12/06/2026
L'IMPORTANZA DEL VOTO
Dopo ogni elezione sentiamo ripetere la stessa frase: "Ha vinto l'astensione".
Lo dicono commentatori, giornalisti, politici e analisti. Tutti constatano il problema, nessuno, però, sembra davvero interessato a risolverlo.
Eppure il problema numero uno della democrazia italiana oggi non è chi vince o chi perde le elezioni. È il numero sempre crescente di cittadini che rinunciano a partecipare.
Siamo passati da affluenze superiori al 90% a territori nei quali si governa con il consenso effettivo di un cittadino su tre. In alcuni ballottaggi si arriva persino a percentuali che un tempo sarebbero sembrate impensabili.
E quando la maggioranza dei cittadini resta a casa, non vince la democrazia, vincono le clientele più organizzate, i gruppi di interesse, i comitati d'affari, i sistemi di potere radicati e tutti coloro che riescono a mobilitare pacchetti di consenso in una platea sempre più ristretta. La Puglia degli ultimi vent'anni è l'esempio nostrano, ma la questione è ubiquitaria.
Per questo ritengo che il Parlamento debba affrontare seriamente la questione.
La Costituzione non definisce il voto soltanto un diritto, l'articolo 48 afferma chiaramente che il suo esercizio è un dovere civico.
Fino al 1993 esisteva persino una forma di deterrenza per chi sceglieva di non votare senza giustificato motivo, il certificato di buona condotta e la multa amministrativa da 50 mila lire. Oggi non esiste più nulla, una società sempre più apatica e riassegnata.
Io credo che sia arrivato il momento di riaprire questo dibattito. Personalmente sarei favorevole alla reintroduzione di una forma di responsabilizzazione civica, anche attraverso una modesta sanzione amministrativa di 50 euro per chi decide di non partecipare al voto senza una valida ragione.
Non per fare cassa, ma per ricordare che la democrazia ha un costo e che organizzare elezioni costa centinaia di milioni di euro alla collettività.
Quando non si disdice una visita prenotata al CUP si paga una sanzione, perché quel comportamento danneggia gli altri cittadini.
Perché dovrebbe essere diverso quando si rinuncia a partecipare alla vita democratica della Repubblica?
So che è una proposta destinata a far discutere, ma la domanda che pongo è semplice, vogliamo continuare a lamentarci dell'astensionismo oppure vogliamo finalmente affrontarlo?
Io non temo la partecipazione, la voglio incentivare con il voto a distanza, quello elettronico e anche con la possibilità di votare su più giorni e in più posti come succede in tante parti di mondo.
E voi che ne pensate?
Una buona giornata...Mario