20/06/2026
Ivrea, 225° Presidio per la Pace di Sabato 20 giugno 2026
Cronaca e Report fotografico
Cadigia Perini esordisce riferendosi al collegamento on-line di ieri con Francesca Albanese: “Ci ha dato la carica e abbiamo capito che i dubbi del nostro Presidio sono di tutti. Francesca afferma che occorre sconfiggere questo sistema predatorio, e per far ciò dobbiamo avere coraggio. Che donna straordinaria è! Sotto scorta, con le sanzioni USA, ha ugualmente una luce bella e determinata negli occhi.
C’è bisogno del nostro coraggio e della nostra iniziativa, dice Francesca: scegliamo qualche prodotto israeliano e boicottiamolo, blocchiamo il commercio con Israele, sconfiggiamo questo necro-capitalismo.
Dobbiamo sentirci parte di un cambiamento e tutori della Costituzione, ribadendone i valori.
Dobbiamo anche vivere con amore la nostra vita, e se qualcuno di noi viene attaccato chiediamo aiuto e creiamo reti di protezione.
Contro la Leonardo e le aziende belliche dobbiamo opporci in ogni modo, con l’obiezione civile dei suoi lavoratori, come fanno i portuali di Genova e Livorno.
Unirci con tutti i movimenti, superando i limiti dei movimenti di scopo che si battono solo per determinati argomenti.
Unire le lotte è l’unico modo, non va bene muoversi da soli.
Infine – conclude Perini – è stupendo il messaggio finale di Francesca Albanese: coraggio, amore e cura per la vita.”
Prende ora la parola Pierangelo Monti…
“Ieri sera la diretta con Francesca Albanese ha visto la partecipazione di migliaia di persone in 170 città e paesi dove regolarmente si fanno presidi e manifestazioni per la libertà della Palestina. A Ivrea la sala era piena. L'intervista a Francesca Albanese ci ha rimotivati per continuare il nostro impegno per la pace.
L’obiettivo è sempre quello della pace, cioè della pacifica convivenza delle persone di diversa appartenenza, senza discriminazione, senza odio e inimicizia, senza regimi di apartheid come invece a avviene in Israele.
In Asia Occidentale (come chiama Francesca Albanese il Medio Oriente, per ovviare alla visione colonialista europea), i conflitti permangono, anche se si tratta per cessare il fuoco. Donald Trump e il presidente iraniano Pezeshkian hanno firmato un memorandum di intesa per sospendere la guerra per due mesi e dar modo di trattare gli accordi di pace. I nodi del conflitto restano da sciogliere. A mettere a rischio i colloqui c’è la questione del Libano, perché Israele non vuole assolutamente riti**re il suo esercito dal sud del Libano e continua a bombardarlo. Ieri l'Idf ha attaccato il sud del Libano causando ben 21 morti e anche questa notte ha ucciso 5 persone, nonostante sia iniziata la tregua.
Il vergognoso ministro della Sicurezza Nazionale di Israele Itamar Ben-Gvir, - denuncia Monti - l’altro ieri dopo che è stata diffusa la notizia di 4 militari uccisi da Hezbollah in Libano, ha scritto su X: " Per ogni lacrima di una madre israeliana, mille madri libanesi devono piangere. Tutto il Libano deve bruciare. In Medio Oriente non si vince con risposte misurate e con la moderazione, bisogna scatenarsi. Annientare. Sconfiggere il terrorismo”. Anche il ministro delle Finanze israeliano Bezalel Smotrich, gli ha dato ragione dicendo: “È ora di parlare con il fuoco. E di aprire le porte dell'inferno". Questi sono i ministri dello Stato che continua ad essere considerato e trattato come amico dai governi occidentali.
“Amnesty International ha denunciato che il tacito o esplicito sostegno della comunità internazionale ai crimini israeliani – compresi il genocidio e l’apartheid – sta incoraggiando il governo Netanyahu a intensificare una brutale campagna di sfollamento forzato di persone palestinesi e di espansione del controllo della terra nella Cisgiordania. Attraverso la pulizia etnica, la campagna sta prendendo di mira le comunità di beduini e pastori dell’area C della Cisgiordania occupata. L’annessione formale della Cisgiordania è un vero e proprio obiettivo politico, in attuazione dell’agenda nazionalista e religiosa del movimento dei coloni. A tale scopo, le autorità israeliane stanno accelerando l’espansione degli insediamenti e l’esproprio della terra, incrementando il sostegno finanziario e logistico agli insediamenti e armando i coloni. Lo stanno facendo sfidando sfacciatamente molteplici risoluzioni delle Nazioni Unite e della Corte internazionale di giustizia, che ha dichiarato illegale l’occupazione del Territorio palestinese”. Così ha scritto Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International Italia.
Tra le uscite “trumpalate” del presidente degli USA ci sono gli apprezzamenti nei riguardi del criminale primo ministro israeliano: "Bibi Netanyahu è un guerriero. Abbiamo un grande rapporto con Israele, gli deve essere riconosciuto del credito" ha detto ieri Donald Trump. Mentre 15 giorni fa al telefono gli aveva detto: «Sei completamente pazzo. Saresti in prigione se non fosse per me. Ti sto salvando il c**o. Ora tutti ti odiano. Tutti odiano Israele per questo motivo».
Una mezza buona notizia – racconta Monti - viene dalla Francia: la magistratura francese ha vietato a 74 compagnie militari israeliane di partecipare alla fiera delle armi in programma a Parigi la settimana prossima. Mezza buona notizia perché la fiera delle armi ci sarà.
Intanto dieci componenti del Convoglio di terra della Global Sumud Flotilla, tra i quali due italiani, continuano ad essere rinchiusi in carcere in Libia con accuse infondate. Anche noi “chiediamo la loro liberazione immediata e incondizionata”. Mentre il governo italiano e le istituzioni europee sono inerti.“Sono donne e uomini che partecipavano a una missione civile umanitaria diretta verso Gaza. Volevano portare aiuti, solidarietà e testimonianza. Volevano rompere il silenzio che circonda una delle più gravi tragedie del nostro tempo”, così hanno detto i manifestanti di Amnesty International a Bologna.
Tutte le parole “trumpalate” del Presidente americano e le sue decisioni sconvolgenti dovrebbero fare riconsiderare l’adesione dell'Italia alla Nato, il patto atlantico di difesa utilizzato però molte volte per offendere altri Stati sovrani. Questo è il momento opportuno per sostenerne l’uscita e per felicitarci della “minaccia” di Trump di riti**re i soldati e gli armamenti statunitensi dalle basi militari in Italia. Magari avvenisse!
Continua senza tregua la guerra russo-ucraina.
Su un altro fronte – dice Monti - un attacco russo sulla città di Kharkiv questa notte ha causato 5 morti. Così i giorni scorsi i russi hanno colpito centri ucraini. Nella logica dell’occhio per occhio Zelensky ha dichiarato: "Se l'Ucraina brucia, brucia anche la vostra capitale". E ha ordinato un attacco a Mosca con 200 droni ucraini. Da Rai news: Il vice capo del Consiglio di Sicurezza della Federazione Russa, Dmitrij Medvedev, ha affermato che, alla luce dell'intensificarsi degli attacchi di Kiev contro il territorio russo, nessuna regola possa essere applicata nei confronti del "regime" dell'Ucraina. "Considerando i massicci attacchi del nemico contro le nostre città, la cui intensità sta aumentando e, evidentemente, continuerà ad aumentare, è giunto il momento di dichiarare apertamente che non esistono più e non possono esistere regole nei confronti della Kiev neonazista. Solo una cosa deve rimanere al di là dei limiti per noi accettabili: la distruzione deliberata di civili. Sottolineo: deliberata, cioè consapevolmente intenzionale. Il resto è del tutto ammissibile", ha sostenuto, affermando poi che le Convenzioni dell'Aia e le consuetudini di guerra "non servono più".
Oggi – ricorda Monti - è la Giornata Mondiale del Rifugiato voluta dalle Nazioni Unite per riconoscere chi è costretto ad abbandonare la propria casa a causa di guerre, violenza, p***ecuzioni e violazioni dei diritti umani.
Innanzitutto bisogna ricordare che i profughi sono una parte dei migranti del mondo e che l’accoglienza dei profughi è un dovere giuridico oltre che etico, vincolante per gli tutti gli Stati che hanno firmato i trattati internazionali. Per l'Italia, secondo l’art. 10 della Costituzione, “lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l'effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d'asilo”.
Mercoledì il Parlamento Europeo ha approvato il nuovo regolamento sui rimpatri delle persone straniere senza documenti, che prevede la loro facile espulsione, il prolungamento della detenzione in Centri di permanenza per il rimpatrio, che potrà arrivare a trenta mesi, anche per i minori, l’istituzione di hub di “rimpatrio” in paesi terzi, le accresciute possibilità di perquisizione domiciliare, il sequestro di apparecchi elettronici e altri effetti personali. Molte Ong, le associazioni di tutela dei diritti umani e anche la Caritas e la Conferenza dei vescovi europei hanno biasimato questo regolamento, perché riduce la protezione dei diritti e della dignità di persone in difficoltà.
L’UE biasima Trump ma si allinea alle sue politiche migratorie. Questa politica nuoce al valore dell’uguaglianza dei diritti fondamentali delle persone e alimenta la xenofobia. L’accoglienza, la convivenza, l’integrazione diventeranno più difficoltose con la mentalità xenofoba, anche se a parole si proclamano i diritti umani e la solidarietà. Ma ci si dimentica che i nostri figli o nipoti possono essere un domani profughi e migranti.
Per entrare definitivamente in vigore il regolamento dovrà essere approvato dal Consiglio dell’Unione Europea, ma senza una forte protesta nelle piazze di tutta Europa la sua approvazione è scontata.
E oggi si celebra la Giornata Mondiale dei profughi!!!
Sono oltre 117 milioni i profughi in cerca di sicurezza e protezione (su oltre 300 milioni di migranti). Se si vuole ovviare al grave fenomeno delle migrazioni di profughi, occorre mettere fine alle guerre che ne sono la principale causa. E per evitare le guerre torniamo a dire che occorre cambiare il sistema di rapporti tra gli stati nel mondo, superando la politica sovranista, imperialista, di conquista delle risorse altrui e poi occorre smettere di alimentare e preparare le guerre con il riarmo. Perciò abbiamo ripreso nella locandina di questo presidio le parole dello striscione realizzato dal MIR e Movimento Nonviolento di Torino: “Prima gli vendiamo le armi, poi accadono le guerre, dopo arrivano i profughi”.
Infine – conclude Monti - una delle guerre che causano masse di profughi e di cui non si parla, è quella in Congo tra Repubblica Democratica del Congo e Rwanda, che sostiene i gruppi ribelli congolesi come l’M23 contro il governo centrale. E’ una delle guerre alle quali Donald Trump sostiene spudoratamente di avere posto fine, ma in realtà non è finita. L'organizzazione non governativa Global Witness sostiene che una pace giusta può ve**re solo col ritiro delle truppe ruandesi dal Congo.
In trent’anni di guerra si contano 5 milioni di morti, una tra le guerre contemporanee più sanguinose e lunghe. La causa principale è la conquista delle ricchezze del sottosuolo: la regione Kivu in Congo è una delle regioni minerarie più ricche del pianeta: terre rare, coltan, oro, stagno.
Da quando il gruppo M23 ha preso le miniere, gli esperti ONU hanno documentato almeno 120 tonnellate di coltan contrabbandate ogni mese verso il Ruanda, che è così un grande esportatore di coltan pur non avendolo nel suo territorio.
Da lì il coltan passa a intermediari, poi a fonderie in Cina e Kazakistan, dove il coltan diventa tantalio e finisce nei prodotti di Amazon, Sony, Ericsson, Microsoft, Toyota, Vodafone.
La situazione in Congo è tragica: oltre ai conflitti interni, c’è crisi alimentare, corruzione, e da qualche mese c’è una nuova epidemia di ebola.
Livio Obert, dopo la serata con Francesca Albanese e dopo aver sentito il pensiero su Gaza di tanti dall'esterno ritiene importante vedere e sentire come vivono dall'interno la questione i Gazawui.
Lo scrittore NAIM ABU SAIF con il libro "L'ULTIMO RESPIRO DI GAZA" ci può essere d'aiuto per capire come essi vivono il dramma della Palestina. Un punto di vista diverso che possiamo anche non condividere, ma comunque per loro veritiero. E forse ne sanno più di noi….
Naim Abu Saif è uno scrittore ventiduenne del nord della Striscia di Gaza che si stava formando per diventare giornalista prima del 7 ottobre 2023.
La sua vita è segnata da perdite profonde e dolori inimmaginabili. Ha perso la casa, il padre e gran parte della sua famiglia, ritrovandosi sfollato e solo in una zona di guerra. La sua storia rispecchia l’angoscia di innumerevoli famiglie gazesi che sopportano gli orrori del genocidio.
Attraverso la scrittura dà voce a chi è stato messo a tacere, facendo luce sulle storie mai raccontate delle famiglie di Gaza. Le sue parole sono una testimonianza di sopravvivenza, perdita e resilienza, nate dalle ceneri di una tragedia inimmaginabile.
Ecco alcuni brani del libro…
Il campo venne scosso e tutti avvertirono la morte. Le finestre si frantumarono sulle teste dei vicini, le case tremarono, gli oggetti domestici caddero e le orecchie della gente si fecero sorde. Yasmine p***e più di 60 martiri e feriti tra i suoi familiari in quell’attacco che mirava a uccidere il maggior numero possibile di civili e bambini.
Yasmine sentì l’avvicinarsi della morte. Non avrebbe mai immaginato di provare gli orrori che aveva provato qui a Jabalia. Usci con la sua famiglia senza indossare l’Yhijab, fuggendo verso l’ignoto. La paura li strinse in una morsa. Persino Majd non riuscì a sopportarlo e uscì con loro. Tuttavia, un minuto dopo essere uscito, Majd si ricordò che non era giusto e che la morte non conosce confini, così prese per mano la madre e le sorelle e le accompagnò a casa. Arrivarono le ambulanze e cercarono di salvare i martiri e i feriti da sotto le macerie, ma ne uscivano solo i resti. Corpi e arti si fondevano con la polvere. L’intero quartiere partecipò al salvataggio, ma ci vollero ore, poiché quella missione richiedeva macchinari potenti che non erano disponibili. Era avvenuto un massacro a cui l’umanità non aveva mai assistito prima.
Yasmine non avrebbe mai immaginato che interi rami della sua famiglia sarebbero stati cancellati dall’anagrafe palestinese in un batter d’occhio. Solo che quella volta non aveva ricevuto la notizia al telefono. Era viva, in mezzo alle urla e al rogo, anche se nessuno dei suoi fratelli e figli era rimasto ferito: si trovavano a poche decine di metri dal massacro.
Yasmine non avrebbe mai immaginato che un giorno lei e i suoi figli avrebbero visto la loro famiglia fatta a pezzi davanti a loro. Quello era il terzo massacro della sua famiglia, che fino a quel momento aveva causato la morte di oltre 60 persone, la maggior parte delle quali bambini e donne.
Yasmine p***e conoscenza pochi minuti dopo essere tornata a casa, per il puro orrore di ciò che stava accadendo. Il luogo appena colpito dalle bombe più potenti del mondo non era né un obiettivo militare né la sede del Ministero della Difesa, ma piuttosto un campo che ospitava civili sfollati, la maggior parte dei quali erano bambini e donne…
Questi eventi non sono storie, ma immagini negli occhi della popolazione di Gaza. E mentre i partiti che rappresentano la resistenza di Gaza reagiscono di fronte all’ingiustizia a cui il popolo palestinese è esposto, soprattutto a Gaza, il mondo non muove un dito, anche se vede i massacri con le bombe israeliane e i cecchini che prendono di mira bambini innocenti.
Yasmine aveva affermato che Hezbollah è un’organizzazione sciita e «noi di Gaza siamo sunniti», una frase che viene sempre usata per creare una spaccatura tra i popoli fratelli palestinese e libanese, ma Majd aveva obiettato: «L’Hezbollah sciita è al fianco del nostro popolo indifeso nelle trincee, affrontando l’occupazione, i suoi crimini e il silenzio del mondo. Se il mondo avesse punito le violazioni dello stato occupante, la resistenza non sarebbe stata necessaria. Difende resistenza del popolo palestinese e il suo diritto storico a proteggersi e a reclamare la terra che gli è stata rubata nel 1948. Nonostante i suoi errori e le sue mancanze, Hezbollah si è ribellato all’aggressione che ha colpito il nostro popolo indifeso, e i suoi leader, in particolare Hassan Nasrallah, hanno sfidato Israele, e Hezbollah ha anche sfidato l’America, e le sue azioni non hanno fallito, poiché colpisce il nostro nemico per difenderci e subisce colpi per il nostro bene, mentre alcuni regimi dittatoriali, che affermano di essere con i sunniti, guardano il nostro dolore e la nostra sofferenza e non fanno nulla. Alcuni di loro affermano persino: ‘Vorrei che la resistenza a Gaza venisse spezzata per facilitare l’occupazione israeliana nel ripulire e sfrattare il popolo palestinese’. Nessun altro difende il nostro popolo, tranne la resistenza e i liberi pensatori del mondo di diverse nazionalità, razze e religioni.»
Yasmine rispose a Majd dicendo: «Il mondo intero vede la situazione dalla prospettiva sbagliata. Ciò che lo dimostra è l’accordo della maggior parte dei governi mondiali nel sostenere Israele nell’attuazione di un piano per distruggere e schiacciare il popolo palestinese a Gaza con il pretesto del “terrorismo”. Eppure, chiunque difenda i propri diritti non è forse un vero combattente per la libertà? La resistenza si è scontrata con i progetti dell’occupazione e del suo governo, che sta cercando di liquidare la nazione palestinese negando il suo diritto alla terra e il suo diritto a difendersi. La prospettiva da cui i governi del mondo vedono la situazione è che l’innocente e gentile Israele si sta difendendo da solo, e che l’indifeso popolo palestinese è il terrorista quando affronta un carro armato con una pietra! Questo è solo un piccolo esempio della dolorosa realtà.»
Obert ricorda poi l’iniziativa, già diffusa in queste cronache, per una “Campagna per la difesa civile non armata e non violenta”…
Luca Oliveri interviene su Cuba leggendo un testo di Rifondazione Comunista firmato da Maurizio Acerbo, segretario nazionale e Anna Camposampiero, responsabile esteri del Partito della Rifondazione Comunista, in cui si condanna la mozione del Parlamento Europeo contro Cuba (19 Giugno 2026)…
Rifondazione Comunista condanna la vergognosa risoluzione del parlamento europeo contro Cuba.
Mentre Cuba sta fronteggiando la più grave crisi umanitaria della sua storia a causa del blocco totale imposto da Trump, il Parlamento europeo approva una risoluzione infame e complice che chiede all’UE di imporre sanzioni e minaccia di interrompere l’accordo di cooperazione con l’isola.
In una risoluzione approvata con 283 voti favorevoli, 199 contrari e 85 astensioni, il parlamento europeo ha la spudoratezza di affermare che l’attuale emergenza umanitaria “non è il prodotto di alcun embargo esterno, ma la diretta conseguenza del modello e dei fallimenti del regime stesso”.
Di fatto è una mozione che ricalca la propaganda dell’amministrazione fascista di Trump e Rubio che contraddice gli stessi voti della maggioranza degli stati europei nell’assemblea generale dell’Onu contro il blocco illegale che va avanti da più di sessanta anni.
Trump ha inasprito il blocco a livelli mai visti con misure illegali che si applicano a qualsiasi impresa di paesi terzi. Da mesi l’isola subisce il blocco totale delle forniture energetiche.
La maggioranza del parlamento europeo si allinea con il fascismo MAGA invece di denunciare le misure che costringono le imprese del nostro continente a cessare qualsiasi attività e relazione con Cuba.
La risoluzione è stata proposta dai parlamentari di centrodestra del PPE, dai liberali di Renew (il gruppo di Calenda in cui è confluita Picierno dopo l’uscita dal Pd), dai Conservatori. L’estrema destra chiedeva un testo ancor più duro contro Cuba ma ha consentito l’approvazione astenendosi.
Hanno votato contro socialisti, verdi e la sinistra radicale del gruppo The Left.
Partiti complici del genocidio a Gaza, contrari a qualsiasi sanzione a Israele sostengono apertamente l’aggressione di Trump a Cuba.
Perini manda poi gli auguri a Rosanna Barzan, infortunatasi ieri, e riporta i ringraziamenti a tutti della nostra Rosanna per le parole di conforto, e in particolare a Matilde che le è stata vicina.
Ricorda anche la conferenza di Olmo Losca che si terrà giovedì prossimo alle 21 all’Officina H di Ivrea…
CONFERENZA *LE ORIGINI DEL SIONISMO* di e con *OLMO LOSCA*, scrittore, storico e poeta italiano
*IVREA - GIOVEDÌ 25 GIUGNO 2026 - ORE 21*
AULA MAGNA INFERMIERISTICA - POLO FORMATIVO - OFFICINA H - VIA MONTENAVALE
Arriva anche a Ivrea la narrazione storica dello scrittore Olmo Losca sulle radici del movimento politico sionista europeo e russo.
Una serata di approfondimento dove lo scrittore ebreo Olmo Losca ci accompagnerà in un’analisi storica che parte dal 1860 per esplorare l’evoluzione del movimento sionista europeo e russo. Un’occasione di confronto e critica sociale per approfondire le radici di un percorso politico complesso.
Losca è riconosciuto come un pioniere della poesia sociale ed ecologista grazie alla sua capacità di fondere l’attivismo internazionalista con una poetica immediata.
I suoi versi e racconti danno spazio ai nuovi paria del mondo globalizzato: migranti, senzatetto, sfruttati ed emarginati. Promuove un’idea di narrazione come strumento di lotta e resistenza quotidiana.
La sua opera, che unisce ecologismo e critica al dominio, ha valicato i confini italiani venendo pubblicata e apprezzata anche all’estero.
Di famiglia ebraica laica e pronipote di Alberto Lecco, lo scrittore e sceneggiatore che, con Primo Levi, ha affrontato e fatto conoscere per primo in Italia la storia della Shoah negli anni 50, Olmo Losca si occupa anche di antisemitismo storico.
L’evento è organizzato da Rifondazione Comunista Ivrea, Nuovi Equilibri Sociali, PCUP Piemonte Nord, Presidio per la Pace Ivrea.
(Nel post le immagini del Presidio odierno)
Foto di Laura Rocchietta, Pierangelo Monti e Mario Beiletti
Chi interviene è soggettivamente responsabile delle proprie parole, letture e citazioni di libri e articoli, nonché delle fonti da cui sono stati tratti. Poiché la Pace dovrebbe interessare tutti, sarebbe auspicabile un più ampio dibattito anche e soprattutto con opinioni diverse.