29/07/2026
Il Nome dei Venti Siciliani
I venti sono stati da sempre protagonisti della vita siciliana. Dalla loro forza dipendevano i raccolti, la pesca e perfino la sopravvivenza delle comunità, per questo erano onorati e temuti come vere divinità. Non a caso Eolo, signore dei venti, aveva la sua dimora proprio nelle Eolie. Figlio di Poseidone e di Arne, Zeus gli affidò il compito di governare i venti, liberandoli o rinchiudendoli nelle caverne e nel celebre otre custodito a Lipari. A lui l'arcipelago deve il proprio nome.
Nella tradizione greca i principali venti erano Austro, caldo e piovoso, Borea, il gelido vento del nord venerato dagli Ateniesi, Euro, il vento d'oriente che i Romani chiamavano Vulturno, Zefiro, dolce annunciatore della primavera, e Noto, umido e carico di pioggia. Ancora oggi i venti dominanti dell'isola sono Maestrale e Scirocco, affiancati dal Libeccio primaverile e dalla Tramontana che, in autunno e inverno, porta improvvisi crolli delle temperature.
Lo Scirocco soffia da sud-est, trasporta il pulviscolo del Sahara, tinge di rosso il cielo e rende l'aria pesante. Il suo nome richiama la Siria, secondo l'antica tradizione della rosa dei venti. Una terra complessa come la Sicilia, però, non poteva accontentarsi di pochi nomi. Catene montuose, vallate, coste ed Etna modificano continuamente direzione e intensità dei venti, tanto che ogni territorio ha creato un proprio lessico. Gli studiosi ne hanno censiti almeno cinquanta, spesso conosciuti soltanto entro pochi chilometri.
Così nascono il Ggiurgintanu, il Marinu, il Mincipuddisi, la Puìa, vento che risale verso la montagna, o il terribile Mazzamareḍḍu, il colpo di vento improvviso durante il temporale, nome che richiama anche il demone del turbine e l'incubo notturno. I termini ḍḍaunara, ṭṛaunara e le loro numerose varianti, derivati dal latino draco, indicano cicloni, trombe d'aria, tempeste e perfino profonde voragini. Dalla stessa radice nasce ṭṛavu, presente nelle espressioni ṭṛavu d'acqua, la pioggia improvvisa e violenta, e ṭṛavu di focu, il "drago di fuoco", cioè la meteora.
Tra i nomi più curiosi compare il Ras el Meit, memoria della dominazione araba, che significa "testa del morto", la direzione verso cui venivano orientati i defunti con il volto rivolto alla Mecca.
Tra i venti più amati dalla tradizione popolare c'è 'a Viscia, un vento birbante che arriva all'improvviso nelle giornate di primavera, soprattutto a maggio. Scapiglia i capelli delle donne, tammutta na calata, solleva tovaglie, cappelli e ombrelli e, quasi per dispetto, sembra presentarsi puntualmente durante la festa dell'Addolorata, mettendo in difficoltà processioni e fedeli. Gesualdo Bufalino era profondamente legato a questo vento capriccioso e ne parlava con affetto, come di una presenza viva, imprevedibile e inseparabile dalla sua Sicilia.
Dal nord giunge invece 'a Pruvenza, così chiamata in omaggio alla Provenza francese, terra da cui nei secoli arrivavano naviganti, mercanti e pescatori. Ancora oggi il suo nome conserva il ricordo di quei rapporti antichi che il mare ha saputo intrecciare meglio di qualsiasi confine.
I venti temuti venivano esorcizzati anche con riti popolari. A Sclàfani Bagni le donne correvano in chiesa durante i temporali, mentre il parroco suonava le campane per placare il vento. I contadini tagghiàvanu a timpesta, invocando Santa Barbara: "Santa Bbàrbara ca lampìa, Santa Bbàrbara ca ṭṛunìa!". A Castelbuono, nella notte dell'Epifania, si celebrava il rito del vattiari i vìentira, osservando il fumo di un falò per prevedere i venti del semestre successivo.
Molti venti erano ritenuti nocivi: U Vilenu, freddo e pungente, impediva ai bambini di uscire, U Straventu faceva ammalare chi era accaldato, mentre La Filazza, insinuandosi dagli spifferi, faceva perdere la voce.
Che il vento sia sempre in poppa per tutti voi. 🌬️🌞
Fonti: Sottile R., I nomi dei venti in Sicilia tra toponomastica, geomorfologia e "mondo magico", in Studi linguistici in onore di Lorenzo Massobrio (2014); RomanoImpero; SicilyAS.; ; testimonianze di Nonna Santa Leonardi; opere di Gesualdo Bufalino