28/04/2026
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Il 5 novembre 1850 il conte Cesare Mattei pose la prima pietra di quello che sarebbe diventato il suo regno sulle colline in provincia di Bologna.
Non era un vero nobile: il titolo di conte glielo aveva concesso Papa Pio IX, in cambio di una donazione di terre allo Stato Pontificio. Era invece un letterato, un ex deputato al Parlamento di Roma e soprattutto un medico autodidatta convinto di aver trovato una cura per tutto, l’elettromeopatia, una medicina alternativa che tra il 1850 e il 1950 spopolò letteralmente in tutto il mondo con 107 punti distribuzione da Londra a Yokohama, da Buenos Aires a Mosca.
Tra i suoi pazienti illustri: la principessa Sissi, Ludwig di Baviera, Gioacchino Rossini e lo zar Alessandro II di Russia. Tutti venivano fin qui, su questo sperone di roccia appenninico, a farsi curare dal “mago della Rocchetta”.
Mattei lavorò al castello per quasi quarant’anni senza mai smettere, aggiungendo torri, cortili, logge e sale in stili sempre diversi: neomedievale, moresco, liberty, rinascimentale.
Il risultato è un interno che sembra uscito da un disegno di Escher, dove le scale cambiano direzione senza preavviso, i corridoi si moltiplicano e la Ca****la, ispirata alla Grande Moschea di Cordova, crea con le sue arcate bianche e nere un effetto di profondità apparentemente infinita.
Nel castello aveva persino un laboratorio segreto, accessibile solo a lui, separato dal resto degli ambienti da una fossa nascosta nel pavimento: chiunque avesse provato a seguirlo ci sarebbe caduto dentro.
Abbandonata per decenni e saccheggiata dai tedeschi durante la Seconda Guerra Mondiale venne lasciata al degrado finché non restaurata e riaperta al pubblico solo nel 2015. Vale ogni chilometro di Appennino che farete per vederla...