26/08/2026
Cose da non dimenticare quando saremo chiamati a votare.
Ci sono momenti in cui la storia della politica cambia passo, e quello che è successo nel luglio del 2020 ne è l'esempio più chiaro.
Mentre l’Italia era in ginocchio per la pandemia, c’era chi si limitava a dire no a tutto o chi voleva spingerci di nuovo nella trappola del MES. Poi c’era chi è andato a Bruxelles a ribaltare il tavolo e a cambiare le regole del gioco.
Giuseppe Conte fu il primo leader politico a capire che all'Europa non servivano i soliti prestiti con la troika, ma un vero Piano Marshall. Senza paura di rompere gli schemi, prese il telefono, chiamò Emmanuel Macron e Pedro Sánchez e mise in piedi la celebre "Lettera dei 9". Lì nacque la spinta decisiva per l'emissione di debito comune europeo: l'atto di nascita del Recovery Fund, la svolta che convinse persino la Germania di Angela Merkel e piegò la resistenza dei Paesi nordici.
Chi c'era ricorda bene la maratona negoziale del luglio 2020 al Consiglio Europeo. Quattro giorni e quattro notti di scontro durissimo. Dall'altra parte del tavolo c'era il blocco dei "frugali", guidato dal premier olandese Mark Rutte, pronto a inserire diritti di veto e clausole capestro per bloccare l'erogazione dei fondi all'Italia al primo cavillo. Conte fece una battaglia estenuante sui testi, pretese e ottenne la cancellazione di ogni veto unilaterale e portò a casa il risultato più imponente della storia dell'Unione Europea: 209 miliardi di euro destinati all'Italia tra sussidi e prestiti.
I fatti parlano chiaro ed entrano nei libri di storia, piaccia o no a chi oggi prova a riscriverli.
Ma la cosa più tragica è la memoria corta di questo Paese.
Da una parte c'erano Matteo Renzi con Italia Viva, Nicola Zingaretti e Roberto Gualtieri per il PD, e persino Silvio Berlusconi con Antonio Tajani per Forza Italia: tutti a fare pressione su Conte per fargli accettare i 36 miliardi del MES sanitario, uno strumento rigido e politicamente tossico. Conte ha resistito a tutti, tenendo il punto sul Recovery Fund.
Dall'altra parte c'era Giorgia Meloni con Fratelli d'Italia, che a Bruxelles e a Roma votava contro o si asteneva sulle risoluzioni decisive per il NextGenerationEU e per il Bilancio UE, spiegando agli italiani che l'Europa ci stava truffando.
Oggi quelli che volevano il MES o votavano contro i fondi europei sono gli stessi che governano e sfilano incassando i frutti del PNRR. I fatti restano nei verbali, le parole del giorno dopo se le porta via il vento.