11/06/2026
Il giovedì successivo al Corpus Domini, detto “U Juovi di Mastri“, nella splendida cornice paesaggistica di Gratteri si svolge la tradizionale e antichissima tammuriniata denominata “A tuccata di lupi“.
Fino a qualche secolo fa nel bosco di San Giorgio a Gratteri (PA), viveva ancora un nutrito branco di lupi, che spinti dalla fame insediavano gli ovili facendo scempio di pecore. I cacciatori, per scacciarli, solevano munirsi di grossi tamburi che percossi a ritmo continuo spaventavano i predatori. Il modo di suonare i tamburi si chiamava appunto, a tuccata di lupi. Per costringere i lupi ad uscire allo scoperto, i cacciatori, nel corso delle loro battute, solevano mandare avanti degli uomini muniti di grossi tamburi, i quali, percossi a ritmo continuo, disorientavano e spaventavano le prede.
Nonostante la scomparsa di questi animali, sia a causa dell’assidua caccia, sia per gli incendi che distrussero progressivamente quel bosco, questa tradizione esiste ancora. Viene solitamente suonata il giovedì successivo al Corpus Domini, ultimo giorno dell’Ottava che è festeggiato dai maestri di mestiere ed è chiamato appunto U Juovi di Mastri (il giovedì dei mastri di mestiere). Infatti in quel giorno, dalla mattina alle sei a sera, un gruppo di giovani esperti nel suono del tamburo, girano per le vie principali del paese e, con una ben ritmata percussione, apportano fra gli abitanti una nota di gaia spensieratezza.
Tra la festa del Corpus Domini e il giovedì successivo nei tempi passati si organizzava l’Ottava. Ogni mattina veniva celebrata la Messa Cantata e nel pomeriggio si effettuava la Processione, dell’Ostensorio con il Santissimo per le vie principali del paese (un rione al giorno). All’interno dell’Ottava c’erano dei giorni assegnati ai vari ceti sociali: il giorno del Corpus Domini era dedicato ai pastori, il venerdì ai viddani (braccianti agricoli che lavoravano a giornata); il sabato ai galantuomini (nobili); la domenica ai preti, il lunedì ai burgisi (proprietari terrieri); il martedì alle donne; il mercoledì agli urdinari (trasportatori di merci, nei feudi, con muli legati l’un l’altro da una corda detta rietina); il giovedì ai mastri (tutte le categorie artigianali). Con la scomparsa di alcune categorie artigianali quali urdinari e galantuomini, subentrarono nell’ordine i carrettieri prima e i camionisti dopo e i maistri (insegnanti).
E proprio oggi si rinnova, tra suggestione e memoria, l’antica tradizione de “U Juovi di Mastri”, evento di straordinaria risonanza storica e culturale che accende il cuore del borgo madonita con suoni, colori e gesti che affondano le radici in un passato remoto. Un appuntamento che non è soltanto folklore, ma rito vivo e condiviso, ponte simbolico tra la sapienza degli avi e la sensibilità delle nuove generazioni.
U Juovi di Mastri non è una semplice rievocazione: è la celebrazione di un’identità collettiva, l’affermazione fiera di una cultura che ha saputo resistere al tempo, rinnovandosi attraverso il linguaggio universale del rito. L’eco dei tamburi diviene così narrazione condivisa, richiamo primordiale a un’epoca in cui il suono era strumento di sopravvivenza e oggi, invece, è chiave di appartenenza e di memoria.
In locandina il programma della giornata di oggi.