26/02/2024
"Qui, in pochi, nuotammo alle vostre spiagge. Che razza di uomini è questa? O quale patria così barbara permette simile usanza? Ci negano il rifugio della sabbia; dichiarano guerra e ci vietano di fermarci sulla terra più vicina. Se disprezzate il genere umano e le armi degli uomini, temete almeno gli Dei, memori del bene e del male.”
"Huc pauci vestris adnavimus oris. Quod genus hoc hominum? quaeve hunc tam barbara morem permittit patria? hospitio prohibemur harenae; bella cient primaque vetant consistere terra. Si genus humanum et mortalia temnitis arma, at sperate deos memores fandi atque nefandi."
(Virgilio, Eneide, vv. 538-543)
Oggi ricordiamo le vittime del naufragio di Steccato di Cutro con le parole di Virgilio.
Nel primo Libro dell'Eneide di Virgilio, mentre Enea e i suoi stanno per raggiungere le coste della Sicilia, dopo sette anni di navigazione, arriva la tempesta. La dea Giunone, da sempre ostile ai Troiani, con l’aiuto di Eolo, re dei venti, è riuscita a scatenare una tempesta senza precedenti. Ma Enea trova aiuto nel dio del mare Nettuno, e riesce a salvarsi approdando con sette delle sue venti navi sulle coste della Libia. Qui dovrà convincere Didone, la regina di Cartagine, con una famosa orazione, per chiederle ospitalità.
L'Eneide, poema composto da Publio Marone Virgilio tra il 29 a.C. e il 19 a.C., è opera fondamentale della nostra cultura perché da oltre duemila anni racconta la leggendaria lotta per la vita di un uomo e dei suoi compagni, narrando la storia di un gruppo di profughi che, sfuggendo dalla guerra, viaggiarono tra tempeste, morti e naufragi per il Mediterraneo fino ad approdare nel Lazio, dove diventerà il progenitore del popolo romano e attuerà un futuro destinato a segnare per sempre la storia dell’Italia e dell’Europa intera.
L’Eneide, quindi, come poema universale, come classico, dove si riconoscono i tanti Enea contemporanei che fuggono dalla guerra, dalla fame, dalla mancanza di lavoro, dalle carestie e dalle malattie in cerca della felicità o solo di una vita dignitosa. Come il protagonista virgiliano anche gli esuli di oggi tentano un viaggio in più tappe; tentano il più delle volte di affermare la propria dignità attraverso i simboli della propria appartenenza minacciata sempre di più dall’odio, dalla violenza e dal pregiudizio.
Per cui ricordiamo e non dimentichiamo!