PCI Genzano Di Roma

PCI Genzano Di Roma Pagina della sezione Luigi Longo del Partito Comunista Italiano di Genzano di Roma

𝗖𝗨𝗕𝗔: 𝗟’𝗜𝗡𝗧𝗘𝗥𝗩𝗘𝗡𝗧𝗢 𝗗𝗘𝗟 𝗣𝗖𝗜 𝗔𝗟 𝟮𝟰° 𝗜𝗡𝗖𝗢𝗡𝗧𝗥𝗢 𝗜𝗡𝗧𝗘𝗥𝗡𝗔𝗭𝗜𝗢𝗡𝗔𝗟𝗘 𝗗𝗘𝗜 𝗣𝗔𝗥𝗧𝗜𝗧𝗜 𝗖𝗢𝗠𝗨𝗡𝗜𝗦𝗧𝗜 𝗘 𝗢𝗣𝗘𝗥𝗔𝗜LA PARTECIPAZIONE AL SIMPOSIO SU...
23/08/2026

𝗖𝗨𝗕𝗔: 𝗟’𝗜𝗡𝗧𝗘𝗥𝗩𝗘𝗡𝗧𝗢 𝗗𝗘𝗟 𝗣𝗖𝗜 𝗔𝗟 𝟮𝟰° 𝗜𝗡𝗖𝗢𝗡𝗧𝗥𝗢 𝗜𝗡𝗧𝗘𝗥𝗡𝗔𝗭𝗜𝗢𝗡𝗔𝗟𝗘 𝗗𝗘𝗜 𝗣𝗔𝗥𝗧𝗜𝗧𝗜 𝗖𝗢𝗠𝗨𝗡𝗜𝗦𝗧𝗜 𝗘 𝗢𝗣𝗘𝗥𝗔𝗜
LA PARTECIPAZIONE AL SIMPOSIO SU FIDEL E AL CENTENARIO DELLA NASCITA DI FIDEL

𝗖𝗨𝗕𝗔: 𝗟’𝗜𝗡𝗧𝗘𝗥𝗩𝗘𝗡𝗧𝗢 𝗗𝗘𝗟 𝗣𝗖𝗜 𝗔𝗟 𝟮𝟰° 𝗜𝗡𝗖𝗢𝗡𝗧𝗥𝗢 𝗜𝗡𝗧𝗘𝗥𝗡𝗔𝗭𝗜𝗢𝗡𝗔𝗟𝗘 𝗗𝗘𝗜 𝗣𝗔𝗥𝗧𝗜𝗧𝗜 𝗖𝗢𝗠𝗨𝗡𝗜𝗦𝗧𝗜 𝗘 𝗢𝗣𝗘𝗥𝗔𝗜

LA PARTECIPAZIONE AL SIMPOSIO SU FIDEL E AL CENTENARIO DELLA NASCITA DI FIDEL

Dal 7 al 9 agosto si è svolto all’Avana il 24° Incontro Internazionale dei Partiti Comunisti e Operai (IMCWP), alla presenza di 48 delegazioni, fra le quali quella del Partito Comunista Italiano, rappresentato da Salvatore Ferraro del Dipartimento Esteri.

"Difesa dell'eredità della Rivoluzione Cubana nel centenario della nascita di Fidel Castro, solidarietà con Cuba e unità delle forze contro l'aggressione imperialista" è stato il filo conduttore dell'incontro.

Pubblichiamo l'intervento letto dal compagno Ferraro a nome del Segretario Nazionale Mauro Alboresi.

INTERVENTO DEL PARTITO COMUNISTA ITALIANO AL 24° MEETING INTERNAZIONALE DEI PARTITI COMUNISTI E OPERAI (L'AVANA, 7-8-9 AGOSTO 2026)

Dopo l’aggressione armata USA contro la Repubblica Bolivariana del Venezuela, avvenuta il 3 gennaio scorso e che ha visto il sequestro del legittimo Presidente Nicolas Maduro e della compagna Cilia Flores e l’eroica morte in combattimento di trentadue militari cubani, è sempre più chiaro che gli Stati Uniti stanno mettendo a punto i loro piani per abbattere a breve termine la Rivoluzione cubana, con lo strangolamento economico ed energetico ma senza escludere un’aggressione militare. Se ancora non si sono mossi in tal senso è probabilmente dovuto alla mobilitazione di forze legata all'aggressione armata contro l'Iran, condotta assieme ad Israele e anche alla grande capacità di mobilitazione che il PCC e il popolo di Cuba hanno messo in campo in questi mesi.

Con il blocco del transito delle petroliere verso i porti di Cuba e i dazi agli Stati che cercassero di inviarne, l'Amministrazione Trump si propone di rendere impossibile la vita al popolo cubano, bloccando la generazione di elettricità e quindi colpendo duramente la produzione, l'assistenza sanitaria e i servizi pubblici in generale.

Occorre che coloro i quali hanno a cuore il diritto dei popoli a determinare liberamente il proprio destino comprendano che la battaglia che il popolo e il governo rivoluzionario di Cuba stanno combattendo per riaffermare il diritto alla vita e alla difesa della Rivoluzione riguardano anche tutti gli altri popoli, indipendentemente dalle ideologie politiche: gli USA vogliono cancellare il diritto internazionale sancito dalla sconfitta del nazifascismo e stabilire un nuovo "diritto" che sia quello statunitense ad impossessarsi delle risorse di ogni nazione e ad assoggettarne le politiche.

Ciò avviene in una fase politica internazionale oltremodo complessa, oggettivamente aperta a molteplici sbocchi.

Essa è fortemente segnata da un’alternativa sempre più stringente tra pace e guerra, il rischio di un conflitto su scala globale è sempre più evidente, l’opinione pubblica europea è da tempo fatta oggetto di una campagna di disinformazione volta a farla entrare in tale ordine di idee, a prepararla alla ineluttabilità della guerra.

Le politiche che ne sono discese, ne discendono, sono evidenti: la corsa al riarmo, l’economia di guerra, a ciò tutto finisce con l’essere sacrificato, a partire dalle condizioni di vita dei ceti popolari. Evidente è la motivazione che è alla base di tale propensione al conflitto: l’ordine internazionale.

L’assetto geopolitico affermatosi dopo la “guerra fredda”, ossia quello unipolare a guida statunitense, non regge più, esso è da tempo messo in discussione dalla Russia, dalla Cina e da altri Paesi, i quali, pur assai diversi tra loro, propugnano un assetto multipolare che il blocco occidentale è intenzionato ad impedire ad ogni costo, anche con la guerra.

Le statistiche hanno in questi anni certificato la crisi del sistema capitalista a guida statunitense e all’opposto la crescita cinese, le difficoltà degli USA sono dunque alla base di quella che si è proposta da tempo come una vera e propria strategia di contenimento dello sviluppo e ruolo della Cina.

In un contesto così drammaticamente segnato, caratterizzato dalla messa in discussione del diritto internazionale, con l’ONU ridotto a simulacro, l’Unione Europea, e con essa l'Italia, ha evidenziato la sua subalternità all’interno dell’Alleanza Atlantica a guida statunitense.

Il sostegno alla guerra condotta dall’Ucraina per conto della NATO nei confronti della Russia, l’assunzione di 20 pacchetti di sanzioni nei confronti della stessa, la rinuncia ad acquistarne il gas a basso prezzo, la scelta di investire a debito 800 miliardi di euro in spese militari per gli Stati membri, di portare in 10 anni al 5% del PIL la spesa militare sono scelte emblematiche della preparazione dell’Unione Europea al conflitto.

Scelte che hanno determinato e determinano pesanti ripercussioni sulla finanza e sull’economia del vecchio continente, che acuiscono la già grave crisi sociale da tempo in atto, scelte che con il Governo italiano di Giorgia Meloni in prima fila) hanno registrato, registrano, nel Parlamento Europeo ed in quelli nazionali, compreso quello italiano, anche la condivisione di tanta parte delle forze politiche che oggi si pongono all’opposizione dello stesso.

Ciò che viene proposto è una sorta di “suprematismo occidentale”, una presunta superiorità morale dell’Occidente che non ha retto, non regge alla prova dei fatti.

Ciò che riecheggia di nuovo è lo scontro di civiltà, la lotta tra il bene ed il male.

Noi siamo contro il riarmo, contro la guerra, per la pace, che è la questione di fondo, che sovraordina tutte le altre, senza se e senza ma, e questo dovrebbe valere anche e soprattutto per la sinistra, che è tale solo se assume la stessa come discriminante.

Noi siamo contro la NATO, siamo per l’uscita dell’Italia dalla Nato, per ciò che essa è e si prefigge di essere.

Il liberismo economico, la crescente centralizzazione dei processi decisionali evidenziano il vero volto del processo di integrazione capitalista rappresentato dall’Unione Europea; il militarismo e l’interventismo nelle relazioni internazionali ne segnano la politica estera; l’ipocrisia, il doppiopesismo, la complicità la connotano nel caso della politica genocida portata avanti dal governo israeliano, sempre più immerso in una deriva sionista, illiberale, fascista, nei confronti dei palestinesi, sempre più proteso alla costruzione della “grande Israele"; l’ambiguità ne è il tratto distintivo se guardiamo a come si è posta in relazione all’aggressione del Venezuela da parte degli USA, in ultimo dell’Iran da parte degli USA e di Israele, di quest’ultimo nei confronti del Libano, etc.

Per noi la questione non è più Europa, ma quale Europa: no a quella in essere del grande capitale, dei poteri forti, sì ad un’Europa dei lavoratori e dei popoli.

Noi siamo per una Confederazione di stati indipendenti e sovrani, “dall’Atlantico agli Urali”. L’elezione di Donald Trump a 47° Presidente degli USA non è un “incidente di percorso”, ma il prodotto della degenerazione di quel sistema democratico, più in generale della democrazia liberale, della torsione autoritaria che ha investito quel Paese, la stessa Unione Europea, e con essa l’Italia, l’altra faccia del sistema capitalista immerso nella propria crisi strutturale.

La politica di Trump ha pesato e pesa oltremodo per l’Unione Europea, chiamata a fare i conti con la sua politica protezionista, con il suo approccio circa la NATO, con la sua politica internazionale (l’attacco all’Iran, le sue ripercussioni sull’economia del vecchio continente lo sottolineano).

Ciò che è emerso dalle piazze di tutta Europa nei mesi scorsi contro la guerra, il riarmo, per la Palestina, etc. è per noi chiaro: c’è bisogno di un’alternativa radicale.

C’è bisogno di una politica volta alla pace, ad un diverso modello di sviluppo, di un’altra idea di società, dove l’interesse generale, il bene comune, tornino al centro, dove il noi si contrapponga all’io imperante. C'è bisogno del Socialismo, di un’alternativa di sistema quale risposta alla crisi di civiltà prodotta dal capitalismo.

USA e Israele stanno incoraggiando e sostenendo la rinascita del fascismo in ogni parte del mondo. La difesa della Rivoluzione Cubana, con i suoi ideali socialisti di giustizia ed uguaglianza, costituisce uno snodo fondamentale della lotta tra fascismo e antifascismo a livello mondiale.

Il segretario di Stato Marco Rubio sta inoltre cercando di mettere insieme una sorta di internazionale antimarxista, che metta sullo stesso piano la lotta di classe dei partiti comunisti e anticapitalistici, oltre a quella dei movimenti di liberazione nazionale, con il terrorismo.

Lo "spettro" del comunismo e del socialismo, della lotta per una società libera dallo sfruttamento e dalle diseguaglianze sociali, continua e continuerà ad aggirarsi in tutto il mondo, contro sfruttatori e imperialisti guerrafondai.

Quanto sta accadendo in Iran ed in Libano, ciò che è accaduto recentemente in Venezuela, che si prospetta in relazione a Cuba, etc. confermano che i veri nemici della pace sono e restano gli USA, Israele ed i loro alleati, la NATO (al di là delle posizioni espresse da Trump in merito ad un'alleanza della quale, di fatto, gli USA hanno la guida).

Occorre saldare un fronte internazionale di forze fautrici di un nuovo equilibrio mondiale multipolare. L'alleanza Cina-Russia e i BRICS sono gli assi portanti di questo processo di democratizzazione delle relazioni internazionali.

Il Partito Comunista Italiano rende omaggio allo storico leader della Rivoluzione cubana, il Comandante Fidel Castro Ruz, in occasione del centenario della sua nascita, che ricorre il 13 di questo mese. Senza la sua opera, senza la Cuba rivoluzionaria e socialista da lui guidata e ispirata direttamente fino alla sua scomparsa fisica, il "Socialismo del XXI Secolo" e il processo di unificazione dell'America Latina non si sarebbe affermato negli ultimi decenni.

MAURO ALBORESI (Segretario Nazionale del Partito Comunista Italiano)

Il compagno Salvatore Ferraro ha partecipato per il PCI anche al Simposio Internazionale "Fidel, Eredità e Futuro", a 100 anni dalla scomparsa fisica del Comandante in Capo della Rivoluzione cubana, Fidel Castro Ruz, tenutosi sempre all’Avana dall'11 al 13 agosto, alla presenza di 1.500 delegati provenienti da 63 nazioni.

A Roma, presso l'Ambasciata della Repubblica di Cuba, la Presidente del Comitato Centrale del PCI, compagna Cristina Cirillo, ha partecipato all'iniziativa ufficiale, svoltasi l'11 agosto, per celebrare i 100 anni dalla nascita del Compagno Fidel Castro (13 agosto 1926).

Il Partito Comunista Italiano è e sarà sempre a fianco della Rivoluzione, del Popolo cubano e del suo Governo Rivoluzionario.

PCI - Dipartimento Esteri

𝗖𝗢𝗠𝗨𝗡𝗜𝗖𝗔𝗧𝗢 𝗦𝗧𝗔𝗠𝗣𝗔: 𝗘𝗦𝗣𝗢𝗦𝗧𝗢 𝗖𝗢𝗡𝗧𝗥𝗢 𝗜𝗟 𝗚𝗘𝗡𝗘𝗥𝗔𝗟𝗘 𝗩𝗔𝗡𝗡𝗔𝗖𝗖𝗜
08/08/2026

𝗖𝗢𝗠𝗨𝗡𝗜𝗖𝗔𝗧𝗢 𝗦𝗧𝗔𝗠𝗣𝗔: 𝗘𝗦𝗣𝗢𝗦𝗧𝗢 𝗖𝗢𝗡𝗧𝗥𝗢 𝗜𝗟 𝗚𝗘𝗡𝗘𝗥𝗔𝗟𝗘 𝗩𝗔𝗡𝗡𝗔𝗖𝗖𝗜

𝗖𝗢𝗠𝗨𝗡𝗜𝗖𝗔𝗧𝗢 𝗦𝗧𝗔𝗠𝗣𝗔: 𝗘𝗦𝗣𝗢𝗦𝗧𝗢 𝗖𝗢𝗡𝗧𝗥𝗢 𝗜𝗟 𝗚𝗘𝗡𝗘𝗥𝗔𝗟𝗘 𝗩𝗔𝗡𝗡𝗔𝗖𝗖𝗜

In data 22.07.2026, l'Avv. Francesca Ingino del Foro di Cassino, ha presentato un esposto presso la Procura della Repubblica di Cassino in merito alla diffusione di un video pubblicato dal sig. Roberto Vannacci, generale di divisione dell’Esercito Italiano ed eletto al Parlamento Europeo nel 2024. Il video, ampiamente circolato su diversi canali di informazione e social network, ha suscitato preoccupazione per i messaggi e i simboli in esso contenuti.

L'esposto si concentra sull'utilizzo di simboli storicamente associati a specifiche ideologie politiche e sulla rappresentazione di scenari che, secondo la segnalazione, potrebbero essere interpretati come istigazione all’odio nei confronti di persone che si riconoscono in tali simboli. L’Avv. Ingino sottolinea che la finalità dell’atto è esclusivamente quella di richiedere alle autorità competenti di valutare la sussistenza di eventuali profili penalmente rilevanti, senza alcuna volontà di ledere la reputazione di alcuno.

Si precisa che il comunicato non intende esprimere giudizi di merito sui fatti oggetto dell’esposto, né attribuire responsabilità penali a persone specifiche, ma solo informare l’opinione pubblica dell’iniziativa intrapresa e della richiesta di accertamenti da parte delle autorità giudiziarie.

L’Avv. Ingino ribadisce la propria fiducia nell’operato della Magistratura e nel rispetto dei principi di libertà di espressione e di tutela della dignità di ogni individuo.

Cassino, 07.08.2026

Avv. Francesca Ingino

difendiamo la SANITA' PUBBLICA, GRATUITA e UNIVERSALE.La SALUTE non è una MERCE
29/07/2026

difendiamo la SANITA' PUBBLICA, GRATUITA e UNIVERSALE.
La SALUTE non è una MERCE

𝗜𝗟 “𝗣𝗜𝗔𝗡𝗢 𝗖𝗔𝗦𝗔” 𝗗𝗘𝗟 𝗚𝗢𝗩𝗘𝗥𝗡𝗢 𝗠𝗘𝗟𝗢𝗡𝗜: 𝗠𝗜𝗦𝗧𝗜𝗙𝗜𝗖𝗔𝗭𝗜𝗢𝗡𝗘 𝗘𝗗 𝗘𝗡𝗡𝗘𝗦𝗜𝗠𝗢 𝗔𝗧𝗧𝗔𝗖𝗖𝗢 𝗔𝗜 𝗖𝗘𝗧𝗜 𝗣𝗢𝗣𝗢𝗟𝗔𝗥𝗜
24/07/2026

𝗜𝗟 “𝗣𝗜𝗔𝗡𝗢 𝗖𝗔𝗦𝗔” 𝗗𝗘𝗟 𝗚𝗢𝗩𝗘𝗥𝗡𝗢 𝗠𝗘𝗟𝗢𝗡𝗜: 𝗠𝗜𝗦𝗧𝗜𝗙𝗜𝗖𝗔𝗭𝗜𝗢𝗡𝗘 𝗘𝗗 𝗘𝗡𝗡𝗘𝗦𝗜𝗠𝗢 𝗔𝗧𝗧𝗔𝗖𝗖𝗢 𝗔𝗜 𝗖𝗘𝗧𝗜 𝗣𝗢𝗣𝗢𝗟𝗔𝗥𝗜

𝗜𝗟 “𝗣𝗜𝗔𝗡𝗢 𝗖𝗔𝗦𝗔” 𝗗𝗘𝗟 𝗚𝗢𝗩𝗘𝗥𝗡𝗢 𝗠𝗘𝗟𝗢𝗡𝗜: 𝗠𝗜𝗦𝗧𝗜𝗙𝗜𝗖𝗔𝗭𝗜𝗢𝗡𝗘 𝗘𝗗 𝗘𝗡𝗡𝗘𝗦𝗜𝗠𝗢 𝗔𝗧𝗧𝗔𝗖𝗖𝗢 𝗔𝗜 𝗖𝗘𝗧𝗜 𝗣𝗢𝗣𝗢𝗟𝗔𝗥𝗜

All’inizio di questo luglio bollente il cosiddetto “Piano Casa” del governo Meloni è diventato legge: ennesimo attacco ai ceti popolari e totale mistificazione.

Una casa dignitosa è il primo bisogno di ogni essere umano, prima ancora del lavoro e della famiglia, e il bisogno di case popolari di milioni di persone nate in Italia e immigrate è il principale problema dell’abitare nelle grandi città. Non si tratta di una emergenza, come continuano a dire e a scrivere governo e media a esso asserviti, ma di un fatto strutturale che dura da molti decenni: alloggi popolari tenuti vuoti perché inagibili e altri occupati per mancanza di alternativa nonostante siano antiigienici e di fatto inagibili, sgomberi da case popolari, sfratti per morosità incolpevole da case private e la minaccia di rendere ancora più veloce e feroce la procedura di sfratto, condizioni disumane nei dormitori pubblici per senzatetto, molti dei quali dormono sulle panchine e sotto i portici centrali e periferici, anche in inverno.

Tutto questo in un quadro di attacco multiplo alle classi lavoratrici e in particolare, al loro interno, alle persone a reddito minimo. Attacco comprendente la continua perdita di potere d’acquisto delle retribuzioni più basse d’Europa, il peggioramento dei fondamentali servizi pubblici quali sanità, scuola e previdenza sociale e l’aumento delle bollette energetiche, che sarebbe stato evitato se da anni fosse stata agevolata la produzione di energia da fonti rinnovabili.

A tutto ciò si aggiunge la speculazione immobiliare favorita dalla detassazione dei capitali esteri che vengono a investire nelle città italiane: investimenti in edilizia di lusso che occupano suolo sottratto al verde pubblico e fanno lievitare il costo della casa per i ceti medi, e in particolare per quelle categorie di lavoratori e lavoratrici dei servizi pubblici che fanno vivere le città (insegnanti, operatori della sanità e del trasporto pubblico locale, ecc.).

Il cosiddetto “Piano Casa è un attacco in particolare alle 650.000 famiglie già in graduatoria per l’assegnazione di una casa popolare, il cui diritto alla casa è stato riconosciuto perfino dalle leggi regionali dopo l’espletamento dell’apposita trafila burocratica.

Il cosiddetto “Piano Casa” è anche una totale mistificazione: anche se è presentato dal governo come un provvedimento storico che in 10 anni risolverà il bisogno casa in Italia ( 10 miliardi in 10 anni per 100.000 alloggi) è in realtà la consegna dell’edilizia residenziale pubblica alla finanza, mediante una privatizzazione e una finanziarizzazione che operano su due livelli: da un lato rendono il patrimonio abitativo pubblico che sarà recuperato/ristrutturato in buona parte “valorizzabile” e cioè vendibile, e dall’altro trasformano risorse pubbliche destinate alla solidarietà e alla coesione sociale in quote di fondi immobiliari privati.

Le risorse stanziate, che secondo il governo dovrebbero servire a recuperare 60.000 alloggi di edilizia residenziale pubblica attualmente inagibili e vuoti (che in realtà sono oltre 100.000), bastano a recuperarne solo la metà e anche questa metà verrà quasi tutta sottratta all’assegnazione a canone sociale con i limiti di reddito attuali o perché venduta agli attuali assegnatari non morosi o perché trasformata in edilizia residenziale sociale ( o housing sociale, come più spesso viene chiamata per intortare il popolo con la lingua anglosassone), cioè in alloggi a canoni calmierati per quella fascia di popolazione non così povera da poter accedere all’edilizia residenziale pubblica ma non in grado di sostenere i canoni di mercato.

Il risultato finale non potrà che essere una netta diminuzione del patrimonio abitativo di proprietà pubblica a canone sociale destinato alla popolazione a reddito più basso, peraltro in continuo aumento proprio a causa delle politiche socioeconomiche governative.

È pure prevista la costruzione di nuovi alloggi, ma da realizzare attraverso fondi immobiliari privati partecipati da Cassa Depositi e Prestiti e destinati alla vendita o alla locazione a canoni ridotti del 30% rispetto a quelli del libero mercato, che resta completamente privo di regole e di controllo pubblico. I programmi di questa nuova edilizia abitativa dovranno infatti essere destinati per il 70% a edilizia convenzionata e per il 30% a libero mercato. E, aspetto ancora più grave, i programmi che raggiungeranno il miliardo di euro otterranno facilitazioni e deroghe rispetto alla legislazione attualmente vigente: costi di bonifica scomputati dagli oneri di urbanizzazione, cambi di destinazione d’uso in deroga, incrementi volumetrici fino al 35% e la possibilità di prevedere fino al 15% della volumetria per attività commerciali e di servizi privati, possibilità di edificare senza piani attuativi e semplificazioni riguardanti i vincoli ambientali e paesaggistici.

La concezione privatistica e immobiliaristica di tutta l’operazione del cosiddetto “Piano Casa” è accentuata da altri quattro elementi: 1) non si tratta di un “piano” basato sulla rilevazione dei bisogni territoriali in vista di una risposta, ma del via libera ai privati più intraprendenti e danarosi; 2) il ruolo che in essa svolge proprio Cassa Depositi e Prestiti, che era nata come istituzione pubblica a sostegno di opere di interesse pubblico, in particolare comunali, e che poi era stata trasformata in società per azioni, cioè in soggetto che, pur rimanendo partecipata all’83% circa dal Ministero dell’Economia, agisce per il profitto; 3) è prevista la creazione di un Fondo Housing Coesione istituito da Invimit SGR , società di gestione del risparmio controllata dal Ministero dell’Economia, in cui confluiranno risorse prelevate da fondi pubblici per la coesione; 4) l’attuazione del “Piano “ è affidata a una figura estranea alle istituzioni rappresentative, appositamente creata e nominata dal governo a sua somiglianza, in modo da garantire le reali finalità dell’intera operazione.

Si tratta in sostanza della stessa logica - perfino peggiorata - del “Salva Milano”, il disegno di legge che avrebbe voluto sbloccare i progetti immobiliari bloccati dalle inchieste giudiziarie nel capoluogo lombardo ed estendere a tutti i Comuni della pen*sola le modalità edificatorie contrarie alla normativa urbanistica e all’interesse pubblico attuate in questi anni a Milano.

Che cosa occorrerebbe in Italia, caratterizzata da un patrimonio pubblico del 2,3% sul totale del patrimonio abitativo esistente, rispetto al 29% dell’Olanda, al 24% della Svezia e al 17% della Francia, tutti Paesi capitalistici?

Per ribaltare questo ennesimo primato negativo del nostro Paese servono il blocco per legge della vendita e della trasformazione dell’edilizia residenziale pubblica e un piano pluriennale di recupero/ristrutturazione/efficientamento energetico di tutti gli oltre 100.000 alloggi pubblici inagibili, con fondi pubblici e certi, gestito dal Ministero dell’Economia e attuato mediante il coinvolgimento delle Città Metropolitane e dei Comuni, cui spetta la riqualificazione urbanistico/estetica e la rigenerazione socioeconomica dei contesti in cui l’edilizia pubblica è situata, mediante i servizi pubblici e privati e le attività a ciò necessari.

Nell’ambito dell’edilizia pubblica devono rientrare gli studentati universitari a canoni accessibili a tutte le fasce di reddito, soluzioni temporanee dignitose per i casi di emergenza abitativa che tengano insieme i nuclei familiari e una procedura certa e ufficiale di rilascio da parte dei Comuni della residenza anagrafica (inclusa quella fittizia per chi ne ha necessità), in quanto indispensabile all’ottenimento dei servizi fondamentali, a partire da quelli sanitari.

Nel settore privato è indispensabile la riforma della legge sulle locazioni a uso abitativo (legge 431/1998) che ponga un tetto ai canoni, limiti drasticamente gli affitti brevi, specialmente nei centri storici, e blocchi l’espulsione degli abitanti dalle aree centrali e in generale dalle città principali. A tal fine occorre il controllo e l’intervento pubblico sugli immobili a uso abitativo tenuti sfitti: i Comuni devono censire sistematicamente il vuoto abitativo privato, poter attuare la messa in sicurezza degli stessi quando inagibili, con rivalsa dei costi sui proprietari, e requisire gli alloggi abitabili tenuti sfitti dopo due anni di abbandono consecutivo.

La nuova legislazione deve pure prevedere il blocco degli sfratti per morosità incolpevole e decadenza dei contratti e in ogni caso il passaggio da casa a casa, e un adeguato rifinanziamento del Fondo Sostegno Affitti per gli inquilini privati.

Occorre dunque ottenere - nelle leggi e nei fatti – per tutti e tutte non solo il diritto alla casa come tetto e pareti, ma il diritto all’abitare, alla qualità urbana, alla città che dir si voglia e per questo è da rivendicare anche una effettiva partecipazione popolare alle scelte comunali in campo urbanistico e abitativo, come già avviene in altri Paesi europei, pur sempre capitalistici.

Maria Carla Baroni

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📌 Martedì 23 giugno, alle ore 18:30, la Sez. Labaro della Federazione di Roma del PCI, in collaborazione con l'Associazione Occupiamoci di, incontra Alberto Fazolo per la presentazione del suo libro:

LA BRIGATA EBRAICA, una storia controversa.

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