05/05/2026
Genova trasformata in caserma, scuole chiuse, quartieri blindati: ancora una volta l’adunata degli alpini viene imposta come evento “di tutt3”, quando in realtà rappresenta un modello di città militarizzata, escludente e piegata a logiche che nulla hanno a che fare con i bisogni reali di chi la vive ogni giorno.
Ci raccontano la favola della tradizione, dell’identità, del folklore. Ma dietro le penne nere e le sfilate si nasconde un’occupazione temporanea dello spazio urbano che produce disagi concreti: servizi sospesi, mobilità stravolta, spazi pubblici sottratti alla cittadinanza. La chiusura delle scuole per fare posto a un evento militare è l’emblema di una gerarchia rovesciata: l’istruzione sacrificata, la socialità limitata, tutto subordinato alla celebrazione delle forze armate.
Non è solo una questione logistica. È una scelta politica precisa: normalizzare la presenza militare nelle città, renderla familiare, accettabile, persino festosa. È la stessa logica che giustifica l’aumento delle spese militari mentre si tagliano servizi essenziali, che trasforma le città in scenografie securitarie, che abitua all’idea che il controllo e la disciplina siano valori da celebrare.
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