ANPI Ivrea e Basso Canavese

ANPI Ivrea e Basso Canavese Dalla Resistenza alla Costituzione
Giustizia, Libertà, Democrazia, Pace, Solidarietà
Memoria e impegno antifascisti

Ivrea, 225° Presidio per la Pace di Sabato 20 giugno 2026Cronaca e Report fotografico    Cadigia Perini esordisce rif...
20/06/2026

Ivrea, 225° Presidio per la Pace di Sabato 20 giugno 2026
Cronaca e Report fotografico

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Cadigia Perini esordisce riferendosi al collegamento on-line di ieri con Francesca Albanese: “Ci ha dato la carica e abbiamo capito che i dubbi del nostro Presidio sono di tutti. Francesca afferma che occorre sconfiggere questo sistema predatorio, e per far ciò dobbiamo avere coraggio. Che donna straordinaria è! Sotto scorta, con le sanzioni USA, ha ugualmente una luce bella e determinata negli occhi.

C’è bisogno del nostro coraggio e della nostra iniziativa, dice Francesca: scegliamo qualche prodotto israeliano e boicottiamolo, blocchiamo il commercio con Israele, sconfiggiamo questo necro-capitalismo.

Dobbiamo sentirci parte di un cambiamento e tutori della Costituzione, ribadendone i valori.

Dobbiamo anche vivere con amore la nostra vita, e se qualcuno di noi viene attaccato chiediamo aiuto e creiamo reti di protezione.
Contro la Leonardo e le aziende belliche dobbiamo opporci in ogni modo, con l’obiezione civile dei suoi lavoratori, come fanno i portuali di Genova e Livorno.
Unirci con tutti i movimenti, superando i limiti dei movimenti di scopo che si battono solo per determinati argomenti.

Unire le lotte è l’unico modo, non va bene muoversi da soli.
Infine – conclude Perini – è stupendo il messaggio finale di Francesca Albanese: coraggio, amore e cura per la vita.”

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Prende ora la parola Pierangelo Monti…

“Ieri sera la diretta con Francesca Albanese ha visto la partecipazione di migliaia di persone in 170 città e paesi dove regolarmente si fanno presidi e manifestazioni per la libertà della Palestina. A Ivrea la sala era piena. L'intervista a Francesca Albanese ci ha rimotivati per continuare il nostro impegno per la pace.

L’obiettivo è sempre quello della pace, cioè della pacifica convivenza delle persone di diversa appartenenza, senza discriminazione, senza odio e inimicizia, senza regimi di apartheid come invece a avviene in Israele.

In Asia Occidentale (come chiama Francesca Albanese il Medio Oriente, per ovviare alla visione colonialista europea), i conflitti permangono, anche se si tratta per cessare il fuoco. Donald Trump e il presidente iraniano Pezeshkian hanno firmato un memorandum di intesa per sospendere la guerra per due mesi e dar modo di trattare gli accordi di pace. I nodi del conflitto restano da sciogliere. A mettere a rischio i colloqui c’è la questione del Libano, perché Israele non vuole assolutamente riti**re il suo esercito dal sud del Libano e continua a bombardarlo. Ieri l'Idf ha attaccato il sud del Libano causando ben 21 morti e anche questa notte ha ucciso 5 persone, nonostante sia iniziata la tregua.

Il vergognoso ministro della Sicurezza Nazionale di Israele Itamar Ben-Gvir, - denuncia Monti - l’altro ieri dopo che è stata diffusa la notizia di 4 militari uccisi da Hezbollah in Libano, ha scritto su X: " Per ogni lacrima di una madre israeliana, mille madri libanesi devono piangere. Tutto il Libano deve bruciare. In Medio Oriente non si vince con risposte misurate e con la moderazione, bisogna scatenarsi. Annientare. Sconfiggere il terrorismo”. Anche il ministro delle Finanze israeliano Bezalel Smotrich, gli ha dato ragione dicendo: “È ora di parlare con il fuoco. E di aprire le porte dell'inferno". Questi sono i ministri dello Stato che continua ad essere considerato e trattato come amico dai governi occidentali.

“Amnesty International ha denunciato che il tacito o esplicito sostegno della comunità internazionale ai crimini israeliani – compresi il genocidio e l’apartheid – sta incoraggiando il governo Netanyahu a intensificare una brutale campagna di sfollamento forzato di persone palestinesi e di espansione del controllo della terra nella Cisgiordania. Attraverso la pulizia etnica, la campagna sta prendendo di mira le comunità di beduini e pastori dell’area C della Cisgiordania occupata. L’annessione formale della Cisgiordania è un vero e proprio obiettivo politico, in attuazione dell’agenda nazionalista e religiosa del movimento dei coloni. A tale scopo, le autorità israeliane stanno accelerando l’espansione degli insediamenti e l’esproprio della terra, incrementando il sostegno finanziario e logistico agli insediamenti e armando i coloni. Lo stanno facendo sfidando sfacciatamente molteplici risoluzioni delle Nazioni Unite e della Corte internazionale di giustizia, che ha dichiarato illegale l’occupazione del Territorio palestinese”. Così ha scritto Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International Italia.

Tra le uscite “trumpalate” del presidente degli USA ci sono gli apprezzamenti nei riguardi del criminale primo ministro israeliano: "Bibi Netanyahu è un guerriero. Abbiamo un grande rapporto con Israele, gli deve essere riconosciuto del credito" ha detto ieri Donald Trump. Mentre 15 giorni fa al telefono gli aveva detto: «Sei completamente pazzo. Saresti in prigione se non fosse per me. Ti sto salvando il c**o. Ora tutti ti odiano. Tutti odiano Israele per questo motivo».

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Una mezza buona notizia – racconta Monti - viene dalla Francia: la magistratura francese ha vietato a 74 compagnie militari israeliane di partecipare alla fiera delle armi in programma a Parigi la settimana prossima. Mezza buona notizia perché la fiera delle armi ci sarà.

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Intanto dieci componenti del Convoglio di terra della Global Sumud Flotilla, tra i quali due italiani, continuano ad essere rinchiusi in carcere in Libia con accuse infondate. Anche noi “chiediamo la loro liberazione immediata e incondizionata”. Mentre il governo italiano e le istituzioni europee sono inerti.“Sono donne e uomini che partecipavano a una missione civile umanitaria diretta verso Gaza. Volevano portare aiuti, solidarietà e testimonianza. Volevano rompere il silenzio che circonda una delle più gravi tragedie del nostro tempo”, così hanno detto i manifestanti di Amnesty International a Bologna.

Tutte le parole “trumpalate” del Presidente americano e le sue decisioni sconvolgenti dovrebbero fare riconsiderare l’adesione dell'Italia alla Nato, il patto atlantico di difesa utilizzato però molte volte per offendere altri Stati sovrani. Questo è il momento opportuno per sostenerne l’uscita e per felicitarci della “minaccia” di Trump di riti**re i soldati e gli armamenti statunitensi dalle basi militari in Italia. Magari avvenisse!

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Continua senza tregua la guerra russo-ucraina.

Su un altro fronte – dice Monti - un attacco russo sulla città di Kharkiv questa notte ha causato 5 morti. Così i giorni scorsi i russi hanno colpito centri ucraini. Nella logica dell’occhio per occhio Zelensky ha dichiarato: "Se l'Ucraina brucia, brucia anche la vostra capitale". E ha ordinato un attacco a Mosca con 200 droni ucraini. Da Rai news: Il vice capo del Consiglio di Sicurezza della Federazione Russa, Dmitrij Medvedev, ha affermato che, alla luce dell'intensificarsi degli attacchi di Kiev contro il territorio russo, nessuna regola possa essere applicata nei confronti del "regime" dell'Ucraina. "Considerando i massicci attacchi del nemico contro le nostre città, la cui intensità sta aumentando e, evidentemente, continuerà ad aumentare, è giunto il momento di dichiarare apertamente che non esistono più e non possono esistere regole nei confronti della Kiev neonazista. Solo una cosa deve rimanere al di là dei limiti per noi accettabili: la distruzione deliberata di civili. Sottolineo: deliberata, cioè consapevolmente intenzionale. Il resto è del tutto ammissibile", ha sostenuto, affermando poi che le Convenzioni dell'Aia e le consuetudini di guerra "non servono più".

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Oggi – ricorda Monti - è la Giornata Mondiale del Rifugiato voluta dalle Nazioni Unite per riconoscere chi è costretto ad abbandonare la propria casa a causa di guerre, violenza, p***ecuzioni e violazioni dei diritti umani.
Innanzitutto bisogna ricordare che i profughi sono una parte dei migranti del mondo e che l’accoglienza dei profughi è un dovere giuridico oltre che etico, vincolante per gli tutti gli Stati che hanno firmato i trattati internazionali. Per l'Italia, secondo l’art. 10 della Costituzione, “lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l'effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d'asilo”.

Mercoledì il Parlamento Europeo ha approvato il nuovo regolamento sui rimpatri delle persone straniere senza documenti, che prevede la loro facile espulsione, il prolungamento della detenzione in Centri di permanenza per il rimpatrio, che potrà arrivare a trenta mesi, anche per i minori, l’istituzione di hub di “rimpatrio” in paesi terzi, le accresciute possibilità di perquisizione domiciliare, il sequestro di apparecchi elettronici e altri effetti personali. Molte Ong, le associazioni di tutela dei diritti umani e anche la Caritas e la Conferenza dei vescovi europei hanno biasimato questo regolamento, perché riduce la protezione dei diritti e della dignità di persone in difficoltà.

L’UE biasima Trump ma si allinea alle sue politiche migratorie. Questa politica nuoce al valore dell’uguaglianza dei diritti fondamentali delle persone e alimenta la xenofobia. L’accoglienza, la convivenza, l’integrazione diventeranno più difficoltose con la mentalità xenofoba, anche se a parole si proclamano i diritti umani e la solidarietà. Ma ci si dimentica che i nostri figli o nipoti possono essere un domani profughi e migranti.

Per entrare definitivamente in vigore il regolamento dovrà essere approvato dal Consiglio dell’Unione Europea, ma senza una forte protesta nelle piazze di tutta Europa la sua approvazione è scontata.
E oggi si celebra la Giornata Mondiale dei profughi!!!

Sono oltre 117 milioni i profughi in cerca di sicurezza e protezione (su oltre 300 milioni di migranti). Se si vuole ovviare al grave fenomeno delle migrazioni di profughi, occorre mettere fine alle guerre che ne sono la principale causa. E per evitare le guerre torniamo a dire che occorre cambiare il sistema di rapporti tra gli stati nel mondo, superando la politica sovranista, imperialista, di conquista delle risorse altrui e poi occorre smettere di alimentare e preparare le guerre con il riarmo. Perciò abbiamo ripreso nella locandina di questo presidio le parole dello striscione realizzato dal MIR e Movimento Nonviolento di Torino: “Prima gli vendiamo le armi, poi accadono le guerre, dopo arrivano i profughi”.

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Infine – conclude Monti - una delle guerre che causano masse di profughi e di cui non si parla, è quella in Congo tra Repubblica Democratica del Congo e Rwanda, che sostiene i gruppi ribelli congolesi come l’M23 contro il governo centrale. E’ una delle guerre alle quali Donald Trump sostiene spudoratamente di avere posto fine, ma in realtà non è finita. L'organizzazione non governativa Global Witness sostiene che una pace giusta può ve**re solo col ritiro delle truppe ruandesi dal Congo.

In trent’anni di guerra si contano 5 milioni di morti, una tra le guerre contemporanee più sanguinose e lunghe. La causa principale è la conquista delle ricchezze del sottosuolo: la regione Kivu in Congo è una delle regioni minerarie più ricche del pianeta: terre rare, coltan, oro, stagno.
Da quando il gruppo M23 ha preso le miniere, gli esperti ONU hanno documentato almeno 120 tonnellate di coltan contrabbandate ogni mese verso il Ruanda, che è così un grande esportatore di coltan pur non avendolo nel suo territorio.

Da lì il coltan passa a intermediari, poi a fonderie in Cina e Kazakistan, dove il coltan diventa tantalio e finisce nei prodotti di Amazon, Sony, Ericsson, Microsoft, Toyota, Vodafone.
La situazione in Congo è tragica: oltre ai conflitti interni, c’è crisi alimentare, corruzione, e da qualche mese c’è una nuova epidemia di ebola.

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Livio Obert, dopo la serata con Francesca Albanese e dopo aver sentito il pensiero su Gaza di tanti dall'esterno ritiene importante vedere e sentire come vivono dall'interno la questione i Gazawui.
Lo scrittore NAIM ABU SAIF con il libro "L'ULTIMO RESPIRO DI GAZA" ci può essere d'aiuto per capire come essi vivono il dramma della Palestina. Un punto di vista diverso che possiamo anche non condividere, ma comunque per loro veritiero. E forse ne sanno più di noi….

Naim Abu Saif è uno scrittore ventiduenne del nord della Striscia di Gaza che si stava formando per diventare giornalista prima del 7 ottobre 2023.

La sua vita è segnata da perdite profonde e dolori inimmaginabili. Ha perso la casa, il padre e gran parte della sua famiglia, ritrovandosi sfollato e solo in una zona di guerra. La sua storia rispecchia l’angoscia di innumerevoli famiglie gazesi che sopportano gli orrori del genocidio.

Attraverso la scrittura dà voce a chi è stato messo a tacere, facendo luce sulle storie mai raccontate delle famiglie di Gaza. Le sue parole sono una testimonianza di sopravvivenza, perdita e resilienza, nate dalle ceneri di una tragedia inimmaginabile.

Ecco alcuni brani del libro…

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Il campo venne scosso e tutti avvertirono la morte. Le finestre si frantumarono sulle teste dei vicini, le case tremarono, gli oggetti domestici caddero e le orecchie della gente si fecero sorde. Yasmine p***e più di 60 martiri e feriti tra i suoi familiari in quell’attacco che mirava a uccidere il maggior numero possibile di civili e bambini.
Yasmine sentì l’avvicinarsi della morte. Non avrebbe mai immaginato di provare gli orrori che aveva provato qui a Jabalia. Usci con la sua famiglia senza indossare l’Yhijab, fuggendo verso l’ignoto. La paura li strinse in una morsa. Persino Majd non riuscì a sopportarlo e uscì con loro. Tuttavia, un minuto dopo essere uscito, Majd si ricordò che non era giusto e che la morte non conosce confini, così prese per mano la madre e le sorelle e le accompagnò a casa. Arrivarono le ambulanze e cercarono di salvare i martiri e i feriti da sotto le macerie, ma ne uscivano solo i resti. Corpi e arti si fondevano con la polvere. L’intero quartiere partecipò al salvataggio, ma ci vollero ore, poiché quella missione richiedeva macchinari potenti che non erano disponibili. Era avvenuto un massacro a cui l’umanità non aveva mai assistito prima.
Yasmine non avrebbe mai immaginato che interi rami della sua famiglia sarebbero stati cancellati dall’anagrafe palestinese in un batter d’occhio. Solo che quella volta non aveva ricevuto la notizia al telefono. Era viva, in mezzo alle urla e al rogo, anche se nessuno dei suoi fratelli e figli era rimasto ferito: si trovavano a poche decine di metri dal massacro.
Yasmine non avrebbe mai immaginato che un giorno lei e i suoi figli avrebbero visto la loro famiglia fatta a pezzi davanti a loro. Quello era il terzo massacro della sua famiglia, che fino a quel momento aveva causato la morte di oltre 60 persone, la maggior parte delle quali bambini e donne.
Yasmine p***e conoscenza pochi minuti dopo essere tornata a casa, per il puro orrore di ciò che stava accadendo. Il luogo appena colpito dalle bombe più potenti del mondo non era né un obiettivo militare né la sede del Ministero della Difesa, ma piuttosto un campo che ospitava civili sfollati, la maggior parte dei quali erano bambini e donne…

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Questi eventi non sono storie, ma immagini negli occhi della popolazione di Gaza. E mentre i partiti che rappresentano la resistenza di Gaza reagiscono di fronte all’ingiustizia a cui il popolo palestinese è esposto, soprattutto a Gaza, il mondo non muove un dito, anche se vede i massacri con le bombe israeliane e i cecchini che prendono di mira bambini innocenti.
Yasmine aveva affermato che Hezbollah è un’organizzazione sciita e «noi di Gaza siamo sunniti», una frase che viene sempre usata per creare una spaccatura tra i popoli fratelli palestinese e libanese, ma Majd aveva obiettato: «L’Hezbollah sciita è al fianco del nostro popolo indifeso nelle trincee, affrontando l’occupazione, i suoi crimini e il silenzio del mondo. Se il mondo avesse punito le violazioni dello stato occupante, la resistenza non sarebbe stata necessaria. Difende resistenza del popolo palestinese e il suo diritto storico a proteggersi e a reclamare la terra che gli è stata rubata nel 1948. Nonostante i suoi errori e le sue mancanze, Hezbollah si è ribellato all’aggressione che ha colpito il nostro popolo indifeso, e i suoi leader, in particolare Hassan Nasrallah, hanno sfidato Israele, e Hezbollah ha anche sfidato l’America, e le sue azioni non hanno fallito, poiché colpisce il nostro nemico per difenderci e subisce colpi per il nostro bene, mentre alcuni regimi dittatoriali, che affermano di essere con i sunniti, guardano il nostro dolore e la nostra sofferenza e non fanno nulla. Alcuni di loro affermano persino: ‘Vorrei che la resistenza a Gaza venisse spezzata per facilitare l’occupazione israeliana nel ripulire e sfrattare il popolo palestinese’. Nessun altro difende il nostro popolo, tranne la resistenza e i liberi pensatori del mondo di diverse nazionalità, razze e religioni.»
Yasmine rispose a Majd dicendo: «Il mondo intero vede la situazione dalla prospettiva sbagliata. Ciò che lo dimostra è l’accordo della maggior parte dei governi mondiali nel sostenere Israele nell’attuazione di un piano per distruggere e schiacciare il popolo palestinese a Gaza con il pretesto del “terrorismo”. Eppure, chiunque difenda i propri diritti non è forse un vero combattente per la libertà? La resistenza si è scontrata con i progetti dell’occupazione e del suo governo, che sta cercando di liquidare la nazione palestinese negando il suo diritto alla terra e il suo diritto a difendersi. La prospettiva da cui i governi del mondo vedono la situazione è che l’innocente e gentile Israele si sta difendendo da solo, e che l’indifeso popolo palestinese è il terrorista quando affronta un carro armato con una pietra! Questo è solo un piccolo esempio della dolorosa realtà.»

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Obert ricorda poi l’iniziativa, già diffusa in queste cronache, per una “Campagna per la difesa civile non armata e non violenta”…

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Luca Oliveri interviene su Cuba leggendo un testo di Rifondazione Comunista firmato da Maurizio Acerbo, segretario nazionale e Anna Camposampiero, responsabile esteri del Partito della Rifondazione Comunista, in cui si condanna la mozione del Parlamento Europeo contro Cuba (19 Giugno 2026)…

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Rifondazione Comunista condanna la vergognosa risoluzione del parlamento europeo contro Cuba.

Mentre Cuba sta fronteggiando la più grave crisi umanitaria della sua storia a causa del blocco totale imposto da Trump, il Parlamento europeo approva una risoluzione infame e complice che chiede all’UE di imporre sanzioni e minaccia di interrompere l’accordo di cooperazione con l’isola.

In una risoluzione approvata con 283 voti favorevoli, 199 contrari e 85 astensioni, il parlamento europeo ha la spudoratezza di affermare che l’attuale emergenza umanitaria “non è il prodotto di alcun embargo esterno, ma la diretta conseguenza del modello e dei fallimenti del regime stesso”.

Di fatto è una mozione che ricalca la propaganda dell’amministrazione fascista di Trump e Rubio che contraddice gli stessi voti della maggioranza degli stati europei nell’assemblea generale dell’Onu contro il blocco illegale che va avanti da più di sessanta anni.

Trump ha inasprito il blocco a livelli mai visti con misure illegali che si applicano a qualsiasi impresa di paesi terzi. Da mesi l’isola subisce il blocco totale delle forniture energetiche.

La maggioranza del parlamento europeo si allinea con il fascismo MAGA invece di denunciare le misure che costringono le imprese del nostro continente a cessare qualsiasi attività e relazione con Cuba.

La risoluzione è stata proposta dai parlamentari di centrodestra del PPE, dai liberali di Renew (il gruppo di Calenda in cui è confluita Picierno dopo l’uscita dal Pd), dai Conservatori. L’estrema destra chiedeva un testo ancor più duro contro Cuba ma ha consentito l’approvazione astenendosi.

Hanno votato contro socialisti, verdi e la sinistra radicale del gruppo The Left.

Partiti complici del genocidio a Gaza, contrari a qualsiasi sanzione a Israele sostengono apertamente l’aggressione di Trump a Cuba.

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Perini manda poi gli auguri a Rosanna Barzan, infortunatasi ieri, e riporta i ringraziamenti a tutti della nostra Rosanna per le parole di conforto, e in particolare a Matilde che le è stata vicina.

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Ricorda anche la conferenza di Olmo Losca che si terrà giovedì prossimo alle 21 all’Officina H di Ivrea…

CONFERENZA *LE ORIGINI DEL SIONISMO* di e con *OLMO LOSCA*, scrittore, storico e poeta italiano
*IVREA - GIOVEDÌ 25 GIUGNO 2026 - ORE 21*
AULA MAGNA INFERMIERISTICA - POLO FORMATIVO - OFFICINA H - VIA MONTENAVALE
Arriva anche a Ivrea la narrazione storica dello scrittore Olmo Losca sulle radici del movimento politico sionista europeo e russo.
Una serata di approfondimento dove lo scrittore ebreo Olmo Losca ci accompagnerà in un’analisi storica che parte dal 1860 per esplorare l’evoluzione del movimento sionista europeo e russo. Un’occasione di confronto e critica sociale per approfondire le radici di un percorso politico complesso.
Losca è riconosciuto come un pioniere della poesia sociale ed ecologista grazie alla sua capacità di fondere l’attivismo internazionalista con una poetica immediata.
I suoi versi e racconti danno spazio ai nuovi paria del mondo globalizzato: migranti, senzatetto, sfruttati ed emarginati. Promuove un’idea di narrazione come strumento di lotta e resistenza quotidiana.
La sua opera, che unisce ecologismo e critica al dominio, ha valicato i confini italiani venendo pubblicata e apprezzata anche all’estero.
Di famiglia ebraica laica e pronipote di Alberto Lecco, lo scrittore e sceneggiatore che, con Primo Levi, ha affrontato e fatto conoscere per primo in Italia la storia della Shoah negli anni 50, Olmo Losca si occupa anche di antisemitismo storico.

L’evento è organizzato da Rifondazione Comunista Ivrea, Nuovi Equilibri Sociali, PCUP Piemonte Nord, Presidio per la Pace Ivrea.

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(Nel post le immagini del Presidio odierno)

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Foto di Laura Rocchietta, Pierangelo Monti e Mario Beiletti

Chi interviene è soggettivamente responsabile delle proprie parole, letture e citazioni di libri e articoli, nonché delle fonti da cui sono stati tratti. Poiché la Pace dovrebbe interessare tutti, sarebbe auspicabile un più ampio dibattito anche e soprattutto con opinioni diverse.

Ieri sera, 19 giugno, la diretta con Francesca Albanese ha avuto la partecipazione di migliaia di persone in 170 città e...
20/06/2026

Ieri sera, 19 giugno, la diretta con Francesca Albanese ha avuto la partecipazione di migliaia di persone in 170 città e paesi dove regolarmente si fanno presidi e manifestazioni per la libertà della Palestina. A Ivrea la sala era piena. L'intervista a Francesca Albanese ci ha rimotivati a continuare il nostro impegno per la pace.

(Fonte Pierangelo Monti)

19/06/2026
Tra continue tregue (spesso finte), accordi precari, continua a snodarsi la tragica storia delle guerre alle quali sembr...
18/06/2026

Tra continue tregue (spesso finte), accordi precari, continua a snodarsi la tragica storia delle guerre alle quali sembra non esserci mai fine, perché le industrie belliche fanno enormi profitti e vendono armi, le quali più prima che poi vengono vendute, così che scoppiano altre guerre: risultato, morti, distruzioni, genocidi... e dopo come stupirsi se arrivano i profughi in fuga. E a questo punto c'è anche chi parla di remigrazione...

IVREA, 225^ Presidio per la Pace di sabato 20 giugno 2026, ore 11, piazza Ferruccio Nazionale partendo da piazza Balla.

18/06/2026

E' mai possibile che questo governo allunghi la sua barbarie anche contro la natura? Come si può legittimare così l'uccisione inutile, insensata, di animali non umani, estendendo la legge sulla caccia oltre ogni limite, e per di più si punisca così pesantemente chi legittimamente protesta? Se è pur vero che abbiamo costantemente sotto gli occhi, bombardamenti, uccisioni, genocidi, ciò non toglie che quello che viene fatto violentando la natura appartenga alla stessa colpa...

Abbiamo superato ormai le trenta presentazioni, e il libro "La Resistenza in Canavese" continua a "ti**re". Questa volta...
14/06/2026

Abbiamo superato ormai le trenta presentazioni, e il libro "La Resistenza in Canavese" continua a "ti**re". Questa volta saremo a Cuorgnè venerdì 19 giugno, ore 18,30, alla Libreria Colibrì. Per chi ancora non conosce il libro, per chi invece desidera ascoltare altre storie sui Partigiani, o riflessioni sulla Costituzione, un caldo invito dall'Anpi di Cuorgnè, dal Direttore editoriale Ennio Pedrini e dall'Autore Mario Beiletti.
A presto...
Ah, e poi l'aperitivo al Mokaflor!

Ivrea, 224° Presidio per la Pace di Sabato 13 giugno 2026Cronaca e Report fotografico    Pierangelo Monti constata ch...
14/06/2026

Ivrea, 224° Presidio per la Pace di Sabato 13 giugno 2026
Cronaca e Report fotografico

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Pierangelo Monti constata che continua l’occupazione israeliana della Palestina e del Libano, continua il genocidio di Gaza, continuano i bombardamenti delle località del Libano meridionale, continua la guerra russo-ucraina, e fino a due giorni fa sono continuati i lanci di missili statunitensi contro l’Iran e il lancio di droni iraniani contro basi americane in Giordania, Kuwait e Bahrein, con blocco dello Stretto di Hormuz.

Cominciamo col dire che almeno la guerra tra USA e Iran sembra avere trovato una sospensione.

Speriamo che la tregua sia rispettata per due mesi e poi prolungata.

Non sappiamo cosa pensa Israele, perché Israele, con la forza delle armi di cui è dotato, vuol arrivare a distruggere senza mezzi termini i nemici di sempre: Hamas, Hezbollah, Houti, Pasdaran iraniani. E non ha pietà per le conseguenze sulla popolazione civile, perché anche i civili sono considerati nemici. Il conflitto armato tra Stati Uniti-Israele e Iran avrebbe potuto diventare ancora più devastante di quanto già è stato. Oltre alle vittime umane, ai danni alle infrastrutture e alla natura, ha provocato uno shock mondiale che coinvolge energia, logistica, fertilizzanti, alimentazione e finanza; ha causato l’aumento dei prezzi degli idrocarburi, rotte commerciali frammentate, premi assicurativi più alti, ristrutturazione della catena di approvvigionamento e crescita della produttività più lenta. Alla fine chi soffrirà maggiormente sarà la popolazione dell’Iran e le popolazioni più povere dell’Africa e dell’Asia.

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Intanto in Cisgiordania e a Gaza – dice Monti - gli israeliani continuano a colpire i civili. E specialmente in Libano la guerra continua. Dall’inizio di marzo secondo le autorità di Beirut le vittime sarebbero circa 3500. Secondo il ministero della Sanità libanese, nella giornata di mercoledì almeno 29 persone sono state uccise e altre 133 sono rimaste ferite nei bombardamenti israeliani nel sud e nell'est del Paese. Il raid peggiore a Tiro, il più mortale in questa città da quando i combattimenti sono scoppiati all'inizio di marzo: ben otto morti in un singolo attacco alla periferia della città di Tiro. Ci sarebbero prove dell’uso di armi chimiche su aree popolate.

Per la prima volta negli ultimi mesi, Israele ha ordinato l'evacuazione anche della zona cristiana di Tiro, dove sono rifugiati centinaia di profughi fuggiti da altre città.

Circa un milione di libanesi sono stati costretti a lasciare le loro case.

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Il rapporto annuale Explosive Weapons Monitor, ripete che i civili continuano a pagare il prezzo più alto dell’uso di armi esplosive nei conflitti. Oltre 22.600 civili sono stati uccisi da armi esplosive nel 2025: un numero inferiore al 2024 ma sempre altissimo. Tredici i contesti più gravemente colpiti: Repubblica Democratica del Congo, Etiopia, Iran, Iraq, Libano, Myanmar, Palestina, Somalia, Sud Sudan, Sudan, Siria, Ucraina e Yemen. In Ucraina a maggio la guerra ha causato almeno 274 civili uccisi e 1.763 feriti. "Si tratta del numero piu' alto registrato in qualsiasi mese degli ultimi quattro anni", ha detto il portavoce della missione ONU sui diritti umani.

Secondo il rapporto EWM: Gli attacchi con armi esplosive che hanno colpito gli aiuti umanitari sono aumentati del 52%: almeno 1.688 incidenti registrati in 17 Paesi e territori, di cui circa il 90% in Palestina. Gli attacchi alle strutture scolastiche sono cresciute del 64%. Le strutture sanitarie hanno continuato ad essere colpite in Libano, Myanmar, Palestina e Ucraina.

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Monti ricorda che nel 2022 fu scritta la “Dichiarazione politica sul rafforzamento della protezione dei civili dalle conseguenze umanitarie dell’uso di armi esplosive nelle aree popolate” (EWIPA), finora sottoscritta da 91 Stati, tra cui l’Italia, ma non viene rispettata. Alfio Nicotra, Coordinatore della Rete Italiana Pace e Disarmo ha detto: “proteggere i civili e le infrastrutture da cui dipende la loro sopravvivenza è un obbligo giuridico e morale“.

A proposito di armi e assassini, ogni società ha cercato di attenuare l’impatto emotivo delle uccisioni in guerra con giustificazioni e narrazioni mistificatorie, con racconti eroici. Per convincere gli esseri umani a fare la cosa meno naturale che esista: massacrare altri esseri umani.

La tecnologia militare produce armi che evitano l'inconveniente di vedere direttamente la persona che si sta uccidendo. Così si possono massacrare centinaia, migliaia di persone con cannoni a lunga gittata, bombardandole dal cielo, e ora con i missili e i droni guidati comodamente stando davanti al computer con un joystick in mano. Game over. Il gioco è finito. I giovani in mano ai militari possono passare facilmente dai loro mondi virtuali agli omicidi reali, senza patemi d’animo. A meno che la coscienza personale sia educata a pensare, ad ascoltare l’altro, formata all’empatia. A questo compito sono chiamate le famiglie, la scuola, i centri educativi, gli organi di informazione. Quello della formazione dei ragazzi è compito di tutti, è compito nostro.

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Papa Leone XIV in Spagna ha detto: “Il nostro tempo, sconvolto da terribili squilibri e conflitti, chiama alla pace, a una nuova conoscenza della persona umana e della sua inviolabile dignità, alla civiltà dell’amore. Non possiamo credere in Gesù e fare guerra, non possiamo credere in Gesù e uccidere l'innocente, non possiamo credere in Gesù e abbandonare chi soffre, chi piange, chi fugge dalla miseria”.

E’ anche politicamente significativo che alla Spagna governata dal presidente Sanchez abbia detto: «Esprimo apprezzamento al vostro Paese per la sua fedeltà al diritto internazionale e al multilateralismo, che si traduce in un attivo impegno per la pace e la solidarietà fra i popoli». Il Papa ha criticato la logica diffusa della «sicurezza» che viene dal riarmo. «Troppo spesso ci illudiamo che la sicurezza venga dalle armi e dai muri». Invece, «matura nell’imparare a fare strada con l’altro, a crescere insieme, fianco a fianco». Perciò ha sottolineato l’importanza del dialogo fra le diverse religioni.

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Norberto Patrignani legge…

La sostenibile leggerezza di uccidere
di Gabriele Segre in “La Stampa” del 10 giugno 2026

Nuovo giro, stessa giostra impazzita. Escalation tra Hezbollah e Israele. Di nuovo.
Beirut e la Galilea bombardate. Di nuovo.
L'Iran che attacca Israele e Israele che risponde mentre Trump non sa più come girarsi per evitare di finire risucchiato nelle sabbie mobili mediorientali. Di nuovo.
Tutti impegnati a non saltare nemmeno un giro, nel disperato tentativo di dimostrare di essere ancora vivi e al comando.
Per capirci qualcosa, occorre ribaltare la prospettiva.
Smettere di inseguire dichiarazioni ufficiah, vertici diplomatici e mappe strategiche animate in Tv, e mettersi in ascolto dei rumori di fondo.
Anzi: dei ronzìi, quelli metallici, sottili e apparentemente insignificanti, che sono invece una delle chiavi di lettura più potenti per capire il mondo che ci sta esplodendo attorno.
E il suono della guerra contemporanea: quella dei droni, combattuta a migliaia di chilometri di distanza da sale operative climatizzate che ricordano più un open space di Cupertino che il fronte orientale del'44. Una guerra confortevole, ordinata, quasi naturale. Leggera.
E dire che per millenni ammazzare il nemico era stata una faccenda tremendamente pesante. Fisicamente, anzitutto.
Richiedeva di stargli abbastanza vicino da sentirne l’odore del sangue, del sudore e della paura. Bisognava guardarlo negli occhi mentre moriva.
Non a caso ogni civiltà ha dovuto inventarsi un arsenale psicologico per renderlo sopportabile: rituali, droghe, liturgie marziali, codici d’onore, epopee eroiche, paradisi ultraterreni e gigantesche narrazioni collettive.
Tutto pur di convincere gli esseri umani a fare la cosa meno naturale che esista: massacrare altri esseri umani.

Il problema atavico della guerra è sempre stata la fastidiosa tendenza della nostra specie a soffrire davanti alla sofferenza altrui.
Un difetto di fabbrica non ancora del tutto corretto, evidentemente.
Per fortuna la tecnologia ha lavorato alacremente per risolvere l’inconveniente.
Prima il fucile, che permetteva di uccidere senza doversi ricoprire del sangue del nemico.
Poi l’artiglieria, comodissima per fare a pezzi l’altro senza neppure distinguerne il volto.
Ancora meglio: i bombardieri, perfetti per radere al suolo città intere dall’alto senza nemmeno sentirne le urla.
Il drone, però, compie il salto definitivo: non è più soltanto il corpo della guerra ad allontanarsi, ma la sua percezione intera. La trasforma in interfaccia, in modalità multiplayer. Eccoli allora i nuovi guerrieri: diciassettenni in felpa, energy drink a portata di mano e playlist Spotify nelle cuffie. Fissano uno schermo. Muovono un joystick. Pilotano droni Fpv sfreccianti come calabroni impazziti. Cercano il bersaglio, lo trovano. Game over.
Hanno appena fatto la guerra dalla propria cameretta, come in un videogioco, con la sola differenza che qui i target non si rigenerano alla partita successiva.
Gli eserciti ucraino e russo reclutano apertamente gamer e adolescenti cresciuti tra simulatori e arcade competitivi. «Se hanno esperienza con la Playstation, è un grande vantaggio.
Addestrati per anni nei mondi virtuali senza nemmeno accorgersene. E anche così che la guerra smette di sembrare un evento eccezionale e mostruoso, e diventa gestibile, familiare, quotidiana. Niente sangue addosso. Niente fango negli scarponi.
Il guerriero 4.0 torna a casa la sera, ordina sushi su Glovo e accende Netflix.
E una strategia che non cambia soltanto la natura del combattimento: ne cambia la percezione.
In fondo, che vuoi che faccia un piccolo drone.
E troppo leggero, troppo poco maestoso per cambiare il corso della storia.
Ed è esattamente così che l’escalation cresce, sciame dopo sciame, microattacco dopo microattacco, finché il leggero diventa irreversibile.
C’è chi obietta - giustamente - che non è tutto così semplice, che anche i piloti di droni soffrono di stress post-traumatico.
Vero, ma la tecnologia corre già ai ripari: arrivano i primi droni autonomi guidati dall’intelligenza artificiale, capaci di scegliere il bersaglio e colpire da soli. Sparisce il carnefice traumatizzato, resta la carneficina.
E il tratto fondamentale della leggerezza delle guerre moderne: funziona in una sola direzione. Se chi colpisce vive il conflitto come un’esperienza - almeno idealmente - sempre più mediata, distante e sterilizzata, chi lo subisce continua invece a viverlo nella carne viva, uguale a sempre.
Basta ascoltare le storie dei civili ucraini, russi, gazawi, israeliani o libanesi.
Quel ronzio entra nei sogni, trasforma il cielo in minaccia permanente. Low cost, immediato, facilmente replicabile: il drone è il riflesso perfetto della nostra epoca.
E come ogni arma prima di lui, presto o tardi esce dal campo di battaglia e arriva nelle strade. E’ successo con la spada, con il fucile, con la pi***la, con l’esplosivo. Accadrà anche con i droni.
I cartelli messicani studiano già le tecniche ucraine. Le organizzazioni criminali li integrano nei propri ecosistemi operativi. Le polizie europee e americane discutono apertamente del rischio di attacchi urbani, sabotaggi, rivolte di piazza o regolamenti di conti tra ultrà condotti dall’alto. Addio molotov e bombe carta: anche il tafferuglio vuole il suo upgrade tecnologico. Così, la violenza ha trovato il modo di rendersi sostenibile per chi la pratica e insostenibile per chi la subisce, alimentando l’illusione dello scontro breve, chirurgico, a zero morti.
Tra i propri, naturalmente. Un’arma all’altezza della nostra civilissima epoca.

nota di NP
1. Lasciamo il pessimismo per tempi migliori
2. riflettere sul che fare? alcune idee:
1. aderire alla campagna 'https://www.stopkillerrobots.orgf'
2. riflettere sulle tecnologie digitali che usiamo ogni giorno
3. riflettere sul tema: "ha ancora senso parlare di difesa armata nel XXI secolo?"
4. studiare l'utopia concreta dei "Corpi Civili di Pace" proposta da Alexander Langer nel 1925

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Giorgio Franco legge alcuni stralci del dossier che Rossana de Simone, insieme a BDS Italia, ci offrono riguardo l’industria ‘necessaria’ di Crosetto e Leonardo S.p.A. Un dossier di 64 pagine (che abbiamo allegato alla cronaca inviata per e-mail per chi volesse leggerlo)

Le relazioni con Israele che indaga il legame crescente tra l’industria bellica europea e quella israeliana, con un focus specifico sul ruolo dell’Italia e di Leonardo. L’analisi mette in evidenza come, dietro la retorica della difesa e della sicurezza globale, si consolidi una rete di complicità politica, industriale e tecnologica che alimenta guerre e violazioni sistematiche del diritto internazionale.

Leggere quel dossier non solo ci fa riflettere ma chiama in causa i cittadini in primo luogo e il bisogno di politiche più radicali sul tema senza le quali non potrà esserci una vera politica contro il riarmo e la guerra.

In particolare, Leonardo S.p.A. risulta partner di primo piano delle aziende militari israeliane, collaborando su droni armati, radar, cyber-sicurezza, sistemi missilistici e infrastrutture digitali di sorveglianza. Queste cooperazioni non si fermano al livello commerciale, ma si strutturano in joint venture e progetti condivisi che trasferiscono know-how e rafforzano la capacità militare di Israele, impegnato nella guerra permanente contro la popolazione palestinese.

Il dossier evidenzia come governi italiani e vertici industriali non solo avallino tali relazioni, ma le incoraggino, presentandole come parte integrante della strategia di “global security”. La definizione di industria della difesa come “necessaria”, promossa dal ministro Crosetto e dagli stessi vertici di Leonardo, diventa così lo strumento retorico con cui giustificare investimenti miliardari e accordi con attori implicati in crimini di guerra e pratiche di apartheid.

Dietro il rilancio del riarmo europeo e italiano si nasconde quindi un paradosso: la promessa di sicurezza viene costruita grazie alla complicità con un sistema di occupazione e violenza, che non solo mette a rischio la pace in Medio Oriente, ma consolida un modello globale fondato sulla guerra preventiva e sulla militarizzazione della società.

L’AGGIORNAMENTO DEL PIANO INDUSTRIALE DI LEONARDO S.P.A. (2025-2029)

Come potrebbe essere il futuro della difesa e della sicurezza globale? Cingolani all’assemblea degli azionisti ha dato la sua risposta: Leonardo sta costruendo le basi dei suoi prodotti e servizi futuri. Per affrontare la transizione dalla difesa tradizionale alla sicurezza globale, i suoi prodotti e servizi saranno a duplice uso: la nuova “normalità”.

Passando ai risultati 2024, illustra i risultati raggiunti e i passi futuri.
Tutti gli indicatori sono in aumento rispetto al 2023, ma ancora meglio va per le previsioni:
• Gli ordini complessivi (2025-2029) sono infatti stimati in 118 miliardi
di euro (contro i 105 miliardi del 2024-2028);
• ordini: 20,9 miliardi nel 2024 contro i 18,7 del 2023;
• ricavi complessivi (2025-2029) stimati a circa 106 miliardi (rispetto ai 95 miliardi del quinquennio 2024-2028), con ricavi nel 2024 pari a 17,8 miliardi contro i 16 del 2023;
• ricavi per tipologia di mercato: 28% civile - 72% militare governativo;
• redditività: nel 2024 l’EBITDA è stato pari a 1,5 contro 1,35 del 2023;
• flusso di cassa: nel 2024 è stato pari a 830 milioni di euro. Nel 2028 dovrebbe arrivare a 1,39 miliardi e 1,53 nel 2029.

La struttura azionariato è così suddivisa: 50,3% Investitori istituzionali – 30,2% Ministero dell’economia e delle finanze – 18,5% Investitori individuali – 0,5 azioni proprietaria.

Distribuzione geografica degli azionisti istituzionali: 57,49% Nord America – 15,7% Regno Unito – 9,5% Resto del mondo - 8,4% Resto d’Europa – 5,1% Italia – 3,9% Francia.

Nota: In linea con la strategia di internazionalizzazione messa in atto dalla Società, l’azionariato è passato da prevalenza domestica ad una internazionale: attualmente circa il 90% del flottante istituzionale è estero.

Il Ministero dell’Economia e delle Finanze rimane l’azionista maggioritario che detiene poteri speciali grazie alla golden share. Leonardo è una S.p.A. a controllo pubblico.

Nel 2024 il fondo Blackrock ha ottenuto l’ok del governo Meloni per salire sopra la quota del 3% del capitale di Leonardo. Il fondo americano guidato da Larry Fink è già presente in Enel, Unicredit, Intesa, Banco Bpm e Italo.
Cingolani soddisfatto: “Buon riconoscimento”.

Profilo anno 2024:
• lavoratori nel mondo: 60.468 ca (53.566 ca nel 2023) – In Italia 35.000 ca (33.306 ca nel 2023);
• dipendenti coperti da contrattazione collettiva 45.557;
• dipendenti iscritti al sindacato: 13.311 – dipendenti coperti da rappresentanti dei lavoratori 37.707;
• fornitori a livello globale: 11.000 - 87% dei 4.000 fornitori utilizzati in Italia sono PMI;
• 83% degli acquisti relativi ai 4 mercati domestici con un filiera di circa 7.000 PMI;
• acquisti per paesi: 53% Italia –19% USA –10% UK -11% resto Europa -7% resto del mondo;
• acquisti per categoria: 56% servizi – 44% beni;
• 11,6 MLD valore degli acquisti di beni e servizi;
• 129 siti nel mondo - 150 paesi presenza commerciale;
• presenza italiana: 15 regioni, 70 siti di cui 38 produttivi;
• indebitamento netto di gruppo: 1.795 milioni;
• spesa ricerca e sviluppo: 2,5 miliardi di euro.

Nel 2006, durante un convegno della Cisl, il segretario della Fim Cosmano Spagnolo, riferisce che la holding della difesa Finmeccanica occupa 54.000 addetti di cui circa 9.000 all’estero. Nel 2025 Leonardo informa che in Italia occupa 35.000 ca lavoratori, 25.468 ca all’estero.

Numeri che contraddicono la “leggenda” che mette in diretta relazione l’aumento delle spese militari con quelle occupazionali.

Remunerazione anno 2024:
Presidente Stefano Pontecorvo: 490.000 euro (252.000 nel 2023);
AD e Direttore Generale Roberto Cingolani: 1.897 mln di euro (935.000 nel 2023);
condirettore generale Lorenzo Mariani: 1.846 mln di euro ((875 nel 2023)
remunerazione media dipendenti: 55.000mila (56.000 nel 2023);
rapporto tra remunerazione totale AD e quella media dipendenti: 34,5x (volte) (29,1 nel 2023).

Il 15 luglio 2025 i ministri degli Esteri dell’Unione europea, riuniti a Bruxelles, hanno deciso di non sospendere l’accordo di associazione con Israele sebbene si sia rilevato che continua a violare i suoi obblighi, in materia di diritti umani, ai sensi dell’accordo di associazione. È all’inizio della guerra che l’Europa si rifiuta di fermare la strage di civili a Gaza, le violenze e sfollamenti da parte dei coloni e dell’esercito israeliano, ma la sua complicità diventa ancora più odiosa quando assicura che non finanzia progetti che colpiscono Gaza: “Il Fondo europeo per la difesa è saldamente radicato nei valori dell’Ue e nel diritto internazionale” afferma un portavoce della Commissione.

Di fatto una inchiesta giornalistica di Investigative Europe e del consorzio greco Reporters United, ha svelato la partecipazione dell’Israeli Aerospace Industries in 15 progetti finanziati con il Fondo europeo per la Difesa, di cui 7 avviati dopo il 7 ottobre. Un’altra inchiesta, condotta dai quotidiani belgi L’Echo e De Tijd, ha svelato l’impiego di circa un miliardo di euro del fondo Ue per la ricerca e l’innovazione (Horizon) da parte di aziende del settore bellico israeliane. Le università europee si sono divise sulla sospensione del programma Horizon Europe in Israele. Anche qui, con la scusa del dual-use, si permettono finanziamenti indiscriminati

La cooperazione dunque non si è fermata al 7 ottobre 2023, e non riguarda solo aziende impegnate nel settore bellico. [38] Ancora una volta il ministro viene smentito.

Nell’articolo “Il concetto di sicurezza nazionale israeliana e la sua recezione in Italia”, presente nel volume La catena dell’impunità, si sono individuate le analogie che intercorrono fra la svolta autoritaria e securitaria del governo Meloni e la dottrina di sicurezza israeliana. “L’Italia del governo Meloni ha trovato in Netanyahu non solo un amico, ma un alleato che condivide valori comuni: identità etnica e culturale, tradizione religiosa e Stato forte e ben armato.” Guido Crosetto, per ciò che gli compete, sta affrettando la ricezione italiana del concetto di sicurezza nazionale israeliano”.

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Cadigia Perini legge un articolo di intern.az “I palestinesi vogliono ancora giocare a
Calcio” di Mohammed R. Mhawish, Equator, Regno Unito (10.6.2026)

Ai Mondiali di calcio maschile del 2026 la Palestina non ci sarà. La nazionale palestinese non si è mai qualificata alla Coppa del mondo, perché riuscire a mettere insieme una squadra all’altezza è stato praticamente impossibile a causa dell’occupazione, dell’assedio e poi del genocidio.
Eppure, anche quest’anno a Gaza la gente guarderà il torneo nei rifugi di fortuna e in quel che resta delle case sventrate dalle bombe. Il gioco avrà ancora una volta il significato che ha sempre avuto, anche a una distanza così abissale dagli spazi in cui originariamente ha acquistato il suo senso: i campetti, i parchi giochi e le stanze (oggi per lo più distrutte) in cui la voce della radio andava e veniva a intermittenza.
Molte foto di famiglia di un tipo piuttosto diffuso nelle case palestinesi saranno ormai sepolte tra le macerie. Sono le foto di un padre, uno zio o un fratello maggiore con una maglia da calcio, le braccia spalancate, il sorriso ancora più largo, in posa su un campo di terra battuta o di cemento, pieno di crepe, con una rete (se c’è) probabilmente strappata. Ma niente di tutto questo traspare dall’espressione del volto.

Nell’immagine il gioco diventa per un istante il mondo intero. Per gran parte della mia vita guardare il calcio in tv è stata una sfida che richiedeva una triangolazione collettiva. Ricordo che durante i Mondiali del 2010 i blackout erano talmente
comuni a Gaza che la mia famiglia aveva sempre un piano di emergenza per le partite.
Finché c’era l’elettricità guardavamo tutto quello che potevamo: l’incredibile avanzata del Ghana, ingiustamente fermata dal fallo di mano di Luis Suárez sulla linea di porta; la Germania che faceva a pezzi l’Argentina con quattro gol chirurgici; poi la lenta e drammatica vittoria in finale della Spagna contro l’Olanda.

I Mondiali sono lo specchio dei nostri mali…

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Monti conclude con l’informazione e l’invito all’incontro che faremo con Francesca Albanese venerdì in diretta streaming, insieme a 100 presidi e piazze d’Italia.

Legge poi due pagine del suo libro “La luce del risveglio. Dalla Palestina al mondo intero. Un manifesto di resistenza e libertà"

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“Sumud è una parola araba che deriva dalla radice s-m-d e significa letteralmente fermezza, costanza, tenacia. Ciò che evoca non è semplicemente una virtù morale: è una grammatica dell’esistenza. Tradurla con «resilienza», come spesso accade, è riduttivo. Sumud non è neppure soltanto resistenza politica. La resilienza sopporta; la resistenza si oppone. Sumud fa qualcosa di più sottile: resta. Come un albero scosso dal vento.
Sumud è l’ostinazione del popolo palestinese che si rifiuta di sparire. È una pratica quotidiana, quasi domestica, che si manifesta nel linguaggio, nei riti, nel cibo, nella memoria tramandata. È il gesto di continuare a raccontare villaggi cancellati dalle mappe, a dire ai figli il nome di un albero, di una strada, di una collina. In questo senso è una forma di semiotica vivente: un popolo che continua a produrre segni della propria presenza quando ogni cosa intorno tenta di cancellarli.
Nella storia palestinese questa permanenza assume molte forme. Le persone scampate alla pulizia etnica e rimaste in Israele dopo il 1948, sottoposte a diciotto anni di regime militare e ridotte a una sbiadita definizione di «minoranza araba». Le reti familiari che nei campi profughi hanno ricucito legami, creato scuole, mercati, sistemi di solidarietà. Il contadino che coltiva la terra anche quando il campo è attraversato da recinzioni e posti di blocco. La famiglia che resta nella casa minacciata di demolizione. Il ventre che rimane gravido anche durante un genocidio.
Sumud non è immobilità, ma un’autorevolezza silenziosa, una postura, una forma intelligente di adattamento: la capacità di piegarsi senza spezzarsi, di cambiare forma senza perdere identità. E la scelta di non definirsi soltanto attraverso la sofferenza o l’opposizione, ma attraverso la decisione di continuare a vivere, studiare, coltivare, costruire.
Sumud è politica della presenza, delle radici. Non si limita a resistere al potere, lo contraddice con la semplice, ostinata evidenza di una vita che continua. Come la chiave di una porta che non c’è più, tramandata di generazione in generazione. Come un frammento di radice di quell’albero d’ulivo che ritorna tante volte nelle opere dell’artista palestinese Sliman Mansour: piantato nel cuore di ogni figlio di questa terra spezzata. Sumud è proprio questo: restare, adattarsi, ricostruire. Un gesto apparentemente semplice in cui si nasconde una delle forme più profonde di resistenza alla pulizia etnica che la storia conosca…”

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Silvio Conte ricorda che il 25 giugno (avviseremo in seguito sul luogo) si terrà una conferenza sulle origini del sionismo. Relatore Olmo Lesco.

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(Nel post le immagini del Presidio odierno)

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Foto di Rachele Chillemi, Giorgio Franco e Pierangelo Monti

Chi interviene è soggettivamente responsabile delle proprie parole, letture e citazioni di libri e articoli, nonché delle fonti da cui sono stati tratti. Poiché la Pace dovrebbe interessare tutti, sarebbe auspicabile un più ampio dibattito anche e soprattutto con opinioni diverse.

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