ANPI Grosseto SEZ E.Palazzoli

ANPI Grosseto SEZ E.Palazzoli La pagina serve alle informazioni per gli iscritti e i simpatizzanti della sezione ANPI, per favorire la comunicazione e il dibattito politico

Tutte/i le cittadine e  i cittadini, i sinceri democratici e le antifasciste e gli antifascisti sono invitati a partecip...
12/06/2026

Tutte/i le cittadine e i cittadini, i sinceri democratici e le antifasciste e gli antifascisti sono invitati a partecipare

Commemorazione Martiri di San LeopoldoIl 12 Giugno 1944, pochi giorni prima della liberazione di Grosseto, truppe tedesc...
12/06/2026

Commemorazione Martiri di San Leopoldo

Il 12 Giugno 1944, pochi giorni prima della liberazione di Grosseto, truppe tedesche in ritirata trucidarono 6 civili incolpevoli dediti al proprio lavoro, forse aiutati da fascisti locali, come accaduto per tante altre stragi come quelle di Maiano Lavacchio, Niccioleta e poi ancora in tutta Italia. Questo per ricordare e non dimenticare che la nostra Repubblica e' nata dalla Resistenza antifascista e tramandare i valori della Costituzione scritta e voluta dai tanti partigiani di ogni colore politico che avevano combattuto il nazifascimo.

Anche la XIV edizione del Progetto "A scuola di Costituzione" si avvia domani al termine con successo e con 121 studenti...
03/06/2026

Anche la XIV edizione del Progetto "A scuola di Costituzione" si avvia domani al termine con successo e con 121 studenti partecipanti di quattro istituti superiori grossetani, che domani presentano i loro lavori finali.

14/05/2026

Ma la Meloni conosce il Reggio Emilia Approach eccellenza italiana?

Il Reggio Emilia Approach è una filosofia educativa dedicata alla scuola dell'infanzia e primaria, nata e sviluppata a Reggio Emilia nel secondo dopoguerra. ​Nel 1945, appena terminata la guerra, la popolazione di Villa Cella (una frazione di Reggio Emilia) decise di costruire una scuola per i propri figli con i propri mezzi. Vendettero un carro armato abbandonato dai tedeschi, alcuni camion e dei cavalli lasciati dall'esercito in ritirata per finanziare l'acquisto dei primi mattoni. Furono i cittadini stessi, inclusi molti genitori e partigiani, a costruire materialmente l'edificio di sera e nei fine settimana. ​In quel clima di fervore, un giovane maestro e psicologo, Loris Malaguzzi, sentì parlare di questa scuola costruita dal popolo e decise di andare a vedere di persona. Rimase colpito dalla determinazione di quelle famiglie e decise di restare, dedicando la vita a trasformare quell'intuizione pratica in una teoria pedagogica strutturata.
È considerata uno dei metodi pedagogici più all'avanguardia nel mondo, tanto che nel 1991 la rivista Newsweek definì la scuola "Diana" di Reggio Emilia come la più avanzata al mondo. ​Il bambino non è visto come un contenitore vuoto da riempire, ma come un individuo dotato di forti potenzialità, portatore di diritti e capace di costruire la propria conoscenza attraverso l'interazione con gli altri e con l'ambiente. ​La scuola non è un luogo isolato, ma una comunità. Le famiglie sono coinvolte costantemente nelle decisioni e nel progetto educativo, creando un legame fortissimo con il territorio. Lo sviluppo del Reggio Emilia Approach proprio in quella città non è stato un caso, ma il risultato di una convergenza unica tra storia, politica e spirito comunitario nel secondo dopoguerra. ​Reggio Emilia e l'Emilia-Romagna in generale avevano una lunga tradizione di cooperazione, solidarietà e partecipazione civile. L'amministrazione comunale del dopoguerra investì massicciamente nel welfare e nei servizi sociali, credendo fermamente che l'educazione dei bambini fosse una responsabilità dell'intera comunità (il concetto di "comunità educante") e non solo delle singole famiglie o della Chiesa. Dopo vent'anni di fascismo, c'era un desiderio profondo di formare cittadini nuovi: persone capaci di pensare con la propria testa, di collaborare e di resistere all'oppressione. Il metodo educativo doveva quindi basarsi sulla libertà, sul pensiero critico e sulla democrazia interna, per garantire che le nuove generazioni non cadessero più in forme di autoritarismo. ​​Un ruolo cruciale fu giocato dall'UDI (Unione Donne Italiane) e dalle madri della città, che rivendicavano il diritto delle donne al lavoro e, di conseguenza, la necessità di servizi per l'infanzia che non fossero semplici "parcheggi", ma luoghi di alta qualità educativa e culturale.
In sintesi, il "miracolo" di Reggio Emilia è nato dalla combinazione tra la passione di un maestro psicologo, Loris Malaguzzi, e una comunità locale che vedeva nell'educazione dei bambini il miglior investimento possibile per un futuro di libertà e progresso.

Vogliamo parlare di salario giusto?Allora bisogna fare qualche passo indietro nella storia e scomodare Marx.Il capitalis...
06/05/2026

Vogliamo parlare di salario giusto?

Allora bisogna fare qualche passo indietro nella storia e scomodare Marx.
Il capitalista acquista la forza-lavoro (capacita’ fisica e mentale dell’operaio di lavorare) al suo valore dí scambio (il salario), che equivale al costo dei mezzi di sussistenza necessari affinché l’operaio possa sopravvivere e riprodursi. Il trucco del capitalismo risiede nel fatto che la forza-lavoro è l’unica merce capace di creare un valore maggiore di quello che costa. Sì perché una parte del tempo di lavoro (plus lavoro) non viene restituita all’operaio sotto forma di salario, ma diventa lavoro gratis, cioè un valore prodotto durante il plus lavoro. Senza questa appropriazione di tempo di lavoro non retribuito, il capitalismo non potrebbe accumulare quella ricchezza chiamata profitto. E’ evidente che aumentando o diminuendo la parte di lavoro non retribuito si può fare più o meno profitto.
Ora il salario giusto non può essere quello di sussistenza, ma quello, come dice la nostra Costituzione (art. 36), che permette di assicurare al lavoratore e alla sua famiglia una esistenza libera e dignitosa. Il concetto di esistenza dignitosa implica che il salario non debba coprire solo i valori primari, ma permetta anche la partecipazione alla vita sociale, culturale e civile.
Infine il salario non deve essere solo monetizzato, una parte del profitto, attraverso una tassazione progressiva come dice sempre la Costituzione, deve servire anche a garantire lo stato sociale (sanità, istruzione, infrastrutture, pensioni, ecc). La destra al governo ha una concezione retrograda ed antisociale, tanto da andare nella direzione opposta al dettato costituzionale: flat-tax, no al salario minimo, minori risorse per sanità, scuola, ambiente e privatizzazione selvaggia. Il salario giusto diventa il salario di sussistenza, costringendo ad una condizione di povertà una grande massa di lavoratori, povertà che vuol dire anche sudditanza non più accettata da molti giovani che cercano, in numero sempre maggiore, un’alternativa all’estero, piuttosto che pietire un posto sottopagato in patria.

05/05/2026
L’Amministrazione comunale di Grosseto persevera nella scelta di dedicare spazi pubblici a figure organiche al passato r...
17/04/2026

L’Amministrazione comunale di Grosseto persevera nella scelta di dedicare spazi pubblici a figure organiche al passato regime fascista. L’intitolazione di un’area verde a Giovanni Gentile ne rappresenta un’ulteriore conferma. Gentile fu tra i principali ideologi del fascismo: teorizzò la subordinazione dell’individuo allo Stato totalitario e celebrò Benito Mussolini come interprete della volontà etica nazionale. Definito “il filosofo del manganello” e indicato da Benedetto Croce come simbolo della corruzione della cultura, mise il sapere al servizio del potere, contribuendo alla persecuzione di colleghi e accademici dissidenti anche attraverso il giuramento di fedeltà al regime. Dopo l’assassinio di Giacomo Matteotti, difese apertamente il fascismo, arrivando a sostenere che la forza dello Stato fosse una forma d’amore: una giustificazione cinica della violenza. Fu promotore e redattore del Manifesto degli intellettuali fascisti, pubblicato su “Il Popolo d’Italia”, e da ministro dell’Istruzione firmò nel 1923 una riforma autoritaria e classista. Non espresse mai una critica pubblica alle leggi razziali del 1938, offrendo copertura culturale a una delle pagine più vergognose del regime e aderì fino all’ultimo alla Repubblica Sociale Italiana. Questa scelta si inserisce in una deriva preoccupante di riscrittura della storia, in cui i carnefici vengono riabilitati e i complici del regime celebrati. Ne è esempio anche la via dedicata a Giorgio Almirante, firmatario del cosiddetto “Manifesto della morte”. Non è questa una scelta neutra, né un semplice atto amministrativo: è una presa di posizione politica e culturale. La memoria non è un terreno da piegare alle convenienze del presente: è il fondamento della nostra democrazia. Tradirla significa indebolire la Repubblica nata dalla Resistenza. Difenderla, oggi, è un dovere civile. Per queste ragioni, l’ANPI esprime una netta condanna di una decisione che ferisce la memoria collettiva e macchia la comunità civile e democratica grossetana. Non sono questi i valori che una comunità democratica dovrebbe trasmettere, tanto più alla vigilia della Festa della Liberazione e nell’80° anniversario della nascita della Repubblica antifascista, fondata proprio su quei principi di libertà, giustizia e rifiuto di ogni totalitarismo.

Presidenza Anpi Grosseto

Domani manifestazione a Grosseto "contro tutte le guerre" in parallelo alle manifestazioni simili che si terranno in tut...
27/03/2026

Domani manifestazione a Grosseto "contro tutte le guerre" in parallelo alle manifestazioni simili che si terranno in tutto il mondo. FAI GIRARE. Partecipate numerosi.

VITTORIA della CostituzioneVoglio ringraziare tutti coloro che hanno partecipato alla campagna referendaria, spendendo i...
25/03/2026

VITTORIA della Costituzione

Voglio ringraziare tutti coloro che hanno partecipato alla campagna referendaria, spendendo il loro tempo per l'affermazione del NO ad una "riforma" della giustizia che avrebbe prodotto solo il controllo della magistratura da parte dell'esecutivo. Abbiamo difeso la Costituzione repubblicana, nata dalla Resistenza antifascista, dall'attacco di una maggioranza governativa che ha avuto sempre in odio la carta costituzionale, non l'hanno mai digerita e volevano stravolgerla manomettendone 7 articoli. Questo è avvenuto anche grazie alla partecipazione di numerosi giovani che hanno capito perfettamente l'intento della Meloni. I problemi di questa società che impoverisce sempre più sono altri e solo applicando la Costituzione si possono risolvere: lavoro, sanità, scuola, ambiente, accoglienza, solidarietà, pace e non guerra. Il lavoro che abbiamo fatto in questi mesi, unendo tutte le forze progressiste e antifasciste, va portato avanti senza alcuna indecisione, costruendo una formazione costituzionale da contrapporre alla destra alle prossime elezioni. Non perdiamo questa occasione, insieme possiamo finalmente mandare a casa questo governo che vuole solo comandare in maniera assoluta e con pieni poteri. Oggi abbiamo detto NO!

Il Presidente

Romeo Carusi

Alla fine della campagna elettorale vittoriosa per il No al referendum contro la legge Meloni-Nordio un grazie particola...
24/03/2026

Alla fine della campagna elettorale vittoriosa per il No al referendum contro la legge Meloni-Nordio un grazie particolare va al gruppo di compagni e compagne del Comitato per la Democrazia Costituzionale e della sezione ANPI "Elvio Palazzoli" di Grosseto per aver animato continuativamente il banchetto informativo di Piazza Duomo (in particolare Romeo Carusi: 47 presenze) dal 1° febbraio 2026 al 19 marzo 2026.

Indirizzo

Via Adda 32
Grosseto
58100

Orario di apertura

Lunedì 08:00 - 12:30
Martedì 08:00 - 12:30
Mercoledì 08:00 - 12:30
Giovedì 08:00 - 12:30
Venerdì 08:00 - 12:30

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