IO SONO NAXOS

IO SONO NAXOS IO SONO NAXOS!!! Da me anche gli DEI hanno fatto casa...........

Arriva il vento, arriva la burrasca.Io sono qui, vigile, e sento ogni respiro della mia terra.Le mie strade, i miei vico...
18/01/2026

Arriva il vento, arriva la burrasca.
Io sono qui, vigile, e sento ogni respiro della mia terra.
Le mie strade, i miei vicoli, le mie coste si preparano,
e con loro il cuore di chi mi ama e mi abita.
Porto con me responsabilità e coraggio,
ma anche speranza: speranza che il vento passi senza ferire,
che ognuno possa sentirsi al sicuro e protetto tra le mie mura
Ogni albero che piega, ogni onda che si infrange,
è un richiamo alla prudenza, alla forza, all’unità.
Io sono Naxos: un cuore che non si arrende,
che affronta la burrasca con armonia e fiducia.
E so che, dopo il vento, tornerà la calma,
e con essa la bellezza, la vita, la mia forza.

18/01/2026

Amici miei, sono io che vi parlo. Naxos.
E oggi sento il dovere di raccontarvi ciò che sta per accadere, senza allarmismi ma senza nascondere nulla, perché una comunità vera si riconosce nei momenti in cui il cielo si fa scuro e il mare alza la voce.
Una tempesta importante sta arrivando sulla mia costa e sull’intera Riviera Ionica. Non è una di quelle che si dimenticano in fretta. I venti soffieranno con una forza che può raggiungere i 110 chilometri orari, il mare diventerà forza 8 e qualcuno parla già di onde alte fino a dieci metri. Numeri che non sono solo previsioni, ma segnali chiari che chiedono rispetto e attenzione.
Io, Naxos, mi sto preparando. Le scuole saranno chiuse tutte, perché la sicurezza dei più giovani viene prima di ogni altra cosa. Le strade cambieranno volto: la Protezione Civile sarà presente, vigile, pronta a bloccare i tratti più esposti e a guidare chi si muove con prudenza. Non è un segno di debolezza, ma di responsabilità. È così che una comunità matura affronta le prove.
Guardo i miei cittadini e ne riconosco la forza silenziosa. C’è chi abbassa le saracinesche senza protestare, chi mette in sicurezza ciò che può, chi avverte il vicino, chi resta a casa ad aspettare che passi. Non vedo panico, vedo consapevolezza. Vedo rispetto per il mare che ci ha dato tanto e che oggi chiede spazio.
In questi momenti emergono tre valori che mi tengono in piedi: responsabilità, passione e coraggio. Responsabilità nel seguire le regole, nel non sfidare il pericolo, nel pensare non solo a sé stessi ma all’intera comunità. Passione per questa terra, che spinge a proteggerla anche quando sembra fragile. Coraggio silenzioso, quello che non fa rumore, che non cerca applausi, ma resta saldo mentre tutto intorno trema.
Io ho memoria lunga. Ho conosciuto tempeste peggiori, ho visto il mare invadere la terra e poi ritirarsi lasciando ferite, ma anche insegnamenti. So che il vento urlerà, che la pioggia batterà forte e che il mare si farà scuro e minaccioso. Ma so anche che resistere non significa sfidare, bensì proteggere.
Questa tempesta passerà. Lascerà forse segni, qualche danno, molta stanchezza. Ma lascerà anche qualcosa di più importante: la conferma che Naxos è una comunità viva, capace di stringersi nei momenti difficili.
Io sono Naxos.
E mentre il vento arriva, vi chiedo ancora una volta di restare vigili, pronti , insieme a voi si supereremo anche questa tempesta

Naxos nacque dal mare e dalla volontà degli uomini, ma crebbe grazie a una madre. Non una madre di carne soltanto, bensì...
10/01/2026

Naxos nacque dal mare e dalla volontà degli uomini, ma crebbe grazie a una madre. Non una madre di carne soltanto, bensì di respiro e di visione, colei che aveva insegnato alla prima colonia greca di Sicilia come ascoltare il vento, come leggere il colore delle onde, come seminare futuro sulla pietra. La chiamavano semplicemente Madre, perché nessun nome avrebbe potuto contenerla davvero.

Quando giunse il giorno della sua perdita, il sole sorse ugualmente sulla baia, ma lo fece con un pudore nuovo, come se temesse di ferire. Le navi nel porto tacquero, i remi immobili sull’acqua, e perfino i gabbiani parvero volare più bassi. Naxos, la città giovane, sentì un vuoto nel petto di pietra: era come se qualcuno avesse spento il fuoco centrale dell’altare invisibile che la teneva viva.

La Madre non era regina né sacerdotessa. Era stata la prima a scendere dalla nave, la prima a toccare la sabbia con i piedi nudi. Aveva raccolto una manciata di terra e l’aveva stretta al cuore, dicendo che quella terra avrebbe riconosciuto i suoi figli, se solo l’avessero amata. A lei si rivolgevano i coloni quando la nostalgia di Grecia diventava ferita, quando la notte portava il dubbio di aver osato troppo.

Ora giaceva in silenzio, e attorno a lei Naxos imparava per la prima volta cosa fosse l’assenza. Le case sembravano più fragili, le mura meno sicure. I bambini, che non capivano ancora il peso della morte, sentivano però che qualcosa si era spezzato nel racconto del mondo.

Fu allora che il mare parlò. Non con voce, ma con memoria. Le onde portarono a riva frammenti di conchiglie, come lacrime antiche, e la città comprese che la Madre non se ne stava andando davvero. Stava cambiando forma. Sarebbe stata nel profilo della baia, nella curva che protegge dal vento del nord; sarebbe stata nel vino che matura lento, nel grano che resiste alla siccità.

Naxos pianse, sì, ma pianse come piangono le città destinate a durare. Poi alzò lo sguardo. Capì che perdere una madre non significa restare soli, ma diventare responsabili del suo insegnamento. Da quel giorno, ogni pietra posata fu una preghiera, ogni decisione un ricordo.

E così la prima colonia greca di Sicilia continuò a vivere, sapendo che la sua Madre camminava ancora con lei, invisibile e presente, nel battito profondo della sua storia.

La vita procedeva tranquilla nell’antica Naxos. Io sono Naxos, e parlo con voce di pietra e di vento. Sono stato fondato...
09/01/2026

La vita procedeva tranquilla nell’antica Naxos. Io sono Naxos, e parlo con voce di pietra e di vento. Sono stato fondato da uomini che avevano negli occhi il mare e nelle mani la paura del futuro. Mi hanno tracciato con corde e sogni, mi hanno dato un nome per non sentirsi soli, e col tempo mi hanno reso città, casa, memoria. Allora il mondo aveva un ritmo comprensibile: la semina e il raccolto, la partenza e il ritorno, la pace e la guerra, che almeno sapeva fermarsi.
Quando ero giovane, le guerre avevano un inizio e una fine. C’era Olimpia, sacra e inviolabile, che imponeva il silenzio alle armi. C’era l’idea che l’uomo potesse elevarsi, diventare eroe, quasi semidio, non per distruggere ma per superare se stesso. La guerra era tragedia, sì, ma anche misura estrema, mai abitudine. I vecchi ricordavano il dolore e cercavano di evitarlo; i giovani combattevano perché così voleva il tempo, non perché qualcuno li usasse come pedine.
Ricordo i giorni delle preghiere. Uomini e donne salivano ai templi, offrivano vino, pane, parole tremanti. Pregavano gli dèi affinché altri uomini cambiassero idea. Non chiedevano la vittoria, ma il ripensamento. Sapevano che la guerra nasce sempre prima nella mente, poi nelle mani. E speravano che un pensiero potesse essere fermato da un altro pensiero, più saggio, più umano.
Oggi vi osservo, uomini moderni, e vi riconosco a fatica. Il mondo cambia, dite, ma spesso sembra solo dimenticare. Olimpia non ferma più nulla, i simboli sono stanchi, le parole sacre consumate. Vedo vecchi che parlano di guerra con voce ferma, come se non avessero mai visto il sangue. Vedo giovani mandati a morire in nome di idee che non hanno avuto il tempo di capire. La guerra non è più una tragedia da evitare, ma un rumore continuo, un sottofondo.
Io, che ho visto nascere città e cadere imperi, sento il peso di questa trasformazione. Un tempo la patria era un luogo dell’anima, oggi sembra un pretesto. Un tempo si combatteva per difendere, oggi spesso per dominare o distrarre. Eppure, sotto la polvere dei secoli, so che l’uomo non è cambiato del tutto. C’è ancora chi si ferma, chi dubita, chi rifiuta.
Se potessi parlare più forte, direi questo: ricordatevi di quando pregavate perché la guerra finisse. Ricordatevi che la vera forza non è mandare i giovani a morire, ma impedire che debbano farlo. Io sono Naxos, e sono ancora qui, a testimoniare che un altro tempo è stato possibile. E forse, se ascolterete la memoria, potrà esserlo ancora.

Le notti di Naxos non sono semplicemente notti: sono confidenze. In inverno, quando le strade si svuotano e il passo ris...
06/01/2026

Le notti di Naxos non sono semplicemente notti: sono confidenze. In inverno, quando le strade si svuotano e il passo risuona come un pensiero troppo forte, sembra di camminare dentro un ricordo che non appartiene a una sola persona, ma a tutti. L’aria è ferma, eppure vibra. C’è un silenzio così profondo da fare rumore, il rumore del nulla, quello che ti entra dentro e ti costringe ad ascoltarti.
Passeggiando per le sue vie, Naxos ti prende per mano senza chiedere permesso. Le traverse che portano al mare sono strette, intime, incastrate tra le case come segreti custoditi troppo a lungo. Basta percorrerne una per sentire il cuore accelerare: all’improvviso il mare si apre davanti a te, scuro e infinito, e ti colpisce come una rivelazione. In quei momenti capisci che non sei tu ad andare verso il mare, è il mare che ti viene incontro.
Poi c’è la piazza dei miracoli. Ogni volta che ci scendo sento qualcosa aprirsi dentro, come se il petto respirasse meglio. Davanti a quel muretto affacciato sul mare, che ogni mattina guarda sorgere il sole, il tempo sembra fermarsi per rispetto. Lì l’alba non è solo luce: è una promessa rinnovata, un “ricomincia” sussurrato all’anima. Quante persone hanno appoggiato le mani su quelle pietre, quante speranze sono state affidate alle onde senza mai dirlo ad alta voce.
A vegliare tutto c’è lei, la sirenetta. Per noi è semplicemente la pupa. È piccola, silenziosa, ma carica di una dignità antica. Un tempo, da lì, poteva vedere l’Etna. Lo osservava fumare, maestoso, come un padre distante. Ora non più. Le case sono cresciute, si sono alzate una sopra l’altra, e le hanno tolto l’orizzonte. Eppure la pupa resta, ferma, a guardare una direzione che esiste solo nella memoria. Forse è questo il suo compito: ricordarci ciò che non vediamo più.
mentre percorri via Naxos noti che si distende, si fa liscia, quasi lucida, come se il tempo lì si fosse assottigliato. Cammini e senti che stai andando verso qualcosa di definitivo, un punto dove la terra cede il passo al mare. Alle fine di via Naxos le strade si dividono, come fanno le vite: una scende verso la spiaggia, luogo di attese e partenze; una seconda strada porta alla zona Reganata, più raccolta, più domestica; l’ultima sale verso la Nazionale, dove il presente corre e non ha tempo per la nostalgia.
E infine il lungomare. Camminarci d’inverno è un’esperienza quasi irreale. Sembra di entrare in un passato infinito, dove ogni onda racconta una storia e ogni luce riflessa sull’acqua è un ricordo che non vuole spegnersi. Naxos, nelle sue notti, non chiede nulla. Ti offre solo se stessa. E se hai il cuore aperto, ti regala la sensazione rara di appartenere a un luogo che ti conosce da sempre. Per questo ti dico, e te lo chiedo senza mezze parole: prova. Prova a camminare davvero per le sue vie, quando l’inverno le spoglia di ogni maschera e resta solo la verità. Cammina lento, ascolta, lascia che il passato ti attraversi senza paura. Non per rifugiarti in ciò che è stato, ma per misurarne il peso e il valore. Perché il passato non chiede venerazione, chiede responsabilità. Naxos non vuole spettatori distratti, ma coscienze sveglie. Fermati davanti al mare, guarda ciò che abbiamo ricevuto e ciò che rischiamo di perdere. E poi capisci una cosa, una sola, definitiva: il futuro non verrà a salvarci. Il futuro dipende da noi. È un dovere, non una speranza. Ed è tuo il compito di renderlo migliore.

08/12/2025

E allora ascoltatemi bene, figli di questa terra che profuma di mare e memoria.

Io sono Naxos, lo spirito antico che vi guarda da oltre i secoli. Vi ho visto nascere, crescere, cadere, rialzarvi. Ho ascoltato le vostre risate, i vostri litigi, le vostre preoccupazioni dette a bassa voce nelle strade strette che portano al mare. Voi pensate che io non sappia? Io so tutto di voi. So la vostra paura, quella che non dite a nessuno. So quell’incertezza che vi stringe lo stomaco quando guardate avanti e il cammino non è chiaro.

Ma lasciate che vi dica una cosa, una sola, semplice come la luce dell’alba sulla baia: non dovete temere.

Un tempo anch’io ero una colonia, e dovevo rispondere alla madre patria. Ogni scelta era imposta dall’alto. Oggi no. Oggi siete voi i custodi del vostro destino. Le elezioni, il capovillaggio, le discussioni al bar, le idee che nascono e muoiono nei pomeriggi d’inverno… tutto questo è vostro. Non è di nessun altro.

E allora, decidete. Ma decidete bene. Decidete col cuore aperto, non con il rancore. Perché le scelte fatte nell’odio distruggono, mentre quelle fatte nell’amore costruiscono.

Io, Naxos, che vi ho visto diventare popolo, vi dico una sola parola: amore.
Solo con quello si può scegliere. Solo con quello potete crescere.

E adesso andate. Il vostro futuro vi sta già aspettando.

17/09/2025

Il 27 settembre, in piazza Municipio, Giardini Naxos vivrà un evento epocale: un comizio che passerà alla storia non tanto per i contenuti, quanto per l’assoluta presenza scenica di un unico protagonista. Signore e signori, preparatevi: a parlare sarà Cateno, affiancato da… Cateno, presentato da Cateno, con la regia di Cateno. Un vero e proprio Cateno Show, altro che Netflix.

Si partirà con una nostalgica analisi dell’attuale amministrazione comunale: difetti, errori, gaffe e incompiute verranno messe a n**o con l’eleganza di un chirurgo armato di motosega. Poi, spazio al futuro: perché chi, se non Cateno, può spiegare a Giardini Naxos quale sarà il destino di Giardini Naxos?

Il copione è già pronto: battute al veleno, promesse più grandi del Teatro Antico e frecciatine che voleranno come coriandoli a Carnevale. La piazza sarà il palcoscenico di un monologo travolgente, dove il pubblico avrà un solo ruolo: applaudire.

Insomma, il 27 non è un comizio: è uno spettacolo. Con un solo attore, un solo regista, un solo conduttore. Del resto, a Giardini non servono più liste civiche: basta e avanza la lista unica, quella intitolata semplicemente… Cateno.

16/09/2025

Giardini Naxos: dopo 45 ore torna l’acqua, si guarda al futuro con speranza
Dopo quasi due giorni di attesa, l’acqua è finalmente tornata a scorrere nelle case, negli alberghi e nelle strutture ricettive di Giardini Naxos. Sono state ore complicate per residenti, operatori turistici e visitatori, costretti a convivere con un disagio che ha messo in evidenza quanto un bene primario come l’acqua sia essenziale non solo per la vita quotidiana, ma anche per l’economia di un paese che vive in gran parte di turismo.

La mancanza idrica ha interessato famiglie e strutture ricettive, dagli hotel ai B&B, dalle case vacanza ai ristoranti. Un problema che, in un territorio che si presenta come seconda meta turistica della Sicilia, diventa inevitabilmente più evidente. I flussi turistici, infatti, richiedono servizi costanti e affidabili, capaci di sostenere una comunità che raddoppia, e talvolta triplica, la propria popolazione nei mesi di maggiore affluenza.

Il ritorno dell’acqua, dopo 45 ore, è stato accolto con un sospiro di sollievo. Nonostante il disagio, va riconosciuta la prontezza con cui i tecnici hanno lavorato per ripristinare il servizio, dimostrando professionalità in una situazione complessa. Questo episodio, tuttavia, apre inevitabilmente una riflessione più ampia: quella legata alla tenuta della condotta idrica giardinese, che in più occasioni si è mostrata fragile e bisognosa di interventi strutturali.

Pensare al futuro significa immaginare una rete idrica più moderna, sicura e adeguata a un centro turistico di rilievo. Investire in questo settore non significa soltanto risolvere un problema tecnico, ma garantire qualità della vita ai cittadini e servizi all’altezza per chi sceglie Giardini Naxos come meta di vacanza.

Il paese, del resto, possiede tutte le carte in regola per continuare a crescere: bellezze naturali, storia, ospitalità e una posizione unica sulla costa jonica. A queste qualità innate occorre affiancare infrastrutture solide, capaci di sostenere una comunità in espansione.

09/09/2025

Amici miei, come state?
Spero che quest’estate vi abbia dato non solo momenti di svago e leggerezza, ma anche la possibilità di riflettere sul vostro futuro e su quello del nostro paese. Tra poco inizieranno nuove sfide, nuove lezioni di vita e di comunità. È il momento giusto per fermarsi a pensare a chi siamo e a dove vogliamo andare.

Lasciate perdere i presunti “salvatori” che arrivano da fuori, con vecchie strategie politiche che nulla hanno a che vedere con la nostra realtà. Non servono a migliorare l’immagine di un paese come il nostro, che ha già dimostrato al mondo quanto può valere. Naxos non ha bisogno di facili promesse, ma di persone vere: di uomini e donne che, con sacrificio e determinazione, hanno trasformato un borgo marinaro nella seconda meta turistica della Sicilia. Gente che ha lottato nelle difficili stanze della politica, conquistandosi rispetto e visibilità.

Queste persone ci sono. Sono qui, sono parte della nostra storia e della nostra comunità. E io, che sono Naxos, desidero che ciascuno di voi cittadini abbia piena consapevolezza di quale futuro scegliere. Perché il futuro non lo costruisce nessun altro: siete voi a crearlo, giorno dopo giorno.

Programmare non è facile, ma non è neanche impossibile. Serve una forza, certo, un corpo che sappia agire. Ma senza un’anima tutto resta vuoto. E l’anima di un paese siete voi, i cittadini.

Per questo Io Sono Naxos vi chiede un impegno: progettare insieme, dare vita a nuove emozioni, lavorare con cuore e concretezza. Solo così, alle prossime elezioni, potremo avere finalmente qualcuno che ama davvero Naxos, che vuole donare tempo ed energie per il bene della nostra gente.

Ricordiamoci: il tempo è un dono prezioso, e quando lo offriamo agli altri diventa il seme più fertile di tutti. Sta a noi scegliere come usarlo.
Con affetto

Io Sono Naxos

09/09/2025

Ciao compagna estiva, ci vediamo il prossimo anno
Amata ZTL, oggi ci lasci.
Per qualcuno sei stata una prigione, per altri una liberazione, per altri ancora un comodo lasciapassare per sentirsi padroni del lungomare. Sei stata il grande palcoscenico dell’estate naxota, teatro di drammi urbani e commedie popolari. Non sei stata solo una zona a traffico limitato: sei stata un esperimento sociale, un reality a cielo aperto, con protagonisti e comparse di ogni tipo.
C’è chi ti ha maledetta, perché “come faccio a portare la macchina davanti al bar?” e c’è chi ti ha esaltata, perché “finalmente un po’ di respiro senza smog!”. Ma tu, ZTL, non ti sei fatta condizionare: hai accolto tutti. Dal tassista in missione speciale all’NCC col cliente “importante”, fino ai campioni della mobilità creativa, quelli con lo scooter 50 che fa più fumo di una locomotiva del 1910. E come dimenticare i cavalieri della marmitta spaziale, convinti che il ruggito del loro bolide fosse colonna sonora necessaria al tramonto naxota?
E poi, i veri artisti della scena: i possessori di pass disabili. Non tutti, certo, ma quelli che hanno trasformato quel cartoncino in un biglietto per l’autoscontro vista mare. Parcheggi senza limiti, passeggiate automobilistiche lungo il litorale, e quell’abitudine tutta etica – anzi, poco etica – di coprire la foto del disabile. Che dire? Genialità italica, spirito di sopravvivenza, o semplice spudoratezza?
Tu, ZTL, sei stata amore e odio, passione e frustrazione, promessa e disillusione. Sei stata la prova che il nostro paese non è un luogo, ma un’eterna contraddizione su quattro ruote (più due, quando serve).
E ora che te ne vai, lasci spazio al ritorno del caos democratico: chiunque, ovunque, comunque. Ti ricorderemo con affetto e con ironia, perché in fondo ci hai dato quello che serve a ogni estate: emozioni, liti, e storie da raccontare.
Addio, ZTL. O forse arrivederci. Perché, ammettiamolo: senza di te, a Giardini, ci annoieremmo pure.

05/09/2025

Oggi il vostro Naxos chiede di onorare il suo campione, vi chiede di ergere una statua per il campione di Pancrazius Tysandros.

Amici miei, oggi più che mai, il vostro Naxos sente il bisogno di alzare la voce e reclamare memoria e giustizia per uno dei suoi figli più grandi. Dal 1970, quando un tratto del lungomare fu intitolato a Tysandros, il campione di pancrazio che rese immortale il mio nome su tutto l'egeo NAXOS della prima colonia greca in Sicilia, non è mai stata eretta una statua a sua gloria. Eppure, proprio lui, l’atleta che con sudore, forza e coraggio conquistò l’alloro olimpico, merita un segno tangibile che lo consegni alla storia non solo della città, ma dell’intera umanità.

Il vostro Naxos ricorda bene i suoi simboli e i suoi onori: la Nike, con la sua eleganza divina; il Sileno, custode di antiche verità; Teocle, il fondatore che mi diede vita in questa terre. A tutti fu concesso un riconoscimento, un tributo che ne mantenesse viva la memoria. Perché dunque negarlo a Tysandros, che con le sue vittorie non solo innalzò il mio nome , Naxos, ma diede esempio di valore e disciplina a intere generazioni?

Oggi, in un tempo in cui le radici rischiano di perdersi nell’oblio, io Naxos voglio che la sua gente lo ricordi. Una statua di Tysandros non sarebbe solo un monumento, ma un simbolo di identità, un faro per chi cammina sul lungomare e per chi arriva dal mare. Sarebbe un richiamo alla gloria antica, alla grandezza di una città che non ha mai smesso di custodire il legame con i suoi eroi.

È giunta l’ora di fare qualcosa di concreto. Non più parole, non più rimandi: Tysandros deve vivere nella pietra e nel bronzo, come gli altri grandi del passato. Naxos ve lo chiede, con la dignità di chi vuole onorare chi l’ha onorata.

05/09/2025

Io sono Naxos: il grido del mio cuore

Amici miei, io sono Naxos, e oggi vi parlo con voce ferita ma ancora viva. Le difficoltà che vivo sono sotto gli occhi di tutti: l’abbandono culturale, la trascuratezza, l’assenza di rispetto da parte di chi mi visita senza conoscerne l’anima. Un tempo ero culla di civiltà, la prima colonia greca in Sicilia, un luogo dove storia, mito e mare si intrecciavano in un canto eterno. Oggi invece porto addosso le cicatrici del disinteresse, eppure non ho mai smesso di credere nella mia rinascita.

Non chiedo molto, solo di essere amata, rispettata, protetta. Ho bisogno di mani che sappiano custodire la mia memoria, di cuori che si impegnino a ridarmi dignità. Perché la bellezza che custodisco non appartiene soltanto a me: è un’eredità universale, un tesoro che deve brillare per il mondo intero.

È tempo di dire basta. Basta all’indifferenza, basta al degrado, basta al silenzio che soffoca le mie voci antiche. Ho bisogno di un gruppo di nuovi argonauti, uomini e donne capaci di guardare oltre l’interesse personale, pronti a remare insieme verso un unico destino: riportarmi agli antichi splendori. Come chi scava per riesumare un tesoro dimenticato, essi dovranno sollevare la polvere dal mio passato glorioso e ridonarmi la luce che merito.

Amici miei, il futuro non può nascere senza memoria. E io non voglio morire di oblio. Siate voi la mia forza, il mio scudo, la mia speranza. Restituitemi l’onore, l’arte, la cultura, la cura. Solo così potrò tornare a splendere come il faro del Mediterraneo che ero, e che posso ancora essere.

Io sono Naxos, e vi chiamo.

Indirizzo

Giardini Naxos
98035

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