23/05/2026
20/05/2026
Ultimo Consiglio Comunale, prima convocazione ore 15:00.
Le mie osservazioni sul Rendiconto di Gestione 2025.
1. Gestione dei residui attivi
Nella gestione dei residui attivi appare evidente come il risultato finale del rendiconto sia fortemente condizionato dal riporto di residui risalenti addirittura a oltre dieci anni fa.
Le più recenti norme contabili e i principi di prudenza suggeriscono di mantenere in bilancio solo i residui effettivamente esigibili e riferibili agli ultimi esercizi. A Guardiagrele, invece, l’Amministrazione ha probabilmente scelto — con il supporto dei responsabili dei servizi — di mantenere residui relativi agli anni 2009, 2010, 2014, 2016, 2018 e altri ancora, contribuendo così a mantenere artificialmente elevato l’avanzo di amministrazione.
Nel dettaglio:
• a pagina 21 del prospetto residui compare un credito del 2014 pari a € 66.300: sarebbe opportuno capire su quali basi si ritenga ancora concretamente riscuotibile;
• nello stesso prospetto compare un residuo del 2016 verso la Regione pari a € 33.950: esistono atti interruttivi della prescrizione? Qual è il titolo giuridico che ne giustifica il mantenimento?
• a pagina 23 risulta un ulteriore residuo del 2014 pari a € 89.098;
• a pagina 26 sono presenti addirittura residui del 2012 per € 10.163.
A fronte di residui attivi complessivi pari a € 8.362.353, appare evidente che non tutti siano realmente riscuotibili. Eliminando quelli ormai vetusti e presumibilmente inesigibili, l’avanzo di amministrazione risulterebbe inevitabilmente ridimensionato rispetto a quanto oggi rappresentato.
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2. Cancellazione dei crediti inesigibili
L’allegato relativo alla cancellazione dei crediti inesigibili nei confronti del Comune di Palombaro e della Regione Abruzzo pone ulteriori interrogativi.
Come mai tali posizioni vengono stralciate soltanto oggi?
Parliamo di crediti risalenti addirittura al 2009: possibile che solo adesso ci si sia accorti della loro inesigibilità? Una situazione del genere evidenzia quantomeno una gestione poco tempestiva e poco prudente della contabilità dell’ente.
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3. Servizi a domanda individuale
Il Revisore sostiene che siano state rispettate le tariffe minime previste per i servizi a domanda individuale. Anche ammettendo la correttezza tecnica di tale impostazione, resta evidente la necessità di aprire un confronto politico e amministrativo su alcuni settori specifici.
Mi riferisco in particolare:
• alle colonie estive;
• all’impiantistica sportiva;
• all’utilizzo di locali comunali non istituzionali.
Sono servizi che incidono direttamente sulla vita sociale della comunità e che meritano una riflessione condivisa con l’intero Consiglio comunale, al fine di individuare eventuali forme di sostegno o agevolazione ulteriori.
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4. Gestione della cassa e anticipazioni
La gestione dei flussi di cassa nell’ultimo anno e mezzo appare fondata quasi esclusivamente sul ricorso costante all’anticipazione di tesoreria.
Questo dato evidenzia una evidente mancanza di programmazione finanziaria: il Comune non è riuscito a riportare stabilmente la cassa in positivo e ha fatto ricorso al prestito bancario praticamente per tutto l’anno.
L’anticipazione di cassa ammonta infatti a € 4.966.501, una cifra estremamente preoccupante.
Ciò significa che, nonostante un’attività amministrativa che non ha prodotto investimenti o interventi straordinari significativi, il Comune ha dovuto indebitarsi quotidianamente per far fronte ai pagamenti ordinari di fornitori, dipendenti e servizi.
A tutto questo si aggiunge il peso degli interessi passivi, che inevitabilmente gravano sui cittadini guardiesi.
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5. Fondo di fine mandato del Sindaco
Infine, desta perplessità la gestione del Fondo di Fine Mandato del Sindaco.
Il principio contabile prevede l’accantonamento annuale di una mensilità. Tuttavia, dalle risultanze emerge che fino al 2024 il fondo ammontava a soli € 5.702, mentre nell’ultimo anno è stato incrementato improvvisamente di ulteriori € 12.500.
Pur senza entrare nel merito della regolarità contabile dell’operazione, che spetterà eventualmente agli organi competenti valutare, resta forte il dubbio sull’opportunità politica di una scelta che appare orientata più alla tutela della propria buonuscita che alle priorità della collettività.