Ortoalparco - Vrtpriparku

Ortoalparco - Vrtpriparku Si trova nella zona del Parco Basaglia, Gorizia. Luogo per sperimentare una coltivazione e un compos

22/08/2025

Gli insetti, impollinatori e non, sono cresciuti con picchi fino al trenta per cento nelle aree coinvolte nella sperimentazione. Il prato inglese è esteticamente gradevole, ma non è una buona idea dal punto di vista ambientale: un fatto scientificamente comprovato e complesso da comunicare

Macaone (papilio machaon) e Podalirio (iphiclides podalirius)Due specie di farfalla simili in dimensione e colorazione, ...
27/05/2024

Macaone (papilio machaon) e Podalirio (iphiclides podalirius)

Due specie di farfalla simili in dimensione e colorazione, diverse in disegno e dieta.

Il bruco del macaone mangia oltre alla ruta comune (ruta graveolens), diverse ombrellifere: la carota selvatica (daucus carota), il fi*****io selvatico (foeniculum vulgare), il tragoselino comune (pimpinella saxifraga), la pastinaca comune (pastinaca sativa), la imperatoria delle paludi (peucedanum palustre) e il finocchiello (meum athamantium).

Il bruco del Podalirio oltre al biancospino (crategus monogyna) si nutre dal prugnolo (prunus spinosa), dal pruno europeo (prugno o susino; prunus domestica) ed altre specie del genere prunus come l’amolo (prunus cerasifera) che al Parco Basaglia cresce spontaneamente. Probabilmente il suo stile di vita ‘rampante’ lo protegge –in contrasto con molte altre specie legate alla vegetazione dei prati- dall’essere sfalciato o decespugliato prima di raggiungere l’età adulta.

Entrambe le farfalle sviluppano nei climi più miti fino a tre generazioni annue completando il ciclo vitale dei lepidotteri suddiviso in quattro fasi: uovo, bruco, pupa (o crisalide), adulto. Di questa miracolosa metamorfosi viene in genere percepito solo quest’ultimo stadio. Proponiamo per le sue particolarmente dettagliate foto del ciclo vitale completo due link al sito di un’associazione ambientalista tedesca.

https://www.bund-rlp.de/themen/tiere-pflanzen/schmetterlinge/besondere-schmetterlinge/segelfalter/

https://www.bund-rlp.de/themen/tiere-pflanzen/schmetterlinge/besondere-schmetterlinge/schwalbenschwanz/

La farfalla adulta non svolazza da fiore in fiore per riempiere d’allegria le anime degli osservatori umani o per dare un ‘servizio ecosistemico’ d’impollinazione. Non solo il volo, anche il accoppiamento e la ricerca della specie vegetale idonea per la deposizione delle uova richiedono un costante flusso d’energia. La farfalla si rifornisce di nettare tramite la sua proboscide, un po’ come fare benzina al distributore. Inconsapevolmente contribuisce però alla costruzione del suo habitat.

Sia il podalirio che il macaone erano considerati in passato specie molto comuni. Come la stragrande maggioranza -non solo delle farfalle ma di tutti gli insetti (escludendo ovviamente quelli invasivi)- subiscono anche loro un forte crollo della popolazione dovuto al declino ed isolamento degli habitat specifici. Habitat costruiti in passato inconsapevolmente da una cultura contadina ‘umana’ in collaborazione con il suo bestiame.

Non a caso nella recente legge europea per il ‘ripristino’ della natura le farfalle vengono considerate ‘indicatori’ della ‘biodiversità’ e -in conseguenza- della ‘qualità’ dell’habitat. Al territorio serve –fra tanti altri habitat da ripristinare come boschi, siepi, ruscelli, stagni ed aree paludose- un mosaico di praterie fiorite da marzo a ottobre non per nostalgia di paesaggi perduti di una cultura contadina ormai da considerare obsoleta, ma per l’esigenza umana di ecosistemi –grazie alla loro ricchezza di biodiversità- stabili e resistenti a cambiamenti climatici.

Voler assegnare questo immenso compito comune di ‘ripristino’ della natura all’agricoltore moderno non è una cattiva idea, ma forse una pretesa anacronistica, contradittoria e poco realistica anzitutto economicamente. Purtroppo dipendiamo da filiere agroalimentari industrializzate globali.

Forse è almeno un po’ più realistico (ma non meno rivoluzionario) pretendere una riforma del settore statale nella cosi detta ‘manutenzione del verde’. Invece di alimentare un sistema clientelare di appalti pubblici degenerato, improduttivo e nocivo, istituire un unico ente territoriale (fra livello comunale e regionale) competente, trasparente, efficace, non corrotto, in grado di elaborare un ‘piano del verde’ e coordinare i necessari lavori a riguardo.

Facendo riferimento all'ultimo post (febbraio 2022) alcune foto delle piante come si presentano oggi:L'acanto (acanthus ...
24/05/2023

Facendo riferimento all'ultimo post (febbraio 2022) alcune foto delle piante come si presentano oggi:

L'acanto (acanthus mollis) sta sviluppando il fusto fiorifero.

L'erba vajola (cerinthe major) -pianta annuale seminatasi autonomamente- sta sviluppando i semi per la prossima generazione.

L'erba medica arborea (medicago arborea) è diventata un'ornamentale cespuglietto sempreverde d'un metro d'altezza.

Saranno raccolti dei semi per l'ulteriore diffusione non solo all'interno del Parco Basaglia.

Acanto – Erba vajola maggiore – Erba medica arboreaAcanto (Acanthus mollis): Pianta perenne di grande fogliame rigido e ...
18/02/2022

Acanto – Erba vajola maggiore – Erba medica arborea

Acanto (Acanthus mollis): Pianta perenne di grande fogliame rigido e lucido con una slanciata spiga di fiori bianchi e azzurri.
Secondo Vitruvio fu un cesto con i giocattoli di una fanciulla defunta posto sulla sua tomba, proprio nel luogo dove spuntò un acanto che avvolse il cesto con le sue foglie decorative, ad ispirare lo scultore Callimaco alla creazione del capitello corinzio.

Erba vajola maggiore (Cerinthe major): Pianta annuale con foglie verde-bluastro maculate di bianco. I fiori a campana cilindrici viola-gialli sono molto melliferi e particolarmente visitati dalle api. Produce semi neri grandi come lenticchie e si diffonde facilmente.

Erba medica arborea (Medicago arborea): Cespuglio sempreverde alto fino a 2-3m con una vistosa fioritura gialla da maggio a ottobre. Da buona pianta foraggiera fu coltivata sin dall’antichità a tale scopo ed è ampiamente diffusa nel bacino mediterraneo. Come l’erba medica (Medicago sativa) ha un baccello ricurvo a forma elicoidale che contiene i semi. Entrambe specie appartengono alla famiglia delle leguminose che possono fissare in simbiosi con specifici batteri presenti nel suolo – le rhizobiacae - azoto dall’aria, proprietà importante per l’agricoltura sostenibile.

Le piantine visibili nelle attuali foto sono ancora piccole: L’acanto e l’erba medica arborea sono germogliate un anno fa, l’erba vajola si è disseminata da sola in autunno.
Indichiamo – per farsi un’idea delle piante ‘adulte’ in fiore – l’utilissimo sito Acta plantarum con una galleria foto per ogni pianta:

Acta plantarum: https://www.actaplantarum.org/

Acanthus mollis:
https://www.actaplantarum.org/galleria_flora/galleria1.php?aid=349&seo=Acanthus%20mollis

Cerinthe major:
https://www.actaplantarum.org/galleria_flora/galleria1.php?aid=689&seo=Cerinthe%20major

Medicago arborea:
https://www.actaplantarum.org/galleria_flora/galleria1.php?aid=1246&seo=Medicago%20arborea

Scorzobianca (Tragopogon porrifolius)Coltivata ormai da diversi anni sull’area della ‘colonia agricola’ al Parco Basagli...
10/05/2021

Scorzobianca (Tragopogon porrifolius)

Coltivata ormai da diversi anni sull’area della ‘colonia agricola’ al Parco Basaglia si rivela una pianta di facile riproduzione. Apprezzata sin dall’antichità -probabilmente anche proprio grazie a questa caratteristica- oggi invece è poco conosciuta. La sua radice di sapore delicato e ricca di sostanza proteica veniva una volta considerata particolarmente adatta all’alimentazione dei bambini.
E’ una pianta biennale. Nel primo anno di crescita sviluppa nella parte aerea poco più che un ‘ciuffo d’erba’. Nella successiva primavera trae poi l’energia per fiorire dalla lunga radice. Apre e richiude i fiori per parecchi giorni secondo un accentuato ritmo circadiano dalla mattina a mezzogiorno per finalmente schiudere un infruttescenza con acheni e pappi analoga a quella del ‘soffione’, solo dorato e molto più grande.
Sarebbe di facile diffusione naturale ma purtroppo condivide il destino di tante specie di piante biennali che sono vittime di una eccessiva ‘manutenzione del verde’ inappropriata e insensata.

Salvia sclarea e Xylocopa violaceaChiamata salvia moscatella per il suo intenso profumo ricco di essenze eteriche trova ...
10/06/2020

Salvia sclarea e Xylocopa violacea

Chiamata salvia moscatella per il suo intenso profumo ricco di essenze eteriche trova il suo habitat su pendii rocciosi dal mediterraneo fino in Asia centrale. La pianta spesso perenne mantiene un ciclo di fioritura biennale. Come tutte le lamiaceae dispone di un sofisticato meccanismo d’impollinazione, nel suo caso adattatosi ad api di grandi dimensioni come l’ape legnaiola.

Xylocopa violacea, ape solitaria di 2,5-3 cm dal volo parecchio rumoroso, depone singole uova con scorta alimentare in gallerie scavate in legno tenero o marcio. Non è aggressiva, il suo veleno è di scarsa tossicità, una puntura avviene molto raramente quando si sente minacciata e non trova via di fuga.

Le seguenti foto per illustrare la perfezione del meccanismo d’impollinazione come risultato di co-evoluzione nel corso di milioni d’anni:
l’ape nera con il dorso impollinato in bianco, il meccanismo d’impollinazione del fiore con il movimento di stilo e teca verso il dorso dell’ape e il successivo movimento reciproco dell’ape per raccogliere più polline, lo strofinare degli arti posteriori sul dorso, le ‘braghette’ di polline

Bagolaro (Celtis australis)Volgarmente anche chiamato Spaccasassi. Navadni koprivovec in lingua slovena, in tedesco si c...
30/04/2020

Bagolaro (Celtis australis)

Volgarmente anche chiamato Spaccasassi. Navadni koprivovec in lingua slovena, in tedesco si chiama ‘Europäischer’ Zűrgelbaum (esistono alcune decine di specie del genere Celtis).
Non cresce a nord delle alpi, è diffuso però in Alto Adige, dove i suoi frutticini appunto i ‘Zűrgel’ vengono utilizzati tradizionalmente nei dolci. Il suo legno è duro ma elastico e veniva utilizzato per fabbricare strumenti musicali, ruote per carri e remi da barca.

E’ un albero spontaneo del mediterraneo. Probabilmente questo esemplare nacque proprio spontaneamente in quella posizione strana, che sembra allinearsi all’asse di simmetria dell’intero comprensorio dell’ex-ospedale ostacolando però l’entrata principale dello storico edificio.

Difficile dire quanti anni abbia: Immaginiamoci che sia nato immediatamente dopo i bombardamenti del 1916, così aveva tempo fino al 1928 a diventare un alberello, sotto il quale fecero sosta i muratori che frequentavano l’edificio (padiglione del lavoro) in gran parte risparmiato dalla distruzione della guerra per l’appena incominciata ricostruzione dell'ospedale psichiatrico provinciale.

Riferendomi alla odierna ‘rigenerazione urbana in chiave storico-culturale’ penso che quest’albero non abbia avuto mai particolare bisogno di manutenzione e non ha affatto un aspetto trascurato.

Invito nuovamente ed esplicitamente a leggere ed analizzare a fondo l’articolo ‘Salvate il Parco Basaglia’ dello scorso 23 aprile, focalizzando le circostanze politiche comunali, provinciali e regionali del più recente passato ‘storico’ e formarsi un’opinione a riguardo.

https://ilpiccolo.gelocal.it/trieste/cronaca/2020/04/23/news/salvate-il-parco-basaglia-progetto-pronto-lavori-fermi-1.38755109

Iscrizioni entro domani
24/04/2020

Iscrizioni entro domani

Pisum sativum‘Kapuzinererbse’ , ‘Blauwschokker’Coltiviamo ormai da diversi anni questa antica qualità di pi***lo con il ...
20/04/2020

Pisum sativum
‘Kapuzinererbse’ , ‘Blauwschokker’

Coltiviamo ormai da diversi anni questa antica qualità di pi***lo con il baccello blu proveniente da Paesi Bassi e Germania del Nord. Oltre il ricco raccolto e l’alta visibilità che lo rende facile, convince anzi tutto la sua incantevole bellezza.

Seminato a metà febbraio, prima di un’abbondante pioggia, adesso le piantine hanno raggiunto venti centimetri d’altezza e si dovrà provvedere ad un sostegno e rincalzarle.
Per il consumo del pi***lo fresco è importante non tardare il raccolto per evitare una buccia troppo dura. Togliendo solo i baccelli ben gonfi, conviene passare più volte. Per recuperare la semenza invece occorre aspettare la completa maturazione, garantita quando la pianta è secca.

Lasciando seccare le piante per troppo tempo, si può osservare come i baccelli poi si schiudono in modo particolare: I due lobuli si attorcigliano a spirale facendo intravvedere e trattenendo ancora per un po’ i singoli semi prima che cadano a terra, fatto che hanno in comune molte leguminose e che fa riflettere sulle strategie della selezione naturale nell’evoluzione.

Attenzione al ‘Tonchio’ del pi***lo! Brucus pisorum nidifica da larva nel frutticino per poi uscirne da coleottero; a volte –svernando- appena nell’anno successivo. Escludendo categoricamente l’avvelenamento con un’insetticida la pratica ‘biologica’ per asfissia della simpatica bestiolina nell’anidride carbonica per un coltivatore amatoriale non è una vera alternativa.

Per mantenere bassa la popolazione conviene invece rinchiudere la semenza in un contenitore e saltare –per la risemina- un anno intero provocando così una morte naturale del ‘bruco nel buco’ per esaurimento.

Indirizzo

Parco Basaglia
Gorizia

Sito Web

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