Per un Partito Comunista Popolare

Per un Partito Comunista Popolare Occorre un radicale progetto di trasformazione sociale e politica ed un partito comunista popolare punto di riferimento del popolo...

Che cosa voglia dire la parola “comunista”, nel nostro Paese, lo ricordano milioni di italiani, ancora viventi, che nel corso della loro esistenza hanno contribuito a creare ed a sviluppare col loro impegno, la loro passione ed, anche, con il loro voto, la più grande esperienza di Partito Comunista di massa e popolare in un paese dell’occidente capitalistico, mentre coloro che, troppo giovani per

averla vissuta ne hanno sentito parlare dai loro genitori e dai loro nonni. Si tratta, è ovvio, di percezioni di diversa intensità, ma tutto ciò concorre a fare si che la parola “comunista”, in Italia, sia ancora oggi amata ed onorata.

È nostro compito, quindi, corrispondere coerentemente alla realizzazione del secondo termine caratterizzante l’identità del partito che vogliamo creare, cioè “popolare”, da intendersi come impegno di una schiera, sempre più ampia, di quadri politici dotati di una cultura comunista moderna ad uno sforzo divulgativo della stessa presso le masse popolari, fondata su un programma e su finalità di carattere generale in grado di dare risposte ai bisogni politici e sociali popolari.

8 milioni di operai, 17 milioni di lavoratori dipendenti, 18 milioni di pensionati in gran parte poveri, 5 milioni di lavoratori autonomi (artigiani, commercianti, piccoli contadini, etc.) in via di progressivo impoverimento, 4 milioni di imprenditori il 97% dei quali titolari di micro e piccole imprese minacciate ogni giorno dalla competizione e dalla concorrenza delle grandi multinazionali, sono figure sociali che, pur nella loro diversità, concorrono a definire il concetto di “popolo”. Si, popolo, che, in forme e con intensità diverse, subisce lo sfruttamento e la oppressione sociale del capitalismo imperialista mondiale, europeo e nazionale, costituito dai grandi gruppi industriali e bancari che, dettando le politiche economiche ai rispettivi governi ed agli organi economici internazionali (FMI, UE, BCE), rafforzano il loro potere con la appropriazione di gran parte della ricchezza prodotta dal lavoro. Per fare fronte a tale situazione occorre un grande progetto di trasformazione sociale e politica ed, appunto, un partito comunista popolare punto di riferimento del popolo, in grado di esprimerlo e realizzarlo, con l’impegno di tutti coloro che lo condividono.

21 GENNAIO 1921: NASCE IL PCd'I Il 21 gennaio 1921, a Livorno, nacque  il Partito Comunista d'Italia, primo partito rivo...
09/06/2026

21 GENNAIO 1921: NASCE IL PCd'I

Il 21 gennaio 1921, a Livorno, nacque il Partito Comunista d'Italia, primo partito rivoluzionario della classe operaia, nella storia del movimento operaio italiano.
L' atto costitutivo fu il risultato di un lungo e complesso percorso storico e politico che affonda le sue radici nel secolo XIX, con la nascita del socialismo scientifico ad opera di Marx ed Engels, con la lotta di fine secolo, contro il revisionismo di Bernstein, con il fallimento della II Internazionale socialista che, all' inizio della Prima Guerra Mondiale, nella maggioranza dei suoi componenti, approdò all' approvazione dei crediti di guerra in ciascun paese belligerante, ed infine, con la vittoriosa Rivoluzione proletaria e socialista d'Ottobre del 1917, che fu la culla della rinascita dell'internazionalismo proletario, con la costruzione, nel 1919, della III Internazionale comunista che, col suo secondo Congresso, nel 1920, dettò i punti politici fondamentali per la ricostituzione, in ciascun paese, dell' avanguardia politica rivoluzionaria del proletariato.
Così si arrivò, anche in Italia, all' inizio del 1921, alla costituzione del Partito che avrebbe dovuto rilanciare gli ideali e la pratica politica e sociale della lotta di massa contro il capitalismo, della conquista del potere politico da parte del proletariato, e della costruzione del socialismo.
Ciò avvenne, in Italia come nel resto d'Europa, nel fuoco di una lotta di classe molto intensa, con la quale, il proletariato, sull' esempio della Rivoluzione d'Ottobre, mosse all' assalto del potere borghese, in Germania nel 1918, in Ungheria con la Repubblica dei consigli del 1919, ed in Italia nel biennio di lotte 1919/1920, non a caso definito " biennio rosso ".
La reazione della borghesia europea a questo ciclo di lotte, fu l'avvento del fascismo, prima in Italia nel 1922, poi in Germania nel 1933, ed infine in Spagna nel 1939 dopo una guerra civile durata tre anni.
Ugualmente, l'imperialismo, aggredì nel 1918 la giovane Repubblica Sovietica Russa, con l'invasione di 15 eserciti di altrettanti paesi fra i quali Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia, Italia, Giappone ecc.
Dopo la vittoria contro gli eserciti invasori, nacque nel 1922 la Unione Sovietica.
Il nuovo Stato Socialista, ebbe meno di vent'anni di tempo, per costruire il nuovo assetto economico e sociale che lo portò ad essere, nel 1937, la seconda potenza industriale del mondo.
Ma, intanto, il nazifascismo, scatenata nel 1939 la Seconda Guerra Mondiale, nel giugno 1941 invase l' URSS, con una guerra che aveva come scopo lo sterminio dei popoli che ne facevano parte.
La Resistenza di Stalingrado e delle altre città sovietiche circondate dalle armate nazifasciste, fu la base della controffensiva che porterà l'Armata Rossa ad occupare Berlino ed issare la bandiera rossa sul Reichstad.
La vittoria nella Seconda Guerra Mondiale, oltre che sconfiggere il nazifascismo che l'aveva provocata, accrebbe grandemente, nella coscienza dei popoli, il prestigio ed il consenso attorno al movimento comunista internazionale che, tuttavia, contemporaneamente, vide il formarsi al proprio interno di una corrente di pensiero di " revisionismo moderno " che, mutuando i propri contenuti, in gran parte, dal revisionismo di Bernstein e poi di Kautskij, ne indebolirà progressivamente la capacità di incidere efficacemente sulla scena politica nazionale ed internazionale, subendo il ricatto e la sfida dell' imperialismo, soprattutto degli USA.
Non mancarono, nonostante ciò, vittorie come la Rivoluzione Cinese, la Rivoluzione Cubana, e del Vietnam che portò alla riunificazione socialista del Paese ed alla cacciata degli invasori nord-americani.
Anche nel nostro Paese, crebbe l'influenza del movimento comunista, attraverso la crescita politica ed elettorale del PCI che, tuttavia, attraverso l' " eurocomunismo " ed il " compromesso storico " e la progressiva rinuncia ai contenuti fondanti dell'identità comunista, ne determinerà le sconfitte, negli anni '70 ed '80, fino all' autoscioglimento nel 1991, pochi mesi prima dell' autodissoluzione dell' URSS.
La storia della fine del secolo scorso, dunque, segnerà la sconfitta del movimento comunista, sia nella forma degli Stati Socialisti dell' est europeo e dell' URSS, che in quella dei più forti partiti comunisti radicati nei paesi capitalistici occidentali.
Gli ultimi anni della vita politica e sociale europea e mondiale, sono stati caratterizzati dai tentativi di rilanciare, su nuove basi, il movimento comunista internazionale, per portarlo nuovamente ad essere punto di riferimento delle lotte della classe operaia e delle masse popolari, contro il capitalismo e per il socialismo.
Tale obbiettivo, nel nostro Paese come in gran parte del mondo, appare attualmente non raggiunto, ma aperto, dinnanzi a noi, per la possibile sua realizzazione.
Per quanto ci riguarda, abbiamo inteso, in tal senso, dare un contributo con le nostre Tesi politiche che invitiamo a leggere su comunistaepopolare.org, e con la ripresa di una pratica politica, sociale e culturale che, partendo dai principi fondativi del marxismo-leninismo, tornino a rendere attuale e praticabile la lotta di classe degli sfruttati e degli oppressi del mondo intero, contro il capitalismo e per il socialismo!!!

CON, E SENZA, I COMUNISTI Sono trascorsi cento anni dalla Rivoluzione socialista d'ottobre, e ne sono trascorsi ventisei...
06/06/2026

CON, E SENZA, I COMUNISTI

Sono trascorsi cento anni dalla Rivoluzione socialista d'ottobre, e ne sono trascorsi ventisei, dall' anno in cui venne ammainata la bandiera rossa dal Cremlino e, anticipando l'evento di alcuni mesi, i comunisti italiani decisero il proprio dissolvimento.
Da quegli avvenimenti, è passato molto tempo, tanto da rendere utile e necessario un bilancio storico.
La prima Rivoluzione socialista vittoriosa, guidata da Lenin, aprì una nuova pagina della storia dell' umanità, portando, per la prima volta, al potere la classe operaia ed i contadini, cioè le classi subalterne e sfruttate dell' epoca, dando vita alla costruzione di una nuova società e Stato socialista.
Tale evento, ebbe, anche, come effetto immediato, l'accelerazione della fine della prima guerra mondiale, grazie allo sviluppo, in tutta Europa, di grandi movimenti operai e popolari che, sull' esempio dell' Ottobre dei soviet, chiedevano pace, pane, lavoro e libertà per tutti gli sfruttati del mondo.
La borghesia reagì a tali sommovimenti, da un lato invadendo la giovane Repubblica Sovietica con gli eserciti di 15 paesi, fra i quali Gran Bretagna, Francia, Italia, Stati Uniti, Giappone ed altri, nel tentativo di soffocare, sul nascere, il nuovo esperimento di edificazione socialista, dall' altro reprimendo, nei vari paesi europei, fra i quali Italia, Germania ed Ungheria, i movimenti popolari ispirati dalla Rivoluzione socialista d'ottobre, promuovendo la nascita del fascismo, come feroce dittatura di classe contro la classe operaia ed i popoli che avevano osato ribellarsi.
Ma la Rivoluzione proletaria e socialista, ebbe la forza e la capacità di sconfiggere e respingere gli eserciti invasori, così come i propri nemici interni, rappresentati dalle classi sociali spodestate, dando vita alla costruzione, a partire dal 1922, dell' Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche ( URSS ), come libera Unione di stati e di popoli sovrani.
Ciò costituì un grande incoraggiamento, per la lotta di tutti i popoli del mondo, a combattere l'oppressione e lo sfruttamento del nuovo regime imperialista imposto loro da poche potenze mondiali, ad ordinamento sociale interno capitalistico, al fine di dominare il mondo e le sue risorse economiche ed umane.
Nacquero così, in Asia, Africa ed America Latina, possenti movimenti popolari che, oltre a contrastare il sorgente fascismo internazionale, si ponevano l'obbiettivo di costruire regimi sociali ed economici antimperialisti, fondati sull' uguaglianza e la libertà.
Ma, l'imperialismo è, per sua natura, come ci ha insegnato Lenin, fonte di sfruttamento e di guerra, e mal sopporta la presenza, sulla scena internazionale e nazionale, di soggetti che contrastino i suoi progetti.
Così, dopo aver imposto il fascismo come regime interno di diversi paesi europei, e stretto una cintura di isolamento politico ed economico attorno alla neonata URSS, nonostante gli sforzi da questa perseguiti di creare una alleanza democratica di popoli e di stati contro il fascismo, venne l'ora di una nuova terribile guerra mondiale che manifestò, fin dalla sua origine, la volontà del nazi-fascismo di scatenare una nuova aggressione devastante contro la patria del socialismo e tutti i popoli liberi, il che avvenne a partire dal 22 giugno 1941.
La seconda guerra mondiale assunse così, sopratutto a partire da quella data, la dimensione di una guerra di sterminio di classe e di popoli giudicati " inferiori ", che, mirava, tuttavia, a ristabilire un dominio incontrastato sul mondo intero, non solo da parte del fascismo internazionale, punta di lancia dell' imperialismo, ma, anche da parte delle potenze imperialiste " democratiche " che, nella distruzione dell' URSS, vedevano la possibilità di ristabilire un proprio dominio mondiale incontrastato.
Tale progetto fallì, grazie all' eroica resistenza dei popoli sovietici, che, a partire da Stalingrado, fino all' occupazione di Berlino, da parte dell' Armata Rossa, distrussero il nazismo ed il fascismo nella sua tana, ponendo le condizioni per un ampliamento del campo socialista nell' est europeo, anche in seguito alla grande Rivoluzione popolare cinese guidata da Mao tse-tung.
I comunisti giunsero, negli anni successivi, dopo nuove e grandi rivoluzioni democratiche ed antimperialiste, fra le quali quella cubana e vietnamita, in Asia, Africa ed America Latina, a governare un terzo dell' umanità, ed in Europa, dove ben presto, gli imperialisti scatenarono una nuova " guerra fredda ", che si connotò di nuove feroci aggressioni contro l'indipendenza e le libertà dei popoli, a difendere, con tenacia ed abnegazione, le libertà democratiche, costantemente messe in discussione dal risorgere del fascismo e del terrorismo di stampo filoatlantico.
La morte di Stalin, nel 1953, rappresentò, per il movimento comunista internazionale, lo spartiacque di un insorgente e progressivo declino, sul piano della dottrina come della pratica politica, che lo porteranno al progressivo logoramento e perdita della propria capacità attrattiva, fino all' epilogo dell' anno 1991.
Il prezzo principale di tale approdo, è stato pagato dalla classe operaia e dai popoli che, da allora, sono stati privati della propria rappresentanza, della propria avanguardia di lotta, del proprio punto di riferimento politico ed ideologico, della prospettiva di alternativa socialista per cui lottare, contro lo sfruttamento e l'oppressione del capitalismo.
Supersfruttamento del lavoro, precarietà dello stesso e disoccupazione dilagante, attacco frontale e duraturo a tutti i diritti ed alle libertà democratiche dei lavoratori e di tutti gli sfruttati, sono il prezzo pagato, nella propria vita quotidiana, da centinaia di milioni di uomini e donne che, in tutto il mondo, soffrono il peso e le conseguenze del ristabilito dominio mondiale del capitalismo e dell' imperialismo.
Guerra permanente nelle varie parti del mondo, fame, miseria e povertà per i popoli, sono tornate a comporre il quadro della triste realtà del presente.
I popoli ed i comunisti, hanno il compito ed il dovere di tornare a guardare all' esempio rappresentato dalla Rivoluzione socialista d'ottobre, non come ad un romantico retaggio del passato, a cui guardare, magari con nostalgia, ma come ad una realtà fondata su di una economia pianificata nell' interesse dei lavoratori, una volta sradicato il potere dei padroni, in grado di determinare sviluppo ed equa ripartizione del reddito, per soddisfare i principali e determinanti bisogni popolari, in una società di liberi ed uguali.
Questo è il socialismo, per cui tornare a lottare, come unica alternativa in grado di risollevare le sorti di una umanità sfruttata, oppressa e vilipesa.
A questo serve ricordare il centenario della Rivoluzione socialista d'ottobre!!!
Per tornare a lottare, e tornare a vincere!!!

𝗜𝗟 𝗣𝗖𝗜 𝗖𝗢𝗡𝗧𝗥𝗢 𝗜𝗟 𝗥𝗜𝗔𝗥𝗠𝗢 𝗘 𝗟𝗔 𝗚𝗨𝗘𝗥𝗥𝗔, 𝗣𝗘𝗥 𝗟𝗔 𝗣𝗔𝗖𝗘, 𝗟𝗔 𝗖𝗢𝗦𝗧𝗜𝗧𝗨𝗭𝗜𝗢𝗡𝗘, 𝗟'𝗔𝗟𝗧𝗘𝗥𝗡𝗔𝗧𝗜𝗩𝗔!La fase politica con la quale si è chia...
04/06/2026

𝗜𝗟 𝗣𝗖𝗜 𝗖𝗢𝗡𝗧𝗥𝗢 𝗜𝗟 𝗥𝗜𝗔𝗥𝗠𝗢 𝗘 𝗟𝗔 𝗚𝗨𝗘𝗥𝗥𝗔, 𝗣𝗘𝗥 𝗟𝗔 𝗣𝗔𝗖𝗘, 𝗟𝗔 𝗖𝗢𝗦𝗧𝗜𝗧𝗨𝗭𝗜𝗢𝗡𝗘, 𝗟'𝗔𝗟𝗧𝗘𝗥𝗡𝗔𝗧𝗜𝗩𝗔!

La fase politica con la quale si è chiamati a misurarsi ai diversi livelli è oltremodo complessa, oggettivamente aperta a molteplici sbocchi.

Essa è fortemente segnata da un'alternativa sempre più stringente tra pace e guerra, il rischio di un conflitto su scala globale è sempre più evidente, l'opinione pubblica è da tempo fatta oggetto di una campagna di disinformazione volta a farla entrare in tale ordine di idee, a prepararla alla ineluttabilità della guerra.

Le politiche che ne sono discese, ne discendono, sono evidenti: la corsa al riarmo, l'economia di guerra, a ciò tutto finisce con l'essere sacrificato, a partire dalle condizioni di vita dei ceti popolari. Evidente è la motivazione che è alla base di tale propensione al conflitto: l'ordine internazionale.

L'assetto geopolitico affermatosi dopo la “guerra fredda”, ossia quello unipolare a guida statunitense, non regge più, esso è da tempo messo in discussione dalla Russia, dalla Cina e da altri Paesi, i quali, pur assai diversi tra loro, propugnano un assetto multipolare che il blocco occidentale è intenzionato ad impedire ad ogni costo, anche con la guerra.

Le statistiche hanno in questi anni certificato la crisi del sistema capitalista a guida statunitense e all'opposto la crescita cinese, le difficoltà degli USA sono dunque alla base di quella che si è proposta da tempo come una vera e propria strategia di contenimento dello sviluppo e ruolo della Cina.

In un contesto così drammaticamente segnato, caratterizzato dalla messa in discussione del diritto internazionale, con l'ONU ridotto a simulacro, l'Unione Europea, e con essa il nostro Paese, ha evidenziato la sua subalternità all'interno dell'Alleanza Atlantica a guida statunitense.

Il sostegno alla guerra condotta dall'Ucraina per conto della NATO nei confronti della Russia, l'assunzione di 20 pacchetti di sanzioni nei confronti della stessa, la rinuncia ad acquistarne il gas a basso prezzo, la scelta di investire a debito 800 miliardi di euro in spese militari per gli Stati membri, di portare in 10 anni al 5% del PIL la spesa militare sono scelte emblematiche della preparazione dell'Unione Europea al conflitto.

Scelte che hanno determinato e determinano pesanti ripercussioni sulla finanza e sull'economia del vecchio continente, che acuiscono la già grave crisi sociale da tempo in atto, scelte che con quella del Governo Meloni hanno registrato, registrano, nel Parlamento Europeo ed in quello nazionale, anche la condivisione di tanta parte delle forze politiche che oggi si pongono all'opposizione dello stesso.

Ciò che viene proposto è una sorta di “suprematismo occidentale”, una presunta superiorità morale
dell'Occidente che non ha retto, non regge alla prova dei fatti.
Ciò che riecheggia di nuovo è lo scontro di civiltà, la lotta tra il bene ed il male.

Noi siamo contro il riarmo, contro la guerra, per la pace, che è la questione di fondo, che sovrordina tutte le altre, senza se e senza ma, e questo dovrebbe valere anche e soprattutto per la sinistra, che è tale solo se assume la stessa come discriminante.

Noi siamo contro la NATO, siamo per l'uscita dell'Italia dalla Nato, per ciò che essa è e si prefigge di essere.
Il liberismo economico, la crescente centralizzazione dei processi decisionali evidenziano il vero volto del processo di integrazione capitalista rappresentato dall'Unione Europea; il militarismo e l'interventismo nelle relazioni internazionali ne segnano la politica estera; l'ipocrisia, il doppiopesismo, la complicità la connotano nel caso della politica genocida portata avanti dal governo israeliano, sempre più immerso in una deriva sionista, illiberale, fascista, nei confronti dei palestinesi, sempre più proteso alla costruzione della “grande Israele; l'ambiguità ne è il tratto distintivo se guardiamo a come si è posta in relazione all'aggressione del Venezuela da parte degli USA, in ultimo dell'Iran da parte degli USA e di Israele, di quest'ultimo nei confronti del Libano, etc.

Per noi la questione non è più Europa, ma quale Europa: no a quella in essere del grande capitale, dei poteri forti, sì ad un'Europa dei lavoratori e dei popoli.

Noi siamo per una Confederazione di stati indipendenti e sovrani, “dall'Atlantico agli Urali”. L'elezione di Donald Trump a 47° Presidente degli USA non è un “incidente di percorso”, ma il prodotto della degenerazione di quel sistema democratico, più in generale della democrazia liberale, della torsione autoritaria che ha investito quel Paese, la stessa Unione Europea, e con essa l'Italia, l'altra faccia del sistema capitalista immerso nella propria crisi strutturale.

Tramontata la sua risibile aspirazione al premio Nobel per la pace, peraltro sempre più screditato stante le ultime assegnazioni, Trump ha gettato la maschera, esplicitando una politica che non solo si rifà alla “dottrina Monroe” in relazione al continente americano (Venezuela, Cuba sono di ciò esempi oltremodo emblematici) ma proietta la stessa su altri scenari (la vicenda Groenlandia lo sottolinea) più in generale ha spazzato via ciò che restava del diritto internazionale riconducendo la relazione tra gli Stati ai rapporti di forza, sottolineando ancora una volta che gli USA sono i veri nemici della pace.

La politica di Trump ha pesato e pesa oltremodo per l'Unione Europea, chiamata a fare i conti con la sua politica protezionista, con il suo approccio circa la NATO, con la sua politica internazionale (l'attacco all''Iran, le sue ripercussioni sull'economia del vecchio continente lo sottolineano).

Di certo la politica assunta da Trump ha pesato e pesa anche relativamente alla realtà politica italiana, una realtà fortemente segnata dalle scelte del governo Meloni, che dal rapporto con Trump si attendeva ben altro ed è stata costretta a prenderne le distanze, a rompere.

Un governo, quello Meloni, che conferma il proprio approccio regressivo sul piano dei diritti sociali e civili, che ha ristretto gli spazi di partecipazione, di democrazia, che assecondando la deriva autoritaria in atto in Europa, nella quale l'estrema destra è o si propone al governo dei diversi Paesi, ha puntato ad un riassetto istituzionale che fra riforma della giustizia, autonomia differenziata, premierato mina alle fondamenta l'assetto statuale costituzionale.

Un governo che non solo ha tradito le promesse fatte al proprio elettorato, ma presenta un risultato, a circa quattro anni dal suo insediamento, che, al di là della propaganda diffusa a piene mani, è riassumibile in più povertà, insicurezza, solitudine.

Il no al referendum sulla riforma della giustizia tenutosi nei mesi scorsi ha segnato un punto di rottura di assoluto rilievo nell'azione del governo.

Che ci sia bisogno di un'alternativa al governo Meloni, alle sue politiche è fuori di dubbio, e le elezioni che, salvo possibili anticipazioni, si dovrebbero tenere nell'autunno del 2027 costituiscono un passaggio decisivo.
Noi abbiamo colto nella vittoria del no al referendum sulla giustizia, resa possibile dal voto di tanti che da tento tempo disertavano le urne, di tanti giovani, oltre al dissenso sul merito, un giudizio negativo sull'operato del governo, in politica estera ed interna, soprattutto una richiesta di profondo radicale cambiamento della situazione data.

Un no alle politiche largamente sovrapponibili, perché espressione della medesima cultura liberista, portate avanti nel tempo dal centrodestra, dal centrosinistra, dai governi tecnici che si sono succeduti alla guida del Paese.

Politiche che hanno visto precipitare la condizione lavorativa, ricondurre lo Stato Sociale, nelle sue articolazioni, a partire dalla sanità, dà diritto a possibilità legata alle condizioni reddituali, a piegare il sistema dell'istruzione prima alla centralità dell'impresa ed oggi anche all'imperante militarismo, a negare diritti centrale come quello dell'abitare, a declinare i processi migratori come invasioni dalle quali difendersi, etc.
Politiche che stanno privando le nuove generazioni di un futuro all'altezza delle loro legittime aspettative.
In molti si attendevano che il no di tanti al referendum sulla giustizia si traducesse nel sostegno alle forze di centrosinistra in occasione dell'ultima tornata amministrativa, così non è stato, a conferma del significato profondo che in tanti hanno inteso dare al proprio voto.

Ciò che è emerso da quel no, ma anche dalle piazze dei mesi scorsi contro la guerra, il riarmo, per la Palestina, etc. è per noi chiaro: c'è bisogno di un'alternativa radicale.

C'è bisogno di una politica volta alla pace, ad un diverso modello di sviluppo, di un'altra idea di società, dove l'interesse generale, il bene comune, tornino al centro, dove il noi si contrapponga all'io imperante.

Serve un'alternativa di sistema quale risposta alla crisi di civiltà prodotta dal capitalismo.
Per quanto ci riguarda non basta aggregarsi contro il governo Meloni, serve anche e soprattutto mettere in campo un programma di reale rottura con le politiche in essere, prospettate.

Siamo consapevoli delle difficoltà date, della sfiducia di tanti nei confronti di una politica percepita come altro da sé, ma siamo convinti che è necessario e possibile dare uno sbocco politico al grande movimento che è sceso in campo contro il riarmo, la guerra, in difesa della democrazia, della Costituzione.

Uno sbocco che non è possibile entro il quadro di compatibilità dato, entro la logica bipolare imperante.
Al di là delle denominazioni assunte, assumibili, contano le politiche, e gli schieramenti di centrodestra e di centrosinistra ad oggi si sono largamente mossi all'insegna di quello che chiamiamo il “pensiero unico”.

Serve operare per un blocco sociale e politico il più ampio possibile contro le politiche date, per dare vita ad un fronte di battaglia comune attorno ai contenuti sottolineati, per la costruzione di un polo alternativo volto a rappresentare il radicale cambiamento del quale vi è bisogno.

In tale direzione, per tali obbiettivi il PCI è in campo.

Il Comitato Centrale del PCI

2 GIUGNO 1946: L'ULTIMA VITTORIA DELLA RESISTENZA Nelle giornate del 2 e 3 giugno 1946, si svolsero, in Italia, le prime...
01/06/2026

2 GIUGNO 1946: L'ULTIMA VITTORIA DELLA RESISTENZA

Nelle giornate del 2 e 3 giugno 1946, si svolsero, in Italia, le prime elezioni democratiche, dopo la dittatura fascista, che prevedevano, simultaneamente, sia la scelta della forma di stato ( Repubblica o Monarchia ), attraverso lo svolgimento di un Referendum popolare, che la elezione della Assemblea Costituente, che doveva redigere la nuova Carta costituzionale.
Il Referendum vide il prevalere della scelta repubblicana, con l'ottenimento di 12.717.923 voti, corrispondenti al 54,3%, mentre i voti per la monarchia furono 10.719.284, per il 45,7%.
Nella elezione della Assemblea Costituente, il 75% dei voti andò a tre partiti, e rispettivamente, il 35% alla Democrazia Cristiana, il 20,7% al Partito Socialista Italiano di Unità Proletaria, ed il 18,9% al Partito Comunista Italiano.
Quei giorni, furono contrassegnati, anche, dal raggiungimento dell'obbiettivo storico, del voto alle donne, che parteciparono massicciamente, ed in modo decisivo, alla scadenza elettorale ed alla determinazione dei suoi risultati.
Ci sembra giusto affermare che tale scadenza politica, fu l'ultima vittoria della Resistenza antifascista, non solo perché vinse la Repubblica contro la Monarchia, ed ebbero la prima sanzione del voto popolare, registrandone il consenso, le principali forze democratiche che ne erano state protagoniste ed animatrici, ma perché, successivamente, ma già in quei giorni erano pienamente attive, si sarebbero messe in azione, le forze, di quella che, poi, sarebbe stata chiamata, " la restaurazione capitalistica " e della " guerra fredda ", come rinnovato scontro delle forze imperialiste internazionali, guidate dagli USA, contro le forze del socialismo internazionale, guidate dall'URSS, che, nel nostro Paese, avrebbe voluto dire l'avvio, da parte delle forze reazionarie e conservatrici interne, guidate dalla Democrazia Cristiana, ed ispirate internazionalmente dall'imperialismo, di una nuova stagione caratterizzata dall'attacco contro le conquiste sociali e democratiche dei lavoratori, e da nuove persecuzioni e discriminazioni, contro i comunisti e le forze del movimento operaio e popolare.
Da questo punto di vista, quindi, le elezioni del 2 giugno 1946, rappresentarono una sorta di spartiacque, fra la stagione che aveva visto unite e protagoniste le forze democratiche del nostro Paese, nella Resistenza antifascista, nell'ambito della alleanza Internazionale che aveva portato alla sconfitta del nazifascismo, nella seconda guerra mondiale, e ciò che sarebbe successo, dopo, con una immediata ed accanita ripresa della lotta di classe, a livello nazionale ed internazionale.
Vogliamo sottolineare questo aspetto, perché ci aiuta a capire meglio come, appena cessati gli eventi bellici, ma già mentre erano ancora in corso, le forze della reazione nazionale ed internazionale, si misero in movimento, per garantire il loro dominio, nei nuovi equilibri postbellici, per cui, neppure ciò che si ottenne, in quella scadenza, e cioè sostanzialmente la cacciata della monarchia, che insieme alla volontà delle classi borghesi, era stata una delle fonti del fascismo, era, in se, scontato, ed, anzi, bisognò duramente combattere per ottenerlo, perché potenti forze si attivarono per rilegittimare la monarchia, come strumento di lotta contro il movimento operaio e popolare. Questo fu il senso dello scontro fra Repubblica e Monarchia in quella campagna elettorale, che sfociò nell'esito del 2 giugno 1946.
Nelle prossime ore, verremo inondati dalla solita retorica patriottarda, che non ci appartiene, con l'invito istituzionale, ripetuto ed insistito, a celebrare la " festa della Repubblica ", con uno spirito di " riconciliazione nazionale " perché, come si dice, sempre più frequentemente, " siamo tutti nella stessa barca " e via proclamando e mentendo, ogni giorno, più spudoratamente.
Bene, si sappia che il 2 giugno, e la conquista della Repubblica come forma dello stato, non ebbe, nel 1946, e tantomeno ha oggi, questo significato. Fu il frutto di uno scontro politico e sociale, molto acuto, fra forze del progresso, guidate dai partiti del movimento operaio e popolare, contro le forze reazionarie e conservatrici, che puntavano alla piena restaurazione degli equilibri capitalistici ed imperialistici, a livello nazionale ed internazionale, con lo scopo di vanificare le istanze di emancipazione politica e sociale, che avevano animato la Resistenza antifascista.
Anche il risultato elettorale, con uno scarto di soli due milioni di voti, fu indice della acutezza di tale scontro, che, nel periodo successivo, avrebbe aperto le porte alla " guerra fredda ", alla cacciata di comunisti e socialisti dal governo nazionale, alla vittoria della DC, nelle successive elezioni politiche del 1948, fino alla adesione dell'Italia alla NATO, nel 1949, ed all' avvio della " caccia alle streghe " contro i comunisti, in tutto il Paese, con l' ordine, della ambasciatrice USA, Clara Luce, nel 1950, a Valletta, di " liberarsi dei comunisti " alla Fiat. Questo sarebbe successo, dopo quel 2 giugno 1946.
Ecco, perché parliamo dell' ultima vittoria della Resistenza, quando ne ricordiamo il significato, particolarmente in queste ore, di ricorrenza dell'anniversario.
Si, la Repubblica, fu l'ultima conquista dei comunisti e delle forze del movimento operaio e popolare, che erano state le animatrici della Resistenza antifascista, contro le forze della Restaurazione capitalistica borghese che, in una grande parte di esse, avrebbero preferito la monarchia, come baluardo anticomunista ed antipopolare.
Naturalmente, la storia successiva, del nostro Paese e del mondo intero, continuò ad essere, sempre più intensamente, " storia di lotte di classe ", contro i padroni, il capitalismo e l'imperialismo, fino ai giorni che stiamo vivendo, nell'epoca della rinvigorita lotta dell'imperialismo USA ed UE contro la libertà, sovranità ed indipendenza nazionale dei popoli e degli stati, dalla Palestina alla guerra della NATO contro la Federazione Russa, con i capitalisti che impongono la priorità dei loro profitti, rispetto alla salute dei lavoratori e dei cittadini, e con l' imperialismo USA ed UE, esportatore di guerra, povertà ed ingiustizia sociale, su tutto il Pianeta, perché, tutto ciò " è nella sua natura ", come avrebbe detto Esopo, in riferimento alla sua famosa favola.
Per i comunisti, la classe operaia, i lavoratori e tutti gli sfruttati ed oppressi dal capitalismo e dall'imperialismo, del nostro Paese, il 2 giugno 1946, e l'avvento della Repubblica italiana parlamentare borghese, ci ricorda che spesso, le vittorie, possono avere un carattere parziale e limitato, in base a chi ne gestisce gli effetti successivi.
Molto tempo è trascorso da quell'evento, ed anche la nuova successiva Costituzione, entrata in vigore il 1 gennaio 1948, e tuttora vigente, portò, nel suo testo scritto, i chiari segni del progresso e della volontà popolare democratica, ma oggi, è, al pari della Repubblica di cui essa è Legge fondamentale, lo strumento di governo della borghesia monopolista ed imperialista, che, anche nel nostro Paese, come in tutti quelli a regime socio-economico capitalistico, impone la sua dittatura di classe.
Ecco perché, nei nuovi equilibri politici, economici e sociali, nazionali ed internazionali, che caratterizzano il nostro Paese ed il mondo intero, bisogna riprendere decisamente la lotta :
Per la libertà, ed una democrazia popolare, come base di una società liberata da ogni forma di sfruttamento dell'uomo sull'uomo e da ogni forma di oppressione di classe, di genere e di razza.
Per l'uguaglianza e la giustizia sociale, per i popoli di tutto il mondo, sulla base di uguali diritti politici, economici, sociali e civili.
Per la pace, la sovranità ed indipendenza nazionale dei popoli e degli Stati del mondo intero, nell'ambito di un rinnovato sistema di relazioni internazionali, improntate sul reciproco vantaggio ed interesse e sul diritto all'autodeterminazione.
Contro e fuori dalla UE e dalla NATO, e da ogni altra alleanza internazionale di tipo capitalista ed imperialista, e da ogni condizionamento del Fondo Monetario Internazionale e dei mercati finanziari internazionali.
Contro il capitalismo, l'imperialismo, per il socialismo !!!

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