ANPI Grosseto SEZ E.Palazzoli

ANPI Grosseto SEZ E.Palazzoli La pagina serve alle informazioni per gli iscritti e i simpatizzanti della sezione ANPI, per favorire la comunicazione e il dibattito politico

LA FESTA DELL’UNITA’“Oggi andiamo alla festa dell’Unita’” disse mio babbo con tono orgoglioso e di appartenenza al parti...
31/08/2026

LA FESTA DELL’UNITA’

“Oggi andiamo alla festa dell’Unita’” disse mio babbo con tono orgoglioso e di appartenenza al partito dei lavoratori, il PCI, quel partito che ogni anno ed in ogni luogo d’Italia, anche il più’ sperduto, si ritrovava per festeggiare il proprio giornale, l’Unita’ appunto. Era una festa di popolo attesa e partecipata ed a Grosseto si svolgeva sulle mura medicee, erano gli anni ‘50. Mi ricordo che all’ingresso della festa ci accoglievano delle signorine che offrivano ai partecipanti una spilla o un fiore o una coccarda da attaccare sul petto in cambio di un piccolo contributo in lire. C’erano tante attrazioni: il teatro dei burattini, il gioco del maialino d’india, la fiera di beneficienza, il trenino che andava dal bastione Garibaldi al cinghialino (presso d’assalto dai ragazzi come me che non vedevano l’ora di salirci), lo spazio per i libri dove si svolgevano anche dibattiti culturali accompagnati da mostre fotografiche su temi sociali, lotte operaie, antifascismo e politica internazionale. Già, perché le feste dell’Unita’ non erano semplici sagre di partito, ma vere cittadelle culturali e sociali temporanee. Rappresentavano spesso la principale offerta d’intrattenimento dell’estate per intere comunità, fondendo politica, spettacoli di massa e tradizioni popolari. Non mancavano poi tombole e lotterie con premi che andavano dai prodotti alimentari a elettrodomestici o addirittura l’automobile. Infine la gastronomia popolare, gestita interamente dai volontari ( i compagni di sezione), offriva i piatti della tradizione regionale a prezzi, popolari. I momenti clou della festa vedevano i leader nazionali come Ingrao, Paietta, Longo Amendola e lo stesso Togliatti (segretario nazionale) tenere comizi centrali davanti a f***e di partecipanti. Li ricordo tutti questi leader e l’ammirazione che riscuotevano fra tutti gli iscritti e i simpatizzanti del partito. Sono contento che dopo dieci anni di assenza si voglia riprendere questa tradizione, magari allargando il campo della partecipazione ed aspirando ad essere un luogo di aggregazione e confronto plurale su temi che vanno dal cambiamento climatico alla gestione dell’intelligenza artificiale, fino all’urbanistica e al futuro dei servizi pubblici. In sintesi la festa dell’Unita’ può diventare un laboratorio di confronto plurale, scegliendo di essere meno vetrina di partito e più spazio pubblico generativo, capace di accogliere la complessità e la diversità di opinioni della società odierna.

Dopo aver segnalato all'Assessorato competente lo stato di abbandono della rotonda in Piazza Della Libertà di Grosseto, ...
01/08/2026

Dopo aver segnalato all'Assessorato competente lo stato di abbandono della rotonda in Piazza Della Libertà di Grosseto, abbiamo preso atto dell'intervento effettuato in data 31/07/2029 per darle una sistemazione. La rotonda ospita il monumento ai caduti per la Liberazione del nostro Paese.
La sezione Anpi Elvio Palazzoli considera di fondamentale importanza la cura di tutti i luoghi in cui sono esposti monumenti della memoria che richiamano la lotta di Liberazione e la Resistenza da cui è nata la nostra Repubblica e la nostra Costituzione antifascista. Questo per non dimenticare coloro che si sono spesi fino all'estremo sacrificio affinchè si realizzassero quegli ideali di democrazioa, di pace, di libertà, di ugualianza e di convivenza civile cui dobbiamo prestare massima attenzione e cura. Vogliamo sperare che questo intervento (taglio dell'erba secca e pulitura) non sia risolutivo e che prossimamente si voglia dare una sistemazione migliore ad un luogo che merita una manutenzione costante, come del resto viene fatto in altre rotonde della città, ne guadagnerebbe tutta l'opera della green way di via Dei Barberi.
Ringraziamo tutti quei cittadini che si sono indignati per l'abbandono del luogo ed hanno fatto in modo che chi di dovere intervenisse prontamente. I luoghi della memoria sopravvivono se la comunità locale ne riconosce il valore collettivo. Preservare, curare, mantenere non significa “cristallizzare” o congelare un luogo, ma renderlo in grado di parlare al presente, ricordare che quei caduti non sono morti invano e fare in modo che i valori per mcui hanno combattuto non vengano stravolti. La libertà e la democrazia non sono conquiste definitive, ma beni precari che richiedono una cura costante, civile e consapevole da parte di ciascuno di noi.

Il Presidente della sez. E. Palazzoli

Romeo Carusi

17/07/2026
Meno se ne parla  è meglio è. Gli stiamo facendo pubblicità. E' quello che cerca. Se la sbrighi la destra a risolvere le...
16/06/2026

Meno se ne parla è meglio è. Gli stiamo facendo pubblicità. E' quello che cerca. Se la sbrighi la destra a risolvere le sue contraddizioni.

Hanno chiesto alla sindaca di Genova Silvia Salis cosa ne pensi dell’ex generale Vannacci e del suo negazionismo del femminicidio.

E lei ha dato la risposta forse migliore che oggi si possa dare a Vannacci e a quello che rappresenta, ma anche a tutti quelli che oggi ne parlano:

"Mi sembrano solo richieste di attenzione. Dice esattamente quello che è contrario a secoli di evoluzione, quindi ottiene l’attenzione dei media e il suo nome gira.
Ma non ho ancora sentito un programma, non ho ancora sentito una soluzione ai problemi del Paese.
Insomma, se ti candidi per guidare un partito che ha ambizioni nazionali, forse più che parlare di persone diverse, oppure di remigrazione, oppure dire che il femminicidio non esiste, forse dovresti dire cosa ha intenzione di fare per l'Italia se sarai eletto".

👏

Tutte/i le cittadine e  i cittadini, i sinceri democratici e le antifasciste e gli antifascisti sono invitati a partecip...
12/06/2026

Tutte/i le cittadine e i cittadini, i sinceri democratici e le antifasciste e gli antifascisti sono invitati a partecipare

Commemorazione Martiri di San LeopoldoIl 12 Giugno 1944, pochi giorni prima della liberazione di Grosseto, truppe tedesc...
12/06/2026

Commemorazione Martiri di San Leopoldo

Il 12 Giugno 1944, pochi giorni prima della liberazione di Grosseto, truppe tedesche in ritirata trucidarono 6 civili incolpevoli dediti al proprio lavoro, forse aiutati da fascisti locali, come accaduto per tante altre stragi come quelle di Maiano Lavacchio, Niccioleta e poi ancora in tutta Italia. Questo per ricordare e non dimenticare che la nostra Repubblica e' nata dalla Resistenza antifascista e tramandare i valori della Costituzione scritta e voluta dai tanti partigiani di ogni colore politico che avevano combattuto il nazifascimo.

Anche la XIV edizione del Progetto "A scuola di Costituzione" si avvia domani al termine con successo e con 121 studenti...
03/06/2026

Anche la XIV edizione del Progetto "A scuola di Costituzione" si avvia domani al termine con successo e con 121 studenti partecipanti di quattro istituti superiori grossetani, che domani presentano i loro lavori finali.

14/05/2026

Ma la Meloni conosce il Reggio Emilia Approach eccellenza italiana?

Il Reggio Emilia Approach è una filosofia educativa dedicata alla scuola dell'infanzia e primaria, nata e sviluppata a Reggio Emilia nel secondo dopoguerra. ​Nel 1945, appena terminata la guerra, la popolazione di Villa Cella (una frazione di Reggio Emilia) decise di costruire una scuola per i propri figli con i propri mezzi. Vendettero un carro armato abbandonato dai tedeschi, alcuni camion e dei cavalli lasciati dall'esercito in ritirata per finanziare l'acquisto dei primi mattoni. Furono i cittadini stessi, inclusi molti genitori e partigiani, a costruire materialmente l'edificio di sera e nei fine settimana. ​In quel clima di fervore, un giovane maestro e psicologo, Loris Malaguzzi, sentì parlare di questa scuola costruita dal popolo e decise di andare a vedere di persona. Rimase colpito dalla determinazione di quelle famiglie e decise di restare, dedicando la vita a trasformare quell'intuizione pratica in una teoria pedagogica strutturata.
È considerata uno dei metodi pedagogici più all'avanguardia nel mondo, tanto che nel 1991 la rivista Newsweek definì la scuola "Diana" di Reggio Emilia come la più avanzata al mondo. ​Il bambino non è visto come un contenitore vuoto da riempire, ma come un individuo dotato di forti potenzialità, portatore di diritti e capace di costruire la propria conoscenza attraverso l'interazione con gli altri e con l'ambiente. ​La scuola non è un luogo isolato, ma una comunità. Le famiglie sono coinvolte costantemente nelle decisioni e nel progetto educativo, creando un legame fortissimo con il territorio. Lo sviluppo del Reggio Emilia Approach proprio in quella città non è stato un caso, ma il risultato di una convergenza unica tra storia, politica e spirito comunitario nel secondo dopoguerra. ​Reggio Emilia e l'Emilia-Romagna in generale avevano una lunga tradizione di cooperazione, solidarietà e partecipazione civile. L'amministrazione comunale del dopoguerra investì massicciamente nel welfare e nei servizi sociali, credendo fermamente che l'educazione dei bambini fosse una responsabilità dell'intera comunità (il concetto di "comunità educante") e non solo delle singole famiglie o della Chiesa. Dopo vent'anni di fascismo, c'era un desiderio profondo di formare cittadini nuovi: persone capaci di pensare con la propria testa, di collaborare e di resistere all'oppressione. Il metodo educativo doveva quindi basarsi sulla libertà, sul pensiero critico e sulla democrazia interna, per garantire che le nuove generazioni non cadessero più in forme di autoritarismo. ​​Un ruolo cruciale fu giocato dall'UDI (Unione Donne Italiane) e dalle madri della città, che rivendicavano il diritto delle donne al lavoro e, di conseguenza, la necessità di servizi per l'infanzia che non fossero semplici "parcheggi", ma luoghi di alta qualità educativa e culturale.
In sintesi, il "miracolo" di Reggio Emilia è nato dalla combinazione tra la passione di un maestro psicologo, Loris Malaguzzi, e una comunità locale che vedeva nell'educazione dei bambini il miglior investimento possibile per un futuro di libertà e progresso.

Vogliamo parlare di salario giusto?Allora bisogna fare qualche passo indietro nella storia e scomodare Marx.Il capitalis...
06/05/2026

Vogliamo parlare di salario giusto?

Allora bisogna fare qualche passo indietro nella storia e scomodare Marx.
Il capitalista acquista la forza-lavoro (capacita’ fisica e mentale dell’operaio di lavorare) al suo valore dí scambio (il salario), che equivale al costo dei mezzi di sussistenza necessari affinché l’operaio possa sopravvivere e riprodursi. Il trucco del capitalismo risiede nel fatto che la forza-lavoro è l’unica merce capace di creare un valore maggiore di quello che costa. Sì perché una parte del tempo di lavoro (plus lavoro) non viene restituita all’operaio sotto forma di salario, ma diventa lavoro gratis, cioè un valore prodotto durante il plus lavoro. Senza questa appropriazione di tempo di lavoro non retribuito, il capitalismo non potrebbe accumulare quella ricchezza chiamata profitto. E’ evidente che aumentando o diminuendo la parte di lavoro non retribuito si può fare più o meno profitto.
Ora il salario giusto non può essere quello di sussistenza, ma quello, come dice la nostra Costituzione (art. 36), che permette di assicurare al lavoratore e alla sua famiglia una esistenza libera e dignitosa. Il concetto di esistenza dignitosa implica che il salario non debba coprire solo i valori primari, ma permetta anche la partecipazione alla vita sociale, culturale e civile.
Infine il salario non deve essere solo monetizzato, una parte del profitto, attraverso una tassazione progressiva come dice sempre la Costituzione, deve servire anche a garantire lo stato sociale (sanità, istruzione, infrastrutture, pensioni, ecc). La destra al governo ha una concezione retrograda ed antisociale, tanto da andare nella direzione opposta al dettato costituzionale: flat-tax, no al salario minimo, minori risorse per sanità, scuola, ambiente e privatizzazione selvaggia. Il salario giusto diventa il salario di sussistenza, costringendo ad una condizione di povertà una grande massa di lavoratori, povertà che vuol dire anche sudditanza non più accettata da molti giovani che cercano, in numero sempre maggiore, un’alternativa all’estero, piuttosto che pietire un posto sottopagato in patria.

Indirizzo

Via Adda 32
Grosseto
58100

Orario di apertura

Lunedì 08:00 - 12:30
Martedì 08:00 - 12:30
Mercoledì 08:00 - 12:30
Giovedì 08:00 - 12:30
Venerdì 08:00 - 12:30

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