31/08/2026
LA FESTA DELL’UNITA’
“Oggi andiamo alla festa dell’Unita’” disse mio babbo con tono orgoglioso e di appartenenza al partito dei lavoratori, il PCI, quel partito che ogni anno ed in ogni luogo d’Italia, anche il più’ sperduto, si ritrovava per festeggiare il proprio giornale, l’Unita’ appunto. Era una festa di popolo attesa e partecipata ed a Grosseto si svolgeva sulle mura medicee, erano gli anni ‘50. Mi ricordo che all’ingresso della festa ci accoglievano delle signorine che offrivano ai partecipanti una spilla o un fiore o una coccarda da attaccare sul petto in cambio di un piccolo contributo in lire. C’erano tante attrazioni: il teatro dei burattini, il gioco del maialino d’india, la fiera di beneficienza, il trenino che andava dal bastione Garibaldi al cinghialino (presso d’assalto dai ragazzi come me che non vedevano l’ora di salirci), lo spazio per i libri dove si svolgevano anche dibattiti culturali accompagnati da mostre fotografiche su temi sociali, lotte operaie, antifascismo e politica internazionale. Già, perché le feste dell’Unita’ non erano semplici sagre di partito, ma vere cittadelle culturali e sociali temporanee. Rappresentavano spesso la principale offerta d’intrattenimento dell’estate per intere comunità, fondendo politica, spettacoli di massa e tradizioni popolari. Non mancavano poi tombole e lotterie con premi che andavano dai prodotti alimentari a elettrodomestici o addirittura l’automobile. Infine la gastronomia popolare, gestita interamente dai volontari ( i compagni di sezione), offriva i piatti della tradizione regionale a prezzi, popolari. I momenti clou della festa vedevano i leader nazionali come Ingrao, Paietta, Longo Amendola e lo stesso Togliatti (segretario nazionale) tenere comizi centrali davanti a f***e di partecipanti. Li ricordo tutti questi leader e l’ammirazione che riscuotevano fra tutti gli iscritti e i simpatizzanti del partito. Sono contento che dopo dieci anni di assenza si voglia riprendere questa tradizione, magari allargando il campo della partecipazione ed aspirando ad essere un luogo di aggregazione e confronto plurale su temi che vanno dal cambiamento climatico alla gestione dell’intelligenza artificiale, fino all’urbanistica e al futuro dei servizi pubblici. In sintesi la festa dell’Unita’ può diventare un laboratorio di confronto plurale, scegliendo di essere meno vetrina di partito e più spazio pubblico generativo, capace di accogliere la complessità e la diversità di opinioni della società odierna.