Genova City Strike

Genova City Strike Collettivo Comunista - Genova - Italia

25/08/2026

Considerando tutti i disastri combinati negli ultimi 30 anni dal PD e, in generale, dal centrosinistra, quando si sono occupati di questioni economiche e sociali, direi che questa idea di abbandonare i diritti civili e personali per i diritti sociali e collettivi non mi sembra una buona idea. Continuate come sempre, non avete ottenuto niente neppure sui diritti civili ma almeno limitiamo i danni.

24/07/2026

ABOLIRE LO SCUDO PENALE PER LE FORZE DI POLIZIA
ABOLIRE I DECRETI SICUREZZA
VOGLIAMO LE DIMISSIONI DI PIANTEDOSI
VOGLIAMO VERITÀ E GIUSTIZIA PER ABDERRAHIM FAKIR!

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L'uccisione di Abderrahim Fakir a Bologna impone una riflessione che va ben oltre i confini della città. Chiediamo verità e giustizia per Fakir, ma chiediamo anche che questa vicenda diventi il punto di partenza di una mobilitazione nazionale per l'abrogazione dello scudo penale introdotto dal cosiddetto Decreto Sicurezza DL 24 febbraio 2026, n. 23, convertito nella Legge n. 54 del 24 aprile 2026).

L'articolo 12 del decreto interviene sull'articolo 335 del codice di procedura penale mediante l'introduzione di un nuovo comma, stabilendo che il nominativo dell'autore di un fatto che risulti "manifestamente" commesso in presenza di una causa di giustificazione non venga più iscritto automaticamente nei registri previsti, bensì annotato in un apposito modello. In tale sede, il nominativo non è oggetto di un'iscrizione formale, ma di una mera "annotazione preliminare". Questa norma si affianca anche a quanto previsto dagli artt. 22 e 23 del precedente DL 48/2025 secondo cui lo Stato è tenuto ad anticipare fino a 10.000 euro, per ogni fase del procedimento, le spese legali degli appartenenti alle forze di polizia indagati o imputati per fatti commessi nell'esercizio del servizio. Una scelta politica gravissima, che altera il principio di responsabilità di chi esercita il monopolio della forza pubblica e trasmette un messaggio di sostanziale protezione preventiva nei confronti degli abusi commessi in divisa.

Il caso di Bologna rappresenta la prima e subito drammatica dimostrazione delle conseguenze di questo impianto. Mentre una famiglia chiede verità e giustizia per un proprio caro ucciso durante un intervento di polizia, gli agenti coinvolti possono beneficiare sin dall'inizio della copertura garantita dallo Stato. È questa la logica perversa dello scudo penale: rafforzare la tutela di chi esercita la forza, anziché quella dei cittadini che da eventuali abusi devono essere protetti.

Quanto accaduto a Bologna non nasce dal nulla. È il risultato di un modello di gestione della sicurezza fondato sulla militarizzazione dei quartieri popolari e sulla repressione del disagio sociale, in una spirale repressiva che negli ultimi anni ha visto le proposte del Governo ve**re subito riprodotte ed estese con grande zelo dalle amministrazioni locali apparentemente guidate da rappresentanti di altra appartenenza politica. Negli ultimi anni Bologna è diventata un laboratorio nazionale di queste politiche: dall'introduzione delle zone rosse alla repressione delle mobilitazioni sociali, fino all'applicazione dei nuovi decreti sicurezza al Pilastro (prima durante la lotta dei comitati cittadini contro la cementificazione, ora in occasione della tragica uccisione di Fakir). In questo contesto si inserisce anche il Patto Lepore-Piantedosi, che ha consolidato una gestione dell'ordine pubblico sempre più orientata alla presenza repressiva anziché alla costruzione di coesione sociale.

Per questo chiediamo che siano accertate tutte le responsabilità sull'uccisione di Fakir e che nessuna forma di tutela speciale possa ostacolare il pieno accertamento della verità. Chiediamo alle istituzioni locali di essere coerenti con il riconoscimento della ferita subita e di schierarsi per l'abrogazione dello scudo penale e per il ripristino del principio secondo cui chi esercita funzioni pubbliche armate deve rispondere dei propri atti con le stesse garanzie e le stesse responsabilità previste per ogni cittadino.
La sicurezza non si costruisce aumentando la militarizzazione delle città né garantendo maggiori tutele a chi già ne gode in maniera sproporzionata dalla legge Reale in giù. Si costruisce riducendo le disuguaglianze, garantendo diritti e servizi, e assicurando che ogni abuso commesso da appartenenti alle forze dell'ordine sia accertato con piena trasparenza e senza privilegi.

Per questo rivolgiamo un appello ad associazioni, sindacati, comitati, giuristi, personalità del mondo della cultura, amministratori locali, organizzazioni politiche e a tutte le cittadine e i cittadini affinché sottoscrivano questo appello e mobilitarsi ovunque sia possibile per l’abrogazione dello scudo penale e per ottenere verità e giustizia per Fakir.

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07/07/2026
Sabato!!!!!!
23/06/2026

Sabato!!!!!!

A 25 anni di distanza dalle giornate di luglio 2001 di Genova proponiamo un momento di dibattito e approfondimento sulle...
23/06/2026

A 25 anni di distanza dalle giornate di luglio 2001 di Genova proponiamo un momento di dibattito e approfondimento sulle ragioni di una fase di movimento di massa che si scagliava contro le disuguaglianze sociali prodotte dal capitalismo “globalizzato”, ci interroghiamo su come sia cambiato il mondo a 25 anni di distanza, con il ritorno concreto della guerra fomentata dall’Occidente imperialista e della militarizzazione della società.

Con Carlo nel cuore.
Un ragazzo come noi, che sognava un mondo diverso, come la generazione protagonista dell’autunno del blocchiamo tutto, che ha riempito le piazze di tutto il paese in solidarieta alla Palestina.

Le giornate di Genova 2001 arrivano dopo una stagione di lotta che portò in piazza milioni di persone e segnò una generazione intera dopo l’uccisione di Carlo e la mattanza poliziesca alla Diaz e la caserma di Bolzaneto.
A 25 anni di distanza la rottura della globalizzazione e la frammentazione del mercato mondiale insieme al rischio dell’ escalation bellica su scala globale ci impongono un aggiornamento nella riflessione sia sul contesto oggettivo sia sulle forme di organizzazione sociale e politica.
Gli spazi sociali sono stati punto di riferimento culturale e politico per generazioni di compagne e compagni e attivisti.
Di fronte alla trasformazione del mondo che ci circonda, alla stretta repressiva verso chi lotta e alla chiusura degli spazi di agibilità politica, diventa necessario rimetterci a ragionare sull’esigenza dell’organizzazione come chiave necessaria per la trasformazione della società.
L’ultimo anno di lotte ha dimostrato con il Blocchiamo Tutto che nuove generazioni di giovani e migranti sono tornate a scendere in piazza, e la vittoria schiacciante del No al referendum ha di nuovo visto un protagonismo delle giovani generazioni, di conseguenza la sinistra di classe deve interrogarsi su come tornare ad essere punto di riferimento sia teorico che organizzativo.
La funzione dell’Organizzazione diventa oggi per noi un elemento chiave su cui aprire dibattito per individuare gli strumenti necessari per chi non accetta il presente e si interroga su come ribaltare una società che tuttora è improntata sulle disuguaglianze, sullo sfruttamento e sull’economia di guerra. La necessità dell’indipendenza e dell’autonomia di classe come categorie fondamentali per dare prospettiva alle lotte fuori dalla logica della compatibilità e del compromesso.
Per pensare e agire nella direzione di un mondo nuovo, possibile e necessario.
Di tutto questo parleremo all’iniziativa pubblica domenica 28 giugno alle ore 18 in piazza dei Truogoli di Santa Brigida.

Salis festeggia un anno da Sindaca. Di salario minimo per il momento non ne ha preso nessuno, la Palestina è già un rico...
12/06/2026

Salis festeggia un anno da Sindaca. Di salario minimo per il momento non ne ha preso nessuno, la Palestina è già un ricordo, gli autobus non girano quasi più e il biglietto è aumentato. Ora, dopo le bugie di sinistra, svolta a destra: più poliziotti, più rimpatri. Della sinistra che fa la destra non sappiamo che farcene

SALIS CHIEDE PIÙ FORZE DELL'ORDINE E APRE AI RIMPATRI, PIANTEDOSI RINGRAZIA E RISPONDE CON I CPR. CONTRO LA REMIGRAZIONE SCENDIAMO IN PIAZZA

Le dichiarazioni della sindaca Silvia Salis sui rimpatri e l'annuncio della visita del ministro Piantedosi a Genova per firmare i cosiddetti "patti per la sicurezza" confermano una tendenza che vediamo da anni: quando si parla di immigrazione e sicurezza, il centrosinistra finisce spesso per muoversi all'interno del quadro imposto dalla destra.
Salis non ha chiesto esplicitamente l'apertura di un CPR a Genova. Ha però sostenuto la necessità di aumentare i rimpatri e rafforzare gli strumenti legati alla sicurezza urbana, offrendo di fatto al governo l'occasione per rilanciare una delle sue misure simbolo. Non è infatti un caso che il Viminale abbia immediatamente colto questa apertura, arrivando a ipotizzare la realizzazione di un CPR nel capoluogo ligure.
Da anni la destra alimenta paura e insicurezza indicando nelle persone migranti il problema principale delle nostre città.
Ma invece di contrastare questa narrazione, troppo spesso le amministrazioni di centrosinistra finiscono per rincorrerla, accettando l'idea che più controlli, più polizia e più rimpatri siano la risposta ai problemi sociali.
La realtà è ben diversa.
Il degrado, il disagio sociale, la diffusione delle dipendenze, la precarietà e l'abbandono di interi quartieri non si risolvono attraverso misure repressive.
Eppure, ancora una volta, si tenta di trasformare episodi di cronaca e problemi complessi in argomenti utili a giustificare nuove politiche securitarie.
Lo abbiamo già visto a Bologna con il patto Lepore-Piantedosi.
Anche lì, dietro la retorica della sicurezza, si è costruita una collaborazione tra governo e amministrazioni locali fondata su controllo sociale, militarizzazione degli spazi urbani e gestione repressiva della marginalità.
Oggi rischiamo di assistere allo stesso copione anche a Genova.
La proposta della cosiddetta "remigrazione", i CPR, il nuovo Patto europeo sull'immigrazione e i patti per la sicurezza fanno parte della stessa impostazione politica: affrontare fenomeni sociali e migratori con strumenti repressivi, anziché interveni

Venerdì 12 giugno, presso la Ciclistica di Via Walter Fillak
10/06/2026

Venerdì 12 giugno, presso la Ciclistica di Via Walter Fillak

Giovedì ore 18, Piazza Truogoli di Santa Brigida
10/06/2026

Giovedì ore 18, Piazza Truogoli di Santa Brigida

Chiusura della campagna referendaria a Genova. No al referendum, no al Governo Meloni, no alla guerra
21/03/2026

Chiusura della campagna referendaria a Genova. No al referendum, no al Governo Meloni, no alla guerra

Indirizzo

Piazza Dei Trogoli Di Santa Brigida, 20
Genova

Orario di apertura

Lunedì 17:00 - 19:00
Martedì 19:00 - 21:00
Mercoledì 17:00 - 19:00
Giovedì 17:00 - 19:00

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