Potere al Popolo - Torino

Potere al Popolo - Torino "Democrazia" vuol dire che il potere sta nelle mani del popolo. Oggi non è così, noi non decidiamo niente. Vogliamo riprenderci quello che ci spetta.

Vogliamo riprenderci quello che ci spetta!

Ciao AlexIeri siamo stati travolti dalla notizia della morte di Alex. Lo abbiamo incrociato in tante battaglie: da quell...
31/08/2026

Ciao Alex

Ieri siamo stati travolti dalla notizia della morte di Alex. Lo abbiamo incrociato in tante battaglie: da quelle sindacali a quelle per i diritti dei migranti, fino alla lotta per il popolo palestinese.

Alex è stato un compagno attento, preparato e generoso, sempre presente e mai disposto a sottrarsi alle lotte. Ancora oggi facciamo fatica a credere alla sua scomparsa.

Lo ricorderemo continuando a portare avanti le stesse lotte di sempre, quelle a cui Alex ha dedicato il suo impegno e dalle quali non si è mai tirato indietro.

Le responsabilità del Comune e della Regione sulla morte per overdose al Parco SempioneBasta strumentalizzazione: l'unic...
17/08/2026

Le responsabilità del Comune e della Regione sulla morte per overdose al Parco Sempione

Basta strumentalizzazione: l'unica sicurezza è sicurezza sociale!

11/08/2026

CUBA NO ESTÀ SOLA! IL CONVOY PER IL CENTENARIO ARRIVA NELL'ORIENTE DELL'ISOLA

Anche da Torino e dal Piemonte partecipiamo al nuovo Convoy che è partito per Cuba.

Con la brigata per il centenario dalla nascita del comandante Fidel Castro in questi giorni abbiamo toccato dapprima alcuni territori della provincia di Granma per distribuire i farmaci raccolti sui nostri territori in questi mesi per poi dirigerci verso Santiago, città e provincia dell'oriente cubano ricca di storia rivoluzionaria.

Siamo in questo momento davanti a quella che era la caserma Moncada, oggi Museo 26 de Julio . Come ci hanno detto i cubani che abbiamo conosciuto e ci hanno accompagnato in questo viaggio di solidarietà, Santiago tiene memoria della sua storia e non si arrenderà nonostante il bloqueo genonocida che gli USA impongono all'isola: dall'assalto a questa caserma da parte di Fidel nel 1953, una sconfitta che però ha sancito e formato la generazione che sarebbe salita sul Granma, fino all'ingresso a Santiago nel 1958 da dove è poi partita la carovana vittoriosa dell' esercito rivoluzionario verso L'Avana, la dignità di questo popolo nel tenere testa all'imperialismo, a difendere la priopria sovranità, le proprie conquiste è un esempio che parla anche a noi ogni giorno ci indica da che parte stare.

Questa mattina abbiamo cosegnato i donativi alle comunità di Micara, all'hospital rural di Segundo Frente e abbiamo visitato il Mausoleo ai caduti al Segunto Frente, che prende il suo nome al Secondo Fronte di resistenza che dalla Sierra Maestra arriva alla Sierra Cristal guidata da Raul. In questo luogo di memoria abbiamo conosciuto il Colonel Alberto Vasquez Garcia fra i fondatori del Segundo Frente.

Con l'avvicinarsi del centenario del Comandante Fidel manteniamo vivo il ricordo di chi giovanissimo ha sacrificato sulla cordigliera la propria vita per costruire un mondo diverso, continuamo a denunciare il bloqueo imperialista e genocida che assedia il paese e continuiamo a portare la nostra solidarietà concreta consegnando i medicinali raccolti alle comunità di Cuba.

Cuba no està sola!

CHI HA DIRITTO DI ESSERE CONSIDERATO MINORE?DALLA SCIOLA AL LAVORO, DALLA REPRESSIONE ALLA PENA: IL PROGETTO CONTRO LE N...
01/08/2026

CHI HA DIRITTO DI ESSERE CONSIDERATO MINORE?
DALLA SCIOLA AL LAVORO, DALLA REPRESSIONE ALLA PENA: IL PROGETTO CONTRO LE NUOVE GENERAZIONI

👉🏾Leggi il comunicato completo sul sito poterealpopolo.org/notizie/territori
o al link in bio

Noi non ci stiamo! Colpire i ragazzi e le ragazze è una politica di chi non si assume la responsabilità di un futuro, di chi non ha prospettive, di chi strappa via ogni germoglio invece di dargli un posto dove fiorire.
I ragazzi hanno bisogno di spazi di crescita, fuori e dentro la scuola, di welfare e una comunità educante intorno.
Hanno bisogno di essere ascoltati e accompagnati: non infantilizzati nelle loro posizioni e adultizzati nel sistema punitivo.

“Istruitevi, perché avremo bisogno di tutta la nostra intelligenza. Agitatevi, perché avremo bisogno di tutto il nostro entusiasmo. Organizzatevi, perché avremo bisogno di tutta la nostra forza”

ANCHE IN SALA ROSSA CADONO LE MASCHERE SUL TAV E VA IN ONDA IL PARTITO TRASVERSALE DEGLI AFFARI E DELLA DEVASTAZIONE
30/07/2026

ANCHE IN SALA ROSSA CADONO LE MASCHERE SUL TAV E VA IN ONDA IL PARTITO TRASVERSALE DEGLI AFFARI E DELLA DEVASTAZIONE

LA STORIA DEL PENDOLINO. OVVERO PERCHÉ I NO TAV HANNO RAGIONE E CHI CONDANNA LE PROTESTE HA TORTO MARCIO Quello che vede...
28/07/2026

LA STORIA DEL PENDOLINO.
OVVERO PERCHÉ I NO TAV HANNO RAGIONE E CHI CONDANNA LE PROTESTE HA TORTO MARCIO

Quello che vedete nella foto è un Pendolino, un treno ad Alta Velocità nonché una delle più grandi intuizioni dell'ingegneria ferroviaria mondiale, nata in Italia alla fine degli anni '60 ed esportata in tutto il mondo, ma progressivamente accantonata proprio nel nostro Paese a favore della costruzione delle linee ad Alta Velocità (AV) tradizionali. Si, avete capito bene, a favore di quelle linee già vecchie, dritte come rette, come quella che vorrebbero tracciare da trent'anni in Val di Susa.

Il progetto del Pendolino nacque alla fine degli anni '60 nei laboratori della Fiat Ferroviaria di Savigliano (Cuneo). L'idea era rivoluzionaria: invece di spendere cifre astronomiche per spianare le montagne e raddrizzare i binari, l'ingegnere Paolo Camposano e il suo team decisero di progettare un treno in grado di adattarsi alle curve esistenti.

Il cuore della tecnologia era l'assetto variabile attivo. Il treno era dotato di giroscopi e accelerometri (i "pendoli" posizionati sui carrelli) che rilevavano l'ingresso in curva. Il sistema idraulico inclinava la cassa del treno verso l'interno della curva fino a 8-10 gradi. Questo permetteva di neutralizzare la forza centrifuga per i passeggeri, consentendo al treno di affrontare le curve delle linee storiche con velocità superiori del 25% e fino al 35% rispetto ai convogli normali.

Dopo i primi prototipi (l'Y 0160 e l'ETR 401), il successo commerciale arrivò nel 1988 con l'ETR 450, che abbatté i tempi di percorrenza sulla tortuosa tratta Roma-Milano.
Il treno poteva affrontare curve strette, viaggiare sulla soglia dei 250 km/h, adattandosi alla morfologia di un paese come l'Italia, attraversato da due importanti catene montuose come gli Appennini e le Alpi.

Non è un caso che il brevetto Fiat divenne un successo da esportazione straordinario: venne acquistato e adottato in Germania, Regno Unito, Finlandia, Portogallo, Spagna, Repubblica Ceca, Slovenia e persino in Cina. Nella vicina Svizzera, paese montuoso e tortuoso, il Nuovo Pendolino è oggi utilizzato tanto per la circolazione interna quanto per quella transfrontaliera.

In Italia, invece, il progetto ha avuto tutt'altra storia. Nonostante il successo, infatti, a partire dagli anni '90 le Ferrovie dello Stato (FS) e le scelte politiche dei Governi dell'epoca hanno progressivamente ridotto gli investimenti sulla tecnologia a pendolamento attivo, preferendo i treni a cassa fissa (come i Frecciarossa ETR 500 e successivi ETR 1000).

La spinta principale a questo cambio di paradigma veniva da Confindustria, in cui la stessa Fiat aveva un peso enorme, che riteneva più profittevole costruire una nuova rete di binari completamente dedicati, rettilinei e separati dal traffico locale, per viaggiare a 300 km/h. Mentre il Pendolino poteva benissimo viaggiare a 200-250 km/h sulle vecchie linee, adattandosi alle curve, l'infrastruttura AV richiedeva di bucare le montagne e spianare il resto pur di adattare il territorio a un treno in grado di viaggiare solo su rettilineo.

Con la decisione di investire miliardi nella costruzione dell'infrastruttura AV, il Pendolino p***e così la sua funzione primaria sulle rotte principali e, invece di essere sviluppato per la circolazione intercity e regionale, venne progressivamente abbandonato.

Ora, immaginate di vivere in una Valle bellissima e antica, piena di storia e di natura, e immaginate che un giorno, sotto la spinta di grandi capitali, di Confindustria, Webuild etc., politici nazionali e giornalisti profumatamente pagati vi vengano a dire che occorre fare un buco di 57km dentro la montagna, che ha un manto vivo e rigoglioso, ma un cuore tossico di uranio e di amianto, per farci passare dentro una ferrovia dritta come una retta per un treno ad Alta Velocità tradizionale.

Un treno che porterà devastazione nella vostra valle, già piena di disoccupazione e problemi sociali, ma che porterà decine di miliardi di euro di prodotti nelle tasche degli azionisti delle principali imprese di costruzione europee.

Immaginate di conoscere la storia del Pendolino, di sapere che l'attuale linea Torino Lione è sottoutilizzata e basterebbe ammodernare quella per aumentare un eventuale maggiore carico di merci e passeggeri.

Immaginate di iniziare una protesta pacifica (siamo nei primi anni '90), a cui progressivamente tutti gli abitanti, amministratori compresi, si uniscono.
E immaginate che, per tutta risposta, la vostra valle si riempia di camionette, elicotteri, droni, militari, venga occupata militarmente come oggi vengono occupati militarmente i villaggi palestinesi in Cisgiordania.

Voi cosa fareste?

Sabato scorso al corteo che OGNI ANNO i valligiani organizzano a luglio, c'erano 20mila persone. Che hanno marciato, riso, urlato la loro indignazione e bloccato, come ogni anno, i lavori di quei cantieri mortiferi. Tra loro, ovviamente, c'eravamo anche noi, con le nostre case del popolo e i nostri coordinatori locali, a partire da Nicoletta Dosio.

Quest'anno la destra ha avuto persino il coraggio di accusare il corteo di devastazione. E la finta opposizione, persino quella di Avs e dei Cinque Stelle, a rimorchio, divide i manifestanti tra "violenti" e "pacifici".

La stessa classe dirigente che ha abbandonato uno dei progetti migliori e piú avanguardistici prodotti nell'ambito dei trasporti in Italia, la stessa che ha puntato tutto sugli idrocarburi mentre mezza Europa brucia e che non spende un euro nella cura del territorio e delle infrastrutture utili, accusa noi di essere contro il progresso e il futuro per puro amore della violenza.

Quando ascoltate il Tg1 o leggete il Corriere, la Stampa o Repubblica, pensate intensamente a questa storia. Pensate intensamente a cosa potrebbe essere il nostro meraviglioso paese se ci liberassimo da questa classe politico-imprenditoriale che zavorra il nostro futuro.

E i giovani No Tav della Valsusa, che vi dipingono come dei mostri, prenderanno la forma di un treno avanguardistico di nome Pendolino che curva rapido in velocità, sotto una montagna, come un enorme sorriso.

La giornata di sabato resterà scolpita nella storia del Movimento No Tav. La grande marcia della decima edizione del Fes...
27/07/2026

La giornata di sabato resterà scolpita nella storia del Movimento No Tav. La grande marcia della decima edizione del Festival Alta Felicità ha visto sfilare migliaia di manifestanti, arrivati da ogni parte d’Italia e d’Europa, verso i cantieri della devastazione.

Una marcia popolare e partecipatissima che ha fatto sentire il fiato sul collo alla società TELT, al governo, ai Si Tav e alle forze di occupazione.

Mentre si parla della presunta “violenza No Tav” ai cantieri (ignorando quella subita da una popolazione assediata e da un territorio massacrato), nel silenzio più totale le violenze della polizia non si sono fatte attendere.

Il corteo di sabato, a San Didero, appena arrivato nei pressi del cantiere, è stato brutalmente aggredito dai reparti della Celere: dopo un lancio massiccio di lacrimogeni ad altezza d’uomo e cariche che hanno provocato numerosi feriti.

Non solo: mentre i/le coraggiosi/e No Tav aspettavano il treno alla stazione di Bruzolo, sono stati/e nuovamente accerchiati/e, caricati/e e bloccati/e spalle al muro.

Solo dopo più di due ore la polizia ha permesso loro di andare via, procedendo all’identificazione di tutti/e i/le participanti/e.

Anche questa mattina, a festival ormai già concluso, digos e polizia hanno bloccato le navette lasciando migliaia di persone a piedi. Qualche centinaio di persone si è messa in marcia verso Susa ma poche centinaia di metri dopo Venaus ha trovato due posti di blocco di polizia e digos che rendono obbligatorio farsi identificare e perquisire per poter continuare verso Susa. Il tutto mentre arriva la notizia che Meloni e Piantedosi stanno arrivando a Torino.

Un’accurata mossa di intimidazione per provare a giustificare quanto accaduto al cantiere della Clarea: dove i/le No Tav hanno dimostrato non solo che opporsi a quest’opera è più urgente che mai, ma che sabotare questo modello di sviluppo basato sullo sfruttamento e sulla devastazione dei territori è possibile.

A SARÀ DÜRA!

A TORINO SI MUORE DI CALDO!Soprattutto nei quartieri popolariSicurezza sociale è impedire il soffocamento dei quartieri:...
24/07/2026

A TORINO SI MUORE DI CALDO!
Soprattutto nei quartieri popolari

Sicurezza sociale è impedire il soffocamento dei quartieri: investimenti strutturali in rete elettrica e piscine pubbliche ora!

"NON CHIAMATELO LUSSO: MA È DAVVERO SOLO UN TUFFO?Nelle estati sempre più calde, le piscine comunali non sono un privile...
22/07/2026

"NON CHIAMATELO LUSSO: MA È DAVVERO SOLO UN TUFFO?

Nelle estati sempre più calde, le piscine comunali non sono un privilegio ma un presidio pubblico contro il caldo estremo, le disuguaglianze e per il diritto alla città."

Ogni estate a Torino si riapre il dibattito sulle piscine comunali. Oggi, però, questa discussione è ancora più urgente: l'aumento costante delle temperature rende sempre più difficile vivere la città nei mesi estivi e rende indispensabile offrire alternative concrete, accessibili e diffuse per trovare refrigerio.

La situazione è particolarmente critica nei quartieri popolari, dove gli effetti del caldo estremo si fanno sentire con maggiore intensità.
L'elevata cementificazione, i frequenti blackout, la scarsità di aree verdi e la mancanza di spazi di aggregazione rendono ancora più difficile affrontare le ondate di calore. Ed è proprio in questi quartieri che le piscine pubbliche spesso costano di più o addirittura mancano del tutto.

La Piscina Pellerina rappresenta un caso emblematico. Pur essendo di proprietà della Città di Torino, è affidata in concessione a un soggetto esterno. È una delle poche piscine cittadine aperte anche nelle mattine feriali, ma il diverso modello di gestione comporta costi di accesso che possono risultare proibitivi per molte persone. Inoltre, si trova in una zona della città in cui le classi popolari vengono progressivamente espulse, come dimostrano il lavoro svolto dal nostro sportello casa e i numerosi casi di sfratto registrati nell'ultimo anno.

Significativo è anche il caso della piscina Sempione, nel quartiere Barriera di Milano. Si tratta di uno spazio fondamentale, progressivamente abbandonato dal Comune fino a raggiungere l'attuale stato di degrado. Oggi, invece di investire per restituirlo alla cittadinanza, la soluzione proposta dalle stesse istituzioni è la privatizzazione: affidarlo a un soggetto privato affinché ne tragga profitto, anziché riconsegnarlo agli abitanti del quartiere.

Questa è la ricetta della giunta di centrosinistra che governa Torino: allontanarsi sistematicamente dalle esigenze dei quartieri popolari e lasciare che servizi pubblici essenziali vengano ridimensionati o affidati al mercato, mentre migliaia di lavoratrici e lavoratori affrontano estati sempre più torride, spesso senza luoghi accessibili dove trovare sollievo dal caldo.

Parlare di questo tema , però, non vuol dire soltanto elencare il numero degli impianti disponibili ma vuol dire raccontare in profondità il modo in cui viene concepito il servizio pubblico e, più in generale, il modello di città che si vuole costruire.

Il punto, infatti, non è soltanto quante piscine ci siano a Torino. Il punto è quale tipo di servizio queste piscine siano in grado di offrire e a quali bisogni riescono realmente a rispondere.

Noi crediamo che i servizi pubblici, e quindi anche le piscine, debbano mantenere una funzione sociale.

La piscina comunale infatti, in estate dovrebbe essere una estensione dei parchi pubblici e un luogo con una forte funzione sociale: un luogo pubblico di quartiere dove trascorrere una mattina o un pomeriggio d’estate, incontrare altre persone, far giocare i bambini, essere luogo di autonomia e socialità per i giovanissimi, di refrigerio per gli anziani e per poter permettere di vivere uno spazio della città senza dover ricorrere a servizi privati.

Oggi, sempre più spesso, la piscina pubblica sembra ricalcare le caratteristiche di un impianto sportivo privato con finestre di accesso limitate, organizzato principalmente intorno alle esigenze della gestione, dei corsi e delle attività programmate, più che intorno ai tempi di vita delle persone.

Da luogo di socialità, prevenzione e inclusione che dovrebbe essere sono invece sempre più simili ad un servizio da organizzare e razionalizzare secondo criteri prevalentemente economici e gestionali.

LA PISCINA PUBBLICA COME PRESIDIO CONTRO LE DISEGUAGLIANZE

La piscina pubblica non è semplicemente un luogo dove praticare sport o trascorrere il tempo libero ma è anche uno strumento per contrastare le disuguaglianze.

L’estate, infatti, non è vissuta allo stesso modo da tutte e tutti: c’è chi può permettersi vacanze fuori città, piscine private, seconde case o attività a pagamento, e chi invece rimane a Torino per settimane in abitazioni magari piccole, senza spazi esterni adeguati.

Una piscina comunale economica, vicina e realmente fruibile rappresenta quindi una forma di welfare urbano: riduce le differenze tra chi può permettersi alternative private e chi invece dipende dalla qualità dei servizi pubblici.

L’ACCESSIBILITA' TEMPORALE: I SERVIZI DEVONO SEGUIRE I TEMPI DELLE PERSONE

Quando si parla di accessibilità di un servizio pubblico si pensa spesso al costo o alla distanza ma , in una situazione di crisi climatica sempre più mordente, un servizio può essere economicamente accessibile e fisicamente vicino, ma diventare di fatto inutilizzabile se gli orari non corrispondono ai tempi di vita delle persone.

Uno degli elementi che riscontriamo più problematici riguarda la riduzione della possibilità di utilizzare le piscine nelle mattine feriali.

Nelle ultime settimane, con temperature molto elevate e periodi di caldo intenso sempre più frequenti, diventa evidente come gli orari di apertura dei servizi pubblici non sono una scelta neutra.elevate e periodi di caldo intenso sempre più frequenti, diventa evidente come gli orari di apertura dei servizi pubblici non sono una scelta neutra.

Una piscina aperta prevalentemente nella fascia 12–18 può essere formalmente un servizio disponibile, ma rischia di essere poco adeguata ai bisogni reali delle persone:

viene sconsigliato a tutti di esporsi al sole nelle ore centrali della giornata ancora di più ad anziani, bambini, persone con fragilità e chi può raggiungere la piscina con i mezzi pubblici non attrezzati ad uno spostamento adeguato a queste temperature.

È vero che nel fine settimana alcune strutture ampliano gli orari di apertura, ma questo non basta a risolvere il problema. Al contrario, concentrare l'offerta soprattutto nel weekend significa concentrare anche la domanda, con il risultato di avere piscine spesso sovraffollate proprio nei giorni di maggiore affluenza.

Se le piscine fossero aperte anche nelle mattine dei giorni feriali, molte persone che oggi sono costrette ad aspettare il fine settimana potrebbero distribuirsi nell'arco della settimana. Pensiamo a studentesse e studenti, lavoratrici e lavoratori con turni flessibili, persone anziane, genitori in congedo, famiglie con bambini piccoli o a chi attraversa momenti particolari della propria vita e ha la possibilità di usufruire del servizio durante la settimana.

UN ALTRO MODELLO DI PISCINA PUBBLICA È POSSIBILE

Una politica più orientata alla funzione sociale degli spazi pubblici dovrebbe partire dai bisogni reali delle persone e non soltanto dalle esigenze organizzative. Parlare delle alternative a pagamento non può essere considerata una soluzione così come non è sufficiente affidarsi a strutture con un modello diverso e costi maggiori, come ad esempio la Piscina alla Pellerina.

Alcune scelte concrete potrebbero essere:

- gestione pubblica dei servizi con vocazione sociale

- garantire almeno alcune piscine aperte nelle fasce 9:30–13 nei giorni feriali;

-prevedere fasce 16–20 nei giorni di caldo intenso;

-aumentare le aree ombreggiate e le zone gioco;

-introdurre maggiormente formule di biglietti famiglie, anziani, studenti e giovani.


Le piscine comunali non sono semplicemente impianti sportivi ma pezzi di città, luoghi di incontro, strumenti di benessere e di inclusione.

In una fase storica in cui il caldo estremo sta diventando sempre più frequente, garantire spazi pubblici accessibili e sicuri per vivere l’estate non è un servizio secondario ma una responsabilità con reta di costruire una città che vuole prendersi cura di chi la abita.

GIUSTIZIA E VERITÀ PER FAKIRL'UNICA SICUREZZA È LA SICUREZZA SOCIALEAnche a Torino siamo scesi in piazza ieri per chiede...
21/07/2026

GIUSTIZIA E VERITÀ PER FAKIR
L'UNICA SICUREZZA È LA SICUREZZA SOCIALE

Anche a Torino siamo scesi in piazza ieri per chiedere giustizia e verità per Fakir, ucciso a Bologna durante un fermo di polizia mentre chiedeva aiuto a causa di un malore.

La sua morte è anche il frutto di un modello che continua a considerare la repressione come l'unica risposta ai problemi sociali che attraversano sempre più le nostre città. Mentre nei quartieri popolari crescono precarietà, povertà e disuguaglianze, le istituzioni rispondono con tagli ai servizi, militarizzazione dei territori e una vera e propria guerra ai poveri.

Per questo appare stucchevole l'indignazione del centrosinistra e, in particolare, della giunta Lepore, che ha scelto di co-gestire l'ordine pubblico cittadino insieme al ministro Piantedosi.

Noi crediamo invece che l'unica sicurezza possibile sia la sicurezza sociale: il diritto alla casa, un lavoro dignitoso, servizi pubblici accessibili, solidarietà e investimenti destinati ai bisogni reali delle persone.

Le donne e gli uomini con background migratorio, nati in Italia ma percepiti come stranieri, così come chi ha origini non italiane, subiscono un ricatto ancora più pesante: quello dei documenti, dello sfruttamento sul lavoro e di un razzismo sistemico che attraversa leggi e istituzioni e continua a individuare nelle persone migranti il capro espiatorio dei problemi di questo Paese. A questo si aggiunge il rischio concreto di essere fermati, umiliati o schiacciati a terra in qualsiasi momento di fragilità.

Ma tutto questo riguarda tutte e tutti noi.

Riguarda chi non si adegua, chi protesta perché viene sfrattato dalla propria casa, chi si oppone al genocidio in Palestina o rivendica che le risorse pubbliche vengano investite nella spesa sociale invece che nella guerra e quando il conflitto sociale viene affrontato esclusivamente come una questione di ordine pubblico.

Il caso di Fakir non è un episodio isolato. Si inserisce in una lunga scia di morti per mano della polizia nel nostro Paese e in decine di episodi analoghi, nei quali persone vengono fermate senza aver commesso alcun reato, rinchiuse nei CPR senza alcuna accusa o si salvano soltanto perc

Indirizzo

Via Martinetto 5/H
Italia 61
10144

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