Conferenza provinciale Donne Democratiche del Ponente Ligure

Conferenza provinciale Donne Democratiche del Ponente Ligure La Conferenza delle donne democratiche è un luogo autonomo di incontro e di confronto Elabora proposte programmatiche, individua di campagne su temi specifici.

La Conferenza delle donne democratiche è un luogo autonomo di incontro e di confronto tra iscritte e non iscritte al Partito Democratico che scelgono di aderirvi.

È un luogo di elaborazione politica, di progetti di cambiamento e di promozione della libertà e autonomia delle donne, di contrasto alle disuguaglianze. Luogo di promozione di politiche che, partendo dalle donne, si rivolgono all’intero

Paese. La Conferenza si ispira a una visione multiculturale e inclusiva delle differenze, di pluralismo culturale, di scambio tra generazioni, di formazione politica. E’ uno spazio aperto alle competenze, ai saperi, al rapporto con la comunità scientifica, e alle esperienze delle donne che operano a sostegno di una rete femminile e femminista diffusa sui territori,. Promuove una partecipazione attiva espressione di autonomia, pluralismo e capacità di mediazione. E' uno luogo aperto e di frontiera con la società. Il 30 giugno 2020 si è insediato il nuovo Coordinamento nazionale della Conferenza delle democratiche, che ha eletto Cecilia D'Elia Portavoce nazionale.

Imperia. «La destra mette il bavaglio alla scuola e lascia soli i giovani». È una dura presa di posizione quella espress...
08/06/2026

Imperia. «La destra mette il bavaglio alla scuola e lascia soli i giovani». È una dura presa di posizione quella espressa dalla Conferenza delle Democratiche e dai Giovani Democratici dopo l’approvazione del Ddl Valditara, il provvedimento che interviene anche sui percorsi di educazione sessuo-affettiva nelle scuole. Secondo Antonio Stivala, per i Giovani Democratici, e Silvana Zingarelli, in rappresentanza delle Democratiche imperiesi, il governo avrebbe scelto di arretrare su un tema ritenuto centrale per la formazione delle nuove generazioni.«Con l’approvazione del Ddl Valditara il governo sceglie di mettere il bavaglio alla scuola e di arretrare proprio sul terreno più urgente: quello dell’educazione delle nuove generazioni», affermano. Nel comunicato, Democratiche e Giovani Democratici sottolineano come, a loro avviso, il provvedimento trasformi l’educazione sessuo-affettiva «in un percorso a ostacoli fatto di autorizzazioni, divieti e controlli», mentre nelle scuole dell’infanzia e primarie verrebbe di fatto eliminata. «È una scelta politica precisa: invece di fornire strumenti, si alimenta la paura; invece di educare al rispetto, si sceglie la censura», sostengono.A supporto delle proprie argomentazioni, gli esponenti democratici citano alcuni dati della Fondazione Libellula, secondo cui un ragazzo su cinque tra i 14 e i 19 anni considererebbe normale toccare o baciare senza consenso, mentre uno su tre ritiene accettabile il controllo all’interno della coppia. «Intanto – aggiungono – l’accesso sempre più precoce alla pornografia, spesso caratterizzata da contenuti violenti, rischia di diventare l’unico modello di riferimento. Le ragazze e i ragazzi non smettono di cercare risposte. Semplicemente, questa legge sceglie di non fornirle loro». Nel mirino anche lascelta di limitare gli spazi dedicati all’educazione affettiva e al consenso. «Dire di voler combattere la propaganda mentre si impedisce di insegnare che “no” significa no, che il controllo non è amore e che da una relazione si può uscire, è un’ipocrisia che rischiamo di pagare cara», dichiarano.Da qui l’annuncio di un percorso politico condiviso tra Democratiche e Giovani Democratici sui temi dell’educazione, del consenso e della libertà. «Lasciare i giovani soli davanti ai social non è libertà: è abbandono. Per questo la Conferenza delle Democratiche e i Giovani Democratici avviano insieme un percorso politico e generazionale per rimettere al centro educazione, consenso e libertà. Perché la prevenzione non si costruisce con i divieti, ma con la conoscenza. L’educazione sessuo-affettiva è un diritto. E non faremo passi indietro», concludono Stivala e Zingarelli.

https://www.riviera24.it/2026/06/educazione-sessuo-affettiva-democratiche-e-giovani-democratici-allattacco-la-destra-mette-il-bavaglio-alla-scuola-965799/

Il 4 giugno il Senato ha approvato una legge.Per spiegare a un ragazzo cos’è il consenso?Serve la firma dei genitori.All...
06/06/2026

Il 4 giugno il Senato ha approvato una legge.
Per spiegare a un ragazzo cos’è il consenso?
Serve la firma dei genitori.
Alle elementari e alle materne?
Vietato. Punto.
Il ministro esulta.
Parla di protezione dalla “propaganda gender”.
Ma questa legge, in realtà, vieta altro.
Vieta di dire che nessuno può essere toccato senza consenso.
Vieta di insegnare che “no” significa no.
Vieta di spiegare che gelosia e controllo non sono amore.
Vieta di dare ai bambini le parole per chiedere aiuto.
Intanto, fuori dalle aule:
La maggior parte dei femminicidi avviene durante una separazione.
E a scuola, di questo, non si parla.
I numeri raccontano già tutto:
1 ragazzo su 5 pensa che toccare qualcuno senza consenso sia normale.
1 su 3 considera normale controllare il partner.
L’età del primo accesso alla pornografia continua ad abbassarsi.
Le domande nascono comunque.
Le risposte… le cercano altrove.
Oggi l’Italia resta tra i pochi Paesi in Europa — insieme a Ungheria e Romania — senza educazione sessuo-affettiva nella scuola.
Per l’OMS è un diritto fondamentale.
La Convenzione di Istanbul, firmata anche dall’Italia, lo prevede chiaramente.
Punire la violenza non basta.
La prevenzione comincia prima.
Molto prima.
E questa legge l’ha appena resa più difficile.

Punire la violenza non basta.
La prevenzione comincia prima.
Molto prima.
Per questo, oggi più che mai,
serve continuare a parlarne.

2 giugno 1946. Per la prima volta le donne italiane votano in una consultazione nazionale.La nascita della Repubblica co...
01/06/2026

2 giugno 1946. Per la prima volta le donne italiane votano in una consultazione nazionale.
La nascita della Repubblica coincide con una conquista storica: l’ingresso delle donne nella vita politica del Paese come cittadine a pieno titolo.
Quel momento arrivò dopo un lungo percorso iniziato molto prima. Già alla fine del Settecento, Olympe de Gouges e Mary Wollstonecraft rivendicavano uguaglianza e cittadinanza per le donne. Nell’Ottocento nacquero i movimenti suffragisti e, anche in Italia, Anna Maria Mozzoni che già nell'Ottocento chiedeva con forza uguaglianza e il diritto al voto. Ma solo dopo la guerra e il contributo dato dalle donne alla Resistenza, nel 1945, questo diritto fu finalmente riconosciuto.
Il 2 giugno 1946 milioni di donne entrarono nei seggi con emozione e consapevolezza. Molte ricordarono per tutta la vita quel momento. Alcune raccontarono di aver indossato il vestito più bello per andare a votare; altre descrissero il silenzio e la commozione davanti all’urna. Una donna ricordò: «Mi sembrava di contare qualcosa per la prima volta». Un’altra disse: «Sentivo che non votavo solo per me, ma per mia madre e mia nonna che non avevano potuto farlo».
Quel giorno le donne non si limitarono a votare: contribuirono a costruire il futuro dell’Italia. Ventuno di loro furono elette all’Assemblea Costituente e parteciparono alla stesura della Costituzione. Le Madri Costituenti, tra cui Nilde Iotti, Teresa Mattei e Lina Merlin, contribuirono a inserire nella Carta i principi di uguaglianza e dignità che ancora oggi ci guidano.
Per questo la Festa della Repubblica celebra anche le donne che, con quel primo voto, trasformarono la democrazia italiana. Ricordarle significa ricordare che la libertà e i diritti che oggi consideriamo acquisiti sono il frutto del coraggio e della determinazione di chi ci ha preceduto e ancora oggi siamo chiamate a vigilare per difenderli.

Le violenze restano, i diritti non arrivano. Non è “ideologia”.È la vita reale di persone che ogni giorno affrontano ins...
17/05/2026

Le violenze restano, i diritti non arrivano.
Non è “ideologia”.
È la vita reale di persone che ogni giorno affrontano insulti, discriminazioni, esclusione e violenza.
2104 vittime di intimidazioni o violenza fisica in Italia in 14 anni, nell' ultimo anno 171 e 20mila contatti alle help-line, negli under26 esperienza di maltrattamenti dopo il coming out.
36 su 49 la posizione dell'Italia in EU per l'uguaglianza delle persone LGBTQIA+

Oggi, nella Giornata internazionale contro l’omolesbobitransfobia, ricordiamo che il silenzio davanti all’odio non è neutralità.
È complicità.

Finché esisterà qualcuno costretto a nascondersi per paura, questa battaglia riguarderà tuttə noi.

"Seconda puntata dell’evento del 9 maggio “Dalle Mimose alle Panchine Rosse”: abbiamo ritenuto importante dare risalto a...
11/05/2026

"Seconda puntata dell’evento del 9 maggio “Dalle Mimose alle Panchine Rosse”: abbiamo ritenuto importante dare risalto al Progetto Amal all’interno di questa serata dedicata al tema del lavoro femminile e della parità salariale, accompagnata dalla proiezione del film We Want S*x.
Le ragioni di questa scelta sono molteplici: il progetto è stato avviato da Najla Naji, giovane donna di 24 anni, laureanda in Servizi Sociali, che con grande professionalità ha saputo mettere nero su bianco un progetto ambizioso e concreto.
Il Progetto Amal — “Amal” in arabo significa “speranza” — nasce per sostenere la scolarizzazione, la socializzazione e il supporto psicologico dei bambini nella Striscia di Gaza. L’obiettivo è offrire spazi di crescita, istruzione e condivisione, promuovendo attività educative e ricreative per i più piccoli, affinché possano avere uno spazio di gioco e apprendimento nonostante il difficile contesto della guerra. Sono previste anche attività scolastiche dedicate a materie come matematica e inglese attualmente i bambini e ragazzi che frequentano la scuola sono una settantina.
Crediamo che la forza, la determinazione e la competenza dimostrate da questa giovane donna nel perseguire la propria idea siano perfettamente in linea con il significato e lo spirito della serata.
Ringraziamo Donatella Lasagna ARCI il campo delle fragole per averci ospitate, Angela Costantini e Barbara Ricciardi per essere intervenute e per il loro contributo. La scuola è stata intitolata al dottor Khalid Rawash

“…con quale aggettivo definire l’evento di ieri? Bello? Partecipato? Interessante? Forse tutti insieme.”Una serata inten...
10/05/2026

“…con quale aggettivo definire l’evento di ieri? Bello? Partecipato? Interessante? Forse tutti insieme.”
Una serata intensa, di confronto e riflessione, resa ancora più significativa dalla visione di We Want S*x, film capace ancora oggi di raccontare con forza quanto il tema della parità salariale sia attuale e tutt’altro che risolto.
“Un film che tutte le giovani donne dovrebbero vedere.”
“I dati raccontano che la piena parità retributiva è ancora lontana.”
“Una battaglia che riguarda tutte le donne, al di là di ogni appartenenza politica o sociale.”
“L’unione e la collaborazione sono la vera forza del cambiamento.”
“Determinazione corale.”
“Grandi conquiste sono state fatte, ma la strada resta in salita.”
“Dal dopoguerra a oggi i progressi ci sono stati, ma permane una disparità salariale ancora ingiustificata.”
La partecipazione di Laura Amoretti e l’ospitalità di Donatella Lasagna hanno dato valore a un incontro sentito, partecipato e autentico, capace di trasformare numeri e dati in consapevolezza condivisa.
“Solo attraverso un autentico supporto reciproco si ottengono risultati veri.”
Una serata che ha lasciato una convinzione chiara: parlare di parità salariale oggi non è solo necessario, è urgente.

MAMMA, NON MAMMADonne. Madri: se e quando lo vogliamo, e se possiamo esserlo.Oggi è la Festa della Mamma. Ma prima di au...
10/05/2026

MAMMA, NON MAMMA
Donne. Madri: se e quando lo vogliamo, e se possiamo esserlo.

Oggi è la Festa della Mamma.

Ma prima di auguri e fiori, vogliamo fermarci un momento.
Perché essere madre, in Italia, significa ancora troppo spesso camminare su un filo sottile.
I numeri parlano chiaro: dopo la nascita di un figlio, le madri subiscono una riduzione retributiva fino al 30%. Il tasso di occupazione femminile scende, mentre quello dei padri sale. Nel Mezzogiorno, meno di una madre su due lavora. Il 25% delle madri under 35 lascia il lavoro dopo il primo figlio — non per scelta, ma per mancanza di alternative reali: asili nido insufficienti e costosi, congedi di paternità irrisori, un welfare che scarica tutto sulle spalle delle donne.
È una questione strutturale.
E allora, oggi, gli auguri li facciamo in modo diverso.
Auguri alle madri che lavorano e a quelle che hanno dovuto smettere. A quelle che hanno rimandato, o rinunciato, perché le condizioni non c’erano. A quelle che hanno scelto di non diventarlo.
Auguri alle madri single, alle madri adottive, alle famiglie arcobaleno, alle famiglie omogenitoriali. A chi ha perso un figlio. A chi non ha potuto averlo.

La maternità deve poter essere una scelta libera, sostenuta, rispettata.
Finché non lo sarà davvero, c’è ancora strada da fare. 🌼

Stesso lavoro, stesso valore.La prima  tappa del nostro percorso "Tra mimose e panchine rosse":  una serata di cinema e ...
05/05/2026

Stesso lavoro, stesso valore.

La prima tappa del nostro percorso "Tra mimose e panchine rosse": una serata di cinema e dialogo per parlare di parità salariale, congedo e part-time involontario, temi che riguardano tutte e tutti.

📽️ Proiettiamo "We Want S*x", la commedia inglese ispirata alla vera storia delle operaie della Ford che negli anni '60 lottarono per la parità salariale e vinsero. Una storia di coraggio e cambiamento che parla ancora oggi.

Interviene la Dott.ssa Laura Amoretti, Consigliera Pari Opportunità della Regione Liguria e Provincia di Imperia, per un momento di confronto ed approfondimento.

Si consiglia la prenotazione.

1° MAGGIO 👩‍💼 “Cerco solo un lavoro…”💭 “Part-time involontario”💭 “Carriera rallentata”💭 “Lavoro povero”💭 “Carico di cura...
01/05/2026

1° MAGGIO
👩‍💼 “Cerco solo un lavoro…”
💭 “Part-time involontario”
💭 “Carriera rallentata”
💭 “Lavoro povero”
💭 “Carico di cura non retribuito”
💭 “Congedo parentale non paritario”
📊 Reality check:
— Meno stabilità e più precarietà
— Minori opportunità di crescita
— Divario salariale persistente
— Scarso accesso ai ruoli decisionali
👩‍💼 “Voglio solo le stesse opportunità.”
Il gender gap non è una vignetta.
È realtà. E va cambiata.

25 aprile.Nel Ponente ligure, la Resistenza ha avuto anche voci e mani di donne.Felicia Cappa, Nilde Truzzi, Lina Meiffr...
25/04/2026

25 aprile.
Nel Ponente ligure, la Resistenza ha avuto anche voci e mani di donne.
Felicia Cappa, Nilde Truzzi, Lina Meiffret. Le sorelle Evelina e Giuliana Cristel, che hanno pagato con la deportazione. A Sanremo e nei paesi intorno, Irene Anselmi, Maria Laura, Andreina Rondelli si muovevano come staffette tra Vallecrosia, Baiardo e Camporosso. Dora Kellner apriva le porte di Villa Verde e la trasformava in rifugio.
Donne con vite ordinarie, che hanno fatto scelte straordinarie.
Organizzavano aiuti, tenevano insieme famiglie e reti clandestine, portavano messaggi tra paesi e città — quando farlo significava rischiare. Non erano "di supporto": erano dentro la Resistenza, fino in fondo.
Attraverso i Gruppi di Difesa della Donna passava un'idea nuova: non solo liberarsi dal fascismo, ma cambiare il posto delle donne nella società. Lavoro, diritti, partecipazione. Una visione che andava oltre la guerra.
Quella visione non si è esaurita nel 1945.
Oggi il contesto è cambiato, ma il bisogno di prendere posizione, costruire legami e non lasciare correre le ingiustizie è ancora qui. Il 25 aprile può essere anche questo: ricordare che la libertà si costruisce con scelte concrete, spesso poco visibili. E che quelle scelte, ieri come oggi, riguardano le donne.

Indirizzo

Imperia
18100

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