15/11/2025
✒️ OLTRE — il mondo si guarda allo specchio
C’è un luogo simbolico, in questi giorni,
dove il mondo è chiamato a scegliere
da che parte stare.
È Belém, in Brasile, al centro della COP30.
Una città-ponte tra la foresta amazzonica
e il resto del pianeta,
tra ciò che dovremmo proteggere
e ciò che rischiamo di perdere.
Ma mentre il pianeta chiede unità,
le grandi potenze si presentano… a metà.
Gli Stati Uniti non ci sono,
Trump continua a chiamare la crisi climatica
una “bufala”, rilanciando il fossile
come se fossimo ancora nel secolo scorso.
La Cina invece c’è,
ma senza il suo presidente,
non per indifferenza, ma perché
è già lanciata nella rivoluzione ecologica
che l’ha portata a guidare il mondo
nelle tecnologie pulite.
E l’Europa?
Timida. Poco coraggiosa.
Spaventata da ciò che definisce
“approcci ideologici”,
dimenticando che non c’è nulla di ideologico
nel salvare un pianeta in fiamme.
Se il Green Deal non funziona,
si migliora, non si rallenta.
Dietro le parole, però,
c’è un nodo molto più concreto,
la lotta al cambiamento climatico
è un bene pubblico globale,
ma si fa con tecnologie private.
È qui che nasce il nuovo conflitto
innovazione contro protezionismo.
Chi innova corre.
Chi non innova cerca di frenare.
E il rischio è che a vincere
siano i secondi, a spese di tutti.
È un paradosso
che conosciamo bene anche in Italia:
• ci lamentiamo dell’alto costo dell’energia,
• ma freniamo le rinnovabili perché arrivano pannelli o tecnologie cinesi,
• dimenticando che la Cina corre proprio perché ha capito che l’autonomia energetica si costruisce sull’innovazione, non sulle paure.
E così l’Europa si blocca,
divisa tra chi vuole proteggere
vecchi interessi e chi vede nella transizione
un’opportunità storica.
Un’opportunità che serve al pianeta,
ma anche alle nostre imprese,
alle nostre comunità, alla nostra salute.
Andare oggi
significa avere il coraggio di innovare,
senza nascondere più gli interessi in campo.
Significa proteggere chi rischia
di rimanere indietro, ma senza fermare
chi può portarci avanti.
Significa capire
che la foresta amazzonica
non è un simbolo lontano
è il testimone che ci passa il mondo
per decidere chi vogliamo essere.
Belém è lontana.
Ma ciò che si decide lì arriva fino a noi.
Sta a noi scegliere se farci trovare pronti.
“Mentre il mondo corre verso l’energia pulita,
a Monfalcone la prossima centrale a gas
ci ricorda che il futuro non si aspetta
si costruisce, scegliendo
il coraggio dell’innovazione
invece della paura del cambiamento.”
Pensiamoci bene
guardiamoci nel lungo periodo