11/03/2026
Cinquant’anni di passi nel futuro: l’eredità del Liceo Giuseppe Moscati.
C’è un luogo a Grottaglie dove il tempo sembra scorrere diversamente, un luogo che ha visto passare i pantaloni a zampa d’elefante degli anni Settanta e i tablet di oggi senza mai perdere la propria anima. Quel luogo è il Liceo Statale "Giuseppe Moscati", che quest'anno celebra mezzo secolo di vita. Non si tratta solo di festeggiare un anniversario istituzionale, ma di rendere omaggio a un’idea di cultura che da cinquant’anni modella il volto della nostra comunità, trasformando adolescenti incerti in cittadini consapevoli.
Quando le prime aule aprirono i battenti, il Moscati era una promessa fatta al territorio, la risposta concreta alla necessità di offrire ai giovani grottagliesi un presidio di alta formazione senza dover cercare altrove. Nonostante le diverse sedi, da allora, il liceo ha saputo onorare quel patto iniziale, crescendo di anno in anno e intessendo la sua storia con quella della Città delle Ceramiche. Intitolarlo a Giuseppe Moscati, il medico che fece della scienza uno strumento di umanità, non è stata solo una scelta formale, ma una dichiarazione d'intenti che ancora oggi guida l'approccio didattico: la cultura non serve a nulla se non è messa al servizio dell'uomo.
Camminare oggi tra i corridoi delle diverse sedi (ben 4) dell'istituto significa percepire l'eco di migliaia di voci. C’è il ricordo dei professori storici, figure quasi mitiche che hanno insegnato a generazioni di studenti non solo a tradurre una versione o a risolvere un’equazione, ma a dubitare, a interrogarsi e a guardare oltre la superficie delle cose. Ci sono i sogni di quegli studenti che, dopo aver superato l'ansia della maturità, sono partiti per diventare medici, magistrati, artisti o ricercatori, portando sempre nel cuore quel pezzetto di Grottaglie racchiuso tra le mura della loro scuola.
In questi cinquant'anni il Moscati ha dimostrato una straordinaria capacità di resilienza e innovazione. Ha saputo accogliere le sfide della modernità, aprendosi alle lingue straniere, alle nuove tecnologie e alle scienze umane, senza però mai tradire il rigore del pensiero classico. È diventato un laboratorio permanente dove la tradizione del passato e le incertezze del futuro si incontrano per dare vita al presente. La scuola non è mai rimasta chiusa in se stessa, ma è stata un polmone culturale per l'intera città, ospitando dibattiti, mostre e iniziative che hanno arricchito il tessuto sociale locale.
Oggi, guardando a questo importante traguardo, il sentimento prevalente è la gratitudine. Gratitudine per chi ha fondato questa scuola, per chi l'ha diretta con lungimiranza, nonostante le diverse difficoltà, e per ogni singolo studente che ne ha calpestato i pavimenti. Mentre il mondo cambia a una velocità vertiginosa, questa istituzione resta un porto sicuro, una bussola che continua a indicare ai giovani la strada verso la libertà, quella libertà che solo la conoscenza può garantire. Auguri al Moscati, ai suoi primi cinquant'anni e a tutti quelli che verranno, scritti con la stessa passione di chi, mezzo secolo fa, ne immaginò la bellezza. La divinità della Sapienza ringrazia ancora.
Antonio Caramia