ne furono affascinati e la risparmiano.
Anzi, fecero di più: la misero sul lato dello stemma della Repubblica di Genova. Nello stesso periodo fu realizzata sulla sommità del medesimo lato una edicola dove fu collocata una statua della Nostra Signora della Misericordia realizzata dallo scultore Filippo Parodi.
Ma la vita della Torre di Leon Pancaldo era appena agli albori, doveva vedere addirittura due guerre senza essere però toccata, se non in modo lieve. Ma torniamo alle storie di un tempo.
Leon Pancaldo. Perché mai i savonesi dedicano la loro torretta ad un marinaio? Perché Leon Pancaldo non è stato un semplice marinaio. Nacque figlio di Manfrino Pancaldo, un tessitore di panni che era stato in ottimi rapporti con un altro lanaiolo, Domenico Colombo. Proprio quei Colombo che diverranno famosi grazie al figlio Cristoforo.
E per certi versi prese la stessa strada di Cristoforo, con diversa fortuna. La storia vede Leon Pancaldo, dopo la morte dei genitori, andare a Siviglia per proporsi come marinaio della Trinidad, una delle navi dell’esploratore Magellano, che stava per partire. Lo presero subito perché il giovane Pancaldo era già esperto, conosceva il calcolo astronomico, poteva riconoscere i venti solo sentendo cambiare l’aria, poteva identificare la posizione geografica di una nave e disegnare una carta di navigazione con precisione.
E insomma, ne fece tante, ne vide anche di più. Fino ad arrivare in prigione a Malacca e in India. Ritornò fortunosamente a Lisbona, poi lui e altri tre soli marinai della Trinidad tornarono in Spagna e poi in Liguria. Dopo anni, mille avventure, troppo lunghe da raccontare, rivide la sua Savona, ma non solo.
Anche la bella moglie Selvaggia Romana, che lo attendeva a braccia aperte.
Ma la Torretta era sempre lì, a guardare Savona e i suoi figli che tanto lustro hanno dato e danno tuttora alla nostra Liguria.
Sul lato verso il mare si può leggere benissimo un distico di Gabriello Chiabrera che dice: «In mare irato, in subita procella, invoco Te, nostra benigna stella», dedicato appunto alla Madonna.
La torre domina l'area della Vecchia Darsena, la zona più frequentata e animata delle serate savonesi. Dismessa come scalo commerciale negli anni ’70 del Novecento, è stata ristrutturata dall’architetto catalano Ricardo Bofill, tra i più noti esponenti del postmoderno, in collaborazione con professionisti italiani e specialmente savonesi.
L’entrata di una volta ora è chiusa da un muro ed è stata aperta un’altra porta. All'interno durante gli anni sono stati fatte diverse modifiche ed ora è divisa in vari piani.
E’ visitabile, ed è una meta meravigliosa per una giornata di svago. Quando, se vorrete, sarete davanti alla Torretta, potrete ammirarla e ripensare per un attimo a quanta storia, quante vite, quanti destini ha visto passare. Ma lei è sempre lì, a proteggere e guardare con benevolenza la bella Savona.