Circolo PRC "Gramsci" Valpolcevera

Circolo PRC "Gramsci" Valpolcevera Pagina facebook del Circolo PRC "Gramsci" della Valpolcevera

Pagina del Circolo "Gramsci" Valpolcevera del Partito della Rifondazione Comunista, sito in Via Rivarolo, 60r Genova-Rivarolo

Segretaria Roberta Piazzi

Venerdì 11.09, dalle ore 18:00, riprendiamo con le attività del circolo: il nostro compagno, Davide Ghiglione, dialogher...
04/09/2026

Venerdì 11.09, dalle ore 18:00, riprendiamo con le attività del circolo: il nostro compagno, Davide Ghiglione, dialogherà con Francesca Pongiluppi, in merito al suo meraviglioso romanzo, "Come le lucciole", e non solo.
A seguire apericena, vi aspettiamo!

29/08/2026
Gloria eterna a Roža Petrović e tutti quelli che sono passati attraverso le mani degli fascisti, nacisti ed loro amici e...
24/08/2026

Gloria eterna a Roža Petrović e tutti quelli che sono passati attraverso le mani degli fascisti, nacisti ed loro amici e collaboratori come ustascie, četnici, belogardeici ed altri. 80 anni di odio, 80 anni di propaganda degli figli e nipoti di coloro che hanno commesso atti sanguinari nei Balcani (e non solo). E profughi ed esuli sono in prima linea di queste acuse e odio. Quando si commemora il Giorno del ricordo sempre penso - ma i paesi dei Balcani dovrebbero avere, se no tutti i giorni, almeno una volta al settimana - il giorno della memoria. Qui ricordo solo uno delle migliaia di eventi terribili: IL MASSACRO DI LIPA. Data: 30.4.1944, pommeriggio. Luogo: villagio di Lipa (Istria orientale, oggi sotto Regione costiera-Fiume). In solo due ore i nacifascisti ed četnici hanno uciso tutti gli abitanti e bruciato il villaggio. Piccola Bosiljka Iskra - SETTE MESI, Toni juričić - 83 ANNI. Morti 280 (72 bambini, 121 minorenne, altri - donne e anziani)!!! Non si puo nanche imaginare con qualle crudelta, bestialita hanno fatto il "loro lavoro". Scena in una casa come in film horor: un vecchio seduto a un tavolo con rosario, la gola tagliata; donna a terra con un figlio di TRE ANNI pugnalato con i coltetlli, lei torturata, stuprata, con gli OCCHI STRAPPATI. Tre BAMBINI massacrati vicino al focolare - non si sapeva quale BRACCIO O GAMBA APPARTENESSE A QUALE BAMBINO! Nella CULLA hanno trovato bimbo massacrato! Solo in una casa!!! Gran parte di abitanti e stato rinchiuso in una casa - BRUCIATI VIVI! Chi erano gli "eroi" di Lipa? Tedesechi (circa 80), fascisti italiani (40) ed četnici (30). Come i tedeschi erano meticolosi, tutto e stato registrato - anche fotografato. Ha pagato SOLO UNO: il tribunale di Trieste ha condannato a morte Aurelio Piesz. Altri carnefici sono passati - liscio. I loro figli oggi diffondono odio. Meglio che stiano attenti perche i crimini di guerra contro l` umanita non vano a prescrizione!
(Valter Cernjul)

24/08/2026
24/08/2026

🔴 LETTERA APERTA ALLE COMPAGNE E AI COMPAGNI DI RIFONDAZIONE COMUNISTA

Cari Compagne e Compagne, Il 14 maggio siamo andati Roma per consegnare al Segretario nazionale e al Collegio nazionale di garanzia le 2200 firme di iscritti e iscritte – su oltre 2500 raccolte – che chiedevano la consultazione di tutto il partito in merito alla linea politica da adottare per le prossime elezioni politiche.
A distanza di due mesi, dobbiamo purtroppo prendere atto, che il tentativo di rilanciare Rifondazione a partire da un atto di democrazia che coinvolgesse tutto il partito, è stato negato dalla componente che fa capo alla segreteria nazionale. Violando le più elementari regole democratiche, con l’arroganza di chi gestisce con fare maggioritario un partito diviso a metà, le istanze poste da migliaia di iscritti e iscritte sono state respinte.

Vediamo i fatti:

1) Il Collegio nazionale di garanzia, a strettissima maggioranza (5 a 4), ha dichiarato inammissibile la consultazione sulla linea del partito in vista delle prossime elezioni politiche. Lo ha fatto sulla base di motivazioni politiche che esulano totalmente dalle sue competenze che riguardano strettamente i controlli di legittimità e di aderenza allo statuto degli atti di iscritti e organismi. Lo Statuto del partito parla chiaro, laddove all’art. 15, sancisce che “su questioni di particolare rilevanza politica” sono effettuate consultazioni delle iscritte e degli iscritti “quando richiesto … da un decimo del partito a livello nazionale in almeno tre regioni”. Più chiaro di così! La cosa gravissima è che il CNG, mentre nega con motivazioni politiche la consultazione richiesta da 2200 compagne e compagni, si esprime positivamente sulla consultazione che la segreteria nazionale dichiara di voler fare in prossimità della scadenza elettorale, quando agli iscritti non resterà che ratificare o respingere accordi già definiti con il campo largo.

2) Nell’ultima riunione del Comitato Politico Nazionale, la Presidente dello stesso organismo, con l’avvallo del segretario, ha impedito che venisse messo in votazione un Ordine del giorno con il quale si invitavano tutti gli organismi dirigenti – dal Cpn alla Cng - a riconsiderare tutta la vicenda visti i copiosi rilievi di illegittimità depositati in sede di Cng e di Cpn. Si è così impedito che il massimo organismo del partito potesse riaprire politicamente la discussione su come rispondere alla richiesta di 2200 compagni e compagne. Un atto arbitrario senza precedenti che ha sottratto al Cpn la potestà di esercitare il proprio ruolo politico di direzione ed addirittura la prerogativa di dichiarare ammissibile o meno un documento presentato in sede di discussione del Cpn stesso.

3) Nelle conclusioni del Cpn, il segretario ha messo in dubbio, fatto gravissimo, l’autenticità delle firme raccolte dopo che le stesse sono state validate dal Cng. Tra le altre cose ha detto: “la verifica fatta sulle firme è molto, molto - a mio parere – discutibile… io non ci credo che quelle siano tutte vere per esempio (…) Quante firme siano state estorte...”. Possono essere queste le parole di un segretario? In pratica quando si tratta di rigettare la richiesta di consultazione ci si rifà al pronunciamento del Cng considerandolo indiscutibile. Quando si tratta di riconoscere le firme per la cui correttezza il Cng ha dato all’unanimità parere positivo si fanno insinuazioni pesantissime che offendono le compagne e i compagni che hanno firmato.

4) Infine, dopo che è stata negata la consultazione degli iscritt@ sulla linea politica ad è stato impedito che il Cpn si esprimesse sull’opportunità di rivedere il tutto, il segretario nella chat nazionale delle segretarie e segretari ha affermato che sarebbe stato più che legittimo commissariare le federazioni che non hanno organizzato attivi con la segreteria nazionale e che non ha proposto questa misura “solo per non inasprire lo scontro interno”. Da un lato si impedisce ai compagni e alle compagne di esprimersi democraticamente sulla linea politica dal partito – come sancito dallo Statuto - e dall’altra si parla adombrando commissariamenti per decine e decine di federazioni.
Questi comportamenti non solo non ricercano l’unità del partito ma producono un circolo vizioso da cui occorre uscire al più presto, per salvare Rifondazione Comunista ed evitare una sua mutazione genetica. E’ infatti evidente che tutto questo è in rotta di collisione con la cultura politica e la storia di Rifondazione Comunista, che ha sempre posto il tema della democrazia e della partecipazione – dentro e fuori il partito – come fondamento della nostra impresa politica. Non è un fatto formale, perché sappiamo bene che solo nella democrazia che il partito può consolidarsi.
E’ in ragione di ciò che rinnoviamo la richiesta di consultare tutti gli iscritti e le iscritte sul merito della linea del partito. I compagni e le compagne hanno diritto a dire oggi che linea politica deve assumere il partito in vista delle elezioni e non solo ad essere chiamati ex post a pronunciarsi se l’accordo con il campo largo sia soddisfacente o meno. Come ci ha insegnato Antonio Gramsci l’unità di un partito non è mai “un fatto burocratico e coercitivo”, l’unità di un partito comunista è nella sua capacità, con metodo democratico, di “concretare una volontà collettiva”.
Questo è quello che vi chiediamo: di far sentire la vostra voce al fine di ripristinare la democrazia e la partecipazione all’interno del partito, al fine di salvare Rifondazione Comunista!

15 luglio 2026
Daniela Alessandri, Fabrizio Baggi, Eliana Ferrari, Paolo Ferrero, Loredana Fraleone, Tonia Guerra, Elzio Locatelli, Vito Meloni, Antonello Patta, Matteo Tarenghi, Sandro Targetti, Roberto Villani

24/08/2026

➡ Il testo pubblicato di seguito è l’Ordine del Giorno approvato all’unanimità dal Comitato politico federale di Lucca riunito in data 10.08.2026. Ordini del giorno di questa natura sono stati approvati in diverse Federazioni, Regionali e Circoli a dimostrazione del fatto che, nella base del Partito c’è un forte malcontento rispetto alla linea imposta dalla maggioranza e al conseguente impedimento a svolgere la consultazione. A partire da oggi pubblicheremo su questa pagina tutti i documenti in oggetto.

🔴 Ordine del giorno del Comitato Politico Federale di Lucca del 10 agosto 2026

✔ Un’alleanza tecnica con il centrosinistra rischia di snaturare il PRC.
Contrastare l’avanzata della destra è un obiettivo necessario e rappresenta un dovere per ogni forza che si richiami ai valori della Costituzione e dell’antifascismo. Ma proprio per questo occorre interrogarsi sulle cause che hanno consentito alla destra di crescere fino ad arrivare al governo.
Non si può rimuovere una responsabilità politica fondamentale: quelle condizioni sono state costruite anche da decenni di politiche portate avanti dal centrosinistra.
Al di là delle contrapposizioni elettorali e mediatiche, sui grandi nodi che determinano il futuro del Paese sono spesso più le convergenze tra centrodestra e centrosinistra che le differenze che li separano.
Entrambi gli schieramenti hanno accettato, con modalità diverse, un modello economico fondato sul primato dei mercati finanziari, sulla competizione globale, sulle privatizzazioni, sulla precarizzazione del lavoro e sulla progressiva riduzione dell’intervento pubblico nell’economia.
Per troppi anni sono stati presentati come inevitabili vincoli che erano invece precise scelte politiche: austerità, contenimento della spesa sociale, privatizzazioni dei servizi pubblici, flessibilizzazione del lavoro e subordinazione delle politiche nazionali agli interessi economici e finanziari dominanti.
Il risultato è sotto gli occhi di tutti: aumento delle disuguaglianze, salari stagnanti, precarietà, impoverimento dei ceti popolari, difficoltà di accesso alla casa, indebolimento della sanità pubblica e crescente distanza tra cittadini e istituzioni.
È proprio dentro questa frattura sociale che la destra ha costruito una parte importante del proprio consenso.
Quando la sinistra smette di rappresentare il lavoro, i pensionati, i giovani precari, chi vive nelle periferie e chi subisce le conseguenze delle disuguaglianze, quello spazio politico non rimane vuoto. Viene occupato da chi trasforma il disagio sociale in paura, nazionalismo, ricerca del nemico e guerra tra poveri.
Per questo non basta dire: “uniamoci per ba***re la destra”.
Bisogna chiedersi anche quali politiche verranno praticate dopo averla battuta.
La questione diventa ancora più evidente sul terreno internazionale. L’aumento delle spese militari, la corsa al riarmo e una crescente subordinazione della politica europea alla logica dei blocchi militari hanno raccolto consensi trasversali.
Per una forza comunista, internazionalista e pacifista questo rappresenta un punto discriminante.
Non è possibile proclamarsi forza della pace e contemporaneamente accettare politiche che destinano risorse sempre maggiori agli armamenti. Non è accettabile chiedere sacrifici sulla sanità, sulle pensioni, sulla scuola o sui servizi pubblici mentre miliardi vengono destinati alla spesa militare.
L’articolo 11 della Costituzione non può diventare un riferimento puramente simbolico.
Pace, disarmo, giustizia sociale, redistribuzione della ricchezza, centralità del lavoro e difesa dei beni comuni devono essere elementi concreti di una proposta politica alternativa.
È qui che emerge il problema di una cosiddetta “alleanza tecnica” con il centrosinistra.
Un accordo presentato come esclusivamente elettorale rischia inevitabilmente di assumere un significato politico molto più ampio. Agli occhi degli elettori potrebbe apparire come l’accettazione di un campo politico e di un programma che il PRC ha contrastato per anni.
Il rischio è quello di trasformare Rifondazione Comunista da forza autonoma e alternativa in componente marginale di una coalizione nella quale le scelte fondamentali vengono determinate da altri.
L’autonomia del PRC non è una questione testimoniale né una difesa nostalgica della propria identità.
È la condizione necessaria per poter continuare a dire ciò che altri non dicono: che il neoliberismo va superato, che la ricchezza deve essere redistribuita, che i servizi pubblici devono tornare pienamente pubblici, che il lavoro deve tornare al centro, che la pace viene prima del riarmo e che la politica deve riconquistare autonomia rispetto ai grandi poteri economici e finanziari.
L’antifascismo resta un valore irrinunciabile e fondativo.
Ma l’antifascismo non può essere ridotto a una formula elettorale attraverso la quale si chiede alla sinistra radicale di sospendere ogni giudizio sulle politiche del centrosinistra.
Perché se non si interviene sulle cause economiche, sociali e democratiche che hanno alimentato la crescita della destra, si rischia semplicemente di combatterne gli effetti lasciandone intatte le radici.
E allora il problema non è soltanto impedire alla destra di vincere una prossima elezione.
Il problema è costruire le condizioni perché la destra perda il terreno sociale sul quale ha costruito il proprio consenso.
Per questo Rifondazione Comunista dovrebbe continuare a lavorare alla costruzione di un’alternativa autonoma, popolare e di classe, capace di unire pace, lavoro, giustizia sociale, difesa della Costituzione, tutela dei beni comuni, partecipazione democratica, difesa dell’ambiente e istituire una tassa sui grandi patrimoni.
Solo mantenendo questa autonomia potrà rappresentare una proposta credibile per chi non si riconosce né nelle politiche del centrodestra né in quelle del centrosinistra.

24/08/2026

Il comitato Politico Federale di Torino, ritenendo assolutamente necessario operare per salvare il Partito della Rifondazione Comunista,

Preso atto della decisione assunta a stretta maggioranza dalla Commissione Nazionale di Garanzia avversa alla sacrosanta richiesta sottoscritta da oltre 2200 compagni di tenere una consultazione tra tutte e tutti gli iscritti relativamente alla linea politica del partito.

Preso atto che la Presidente della Comitato Politico Nazionale ha deciso, nell’ultima riunione del CPN, di ritenere irricevibile e quindi non votabile un Ordine del Giorno del tutto condivisibile che chiedeva la riapertura della discussione negli organismi dirigenti e di garanzia nazionale in merito alla negazione della possibilità per i compagni e le compagne di esprimersi sulla linea politica del partito,

Ritenendo che entrambe queste decisioni rappresentino una grave violazione delle regole democratiche del nostro partito e ritenendo che la consultazione sulla linea politica da attuarsi tra tutti gli iscritti sarebbe un’ottima modalità attraverso cui dirimere la divisione che attraversa il partito riguardo alle prossime elezioni

Fa proprio integralmente l’Ordine del Giorno non ammesso alla votazione del CPN, lo integra nel presente Ordine del giorno e ripropone quindi la riapertura della discussione interna al Partito sulla necessità di dar corso nel più breve tempo possibile alla consultazione di tutti e tutte le iscritte in merito alla linea politica del partito.

Ordine del Giorno:

Una assunzione di responsabilità politica per salvare il partito

Il Comitato Politico Nazionale

Preso atto della decisione assunta a stretta maggioranza (5 a 4) dal Collegio Nazionale di Garanzia che ha dichiarato inammissibile - in quanto non conforme allo Statuto - la consultazione degli iscritti e delle iscritte sulla base della richiesta avanzata da oltre 2200 compagni e compagne.

Preso atto che riguardo all’effettivo fondamento statutario di questo parere sono emersi numerosi rilievi critici e precisamente che:

Il Collegio ha trasformato un controllo di legittimità in un giudizio politico in quanto lo Statuto attribuisce al Collegio il compito di verificare la conformità del quesito allo Statuto, non di decidere se il quesito sia politicamente giusto, opportuno o condivisibile. Il Collegio è invece entrato direttamente nel merito della linea politica proposta sostenendo che essa sarebbe incompatibile con la linea congressuale.

Vi sia una palese contraddizione nel dispositivo del Collegio là dove sostiene che la linea politica è materia esclusiva del Congresso e quindi non consultabile ma non tiene in conto che lo stesso art. 15, comma 3, prevede consultazioni sulla "collocazione politica del partito" in caso di conflitti territoriali. È infatti evidente che se la collocazione politica è consultabile quando la Direzione nazionale promuove la consultazione, lo stesso diritto lo hanno anche gli iscritti visto che lo Statuto non prevede in alcun modo una differenza di poteri di questo tipo.

il Collegio ha introdotto una valutazione puramente politica sostenendo che, se si ammettesse questa consultazione, ogni decisione congressuale potrebbe essere continuamente rimessa in discussione e si avrebbe un "congresso permanente a base plebiscitaria". È infatti evidente che sul piano giuridico lo Statuto prevede già forti limiti alla richiesta di indire una consultazione in quanto questa deve essere richiesta almeno da un decimo degli iscritti a livello nazionale presenti in almeno tre regioni. Inoltre, lo Statuto prevede un quorum della maggioranza assoluta degli aventi diritto affinché il risultato della consultazione sia vincolante.
Di fronte a tali limiti posti dallo Statuto, come può il Collegio utilizzarne altri non meglio specificati? Non è una prerogativa del Collegio quella di poter sindacare sulle garanzie - previste proprio dal Congresso che ha approvato lo Statuto - ritenendole insufficienti.

Il Collegio ha introdotto una seconda valutazione puramente politica anche quando afferma che il quesito proposto per la consultazione propone una linea respinta dal Congresso. È infatti evidente che il quesito proposto parla di una coalizione alternativa al PD e al centrosinistra e che il documento approvato dal Congresso e citato dai promotori afferma: "Non si pone il tema di un nostro ingresso nel centrosinistra o nel cosiddetto campo largo". La richiesta di consultazione chiede quindi di confermare questa impostazione, non certo di stravolgerla.

Il Collegio ha usato pesi diversi a seconda dei proponenti della consultazione in quanto prende atto che il documento approvato dal CPN di aprile 2026 prevede che le iscritte e gli iscritti siano chiamati a pronunciarsi sulle modalità di partecipazione alle elezioni politiche e, dall’altra parte, valuta come inammissibile la consultazione richiesta da 2200 aderenti al partito. È del tutto evidente che se quella materia è per definizione sottratta alla consultazione, come sostiene il Collegio, nemmeno il CPN potrebbe organizzare una consultazione su questo tema.
Si tratta di una contraddizione logica in quanto da una parte si dice che la materia è consultabile e dall'altra si dichiara inammissibile una consultazione sulla stessa materia, senza che questa diversità di trattamenti abbia alcuna base statutaria.

Grande perplessità ha poi sollevato il fatto che il Collegio ritenga inammissibile la consultazione in quanto il quesito prevederebbe l’utilizzo del simbolo del partito. Per giudicare inammissibile tale quesito il Collegio cita l'art. 74 dello Statuto e le relative procedure di votazione dimenticandosi però che l’art. 74 disciplina le procedure di decisione nel caso in cui si voglia usare un simbolo diverso da quello del PRC.
Il Collegio applica quindi una norma che regola un'eccezione alla situazione opposta, determinando un salto logico piuttosto evidente, usando però questa argomentazione per respingere il quesito.

Inoltre, il Collegio per dichiarare inammissibile la consultazione richiama le norme statutarie che respingono pratiche plebiscitarie. Ma come può essere definita plebiscitaria una consultazione prevista dallo Statuto e attivata rispettando le soglie statutarie? Non può essere definita "plebiscitaria" una pratica semplicemente perché coinvolge tutti gli iscritti, altrimenti sarebbe plebiscitario lo stesso art. 15. e lo stesso Congresso potrebbe essere definito tale.

Infine, molti hanno sottolineato come l’art. 15, comma 3 dello Statuto reciti: "Tali consultazioni sono effettuate anche quando richiesto…" usando una formula imperativa e non facoltativa.
Ora, se il numero di firme richiesto è stato verificato e raggiunto, il potere del Collegio dovrebbe essere interpretato restrittivamente, limitandosi a verificare:
• conformità statutaria;
• chiarezza del quesito;
• assenza di violazioni espresse dello Statuto.
Qualsiasi interpretazione estensiva del potere di bloccare la consultazione rischia di svuotare completamente di efficacia il diritto degli iscritti previsto dall'articolo 15.
In altre parole, se ogni volta che emerge una questione politicamente rilevante il Collegio può dichiarare che essa riguarda la "linea politica" e quindi è inammissibile, il diritto di iniziativa degli iscritti diventa sostanzialmente inutilizzabile.

Il CPN, visti i forti rilievi che vengono mossi alla pronuncia assunta a stretta maggioranza dal Collegio di Garanzia e ritenendo che questo possa sollevare un più che legittimo dubbio sul grado di democrazia interna al partito - fatto che aggraverebbe la profonda spaccatura che vive il partito -
28/6/2026
invita tutti gli organismi dirigenti e il Collegio di Garanzia a riesaminare la questione a partire dalle considerazioni politiche sopra esposte.

24/08/2026

🔴 CPF COMO ORDINE DEL GIORNO APPROVATO ALL'UNANIMITA'

➡️ Il Comitato Politico Federale di Como del Partito della Rifondazione Comunista riunitosi in data 10 luglio 2026 esprime grande preoccupazione e grandi contrarietà e disappunto rispetto agli ultimi avvenimenti che hanno attraversato il gruppo dirigente nazionale del Partito che, nei fatti, rappresentano un reale attacco frontale alla nostra Democrazia interna.

Non condividiamo, in primo luogo, la scelta del C.N.G. di stroncare definitivamente la possibilità di effettuare una consultazione dal basso di tutte le iscritte e di tuti gli iscritti, la cui richiesta è stata avanzata correlata dalle firme di più di 2.500 compagne e compagni. In secondo luogo, reputiamo un gravissimo arbitrio l’impedimento a procedere, in CPN, alle operazioni di voto sull’Ordine del Giorno che chiedeva che: “[…] visti i forti rilievi che vengono mossi alla pronuncia assunta a stretta maggioranza dal Collegio di Garanzia […] il CPN invita tutti gli organismi dirigenti e il Collegio di Garanzia a riesaminare la questione a partire dalle considerazioni politiche sopra esposte […]”

Il Comitato Politico Federale di Como del PRC/SE condividendone completamente il senso, assume l’ODG riportato di seguito:

➡️ “Il Comitato Politico Nazionale Preso atto della decisione assunta a stretta maggioranza (5 a 4) dal Collegio Nazionale di Garanzia che ha dichiarato inammissibile - in quanto non conforme allo Statuto - la consultazione degli iscritti e delle iscritte sulla base della richiesta avanzata da oltre 2200 compagni e compagne. Preso atto che riguardo all’effettivo fondamento statutario di questo parere sono emersi numerosi rilievi critici e precisamente che: Il Collegio ha trasformato un controllo di legittimità in un giudizio politico in quanto lo Statuto attribuisce al Collegio il compito di verificare la conformità del quesito allo Statuto, non di decidere se il quesito sia politicamente giusto, opportuno o condivisibile. Il Collegio è invece entrato direttamente nel merito della linea politica proposta sostenendo che essa sarebbe incompatibile con la linea congressuale. Vi sia una palese contraddizione nel dispositivo del Collegio là dove sostiene che la linea politica è materia esclusiva del Congresso e quindi non consultabile ma non tiene in conto che lo stesso art. 15, comma 3, prevede consultazioni sulla "collocazione politica del partito" in caso di conflitti territoriali. È infatti evidente che se la collocazione politica è consultabile quando la Direzione nazionale promuove la consultazione, lo stesso diritto lo hanno anche gli iscritti visto che lo Statuto non prevede in alcun modo una differenza di poteri di questo tipo. il Collegio ha introdotto una valutazione puramente politica sostenendo che, se si ammettesse questa consultazione, ogni decisione congressuale potrebbe essere continuamente rimessa in discussione e si avrebbe un "congresso permanente a base plebiscitaria". È infatti evidente che sul piano giuridico lo Statuto prevede già forti limiti alla richiesta di indire una consultazione in quanto questa deve essere richiesta almeno da un decimo degli iscritti a livello nazionale presenti in almeno tre regioni. Inoltre, lo Statuto prevede un quorum della maggioranza assoluta degli aventi diritto affinché il risultato della consultazione sia vincolante. Di fronte a tali limiti posti dallo Statuto, come può il Collegio utilizzarne altri non meglio specificati? Non è una prerogativa del Collegio quella di poter sindacare sulle garanzie - previste proprio dal Congresso che ha approvato lo Statuto - ritenendole insufficienti. Il Collegio ha introdotto una seconda valutazione puramente politica anche quando afferma che il quesito proposto per la consultazione propone una linea respinta dal Congresso. È infatti evidente che il quesito proposto parla di una coalizione alternativa al PD e al centrosinistra e che il documento approvato dal Congresso e citato dai promotori afferma: "Non si pone il tema di un nostro ingresso nel centrosinistra o nel cosiddetto campo largo". La richiesta di consultazione chiede quindi di confermare questa impostazione, non certo di stravolgerla. Il Collegio ha usato pesi diversi a seconda dei proponenti della consultazione in quanto prende atto che il documento approvato dal CPN di aprile 2026 prevede che le iscritte e gli iscritti siano chiamati a pronunciarsi sulle modalità di partecipazione alle elezioni politiche e, dall’altra parte, valuta come inammissibile la consultazione richiesta da 2200 aderenti al partito. È del tutto evidente che se quella materia è per definizione sottratta alla consultazione, come sostiene il Collegio, nemmeno il CPN potrebbe organizzare una consultazione su questo tema. Si tratta di una contraddizione logica in quanto da una parte si dice che la materia è consultabile e dall'altra si dichiara inammissibile una consultazione sulla stessa materia, senza che questa diversità di trattamenti abbia alcuna base statutaria.
Grande perplessità ha poi sollevato il fatto che il Collegio ritenga inammissibile la consultazione in quanto il quesito prevederebbe l’utilizzo del simbolo del partito. Per giudicare inammissibile tale quesito il Collegio cita l'art. 74 dello Statuto e le relative procedure di votazione dimenticandosi però che l’art. 74 disciplina le procedure di decisione nel caso in cui si voglia usare un simbolo diverso da quello del PRC. Il Collegio applica quindi una norma che regola un'eccezione alla situazione opposta, determinando un salto logico piuttosto evidente, usando però questa argomentazione per respingere il quesito. Inoltre, il Collegio per dichiarare inammissibile la consultazione richiama le norme statutarie che respingono pratiche plebiscitarie. Ma come può essere definita plebiscitaria una consultazione prevista dallo Statuto e attivata rispettando le soglie statutarie? Non può essere definita "plebiscitaria" una pratica semplicemente perché coinvolge tutti gli iscritti, altrimenti sarebbe plebiscitario lo stesso art. 15. e lo stesso Congresso potrebbe essere definito tale. Infine, molti hanno sottolineato come l’art. 15, comma 3 dello Statuto reciti: "Tali consultazioni sono effettuate anche quando richiesto…" usando una formula imperativa e non facoltativa. Ora, se il numero di firme richiesto è stato verificato e raggiunto, il potere del Collegio dovrebbe essere interpretato restrittivamente, limitandosi a verificare: • conformità statutaria; • chiarezza del quesito; • assenza di violazioni espresse dello Statuto. Qualsiasi interpretazione estensiva del potere di bloccare la consultazione rischia di svuotare completamente di efficacia il diritto degli iscritti previsto dall'articolo 15. In altre parole, se ogni volta che emerge una questione politicamente rilevante il Collegio può dichiarare che essa riguarda la "linea politica" e quindi è inammissibile, il diritto di iniziativa degli iscritti diventa sostanzialmente inutilizzabile.
Il CPN, visti i forti rilievi che vengono mossi alla pronuncia assunta a stretta maggioranza dal Collegio di Garanzia e ritenendo che questo possa sollevare un più che legittimo dubbio sul grado di democrazia interna al partito - fatto che aggraverebbe la profonda spaccatura che vive il partito - invita tutti gli organismi dirigenti e il Collegio di Garanzia a riesaminare la questione a partire dalle considerazioni politiche sopra esposte.
28/06/2026
Daniela Alessandri, Valeria Allocati, Eveline Amari, Elena Maria Anelli, Simone Antonioli, Michela Arricale, Fabrizio Baggi, Michela Becchis, Tatiana Bertini, Marina Boscaino, Nicola Candido, Giovanna Capelli, Silvana Cesani, Nicola Cesaria, Marisa Chiaretta, Maria Rosaria Ciao, Roberto Ciccarelli, Monica Coin, Luisa Colombo, Marco Co***lo, Mimmo Cosentino, Giuseppe Cucchiarini, Stefania De Marco, Alberto Deambrogio, Erica Erinaldi, Ilaria Falossi, Fiorenzo Fasoli, Giovanni Ferretti, Eliana Ferrari, Paolo Ferrero, Loredana Fraleone, Grazia Francescatti, Giada Galletta, Riccardo Gandini, Alessio Giaccone, Stefano Grondona, Luca Grasselli, Tonia Guerra, Enrico Lai, Alessandra Lanzeni, Antonio Liuzzi, Ezio Locatelli, Massimo Lorusso, Vittore Luccio, Francesco Macario, Antonello Manocchio, Nicolò Martinelli, Maura Mauri, Vito Meloni, Francesco Musumeci, Dmitrij Palagi, Lorenzo Palandri, Dalia Palmerini, Antonello Patta, Cadigia Perini, Giulia Pezzella, Gaetano Piazza, Roberta Piazzi, Tania Poguish, Claudia Rancati, Stefanella Ravazzi, Luca Sardone, Vittorio Savini, Monica Sgherri, Stefania Soriani, Giulio Strambi, Giovanna Ticca, Danielle Vangieri, Roberto Villani. “

🔴 Odg Approvato all’unanimità dal comitato politico federale di Como del PRC/SE Como, 10 luglio 2026

Indirizzo

Via Rivarolo 60r
Genova

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