24/09/2022
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LA SCHEDA LIBRO
Guerra o rivoluzione. Perché la pace non è un'alternativa Condividi
di Maurizio Lazzarato (Autore)
DeriveApprodi, 2022
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QUARTA DI COPERTINA
Con lo stile del pamphlet e il rigore del saggio, questo volume è un punto di riferimento per il dibattito attuale sulla guerra che sembra non conoscere alcun dissenso.
Lo scoppio della guerra in Ucraina ha colto tutti di sorpresa. Mentre gli analisti geopolitici si affannano in improbabili previsioni, i media si appiattiscono sulla retorica dell’aggressore e dell’aggredito. Anche i teorici del pensiero critico e i movimenti sono spiazzati, divisi tra slogan rituali e impotenti. A cosa è dovuta questa clamorosa impasse? Per Lazzarato la risposta è chiara: la guerra è stata rimossa dal dibattito politico, relegata tra i ferri vecchi del passato, con nata a zone remote del pianeta. Al contrario, spiega l’autore, la guerra non è mai scomparsa: è un elemento costitutivo del rapporto tra Stato e capitalismo. L’autore analizza le cause storiche della guerra, gli errori delle teorie critiche degli ultimi decenni, il rapporto tra industria militare, divisioni di classe, razza e genere, crisi ecologica e, rileggendo le teorie critiche del Novecento, sviluppa una questione decisiva: come costruire un punto di vista rivoluzionario sulla guerra? Con lo stile del pamphlet e il rigore del saggio, questo volume è un punto di riferimento per il dibattito attuale sulla guerra che sembra non conoscere alcun dissenso.
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NOTA BIOGRAFICA AUTORE MAURIZIO LAZZARATO
Maurizio Lazzarato insegna presso l'Université Grenoble-Alpes, dove collabora con il Laboratoire Universitaire Histoire Cultures Italie Sociologo e filosofo, vive e lavora a Parigi dove svolge attività di ricerca sulle trasformazioni del lavoro e le nuove forme di movimenti sociali. Tra le sue pubblicazioni in lingua italiana: La fabbrica dell’uomo indebitato (2012) e Il governo dell’uomo indebitato (2013), entrambi pubblicati con successo presso DeriveApprodi.
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ESTRATTO DAL LIBRO
“Produzione e distruzione inquietanti fratelli gemelli del capitalismo”
TEMPI PRESENTI. Un estratto dal volume «Guerra o rivoluzione. Perché la pace non è un’alternativa» in uscita per DeriveApprodi. Ciò che Marx chiamava «general intellect» è nato con la mobilitazione dell’intera società per il conflitto. I conflitti armati non sono delle realtà esterne ma costitutive del rapporto di capitale, anche se da molto tempo sembra che ce ne siamo dimenticati. In ciò che sta accadendo in Ucraina convivono la minaccia della bomba atomica e quella della devastazione ecologica. Un processo inaugurato già dalla Grande guerra
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LA GUERRA TRA STATI e le guerre di classe, di razza e di sesso hanno da sempre accompagnato lo sviluppo del capitale perché, dai tempi dell’accumulazione originaria, sono le condizioni della sua esistenza. La formazione delle classi (degli operai, dei colonizzati, delle donne) implica una violenza extra-economica che fonda il dominio e una violenza che lo conserva, stabilizzando e riproducendo i rapporti tra i vincitori e i vinti. Non c’è capitale senza guerre di classe, di razza e di sesso, e senza Stato che abbia la forza e i mezzi per condurle! La guerra e le guerre non sono delle realtà esterne ma costitutive del rapporto di capitale, anche se da molto tempo sembra che ce ne siamo dimenticati. Nel capitalismo le guerre non scoppiano perché ci sono gli autocrati brutti e cattivi contro i democratici belli e buoni. La guerra e le guerre che si trovano all’inizio di ogni grande ciclo di accumulazione, si ritrovano alla sua fine. Nel capitalismo provocano catastrofi e disseminano la morte in maniera incomparabile con altre epoche storiche. Ma esiste un momento nella storia del capitalismo, all’inizio del XX secolo, in cui la relazione tra la guerra, lo Stato e il capitale si annoda in tal modo che il suo potere di distruzione, che è una condizione del suo sviluppo (il suo motore, dice Schumpeter definendola «distruzione creativa»), da relativa diventa assoluta. Assoluta perché mette in gioco l’esistenza stessa dell’umanità e le condizioni di vita di molte altre specie.
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