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14/10/2026

FIORUCCI DISTRUGGE CIÒ CHE STIRATI AVEVA SALVATO
Gubbio Cultura e Multiservizi in liquidazione dopo una pessima gestione

L'intervento in Consiglio comunale della nostra Capogruppo Simona Minelli in occasione del voto sulla liquidazione della società

🔴 CASA DI COMUNITÀ A GUBBIO: MENO POLEMICHE, PIÙ RISPOSTE!La Lega di Gubbio ci accusa di fare allarmismo. Ma chiedere ch...
12/10/2026

🔴 CASA DI COMUNITÀ A GUBBIO: MENO POLEMICHE, PIÙ RISPOSTE!

La Lega di Gubbio ci accusa di fare allarmismo. Ma chiedere chiarezza sul futuro della Casa di Comunità di Piazza 40 Martiri non significa alimentare polemiche: significa tutelare il diritto alla salute degli eugubini.

LeD non accusa nessuno. Chiede risposte concrete, documentate e verificabili.

A oggi, i cittadini hanno diritto di sapere:

🔹 DOVE SONO LE RISORSE?
A seguito della revoca del finanziamento PNRR inizialmente previsto, quali atti ufficiali garantiscono la copertura finanziaria sostitutiva attraverso i fondi ex art. 20 della legge n. 67/1988 e i fondi aziendali? Qual è l’importo effettivamente disponibile per l’intervento?

🔹 QUANDO FINIRANNO I LAVORI?
Qual è lo stato di avanzamento del cantiere dell’ex ospedale di Piazza 40 Martiri? Quali sono le tempistiche per la conclusione dei lavori e per l’effettiva apertura della struttura ai cittadini?

🔹 QUALI SERVIZI E QUALE PERSONALE?
Quali funzioni saranno attivate? Quali risorse del bilancio corrente saranno destinate ai medici di medicina generale, agli specialisti e agli infermieri necessari a garantire il funzionamento della Casa di Comunità?

Tre domande precise. Nessuna accusa, nessuna polemica. Solo il diritto dei cittadini a conoscere il futuro di un servizio sanitario fondamentale.

📌 LeD NON HA PADRONI: LA SANITÀ NON HA COLORE POLITICO.

Respingiamo ogni tentativo di spostare il confronto sui colori politici della Regione o del Comune. Per noi conta una sola cosa: la salute degli eugubini.

Se la Giunta comunale e le forze di maggioranza dispongono già dei documenti e delle informazioni emerse dal confronto con la USL Umbria 1, li condividano con la città e con il Consiglio comunale.

Se, invece, le risposte non sono ancora disponibili, lo dicano con chiarezza.

L’allarmismo non nasce dalle domande, ma dall’assenza di risposte.

La salute pubblica merita trasparenza, impegni verificabili e tempi certi. Su questo continueremo a chiedere risposte a tutti, indipendentemente dal colore politico di chi governa.

🔴 LeD – Liberi e Democratici Gubbio

09/10/2026

APPELLO AL CAMPO PROGRESSISTA E ALLA SINISTRA EUGUBINA

A:

• Lista Civica Città Futura
• Partito Democratico di Gubbio
• Movimento 5 Stelle Gubbio
• PSI Gubbio
• Sinistra Italiana Gubbio
• Cantiere Sociale
• PCI Gubbio

Dopo la débâcle elettorale del campo progressista e della sinistra eugubina, che ha consegnato alla destra il Comune di Gubbio, è arrivato il momento di avviare un serio confronto sul futuro della nostra città, ma soprattutto, se non in via prioritaria, sullo stato di salute di tutta la sinistra eugubina.

Oggi ci troviamo di fronte a un’amministrazione immobile, paralizzata dalle proprie beghe interne e spaccata principalmente su due fronti: da un lato la componente filo-sindaco che, pur con evidenti limiti, tenta di salvaguardare il progetto politico avviato nel giugno 2024; dall’altro chi lavora già per mettere a riposo il sindaco Fiorucci e posizionarsi in vista della prossima candidatura a primo cittadino.

Di fronte al disastro che si sta consumando a Palazzo Pretorio, dobbiamo interrogarci sul nostro ruolo. Se non saremo capaci di condurre una seria operazione di verità, trasparenza e autonomia, rischiamo nuovamente, dopo le spaccature del 2024, di diventare complici o responsabili indiretti di questa pessima stagione politica sotto gli occhi degli eugubini.

In più occasioni, come LeD, abbiamo riconosciuto i nostri limiti, a partire dalle divisioni. Tuttavia, occorre correggere il tiro: se l’autocritica politica è corretta quando riguarda le nostre manchevolezze, va sollecitata con pari fermezza anche a tutti gli altri soggetti progressisti. L’autocritica non può essere un’autoflagellazione a senso unico. Non è tollerabile che si continui a bistrattare e liquidare un patrimonio amministrativo progressista decennale, forte di grandi risultati concreti e facilmente dimostrabili, per meri motivi di bassa speculazione politica.

Su questo serve estrema chiarezza, ben al di là di facili unitarismi di facciata. Va marcata infatti una precisa distinzione storica: se nel 2014 la divisione non nacque da capricci o personalismi, bensì per un’enorme questione di autonomia della politica, sapendo che l’antipolitica è l’esatto contrario della buona politica che noi auspichiamo, ma è proprio quando la politica si consegna ad altri poteri che genera il trionfo dell’antipolitica stessa, nel 2024 le divisioni sono state purtroppo alimentate e fondate in gran parte su personalismi, rancori e risentimenti che hanno finito per accecare il campo progressista.

Va dunque contestata la tendenza ad excludendum di chi rifiuta di fare i conti con il nostro percorso. Servono coerenza, pulizia politica e una posizione netta contro ogni forma di trasformismo e trasversalismo. Comprendiamo bene che i cittadini abbiano bisogno e chiedano governi solidi, ma affidarsi a certe scorciatoie rappresenta una strada facile quanto pericolosa: offre l’illusione di risposte rapide, ma non porta mai alla reale risoluzione dei problemi e svuota di senso la garanzia di un’autentica autonomia della politica. Vanno perciò eliminati i trasversalismi di chi cerca sponde con pezzi di maggioranza che provano a ti**re le fila in barba al sindaco, arrivando perfino a rimproverare le forze d’opposizione anziché costruire sintonia nel proprio campo. Se fino ad oggi siamo stati responsabili, cercando di comprendere tali atteggiamenti con spirito unitario, d’ora in avanti chiederemo conto di questi comportamenti con la stessa fermezza con cui chiediamo conto all’amministrazione del governo della città: non si può stare in piazza con il popolo e, allo stesso tempo, “seduti a palazzo”, soprattutto se quel palazzo agisce contro le idee di quel popolo!

Abbiamo bisogno che gli appuntamenti storici e gli eventi del centrosinistra e della sinistra a Gubbio tornino a essere il più aperti e corali possibile, per promuovere l’unità e non l’esclusione. È in quelle sedi che si ricuce il tessuto politico, non attraverso commissariamenti volti a spazzare via esperienze civiche così forti e radicate nella nostra città. Diciamolo con fermezza: non saremo disponibili, così come non lo siamo stati in passato, a prestare il fianco a “forestieri”, passati o futuri, che cercano di ricucire non per un’autentica unità, ma al solo fine di fare carrierismo politico o avallare candidature già scontate. Proseguire su questa strada porterebbe nuovamente a spaccature, crisi e, soprattutto, a una devastante mancanza di credibilità. Dobbiamo tornare a essere credibili per riportare la gente a credere nella politica, non spendere energie per salvaguardare presidi oramai sciolti sotto il sole.

Per dieci anni abbiamo governato la città con sostanza, visione e capacità, salvaguardando la sinistra in un momento di grande spinta a destra di tutto il Paese, deriva che poi non è più stato possibile arginare dividendoci. Riconosciamo al contempo il valore delle altre esperienze civiche che hanno saputo motivare e mobilitare una parte importante di Gubbio. Allo stesso tempo, ribadiamo che sarebbe ora che le altre forze riconoscano la sconfitta per quello che è stata: non certo una disfatta da attribuire ai LeD e ai loro rappresentanti, ma una sconfitta maturata all’ombra di quei rancori e personalismi che hanno prevalso sull’interesse collettivo.

Abbiamo quindi la necessità di verificare attentamente il quadro attuale e chiarirci su quali siano le reali motivazioni che devono spingerci in questa direzione. Ma soprattutto, la domanda fondamentale a cui dobbiamo rispondere è questa: siamo in grado di attuare un reale percorso di verità e autonomia?

Crediamo che sia giunto il momento di avviare questo ragionamento oggi, e non a ridosso delle scadenze elettorali, comunali, regionali o le più vicine politiche del 2027.

LeD - Liberi e Democratici Gubbio

09/10/2026
🚨 CASA DI COMUNITÀ A GUBBIO: FONDI PNRR DIROTTATI E ZERO CERTEZZE. SERVONO ATTI VINCOLANTI, NON PAROLE! 🚨Sulla sanità di...
07/10/2026

🚨 CASA DI COMUNITÀ A GUBBIO: FONDI PNRR DIROTTATI E ZERO CERTEZZE. SERVONO ATTI VINCOLANTI, NON PAROLE! 🚨

Sulla sanità di prossimità a Gubbio stiamo assistendo all'ennesimo gioco di prestigio della politica regionale, accettato nel silenzio da un'amministrazione comunale che continua a fare da spettatrice.

La realtà è cruda: il progetto per la Casa di Comunità all'ex Ospedale di Piazza 40 Martiri è stato ufficialmente stralciato dalla programmazione del PNRR. I 3,6 milioni di euro di fondi europei che servivano per far partire il cantiere sono stati dirottati a Bastia Umbra per coprire i ritardi accumulati, lasciando il nostro territorio a bocca asciutta e con in mano soltanto vaghe promesse di finanziamenti alternativi.

📊 I DATI SUL CAMPO PARLANO CHIARO
L'Eugubino-Gualdese registra un indice di vecchiaia pari a 263, ampiamente superiore alla media regionale di 238, con oltre il 28,1% della popolazione composto da ultrasessantacinquenni. Siamo una comunità con un bisogno viscerale e urgente di assistenza territoriale, di medicina di base integrata e di cura delle cronicità.
Eppure, nelle ultime rilevazioni ufficiali, la nostra Zona Sociale non conta alcuna Casa di Comunità attiva e, a differenza di altre realtà umbre, accanto alle strutture di Gubbio e Gualdo Tadino non è stata indicata alcuna data certa di attivazione. In poche parole: mentre la Regione sbandiera il raggiungimento dei target, per il nostro territorio non esiste alcuna garanzia sui tempi.

⚠️ SERVONO DELIBERE, NON COMUNICATI D'INTENTI
C'è poi la grande narrazione della copertura finanziaria alternativa tramite i fondi statali dell'ex Articolo 20 e le risorse aziendali della USL Umbria 1. Ma le parole e le promesse verbali non bastano più: servono delibere di Giunta formali e vincolanti che mettano nero su bianco che quei 3,6 milioni sono bloccati e blindati per l'ex Ospedale di Piazza 40 Martiri.
Inoltre, le risorse in conto capitale servono soltanto a sistemare i mattoni, mentre nessuno spiega con quali fondi del bilancio corrente la Regione intenda assumere e pagare i medici, gli infermieri di famiglia e gli specialisti. Senza un piano del personale dedicato, il rischio reale è quello di inaugurare l'ennesima scatola vuota, incapace di erogare servizi essenziali.

✊ LE NOSTRE RICHIESTE
Chiediamo alla Regione Umbria di smetterla con i rinvii e di pubblicare immediatamente un cronoprogramma vincolante con le date di avvio dei lavori e di apertura della struttura. Allo stesso tempo, pretendiamo dal Sindaco e dalla Giunta di Gubbio uno scatto d'orgoglio: si alzino dai tavoli delle rassicurazioni verbali e pretendano atti ufficiali firmati dalla Presidente della Regione e dalla Direzione Generale della USL.

Il diritto alla salute dei cittadini eugubini non è una concessione rinviabile all'infinito, ed è tempo che le istituzioni locali e regionali se ne assumano la responsabilità diretta.

🔴 Led - Liberi e Democratici Gubbio

"Cosa succede in città": crisi di maggioranza e giunta Fiorucci al capolinea"Cosa succedecosa succede in cittàc'è qualch...
05/10/2026

"Cosa succede in città": crisi di maggioranza e giunta Fiorucci al capolinea"

Cosa succede
cosa succede in città
c'è qualche cosa...
Qualcosa che non va!!!
Guarda Lì, guarda Là
che CONFUSIONE...

Cantava così Vasco Rossi, e mai versi furono più azzeccati per descrivere la totale paralisi e il caos istituzionale che stanno travolgendo Palazzo Pretorio. A pochi mesi dal riassetto, assistiamo al triste spettacolo di un’amministrazione comunale già arrivata ai titoli di coda, piegata da guerricciole personali, corse al posizionamento regionale e da una totale mancanza di rispetto nei confronti degli eugubini.

Da un lato abbiamo un Primo Cittadino che, se all'inizio appariva come il classico "pesce fuor d'acqua" prestato alla politica, oggi sembra averci preso gusto con le dinamiche di palazzo. Ma lo fa muovendosi sempre dentro una gran confusione: nel tentativo, forse, di liberarsi dai condizionamenti e dai soffocanti grovigli di Gubbio Civica, Fiorucci preferisce cercare scappatoie all'esterno, lanciando nuove sigle e "alleanze" regionali con amministratori di altri Comuni, mentre i problemi veri della città rimangono sistematicamente in secondo piano.

Dall'altro lato assistiamo al cortocircuito surreale e istituzionalmente gravissimo di Gubbio Civica. La lista di maggioranza ha rilasciato un documento che equivale a una vera e propria sfiducia politica nei confronti del proprio Sindaco, accusato senza mezzi termini di assenza, incapacità di regia e "coazione a ripetere fallimenti".

Il quadro è ancora più sconcertante se si considera che il neo assessore Enrico Ceccarelli – l'ultimo arrivato nell'esecutivo – ricopre anche il ruolo di Presidente di Gubbio Civica. Ci troviamo di fronte a un caso assurdo: un assessore che, anziché garantire lealtà istituzionale al Sindaco che lo ha nominato, veste i panni del leader di partito per distribuire "pagelle" e bocciare pubblicamente il capo della Giunta!

E a proposito delle "pagelle" d'eccellenza che Gubbio Civica si auto-attribuisce per difendere i propri uomini, salta subito all'occhio una dimenticanza imbarazzante: ma l'assessora Salciarini non era quella che aveva promesso solennemente la convocazione della Consulta del Turismo entro il mese di settembre? Settembre è ormai passato nel silenzio più totale, la Consulta non è stata convocata, ma in compenso abbondano i proclami e i comunicati di autocertificazione.

Agli assessori di Gubbio Civica e al loro Presidente ricordiamo un principio basilare della democrazia locale: in Giunta non si siede per grazia ricevuta, ma perché si gode della fiducia del Sindaco. Ceccarelli, Salciarini, Capannelli e Farneti dicano chiaramente alla città se condividono le durissime esternazioni del loro gruppo di appartenenza. Perché se non si smarcano ufficialmente da quel comunicato, sono loro stessi nei fatti a sfiduciare il Sindaco Fiorucci. Continuare a rimanere in carica dopo aver bollato come fallimentare la guida del Comune dimostra solo un attaccamento alla poltrona che non ha precedenti nella storia politica eugubina.

La verità è che la città è oggi presa in ostaggio da un "si salvi chi può" generale: mentre la Giunta si divide in feudi e i consiglieri di Progetto Città cambiano casacca rincorrendo i contenitori di centrodestra di turno (Civitas), i servizi comunali soffrono, i dossier strategici restano fermi e manca uno straccio di visione per il futuro di Gubbio.

LeD - Liberi e Democratici

🌹 Ciao Rita.⠀La storia di alcune persone non appartiene soltanto alla memoria di chi le ha conosciute, ma anche della co...
01/10/2026

🌹 Ciao Rita.
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La storia di alcune persone non appartiene soltanto alla memoria di chi le ha conosciute, ma anche della comunità alla quale hanno dedicato una parte della propria vita.
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Rita Urbani è una di queste.
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Avvocata, donna delle istituzioni, militante politica, femminista e strenua difensora dei diritti, Rita ha attraversato decenni della storia della sinistra eugubina e umbra, portando sempre con sé una stessa idea della politica e della professione: che il diritto non sia una parola astratta, ma uno strumento nelle mani delle persone, soprattutto di quelle che più spesso si trovano a doverlo rivendicare. A Gubbio, nel 1979, fu eletta consigliera comunale nelle file del PCI. Era giovanissima, studentessa universitaria, e già allora la sua presenza nella politica cittadina si intrecciava con le battaglie per la libertà e l'autodeterminazione delle donne. L'anno successivo la ritroviamo impegnata nel dibattito sulla legge 194, sulla maternità e sul diritto delle donne a decidere della propria vita. Non fu una parentesi, quella politica diventò una parte profonda della sua vita, anche quando prese forme diverse: attraverso la professione forense, la difesa delle donne e dei minori, la tutela del lavoro e della libertà di informazione, l'impegno nelle istituzioni e nella costruzione di strumenti concreti di uguaglianza.
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Come avvocata fu per anni consulente dell'Associazione Stampa Umbra, seguendo le vertenze di giornalisti e pubblicisti. Fu tra le fondatrici della Camera Penale di Perugia e dell'AIAF Umbria. Ma c'è una parte della sua storia che, oggi, crediamo meriti di essere ricordata con particolare forza: quella che Rita ha scritto per le donne dell'Umbria.
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Fu tra le protagoniste della nascita del Telefono Donna, attivato dal Centro per le Pari Opportunità nel 1989.
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Già da allora, questo non voleva essere soltanto un numero da chiamare.
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Era l'idea, ai tempi tutt'altro che scontata, che una donna vittima di violenza dovesse poter trovare dall'altra parte del telefono qualcuno capace di ascoltarla, orientarla, sostenerla e accompagnarla verso una possibilità reale di uscita dalla violenza.
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Il Telefono Donna fu il primo servizio regionale specialistico dedicato all'accoglienza delle donne maltrattate e alla costruzione dei percorsi di uscita dalla violenza, e per molti anni rimase l'unico servizio di questo tipo in Umbria. Attorno ad esso si costruì progressivamente una rete con servizi sociali e sanitari, istituzioni, forze dell'ordine, enti locali e soggetti del territorio.
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Rita mise a disposizione di quella esperienza il proprio sapere giuridico, ma anche qualcosa che non si impara sui codici, la capacità di comprendere che dietro ogni diritto negato c'è una persona, e che perché un diritto sia davvero tale deve poter essere esercitato nella vita reale quotidiana.
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Poi arrivò il Centro per le Pari Opportunità. Tra il 2000 e il 2005 Rita ne fu presidente e guidò una stagione che lasciò un segno profondo nella storia istituzionale dell'Umbria. Non si limitò a difendere l'esistenza del Centro. Lavorò perché la prospettiva di genere entrasse stabilmente nelle politiche regionali e perché le pari opportunità non fossero affidate alla buona volontà di una stagione politica, ma diventassero parte dell'architettura democratica della Regione. Il risultato più grande fu la battaglia per la riforma dello Statuto regionale. Fu un percorso lungo e tutt'altro che simbolico: gruppi di lavoro, audizioni, seminari, elaborazione di proposte normative, mobilitazione della società umbra e iniziative per la rappresentanza paritaria. Un lavoro politico e istituzionale che portò nel 2004 all'approvazione del nuovo Statuto e all'inserimento, nell'articolo 62, del Centro per le Pari Opportunità quale organismo regionale di parità, con funzioni consultive e propositive sulle politiche di genere. Questo segnò il riconoscimento, dentro la carta fondamentale della Regione, che la parità tra donne e uomini e il contrasto alle discriminazioni non potevano essere una materia marginale, ma dovevano trovare un presidio stabile nella vita democratica dell'Umbria. È una conquista politica e istituzionale che porta anche il segno di Rita Urbani.
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E probabilmente è proprio qui che si comprende fino in fondo il senso del suo percorso: costruire istituzioni capaci di durare oltre le persone che le hanno create e strumenti capaci di trasformare una battaglia politica in un diritto concreto.
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Il Telefono Donna, il Centro per le Pari Opportunità, il lavoro sulla rappresentanza, la difesa della dignità e dell'autodeterminazione delle donne sono parti della stessa idea di società, una società nella quale la libertà delle donne non sia una dichiarazione di principio, ma una possibilità reale.
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Una storia che abbiamo avuto il privilegio di incontrare, ancora una volta, proprio a Gubbio. Nell'aprile del 2024 Rita fu con noi e tutta la Giunta Stirati per intitolare il Centro antiviolenza a Maria Eda Panfili, un'altra grande donna della storia politica eugubina, alla quale Rita era legata anche da una profonda amicizia e dalla comune idea che la politica dovesse servire a costruire anche strumenti di emancipazione.
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Quel giorno ci sembrò di vedere una storia che continuava a parlare attraverso le sue donne.
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Edes Panfili. Rita Urbani. Rita Cecchetti e Simona Minelli allora assessore. E tutte quelle che prima e dopo di loro hanno trasformato l'impegno politico in diritti, protezione, possibilità.
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Rita non era lì soltanto per ricordare una donna del passato ma anche per consegnare una memoria e, insieme, una responsabilità.
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E oggi, ricordandola, sentiamo ancora più forte quella responsabilità.
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Perché dentro la nostra storia c'è anche quella tradizione politica e culturale che Rita ha contribuito a costruire in primis quando era giovane e poi per il resto della vita: una sinistra capace di stare nelle istituzioni senza smettere di stare nella società, di trasformare le battaglie collettive in diritti, di non considerare mai conquistata una libertà finché non è davvero di tutte e di tutti.
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Rita ha lasciato molto all'Umbria.
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E ha lasciato qualcosa anche a Gubbio.
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Non soltanto il ricordo di una donna che qui aveva iniziato il proprio impegno politico, ma l'esempio di come una convinzione possa attraversare una vita intera, cambiare forma senza perdere la propria direzione e diventare, alla fine, patrimonio di una comunità.
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A Rita Urbani dobbiamo anche questo.
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Alle persone che le hanno voluto bene, alle compagne e ai compagni di tante battaglie, alle colleghe e ai colleghi che ne hanno condiviso il cammino, va il nostro più sincero abbraccio.
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Ciao Rita.
E grazie.
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Liberi e Democratici

13/09/2026

COMUNICATO STAMPA

LeD RISPONDE AD ORFEO GORACCI

Joseph Goebbels, ministro della propaganda nazista, fondava la sua strategia comunicativa, volta a manipolare le masse, sulla efficacia di messaggi semplici, emotivi e ripetuti continuamente, fino a farli percepire come verità. Ecco, dunque, la necessità democratica, oggi come sempre, di smontare la mistificazione di affermazioni politiche semplificate e brutalizzate, fondamentalmente false e, soprattutto, lontane da un ragionamento complesso e intellettualmente onesto.
È il caso delle recenti, ma non certo nuove, dichiarazioni dell’Onorevole Orfeo Goracci, il quale, come un disco rotto, rilancia una sua molto presunta “verità”: nel 2024, a Gubbio, le elezioni amministrative sarebbero state p***e dall’area progressista e vinte dalla destra per colpa della Giunta Stirati.
Lo dice mettendo sullo stesso piano quelle che definisce due “debolezze”, l’attuale esecutivo guidato dal Sindaco Fiorucci e la nostra opposizione. Non può certo fare a meno di attaccare l’attuale governo di Gubbio, alla luce del suo andamento a dir poco imbarazzante, pur avendo avuto per oltre un anno un atteggiamento comprensivo e incoraggiante… La lingua, tuttavia, continua a ba***re dove il dente duole.
Goracci demonizza l’amministrazione di Filippo Stirati per cattiva coscienza, settarismo e disonestà intellettuale, evitando di fare i conti con i dieci anni di un progetto politico progressista capace di realizzare un programma di respiro e di spessore. Basti pensare:
🔹 Alle avanzatissime politiche sociali, con quella pionieristica coprogettazione di cui tanto si è parlato di recente;
🔹 Agli investimenti di ben oltre venti milioni di euro con i quali è stato messo in sicurezza tutto il patrimonio scolastico comunale;
🔹 Alla cultura, con la creazione del Festival del Medioevo e con le mostre di livello internazionale;
🔹 Alle azioni turistiche che hanno segnato, nonostante gli eventi sismici e il Covid, momenti esaltanti come nei periodi natalizi;
🔹 Agli eventi sportivi nazionali e internazionali;
🔹 Ad opere pubbliche di valore assoluto, frutto di una precisa e coerente idea di città, come Piazza Grande, gli Antichi Umbri, gli Arconi, Piazza Quaranta Martiri, l’apertura dell’Acquedotto romanico, tutti gli interventi nel Quartiere di San Pietro e il Parcheggio dell’Ex Seminario, per citare i più eclatanti, ma l’elenco sarebbe ancora lunghissimo.
Goracci è ancora fermo a Fontanelle, dove sferrò, nel gennaio 2024, un attacco virulento e ingeneroso contro la Giunta guidata da Filippo Stirati, con giudizi stroncatori e del tutto infondati. La verità è che le elezioni amministrative vennero affrontate all’insegna di profonde e insanabili divisioni, il cui esito fu quello di ben quattro candidature del campo progressista. Goracci, per primo, con il suo candidato Gabriele Tognoloni, ha lavorato attivamente per distruggere e scomporre possibili coalizioni più ampie, volendo in cuor suo punire l’Amministrazione Stirati ed emarginare i LED. Noi ci siamo assunti le nostre responsabilità di fronte alla città, ma siamo stati abbastanza soli nel chiedere scusa per non essere stati politicamente in grado di scongiurare la vittoria della destra, una vittoria non per merito, bensì per demerito di tutto il campo progressista.
La vera debolezza risiede proprio in un campo progressista che ha urgente bisogno di una profonda riflessione, che abbia come comune denominatore la verità, l'autonomia, una seria lettura politica e l'effettiva risoluzione dei problemi del territorio. Lo si è visto chiaramente anche alle ultime elezioni regionali, che hanno visto naufragare tutte e otto le candidature provenienti dal campo progressista eugubino, e dove i LED sono stati spettatori di un film servito unicamente a rimpinguare i bacini elettorali perugini, senza portare alcun beneficio reale alla comunità eugubina.
Oggi dobbiamo interrogarci seriamente su quale sia il reale obiettivo dell'ex Sindaco, già Onorevole e Vicepresidente della giunta regionale: vuole continuare a rimanere sull'agone politico unicamente per demolire tutto ciò che il campo del centrosinistra e della sinistra prova a produrre, oppure intende sforzarsi in qualsiasi forma per supportare un'azione comune e arginare la deriva nazionalista e populista che sta invadendo le nostre vite?
In una società sull'orlo del baratro abbiamo disperatamente bisogno di pompieri, non di piromani.
È da questa analisi, schietta e sincera, che occorre ripartire, verificando nella città, attraverso un atto di verità, le condizioni politiche per costruire, con le forze vive e fresche, una alternativa all’attuale pessima amministrazione, all’insegna di una condivisa base valoriale e di una visione che si faccia concreto programma d’azione.
Noi intendiamo operare in questa direzione, senza schemi politicistici, senza tatticismi incomprensibili, senza anguste burocrazie di piccoli gruppi dirigenti, bensì dialogando e lavorando insieme ai cittadini e a tutti coloro che p***eguono un reale cambiamento.

📍 LeD - Liberi e Democratici Gubbio

🔍 AAA CERCASI FASCIA PER IL SINDACO FIORUCCI! 🔍
08/09/2026

🔍 AAA CERCASI FASCIA PER IL SINDACO FIORUCCI! 🔍

📢 PUC DI SAN PIETRO: TAGLIANO NASTRI, MA DIMENTICANO I FATTI (E I RITARDI)L'inaugurazione del nuovo asilo nido "Il Cerbi...
04/09/2026

📢 PUC DI SAN PIETRO: TAGLIANO NASTRI, MA DIMENTICANO I FATTI (E I RITARDI)

L'inaugurazione del nuovo asilo nido "Il Cerbiatto" è una bella notizia per Gubbio. Significa restituire alle famiglie un servizio essenziale, investire nell'infanzia e dare nuova vita a uno spazio pubblico strategico del quartiere di San Pietro.

Chi amministra con spirito di servizio e senso delle istituzioni sa bene che le opere pubbliche appartengono alla comunità e non a chi si trova a passare per caso con le forbici in mano al momento del taglio del nastro. E sa anche che di fronte alle bambine e ai bambini e alla città tutta, nelle occasioni ufficiali come l'inaugurazione di una scuola, il Primo Cittadino indossa la fascia tricolore per rispetto del ruolo e dell'istituzione che rappresenta.

Le opere pubbliche appartengono alla comunità e rappresentano il frutto di un lavoro lungo, fatto di programmazione, progettazione, finanziamenti e scelte politiche che spesso attraversano più amministrazioni. Per questo è giusto festeggiare il risultato raggiunto, ma è altrettanto doveroso raccontare come ci si è arrivati. La narrazione proposta dalla giunta Fiorucci, invece, è parziale e omette passaggi fondamentali.

🏛️ Dall'intuizione a un disegno strategico per Gubbio

Il PUC di San Pietro non è nato oggi. Per oltre un decennio è rimasto ostaggio della debolezza e dell'incapacità decisionale delle amministrazioni che hanno preceduto quella guidata da Filippo Stirati, lasciando quel comparto in uno stato di incompiutezza permanente e trasformandolo nel simbolo di un'occasione mancata per il quartiere. Solo con l'amministrazione Stirati è stata definita una visione complessiva, reperite le risorse e avviato un percorso che oggi produce risultati concreti.

Un'opera pubblica non nasce per magia o per un'illuminazione dell'ultimo minuto. Esiste una memoria storica e documentale ben precisa: l'intuizione originaria è stata dell'allora Assessora ai Servizi Scolastici Simona Minelli, che individuò nella "stecca" del PUC la soluzione per evitare che San Pietro perdesse un servizio fondamentale a causa della scadenza definitiva della deroga sul vecchio immobile.

Quando poi l'Assessore ai Lavori Pubblici Valerio Piergentili portò in giunta la proposta concreta di intercettare i fondi PNRR per riconvertire quegli spazi commerciali, la risposta del Sindaco Filippo Stirati fu immediata: «Scelta politica di campo! Certo, andiamo avanti.»
Dietro quel nastro c'è una visione di città. Lo spostamento del nido ha infatti liberato i locali dell'ex Convento per consentire l'unificazione dell'Archivio Storico Comunale e dell'Archivio di Stato, creando, insieme alla Biblioteca Sperelliana, un grande polo culturale e documentario nel cuore di San Pietro. Un incastro virtuoso che ha consentito, inoltre, di liberare gli spazi di via Lucarelli per il nuovo Museo degli Antichi Umbri. Questa era la nostra idea organica di città: ogni intervento era parte di un progetto complessivo, capace di valorizzare il patrimonio pubblico e costruire servizi migliori.

🚧 Il grande assente: il cantiere del parcheggio

Ciò che sconcerta di più è il silenzio sul resto del comparto. Il PUC di San Pietro è un progetto unitario e non può essere raccontato a metà.

Il 5 settembre 2024 l'attuale giunta annunciava con grande enfasi la ripartenza dei lavori per il completamento del parcheggio, un intervento da 1,7 milioni di euro, garantendo la conclusione dell'opera entro ottobre 2025. Oggi di quel parcheggio completato non c'è traccia e, durante l'inaugurazione dell'asilo, si è preferito sorvolare su un ritardo ormai evidente.

Festeggiare un'opera che affonda le proprie radici nelle scelte politiche, nella progettazione e nel lavoro della precedente amministrazione è giusto. Meno giusto è raccontarne soltanto l'ultimo capitolo, dimenticando il percorso che l'ha resa possibile. Ancora meno convincente è celebrare ciò che è stato completato evitando di rendere conto dei ritardi accumulati sugli altri interventi dello stesso comparto.

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