OLTRE di Marco Piemonte

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25/11/2025

✒️ CHICCHE IN RETE

✒️ OLTRE — il mondo si guarda allo specchioC’è un luogo simbolico, in questi giorni,dove il mondo è chiamato a scegliere...
15/11/2025

✒️ OLTRE — il mondo si guarda allo specchio

C’è un luogo simbolico, in questi giorni,
dove il mondo è chiamato a scegliere
da che parte stare.
È Belém, in Brasile, al centro della COP30.
Una città-ponte tra la foresta amazzonica
e il resto del pianeta,
tra ciò che dovremmo proteggere
e ciò che rischiamo di perdere.

Ma mentre il pianeta chiede unità,
le grandi potenze si presentano… a metà.
Gli Stati Uniti non ci sono,
Trump continua a chiamare la crisi climatica
una “bufala”, rilanciando il fossile
come se fossimo ancora nel secolo scorso.

La Cina invece c’è,
ma senza il suo presidente,
non per indifferenza, ma perché
è già lanciata nella rivoluzione ecologica
che l’ha portata a guidare il mondo
nelle tecnologie pulite.

E l’Europa?
Timida. Poco coraggiosa.
Spaventata da ciò che definisce
“approcci ideologici”,
dimenticando che non c’è nulla di ideologico
nel salvare un pianeta in fiamme.
Se il Green Deal non funziona,
si migliora, non si rallenta.

Dietro le parole, però,
c’è un nodo molto più concreto,
la lotta al cambiamento climatico
è un bene pubblico globale,
ma si fa con tecnologie private.

È qui che nasce il nuovo conflitto
innovazione contro protezionismo.
Chi innova corre.
Chi non innova cerca di frenare.
E il rischio è che a vincere
siano i secondi, a spese di tutti.

È un paradosso
che conosciamo bene anche in Italia:
• ci lamentiamo dell’alto costo dell’energia,
• ma freniamo le rinnovabili perché arrivano pannelli o tecnologie cinesi,
• dimenticando che la Cina corre proprio perché ha capito che l’autonomia energetica si costruisce sull’innovazione, non sulle paure.

E così l’Europa si blocca,
divisa tra chi vuole proteggere
vecchi interessi e chi vede nella transizione
un’opportunità storica.
Un’opportunità che serve al pianeta,
ma anche alle nostre imprese,
alle nostre comunità, alla nostra salute.

Andare oggi
significa avere il coraggio di innovare,
senza nascondere più gli interessi in campo.

Significa proteggere chi rischia
di rimanere indietro, ma senza fermare
chi può portarci avanti.
Significa capire
che la foresta amazzonica
non è un simbolo lontano
è il testimone che ci passa il mondo
per decidere chi vogliamo essere.

Belém è lontana.
Ma ciò che si decide lì arriva fino a noi.
Sta a noi scegliere se farci trovare pronti.

“Mentre il mondo corre verso l’energia pulita,
a Monfalcone la prossima centrale a gas
ci ricorda che il futuro non si aspetta
si costruisce, scegliendo
il coraggio dell’innovazione
invece della paura del cambiamento.”

Pensiamoci bene
guardiamoci nel lungo periodo

📰 Rubrica OLTRE“Sovranità o propaganda?”Negli ultimi giornimolti hanno gridato al colpo di scena:“La Slovacchia ha detto...
02/11/2025

📰 Rubrica OLTRE
“Sovranità o propaganda?”

Negli ultimi giorni
molti hanno gridato al colpo di scena:
“La Slovacchia ha detto basta all’Europa!”
Titoli altisonanti, toni trionfali,
e la solita corsa delle destre
a trasformare una notizia complessa
in uno slogan da campagna elettorale.

Ma, come spesso accade,
la verità è molto diversa.

La Slovacchia
non ha lasciato l’Unione Europea.
Ha approvato una legge costituzionale
che afferma la prevalenza del diritto nazionale
su quello europeo solo in ambiti
legati all’identità culturale e familiare.

Non è una rivoluzione, né la fine dell’UE
è un segnale politico,
un gesto simbolico di autonomia
che alcuni, con troppa fretta,
stanno usando per alimentare
paure e divisioni.

La Spagna,
spesso citata come esempio “precursore”,
non ha mai adottato una norma simile.
Ha semmai cercato di rafforzare
la propria capacità decisionale interna,
restando pienamente dentro il quadro europeo.

Ecco perché serve guardare oltre.

Oltre le semplificazioni,
oltre i toni da comizio, oltre l’idea che libertà
significhi sempre separazione.
La vera sovranità
non è chiudersi a riccio,
ma scegliere consapevolmente
come stare nel mondo.
Non si conquista urlando contro l’Europa,
ma partecipando per cambiarla da dentro.

C’è una differenza profonda
tra difendere la propria identità
e usare l’identità come arma politica.
Chi governa dovrebbe saperla riconoscere.
Perché il futuro non si costruisce sulle paure,
ma sulla capacità di condividere
.

Guardare oltre
oggi significa non farsi incantare
da chi vende la “libertà” come isolamento,
e la “sovranità” come solitudine.

L’Europa non è perfetta,
ma rimane il luogo dove possiamo ancora
scegliere di crescere insieme
senza illusioni, ma con coraggio.



AGGRESSIONE A PORTO VECCHIOQuando la paura è figlia dei ghetti!!A Triestesi è consumata una vicenda graveun operaio è st...
01/09/2025

AGGRESSIONE A PORTO VECCHIO
Quando la paura è figlia dei ghetti!!

A Trieste
si è consumata una vicenda grave
un operaio è stato aggredito in Porto Vecchio
da alcuni migranti irregolari.
L’episodio ha scosso la città e,
come sempre in questi casi, è arrivato puntuale
il commento politico.

Il sindaco(Forza Italia)
ha denunciato l’accaduto con durezza,
richiamando il problema della sicurezza
e della gestione dei flussi.

Ma fermiamoci un attimo.
Dietro a ogni slogan ci sono
vent’anni di politiche migratorie
che hanno costruito o smontato
il sistema dell’accoglienza.

📌 Chi ha voluto l’accoglienza diffusa?

Nasce nei primi anni 2000
con il Sistema SPRAR, promosso da ANCI
e Ministero dell’Interno sotto governi
di centro-destra (Berlusconi II),
proprio per evitare concentrazioni ingestibili.

Viene poi strutturata
e resa obbligatoria con la riforma
Minniti (PD, governo Gentiloni, 2017).

Subisce una stretta
con i decreti Salvini (2018-2019),
che tagliano i servizi e concentrano le persone
nei CAS, grandi centri spesso senza percorsi
di integrazione.

Con Lamorgese (2019-2022)
rinasce il SAI un modello che prova
a rimettere al centro i Comuni.

Con Piantedosi (Meloni, 2022-oggi)
si annuncia il ritorno all’accoglienza diffusa,
ma nei fatti i CAS continuano a prevalere.

📌 Quando funziona e quando no

🟩 Bene: piccoli numeri nei Comuni,
inserimento scolastico e lavorativo,
meno conflitti.

🟥 Male: grandi concentrazioni nei CAS,
gestione privata opaca, ghettizzazione
e marginalità.

🔍 Oltre la cronaca

L’aggressione di Trieste
non può essere liquidata
con un “sono tutti delinquenti”
né con un “è colpa di un partito”.
È il risultato di anni di scelte politiche
che hanno oscillato tra accoglienza diffusa
e grandi centri.
Ogni volta che si è preferito
il modello dei ghetti, la sicurezza
è peggiorata e l’integrazione è fallita.

Chi oggi denuncia il problema
dovrebbe anche ricordare
che la propria parte politica ha avuto un ruolo
nella costruzione (e nel ridimensionamento)
di questi modelli.

👉 IL MIO PUNTO DI VISTA
solo a ricordare che non basta
indignarsi per un’aggressione.
Serve una politica coerente,
che non usi il tema dei migranti
come clava elettorale,
ma che torni a dare dignità
e regole all’accoglienza.


MoVimento 5 Stelle

03/06/2025

Intervento di Capitaneria e 118. Tuffi “selvaggi” e punto di risalta: l’uso dell’infrastruttura fa discutere. L’inizio estate fa registrare anche il decesso dopo un malore di un pensionato

MONFALCONEAVANZO O RINUNCIA?dietro i numeri, una cittàche poteva fare di più.Si celebra un avanzo di bilanciodi quasi 5 ...
03/06/2025

MONFALCONE
AVANZO O RINUNCIA?
dietro i numeri, una città
che poteva fare di più.

Si celebra un avanzo di bilancio
di quasi 5 milioni di euro a Monfalcone
come segno di “buona amministrazione”,
ma nessuno dice che questi soldi
non sono stati spesi.

E allora la domanda è semplice:
👉 quali bisogni sono rimasti
senza risposta nel 2024?

🔸 Perché le famiglie in difficoltà, gli anziani soli e i giovani continuano a ricevere poco o nulla?
🔸 Perché mancano marciapiedi sicuri, verde curato, spazi di comunità in tanti quartieri?
🔸 Perché si investe in cemento e monumenti, ma non in manutenzione, salute e qualità dei materiali?

In più, la Corte dei Conti
ha segnalato Monfalcone
per criticità strutturali nei conti pubblici,
con indici W2 e W3 negativi.

Questo vuol dire che:

🔴 si spende più di quanto si incassa
🔴 si accumulano troppi crediti irrecuperabili
🔴 si mettono a rischio i servizi futuri

📉 La riduzione del debito è un dato positivo, ma se non si investe in ciò che serve davvero ai cittadini, non è rigore: è rinuncia.

💡 Credo che il bilancio
debba tornare a essere
uno strumento di sviluppo,
non una scorciatoia elettorale.

🔧 Ecco cosa serve:
✅ Un piano trasparente per uscire dal rischio finanziario
✅ Più fondi per l’efficientamento energetico e meno sprechi
✅ Servizi sociali e manutenzioni al centro, non ai margini

I numeri vanno letti con coscienza.
E il coraggio di cambiare, oggi,
è una scelta politica.

Il Piccolo Il Goriziano

24/05/2025

A ROMA PER IL POTERE

Mentre si trama
per far fuori il Terzo partito
della Maggioranza in Friuli Venezia Giulia,
la sanità pubblica crolla
sotto i colpi dell’indifferenza politica.

I numeri non mentono
la nostra Regione,
un tempo eccellenza nazionale,
oggi accorcia pericolosamente
le distanze con le aree più in difficoltà
del Sud.

Liste d’attesa infinite,
personale stremato, contratti da fame
anche nel privato, cittadini
che rinunciano a curarsi.

Altro che “libertà di scelta”
qui si spinge verso
la privatizzazione selvaggia,
a scapito dei più fragili.

Serve
un cambio di rotta immediato.
Serve ridare dignità
alla sanità pubblica.
Serve tornare a mettere
le persone al centro,
non gli interessi di pochi.




il punto di Stefano Patuanelli

17/05/2025

In un’Italia che ha fatto della solidarietà e del lavoro il cuore della sua identità, oggi assistiamo a una narrazione distorta, alimentata da chi cerca consenso seminando paura. A Monfalcone, c’è chi punta il dito contro la comunità bengalese, colpevole – secondo certa destra – di lavorare onestamente e di aiutare le proprie famiglie rimaste in condizioni di miseria a migliaia di chilometri da qui.

Ma noi oggi vogliamo raccontare un’altra verità: quella del sudore, del sacrificio, dell’integrazione possibile. Perché chi lavora, paga le tasse, rispetta le leggi e costruisce un futuro migliore – per sé e per gli altri – non è un nemico. È parte viva e dignitosa di questa città."

22/03/2025

Monfalcone ospita il festival ,
un evento che esplora confini, identità
e trasformazioni globali.
Ma c’è una "geografia" locale
spesso ignorata, ,
cuore della città e asset strategico
dello Stato, che costruisce navi
per il mondo e firma accordi
con Paesi come gli Emirati Arabi Uniti.

Eppure,
mentre Monfalcone prospera
grazie a questi scambi,
si alimenta una narrazione ostile
verso chi proviene proprio
da quelle nazioni con cui
facciamo affari.
Perché?
Perché si promuove una propaganda
contro l’Islam mentre si stringono accordi
miliardari con Paesi a maggioranza musulmana?

La geopolitica è già qui,
nei nostri cantieri e nelle nostre vite. Geografie di Monfalcone sarà anche un’occasione per affrontare queste contraddizioni?


Ridurreil livello di sicurezza antincendiodi un aeroporto come quellodi Ronchi dei Legionarisignifica abbassare gli stan...
25/02/2025

Ridurre
il livello di sicurezza antincendio
di un aeroporto come quello
di Ronchi dei Legionari
significa abbassare gli standard
per l'intero Friuli Venezia Giulia.

Non si può accettare
che un’infrastruttura strategica
sia declassata con la giustificazione
che attualmente "basta la categoria 7".

E in caso di emergenze straordinarie?

È proprio il concetto di sicurezza
a imporre di essere preparati sempre,
non solo quando la situazione
diventa critica.

L’aeroporto di Ronchi
è spesso utilizzato per atterraggi
di emergenza di voli dirottati
da Venezia, Verona e Treviso.
Seppure siano "solo tre all’anno"
secondo la senatrice, un singolo caso
mal gestito potrebbe avere
conseguenze gravissime.

Minimizzare il problema
non lo risolve, anzi,
dimostra una sottovalutazione
del rischio.

La questione va vista
in un contesto più ampio,
la crescente frequenza
degli incendi sul Carso,
che mettono già sotto pressione
i Vigili del Fuoco,
potrebbe influenzare
la capacità di risposta
in caso di incidenti aerei.

Se il personale è ridotto
e già impegnato su altri fronti,
chi garantisce che ci sarà una risposta
tempestiva in aeroporto
quando necessario?

Attendere voli intercontinentali
per rafforzare la sicurezza
è una strategia pericolosa.

Lo scalo di Ronchi
potrebbe attrarre più traffico
se fosse potenziato,
ma con queste scelte
rischia di restare marginale.

Si vuole una crescita sostenibile dell’aeroporto o si sta lavorando
per il suo declino?

Il MoVimento 5 Stelle
ribadisce attraverso
il Gruppo Territoriale M5S di Gorizia
che la sicurezza dei cittadini
e dei viaggiatori non è un tema
su cui si può risparmiare
o fare campagna elettorale
per Monfalcone cara Senatrice Tubetti.

Le norme internazionali
vanno rispettate, certo,
ma puntare al minimo indispensabile
non è una strategia lungimirante.
Serve una visione di sviluppo
e prevenzione, non una difesa ideologica
del declassamento.

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Gorizia

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