04/02/2022
Il Pd esca dalle stanze e parli al Paese. La mia intervista integrale oggi su Il Mattino 📰 ⤵️
📌 Come vede lo scenario politico uscito dal voto del Quirinale?
«All'Italia è stata garantita stabilità, fondamentale nel momento in cui dobbiamo uscire dalla pandemia e realizzare gli investimenti e le riforme del Pnrr per una solida ripartenza. Di fronte al possibile stallo generato dalla strategia schizofrenica della destra, il Parlamento ha dato una indicazione precisa sul bisogno di mettere in sicurezza il Paese, scegliendo il presidente Mattarella, che va ringraziato per aver accettato nonostante avesse altri progetti di vita, come ci ha detto quando l'abbiamo incontrato. Le reazioni registrate anche sulla stampa estera dimostrano quanto sia stato giusto farlo. Stabilità istituzionale e continuità di governo, anche per affrontare l'altra emergenza nazionale, di cui si parla troppo poco».
📌 Quale?
«Il caro energia e l'aumento delle materie prime, una mazzata che sta mettendo in ginocchio imprese e famiglie, ma anche Terzo settore, cultura, sport. Fino a incidere sui servizi pubblici, mettendo a rischio i bilanci degli enti locali. Non c'è un minuto da perdere, il governo deve dare risposte immediate con aiuti e sostegni e l'Europa deve intervenire in modo strutturale come ha fatto per il Covid».
📌 Il Mattarella bis non è una sconfitta dei partiti?
«Intanto non si sono comportati tutti allo stesso modo. La destra ha pensato di avere i numeri per far da sola e non era vero, Berlusconi ha cercato una strada per sé, Meloni voleva far saltare il governo e Salvini ha cambiato strategia e nomi in continuazione. Hanno trasformato la scelta del Quirinale in una competizione per la leadership del centrodestra e quando si ragiona così diventa difficile una mediazione. Rivendico invece il senso di responsabilità del Pd e la linea scelta da Enrico Letta: abbiamo sempre lavorato per una soluzione condivisa, nel solco dell'unità e dell'interesse del Paese. Ma è innegabile che la politica abbia limiti evidenti e che i partiti siano chiamati ora a una seria riflessione sul proprio ruolo».
📌 Il centrodestra sembra deflagrare mentre si scaldano i centristi. C'è spazio?
«Non giudico gli altri partiti. Tuttavia, è evidente che stiano venendo a galla contraddizioni che covano da molto tempo sotto il tappeto. Davanti alla pandemia e alle sue conseguenze, la distanza tra chi ricopre responsabilità di governo nel territorio rispetto a chi invece, a livello nazionale, è sempre in campagna elettorale si è allargata. Cosi come ampi strati moderati della società faticano a restare nel centrodestra se la competizione è tra Salvini e Meloni: penso alle battaglie contro le mascherine, il valore dei vaccini e delle regole durante la pandemia, o contro l'Europa nel momento in cui arrivano all'Italia 200 miliardi. Io penso che gli italiani premieranno non chi ha urlato di più, ma chi meglio avrà fatto per uscire dalla pandemia e per creare lavoro, per rafforzare la sanità e la scuola pubblica, ad esempio. Non c'è nulla di scontato ovviamente, e serve un progetto per l'Italia che chiami a raccolta le forze riformiste e le energie migliori del Paese. Questo mi pare il punto, ben prima della legge elettorale».
📌 Ci crede molto Matteo Renzi che spinge per un movimento al centro con moderati. Secondo lei non dovrebbe farlo il Pd?
«Credo che per me parlino la mia storia politica e le scelte che ho fatto. La mia maggioranza in Regione va da Elly Schlein a Italia Viva, dai Verdi ad Azione. Con l'M5s c'è una buona collaborazione ma sono fuori per scelta loro, in compenso abbiamo raccolto nelle liste a mio sostegno tantissime energie fresche e civiche, anche del mondo moderato. E il Pd è il perno di questa coalizione. In questo modo abbiamo vinto pressoché ovunque, anche alle amministrative d'autunno in Emilia. L'importante è non perdersi dietro a personalismi e veti, ma avere un progetto per il Paese. Chiunque voglia collaborare su queste basi è benvenuto».
📌 Serve mettere subito mano alla legge elettorale?
«Serve farlo, certamente. In Parlamento e con un accordo largo, come previsto dalle regole del gioco. Il punto della scelta dei parlamentari, peraltro, va al cuore del problema della rappresentanza: guai ad immaginare un mix di proporzionale e liste bloccate, perché la cura sarebbe peggiore del male. Avverto foltissima la necessità di rigenerare la funzione rappresentativa del Parlamento, è una priorità eminentemente democratica».
📌 È stato duro con il Pd: "Non vanno m una fabbrica da anni".
«Intanto va sottolineato che Letta sta facendo davvero bene. Chiedevo e continuo a chiedere però alla politica, a partire dai nostri dirigenti nazionali, di andare ad incontrare le persone là dove vivono, a contatto coi problemi materiali dei piccoli Comuni e dei quartieri, delle fabbriche e dei servizi. È un precetto che cerco di tenere in mente io per primo ogni mattina, quando guardo la mia agenda. Quando leggo alcune interviste mi chiedo davvero quale cittadino o impresa si porrebbe mai certi problemi. Non faccio populismo, so benissimo che la politica e il governo richiedono attenzione su tantissime cose, anche distanti dal qui e ora. Ma in me è costante la preoccupazione di ricondurre ogni decisione alla vita concreta, alla condizione delle persone».
📌 Cosa servirebbe? Un congresso?
«Dobbiamo dare risposte al Paese, non chiuderci in una stanza a parlare solo di noi. Serve continuare sulla strada dell'apertura e del dialogo con tutta la società, consapevoli che ci sono ancora molti aspetti da migliorare. La discussione è importante se avviene sulle cose da fare, non sui posti nelle liste. Anche il modo di celebrare i congressi credo debba essere radicalmente ripensato».
📌 Tenterà la scalata al congresso?
«Ho già risposto. Pensiamo all'Italia, non ai nostri destini personali».